Archivi del giorno: gennaio 26, 2011

Dal Quadrato al Triangolo

Edelman ha pubblicato i risultati generali dell’undicesima edizione del Trust Barometer. La ricerca ha coinvolto oltre 5mila individui in 23 nazioni diverse del mondo, Italia inclusa, analizzando il livello di fiducia nei confronti di imprese, istituzioni e media.

Il rapporto indica chiaramente come nei paesi maggiormente sviluppati economicamente, tra i quali l’Italia, vi sia il maggior tasso di sfiducia nei mainstream media. In particolare riferimento al nostro paese emerge come circa la metà della popolazione [il 45%] non nutra fiducia in quanto viene riportato dai mezzi di comunicazione di massa.

Complessivamente, tra i settori analizzati, i media hanno lo scoring tra i più bassi, appena al di sopra di assicurazioni, banche e servizi finanziari, con una percentuale del 52% di individui che ha fiducia in quanto viene riportato.

L’Indagine evidenzia come i fattori qualificanti per la reputazione aziendale siano l’alta qualità dei prodotti o servizi e trasparenza ed onestà,  elementi che, visti i risultati, non vengono riconosciuti ai media.

Come fonte per la ricerca di notizie ed informazioni sulle imprese al primo posto figurano i motori di ricerca ed al secondo le news online, stampa e pubblicazioni periodiche si collocano solamente al terzo posto con una percentuale del 15% dei casi.

Il panorama attuale dei media e lo scetticismo di cui è contonato richiedono molteplicità di voci e canali di comunicazione.

Le regole ed i criteri sui quali si fonda l’attribuzione di fiducia si sono evolute, trasformando la mappa degli elementi che la compongono, dal quadrato del passato all’attuale triangolo, come illustra la figura sottostante.

Il problema dei media non risiede nel web e nella perdita di redditività che ne consegue ma nella mancanza di relazione e fiducia con i pubblici di riferimento. Sarebbe bene avere il coraggio di ammetterlo ed intervenire prontamente invece di continuare a girarci intorno.

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Il Valore di una Intervista

El Pais, nell’ennesima sintesi su quali siano le pietose condizioni in cui versa il nostro paese, pubblica un box che quantifica il valore di un’intervista a Karima El Mahroug [aka Ruby Rubacuori] secondo le tariffazioni che il fidanzato-pr manager definisce. Secondo quanto riportato, esiste, e viene corrisposta, una specifica quantificazione del valore delle dichiarazioni della giovane di origini marocchine che chiede 10mila euro per una presenza televisiva e 5mila per una a mezzo stampa di solo testo; la presenza di immagini o video per l’edizione online della pubblicazione la rende assimilabile a quella televisiva riportandone la quotazione ai medesimi 10mila di quella per il piccolo schermo.

Contemporaneamente The Economist ha pubblicato una sintesi dello stato dell’informazione  nella Corea del Nord, citando il caso del Rimjingang unica pubblicazione indipendente che sfugge alla censura del regime totalitario di quella nazione.

I reporters del Rimjingang sono stati specificatamente addestrati all’estero  sulle tecniche di “undercover reporting” per poter realizzare il loro lavoro senza essere scoperti, pena la certezza della condanna a morte in tal caso.

Gli articoli, i reportage vengono contrabbandati all’interno di memory stick o trasmessi grazie all’utilizzo di telefonini cinesi che ricevono il segnale anche al di là della frontiera coreana; ultimamente vengono utilizzati anche dei telefoni satellitari che sono a minor rischio di intercettazione. Il risultato è esemplificato nel video sottoriportato pubblicato a fine 2010 dal Telegraph.

La differenza tra chi si fa una vita rilasciando interviste e chi la rischia per raccoglierle ne stabilisce indiscutibilmente il valore segnando il confine tra gossip e informazione.

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