Archivi del mese: febbraio 2011

Plan Social

Un gioco di società politicamente scorretto, ma anche il più facile e abusato modo per fare sopravvivere l’azienda, galleggiando con differenti piattaforme produttive sui mercati, tagliando il costo del lavoro, senza necessità di cambiare strategie di prodotto né di ridurre il reddito del management e degli azionisti, è «Plan social».

Si tratta di un gioco di carte, che ha per obiettivo di liberarsi di tutto il personale di un’azienda,  di razionalizzare la produzione e la distribuzione, delocalizzando e appaltando.

E’ stato ideato e progettato da Stephane Concoral, che usa lo pseudonimo di John Harvey Marwanny in relazione alla Marwanny Production di Paradise [California], che l’ha prodotto.

Le regole del gioco sono semplici. Ogni giocatore fa la parte dell’azionista e ognuna delle 54 carte del pacchetto rappresenta un dipendente aziendale: operaio qualificato, impiegato, tecnico, quadro.

Le carte sono divise fra i giocatori. Il primo che gioca deve sceglierne una per decidere quale dipendente vuole licenziare. Le scelte possono essere fatte per settori organizzativi o per livelli gerarchici.

Chi si libera al più presto della sua «massa salariale», vince la partita e può delocalizzare in un paese a regime dittatoriale e con manodopera a buon mercato.

I motivi di allontanamento degli «esuberi» sono drammatici e purtroppo comuni: malattie professionali, infortuni, vicinanza al pensionamento, contratti a tempo, appalti e forniture. Per sdrammatizzare le cause di riduzione dell’organico, tutte le carte sono illustrate con caricature.

A ogni carta giocata deve corrispondere una adeguata di un altro giocatore. Se chi deve giocare non ha una carta corrispondente per settore o livello, può passare la mano. Se ce l’ha, può licenziare.

Il gioco sta avendo in Francia, dove è distribuito dalla società Arplay, un grande successo. Alla prima uscita sotto Natale ne sono stati venduti 3000 esemplari e il rincalzo di 10.000, dopo la rottura di stock, ha consentito subito vendite per altri 4.500.

«Plan social» rappresenta attualmente il 50% delle vendite dei giochi di società tradizionali del distributore.

Al Salon professionnel du jeu, svoltosi a Parigi in gennaio, grandi sono state la curiosità e le polemiche, che hanno accompagnato la sua presenza. Ma lo scopo del produttore e del distributore è di denunciare le pratiche ricorrenti di riorganizzazione e licenziamenti, di fare toccare con mano come imprenditori e manager possono diventare indifferenti davanti alle tragedie che le loro decisioni provocano.

[Riprodotto da: Iriospark]

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Numerica & Ponderata

L’avvento dei social media, tranne nel caso di rarissime eccezioni, non ha modificato complessivamente l’approccio delle imprese alla comunicazione esterna.

Abitudine consolidata a lavorare con la massa alla ricerca di volumi e la relativa propensione a sparare nel mucchio andando a caccia di uccellini con il bazooka, unite alla ancor più inadeguata attenzione alla comunicazione interna ed ai processi organizzativi, vissuti prevalentemente esclusivamente in chiave di cost saving, generano una contraddizione dei termini tra la realtà del web 2.0 e l’inconsistenza nella pratica dell’enterprise 2.0.

Quello che sfugge ai più è l’implicazione che presuppone questo mutamento in termini di relazione con i consumatori e, più in generale con l’insieme degli stakeholders, che il nuovo scenario, egregiamente riassunto da Ross Dawson nello schema sottostante, presuppone.

L’approccio è pressochè esclusivamente quantitativo con metriche spesso non condivise che basano il tentativo di misurazione dell’efficacia su paradigmi che servono a generare report di probabilità della conservazione del posto per l’agenzia che le ha implementate e per il manager che le ha commissionate. Definizioni che danno i numeri ma non il loro valore.

Non a caso le indagini sulle intenzioni di spesa, di investimento, danno Facebook come il canale, il mezzo, sul quale agenzie ed imprese manifestano maggior propensione.

Il concetto di numerica e ponderata, ovvero del valore effettivo dei numeri, del ruolo di ciascun agente, che coloro che operano in mercati legati alla grande distribuzione conoscono dalla notte dei tempi, non pare tutt’oggi trovare risposte congrue nel mondo dei media e della comunicazione.

La motivazione che spinge un utente ad utilizzare un canale digitale invece che un altro è elemento di maggior rilevanza rispetto al tempo che vi trascorre.

