L’Impatto della Guerra tra WikiLeaks ed i Quotidiani

Le prime avvisaglie dell’incrinarsi delle relazioni tra WikiLeaks ed i suoi media partners ufficiali si erano già manifestate con chiarezza a fine aprile in occasione della publicazione dei cablograbbi segreti, o comunque riservati, sulle vicende di Guantanamo.

Dopo la decisione di questi giorni da parte di WikiLeaks di diffondere tutti i 251mila cablogrammi in suo possesso è definitivamente guerra tra l’organizzazione guidata da Julian Assange e i principali [ex] partner.

Da un lato si giustifica la decisione presa con la rottura degli accordi da parte del Guardian ed il favore dei sostenitori a larga maggioranza di diffondere le informazioni in proprio possesso, dall’altro ci si dissocia e si critica apertamente la scelta in nome dei principi deontoligici del giornalismo.

La testimonianza di Gennaro Carotenuto aiuta a far luce sulle motivazioni e sulle responsabilità delle parti in causa.

Di altrettanto interesse, a mio avviso, verificare l’impatto in termini di diffusione delle informazioni.

Se infatti WikiLeaks è diventata non solo simbolo della libertà di espressione ma anche fonte indispensabile per i giornalisti e per attirare visitatori alle pagine delle edizioni online dei quotidiani, quanto dipende la diffusione di queste informazioni dai giornali? E’ possibile che fonti ufficiali di minor rilevanza, i media partners di “secondo livello”, e il milione di followers su Twitter  consentano a WikiLeaks la stessa ampiezza di diffusione che veniva generata dai principali quotidiani del mondo come afferma Assange?

Sulla base di alcune evidenze raccolte dal sottoscritto, la risposta pare essere negativa.

Mentre circa un anno fa il livello di tweet si attestava intorno all’1,5% del totale con picchi sino al 2% in questi giorni siamo intorno allo 0,1%.

Si tratta di una tendenza che l’analisi condotta utilizzando Google Trends conferma nella sua globalità che definisce la piattezza del traffico sul Web in assenza di evidenza fornita dai mainstream media. Il grafico di sintesi dei risultati sottoriportato evidenzia con chiarezza la correlazione tra volume delle notizie e traffico generato in Rete.

Trend che l’ultilizzo di WE twendz pro, applicazione dedicata a monitorare ed analizzare dinamiche ed impatto delle conversazioni su Twitter, consente di approfondire.

Ne emerge un quadro d’assieme che descrive puntualmente come la maggior influenza sia in chiave positiva che di sentiment negativo venga generata prevalentemente da account ufficiali di fonti d’informazione tradizionali [quali ad esempio BBC e NPRNews] e di come, comunque, il traffico non abbia mai superato i 1400 tweet.

Se sia maggiormente discutibile l’etica di WikiLeaks o quella delle trame oscure dei Governi può certamente essere tema da approfondire, quello che appare certo è che, come avviene in tutte le guerre, la battaglia tra l’organizzazione di Assange ed i quotidiani stia avendo un impatto negativo su entrambi i fronti.

 

2 commenti

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2 risposte a “L’Impatto della Guerra tra WikiLeaks ed i Quotidiani

  1. Verissima l’ultima frase: ne risentono entrambi i fronti. Ma del resto quella dell’intesa tra mainstream media e wikileaks è stata un’utopia fin dall’inizio, minata poi dall’emergere degli ego dei protagonisti: era un connubio innaturale e mortale (un po’ tipo la favola della rana e lo scorpione, ricordi?). Certo sarebbe bene che si spogliasse la polemica da tante ipocrisie (vedi il post di Carotenuto che tu citi). Resta il fatto che se le evidenze quantitative indicano che il traffico è generato da mainstream, i media devono cominciare a riconoscere quanta parte del loro lavoro è ormai generata – e monitorata – dalla Rete e cominciare a riformulare i concetti di “fonte” e “utente”

  2. pedroelrey

    Cara Raffaella,
    Grazie per l’attenzione ed il tempo investito nel commento. Anch’io quoto in pieno la tua frase conclusiva e ne traggo spunto per approfondire, come potrai leggere, oggi.
    A maggio di quest’anno, in occasione dell’uccisione di Bin Laden, avevo prodotto un’analisi concettualmente simile che dimostra come allo stato attuale, in ambito informativo/giornalistico, i social media sono [prevalentemente] mezzi di distribuzione sociale dei media di massa —-> https://giornalaio.wordpress.com/2011/05/04/supporting-evidence/
    Ciao
    Pier Luca

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