Archivi del giorno: marzo 18, 2011

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Giuseppe Granieri, a commento della decisione del New York Times di erigere quello che è possibile definire come un “soft paywall“, segnala quale sia il prezzo da pagare per far pagare i lettori.

Sfida problematica che Poynter riassume egregiamente in quello che è il punto chiave della questione: la possibile migrazione dei lettori verso altri quotidiani, altre fonti informative senza barriere.

L’articolo pubblicato ieri sul NYT che annunciava la presa di decisione ha registato 2141 commenti prima che venisse negata la possibilità di continuare a farlo. Mi sono preso un paio d’ore di tempo per scorrerli tutti e verificare che, ad esclusione di rarissime eccezioni, i segnali, le verbalizzazioni, dei lettori sono tutte di disapprovazione verso la decisione.

Le obiezioni più comuni, con toni più o meno accentuati, sono relative a prezzi troppo alti e spesso vengono citati la BBC e The Guardian come fonti alla quale i lettori intendono migrare.

Oltre alle tariffe illustrate, secondo quanto risponde Reply Eileen Murphy, Vice President, Corporate Communications del quotidiano, ad una domanda specifica di  un lettore, per le parole crociate ed i cruciverba in formato digitale sarà necessario inserire ancora delle altre monete.

Se si tratta di una strategia per accrescere vendite e abbonamenti della versione cartacea, che ha l’abbonamento al digitale incluso, potrebbe funzionare. Se così non fosse, Auguri!

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Come Continuare a Leggere Gratuitamente il New York Times

Il New York Times, dopo mesi di annunci e tentennamenti, ieri ha reso ufficiale che a partire dalla fine di marzo renderà a pagamento la versione online a gli “heavy users”, a coloro che vogliono leggere più di 20 articoli al mese della versione digitale del quotidiano statunitense.

La notizia ha scatenato un dibattito davvero esteso, qui di seguito una raccolta di quelle che mi sono sembrate le fonti più interessanti:

New York Times, Nieman Journalism Lab, Nieman Journalism Lab, The New York Times Company, yelvington.com, Epicenter, paidContent, SteveOuting.com, Online Journalism Blog, Mashable!, The Wire, DealBook, paidContent, Recovering Journalist, NPR, Yahoo! News, Techdirt, Mediaite, Mashable!, Poynter, SAI, Mixed Media, Yahoo! News, @rafat, The Daily Dish, @howardkurtz, @penenberg, AdAge, MediaFile, @pkafka, @natives, Wall Street Journal, Vanity Fair, The Wrap, Technologizer, 10,000 Words, HighTalk, @dannysullivan, @chanders, MediaFile, Daggle, Change of Subject, VentureBeat, Understanding Google …, L.A. Times Tech Blog, Marketing Pilgrim, CJR, Pulse2, @stevenjayl, Engadget, CNNMoney.com, Gizmodo, @learmonth, @tim, DigiDave, MediaShift, Gannett Blog, TUAW, Guardian, Switched, Electronista, Deadline.com, TVbytheNumbers, WebNewser, ReadWriteWeb, The Register, FishbowlNY, Media Buyer Planner, Gothamist, Tuned In, Gawker, @iwantmedia, @cressman, eMedia Vitals, Joho the BlogScripting News

Se esiste un quotidiano generalista al mondo che è in grado di riuscire in un’operazione i cui precedenti sono davvero poco confortanti in termini di probabilità di successo questo è certamente il NYT. Personalmente sono estremamente scettico dell’effettiva riuscita dell’operazione, sia per come è stata presentata nei contenuti offerti ai sottoscrittori che per i valori in gioco comunque estremamente ridotti rispetto al numero di visitatori mensili, stimati da Paid Content in circa mezzo milioni di utenti  che effettivamente sottoscriveranno un abbonamento mensile.

Mashable ha lanciato un sondaggio per testare la propensione effettiva dell’utenza ad una sottoscrizione a pagamento. Al momento della redazione di questo articolo su 2.700 rispondenti  oltre il 92% dichiara di non essere disponibile a pagare per i contenuti online del quotidiano in questione. Se certamente i risultati non hanno un valore statistico, è indubbio che rappresentino un’indicazione.

Oltre alla impressionante mole di commenti e previsioni sulla sensatezza e le possibilità di successo, sono già comparsi i primi suggerimenti su come continuare a leggere gratuitamente il NYT pur sorpassando il limite dei 20 articoli mensili imposto dal quotidiano.

E’ l’ulteriore conferma della fragilità dell’ipotesi di lavoro.

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