La qualità delle nicchie di utenti attivi è assolutamente superiore a quella della massa dormiente come già emergeva con chiarezza proprio in riferimento ai media nell’analisi comparativa tra diverse testate e qualità vs quantità dei followers su Twitter.

Sono questi alcuni degli elementi che già nel 2007 un gruppo di avventurosi, tra gli altri, aveva sottolineato e che nel 2009 venivano identificati con chiarezza nel Manifesto for Social Business che, con specifico riferimento alla rilevanza nei [social] media, ovvero alla attenzione a comunicare alla persona corretta – correttamente identificata – attraverso il giusto mezzo il contenuto d’interesse al tempo giusto, consentono efficacia e trasferiscono valore al processo di comunicazione.

L’epoca della numerica è finita, benvenuti nell’era della ponderata.

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La Lettera

Tra le molte aree di recupero di redditività per il comparto editoriale quella probabilmente più trascurata è relativa alla distribuzione ed alla gestione delle scorte nel punto vendita, nelle edicole.

E’ un tema di assoluta rilevanza che in questi spazi si è cercato di portare all’attenzione di tutti gli attori coinvolti nella filiera a più riprese, convinto che, in tempi di crisi del settore, la marginalità residua recuperabile da una miglior efficienza  sia decisamente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo identificare l’anello debole della catena personalmente non ho dubbi sulle responsabilità di distributori nazionali e locali, vero tappo per editori e giornalai.

Affari Italiani pubblica la lettera di un lettore di quotidiani che sintetizza perfettamente lo stato dell’arte:

Egr. Direttore,

sono un comune lettore di giornali che come migliaia di altri cittadini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acquistare il quotidiano o la rivista che più mi aggrada. Ora frequentando più assiduamente la mia edicola, vengo a scoprire che in Italia esiste una sorta di oligopolio, formato dai distributori di giornali che a loro piacimento, seguendo un criterio alquanto oscuro, decidono se un edicola debba avere più o meno copie di un dato quotidiano, se un lettore debba o meno seguitare a rivolgersi ad una data edicola.

Il sistema semplice nel suo svilupparsi, parte appunto dal fatto che il distributore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già questo potrebbe essere opinabile, se fatto in barba alle richieste effettive di quella zona, ma può decretare la morta economica o il successo di un’attività di edicolante semplicemente sottraendo con mirata oculatezza le riviste richieste o i giornali più venduti, facendo di fatto emigrare i lettori ad altra edicola più fornita. Ho provato tramite amicizie a far presente quanto sopra a direttori di giornali di importanza nazionale, ma evidentemente questo “problema” oltre a sembrare di poca importanza per l’opinione pubblica sembra essere spinoso anche per la stampa stessa che sa di poter essere strozzata da una “involontaria” cattiva distribuzione del proprio giornale in un dato territorio.

Invece di essere accanirsi con la tabletmania sarebbe opportuno intervenire prontamente per correggere queste distorsioni del sistema.

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Ricorrenze & Numeri

  • 2 sono oggi gli anni di resistenza di questa zona temporaneamente autonoma dal giorno della sua apertura
  • 722 gli articoli scritti
  • 973 i commenti ricevuti [molti di più quelli nei diversi social network]
  • 2031 le tag
  • 1935 i tentativi di spam bloccati
  • 766 visite e 1317 pagine viste nel giorno di maggior traffico
  • 832 i links da blog e giornali online che, incautamente, riportano a questo spazio
  • 1 l’articolo più letto e con il maggior numero di commenti
  • Incalcolabile la voglia di continuare a confrontarmi per fornire un remoto contributo ai temi che mi appassionano

Grazie dell’attenzione.

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Mappe Pro Democrazia

Arasmus, utilizzando google maps, ha realizzato una mappa con una selezione di quelle che ritiene essere fonti affidabili su twitter per documentare in maniera interattiva quanto sta avvenendo in Libia. Disponibile anche un lungo elenco di files audio mp4 ad ulteriore testimonianza e documentazione di quanto in corso.

clicca per accedere alla versione interattiva

Nonostante il lavoro realizzato dall’iraniano Arasmus sia a mio avviso il più interessante, da vedere anche le mappe realizzate da The Economist, The Guardian & El Pais.

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Segnali Deboli & Segnali Forti

Come era già avvenuto in Egitto anche in Libia internet è stata spenta. Lo mostra chiaramente il crollo visualizzato dal grafico sul traffico proveniente dalla Libia e lo conferma, se necessario, Renesys.

Sono i segnali della debolezza dei poteri forti rispetto alla forza dei deboli, degli oppressi.

