Archivi del giorno: novembre 5, 2010

I numeri del Post

Ad inizio settembre vi era stato un dibattito diffuso sui numeri del Post.

Erano state sviluppate diverse ipotesi, tutte mirate a verificare la sostenibilità del modello,  tutte smentite dai diretti interessati che hanno argomentato anche una scorrettezza di fondo in funzione di dati presi in un periodo storicamente di calo per internet e per la scarsa significatività, a prescindere, poichè si trattava di un’iniziativa ancora in fase di lancio.

Ora Banzai, in occasione di un workshop tenutosi ai due giorni dello IAB forum appena conclusosi, fornisce qualche dato sul quotidiano online diretto da Luca Sofri.

Sono dati che, a poco più di 7 mesi dal lancio dell’iniziativa editoriale on line, posizionano Il Post positivamente nel panorama dei quotidiani on line.

Sperando che si tratti solamente dell’inizio di un percorso di successo, attualmente permangono le perplessità espresse che trovano conferma anche in funzione  del divario tra domanda di contenuti e proliferare dell’offerta, con inevitabile abbassamento della redditività, come documenta Banzai stessa.

Se per i quotidiani tradizionali la vera sfida si gioca, anche in termini economici, sul terreno della convergenza, ritengo che per i pure players on line sia necessario adottare modalità di narrazione della notizia meno convenzionali di quelle viste sin ora per ottenere risultati e redditività adeguate.

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Segnali

C’era un tempo [c’è ancora?] nel quale gli uffici marketing delle grandi imprese, e le agenzie di comunicazione delle quali si servono, investivano mesi di lavoro e allocavano budget consistenti per la più minima variazione del marchio del prodotto, dell’azienda.

Ogni restyling, “svecchiamento” si diceva, del logo aziendale veniva vissuto tra mille dubbi, preoccupazioni dell’impatto che quel che di maggior valore ha un’azienda di marca avrebbe avuto sul consumatore, sul cliente finale.

Google, il cui marchio ha un valore stimato in 114 miliardi, con le sue periodiche variazioni ha dimostrato quanto inutile potesse essere  questo “accanimento terapeutico” nei confronti del logo.

Anche Il Manifesto” da 3 giorni a questa parte si è affidata alla penna di Vauro per variare il proprio logo inserendo un cappio intorno alla lettera i per ricordare la precarietà della propria situazione ed il rischio concreto di chiusura del giornale.

Nella prima pagina di oggi, oltre all’elemento grafico del marchio, capeggia l’immagine dell’ennesimo incidente sul lavoro avvenuto nell’hinterland milanese ieri.

Come si può chiaramente vedere l’immagine è tratta da un sito di  giornalismo partecipativo [o citizen journalism che dir si voglia] le cui immagini sono state utilizzate anche dai telegiornali delle principali emittenti generaliste nazionali per documentare l’ennesimo disastro ambientale causato della abbondanti piogge dei giorni scorsi.

Sono segnali inequivocabili di un cambiamento che non è legato ad una fase ciclica ma è strutturale, permanente, destinato a restare anche dopo questa fase congiunturale.

Evidenze concrete di come la soluzione sia nell’apertura invece che nella chiusura, nella realizzazione di comunità d’interesse e di interessi a sostegno della comunità invece che nel controllo.

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