Il Tempo dei Buoni Giornali Non Passerà Mai

I giornali tedeschi hanno lo stesso problema di quelli italiani, nell’approccio al mercato digitale non possono contare sulla diffusa conoscenza della lingua in cui vengono scritti come avviene per quelli redatti in inglese e spagnolo.

In quest’ambito di particolare interesse l’intervista al Direttore di Die Zeit pubblicata domenica da El Pais. Il quotidiano tedesco è un caso di successo che merita di essere studiato con attenzione.

Secondo quanto dichiara Giovanni Di Lorenzo, italo-tedesco alla guida del quotidiano da 7 anni, per Die Zeit [Il Tempo] i ricavi sono cresciuti del 70% e le diffusioni del 60% arrivando rispettivamente a 123 milioni di euro e 500mila copie ed abbonamenti in crescita proprio da parte di utenti tra i 20 ed i 30 anni.

La ricetta del successo pare tratta dal manuale tascabile del buon manager per la sua linearità, apparentemente, banale.

La versione tradizionale, cartacea, del quotidiano è stata oggetto sia di una revisione grafica che di contenuti con una nuova offerta segmentata su diverse fasce di utenza studiando con attenzione i bisogni, gli interessi dei lettori.

La redazione on line conta 60 elementi ed un terzo della redazione della versione cartacea contribuisce, su base volontaria, a quella del web.

E’ stata ampliata l’offerta con la realizzazione di una rivista settimanale, un’agenzia viaggi ed un flagship store che vende i prodotti editoriali.

Fortissima concentrazione sulla qualità e pochissimo spazio a “frivolezze e gossip” con articoli lunghi, approfondimenti e articolazione di diversi punti di vista sui diversi temi. Impostazione riproposta anche nella versione on line dove esiste una sezione dedicata alla storia ed una allo studio.

Nessuna sottovalutazione della portata del giornalismo digitale ma nemmeno esasperazione fideistica nei suoi confronti. Se certamente il giornale non è la sua carta non è neppure il suo sito web o la sua applicazione mobile. Probabilmente il vero passaggio cruciale è dal pret a porter attuale [ad essere magnanimi] all’haute couture.

Una case history di convergenza editoriale e sviluppo programmato a dimostrazione che il tempo dei buoni giornali non passerà mai, speriamo davvero.

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