Update: Telecomix consente ai libici di bypassare il problema, a conferma della debolezza anche strutturale della censura [via]

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Digital Marketing Outlook 2011

The Society of Digital Agencies, associazione che riunisce a livello mondiale agenzie e professionisti che operano nel campo della comunicazione digitale, ha condotto una ricerca su oltre 600 professionals del settore tesa ad identificare le tendenze per l’anno in corso relativamente agli orientamenti ed alla propensione all’utilizzo dei diversi mezzi e dei diversi mezzi in ambito digitale.

Il report, rilasciato la scorsa settimana si compone di 5 sezioni relative a: Digital Consumers, Modern Brands, Social Media, Emerging Technology & Trends, ed ancora, Innovation, Culture & Change.

Il rapporto conclusivo della ricerca, liberamente scaricabile, si compone di circa 200 pagine tutte da leggere ed approfondire.

L’area principale di investimento in ambito digitale [ad esclusione di SEO/SEM] si concentra nell’area dei social media – social network con Facebook a fare la parte del leone vista la massa di utenti.

Sia da parte dei marketers, dello staff interno alle imprese, che ancor più da parte delle agenzie di comunicazione è estremamente marcata la propensione ad incrementare i propri investimenti in  comunicazione nell’area degli “unpaid/earned media”.

Si tratta dell’ennesima conferma della necessità di rovesciare i paradigmi nella relazione tra imprese e pubblici di riferimento perseguendo strategie di pull che consentano di attrarre l’utenza, i cluster di persone, verso le imprese la loro comunicazione.

La valuta di scambio è sempre meno rappresentato dalla relazione merci/servizi – denaro concentrandosi invece sul capitale sociale, sulla relazione fiduciaria, tra individui ed imprese.

E’ un percorso avviato ed ormai inarrestabile che coinvolge a pieno le imprese attive nel comparto editoriale.

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Loop Virtuoso

Il cortometraggio, realizzato in chiave promozionale per un  nuovo modello Canon, in poco più di 4 minuti racconta la vita rutinaria e monotona, il loop appunto, di un giovane, spezzata, finalmente, da un incontro.

A mio avviso rappresenta un eccellente esempio di narrazione e di comunicazione.

[Via]

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Google One Pass

Esattamente il giorno dopo il lancio del nuovo modello di sottoscrizione di Apple, Google rivela il proprio sistema di pagamento dedicato al mondo editoriale con specifico riferimento a giornali e pubblicazioni periodiche.

Dalle pagine del blog ufficiale dell’azienda di Mountain View, Lee Shirani, director, business product management, di Google Commerce, ne spiega i principi basici del funzionamento stressando le differenze rispetto alla proposta di Steve Jobs.

Google One Pass consente agli editori di far pagare i propri contenuti per le distinte versioni sul web, su smatphones e tablets.  Gli editori tratterranno per se il 90% dei ricavi lasciando a Google il 10%, contro il rapprto 70 – 30 proposto da Apple.

Ancora più importante la flessibilità del sistema proposto che offre numerose opzioni con la possibilità di regalare i contenuti digitali ai sottoscrittori delle pubblicazioni in formato cartaceo tradizionale e di proporre opzioni “freemium”.

One Pass dunque, si propone fondamentalmente come piattaforma di pagamento lasciando agli editori, ai proprietari dei contenuti, il controllo delle dinamiche commerciali e di ciò che di più prezioso esiste: la relazione con l’utenza.

Disponibile in 7 nazioni tra cui l’Italia rappresenta certamente una possibilità decisamente più adeguata alla esigenze del comparto editoriale rispetto a quella proposta dall’azienda di Cupertino.

Restano irrisolte le problematiche relativamente alla scarsa disponibilità dell’utenza, salvo rare eccezioni, al pagamento e la piattezza complessiva delle proposte realizzate sin ora in ambito digitale.

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Gerontocrazia & Democrazia

The Economist pubblica un grafico di sintesi relativamente al divario dì età tra chi governa e l’età media della popolazione in 16 nazioni del mondo Italia compresa.

Utilizzando questa variabile come elemento di analisi emerge che un gap maggiore è caratteristica prevalente dei paesi con regimi autoritari mentre le democrazie sembrano preferire leader più giovani.

Eccezione alla regola generale è rappresentata proprio dal nostro paese.

Ciascuno tragga la propria conclusione.

A margine si segnala l’infografica interattiva, sempre a cura del settimanale britannico, sui carichi pendenti per il nostro premier e la timeline realizzata dall’Huff Post sullo stesso tema di fondo.

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