Archivi del mese: aprile 2010

Mi si è Staccato un Bottone

Ragionare per differenze aiuta a esemplificare, agevola, attraverso il paragone, il processo logico. Ci proviamo.

Nel corso della stessa settimana due quotidiani nazionali di due diversi stati cambiano la veste grafica ed alcuni contenuti della home page.

Da un lato, in Italia, “La Repubblica”, che approfitta dell’occasione per attaccare qualche bottone << social >> ed inaugurare al tempo stesso la stagione dell’invasività pubblicitaria.

Dall’altro, in Argentina, “La Voz”, che, letteralmente, << sbatte il lettore in prima pagina >>, inserendo nella home page la sezione dedicata agli utenti del giornale ed all’area dedicata ai contributi realizzati dagli stessi.

Come ricorda giustamente l’amico Gianluca Diegoli “non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto”.

Per quanto mi riguarda, null’altro da aggiungere.

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I Conti in Tasca al NYT, un’ipotesi

Juan Varela a commento dei risultati economici del NYT diffusi la scorsa settimana,  ha sviluppato una simulazione, un’ ipotesi, di quale potrebbe essere ragionevolmente l’impatto di una eventuale decisione del quotidiano statunitense di spegnere le rotative e proporre solo l’edizione on line.

L’analisi mi pare ben ponderata e i conti, per quanto ipotetici, realistici.

In buona sostanza, nell’ipotesi di una passaggio totale al digitale, il giornale newyorkino dovrebbe ridurre di oltre la metà sia i suoi costi e la struttura. Il numero di addetti dagli attuali 3200 dovrebbe ridursi di oltre 1000 unità.

Varela, correttamente, si chiede se sia possibile una ristrutturazione di tale portata, e, soprattutto, se il costo sociale e professionale della stessa sia ragionevole.

Dalla mia prospettiva, una conferma di come la sfida per il futuro dell’informazione, sotto il profilo economico, sia sulla convergenza e non sulla sostituzione.

Business Model Canvas - clicca per ingrandire -

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Fact Checking: Quando i Conti non Tornano

Ieri sono stati rilasciati i risultati del 1st quarter [1° trimestre] del New York Times. Dopo un lungo periodo buio, il celebre quotidiano statunitense torna all’utile con risultati positivi in assoluto ed ancor più se paragonati al pari periodo dell’anno precedente.

Nel riportare la notizia l’attenzione di praticamente la totalità delle fonti ha enfatizzato come nell’ambito dei ricavi la grande crescita sia dovuta all’ottima performance della vendita della pubblicità on line, evidenziando, in molti casi, altrettanto, la debacle della raccolta pubblicitaria tradizionale su carta.

Ho verificato essere così per TechCrunch, Paid ContenteMedia, The Awl ed altri ancora. Anche le agenzie in Italia, riprendendo la notizia, enfatizzano il medesimo aspetto.

Per chi si interessa di questi aspetti la notizia era una bomba, come si suol dire, sia per la positività dei risultati che a maggior ragione per la fonte dei ricavi. Mi sono sentito in dovere dunque di approfondire, di verificare, di ricercare se i conti originali del NYT erano stati pubblicati per leggere con i miei occhi il dettaglio di quanto le fonti che ho citato segnalavano.

Li ho trovati! Chiari , dettagliati, in  forma di conto economico a scalare, facilmente comprensibili anche a chi non è un esperto.

Incredibilmente nessuno cita quello che è il dato in assoluto di maggior rilevanza: una crescita del 3,5% dei ricavi dalla vendita del giornale. Sono tralasciati tutti gli aspetti inerenti gli importanti aspetti riorganizzativi del quotidiano di New York che generano un non trascurabile -18% dei costi.

Sia l’aumento delle vendite che l’importante saving dei costi sono lampanti, evidenti a chiunque legga il conto economico del giornale. Se nessuno ne parla può dunque significare che la verifica fatta dal sottoscritto non è stata effettuata, e questo per testate quali TechCrunch sarebbe grave, o che non si ha interesse a presentare questo aspetto essendo focalizzati [pour cause?] solo sulle revenues derivanti dal digitale. In nessuna delle due ipotesi si può stare allegri.

clicca per ingrandire

Tutto il dettaglio, incluso l’aspetto relativo ai ricavi pubblicitari suddivisi per area, è disponibile QUI.

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Censurabili Richieste

Google ha reso pubblici, visualizzandoli su una mappa interattiva mondiale, i dati relativi al 2009  di richieste di censura ricevute dall’azienda da parte dei governi di tutto il mondo.

L’Italia si colloca al 7° posto tra le nazioni che maggior numero di richieste hanno effettuato. Considerando la penetrazione di internet nel nostro paese non è un dato assolutamente rassicurante.

L’ennesima conferma della censura preventiva e del bavaglio all’informazione che vige attualmente nella nostra nazione, purtroppo.

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Editoria: [In]Appellabili Certezze

Alcune [in]appellabili certezze sul mondo dell’editoria e dintorni.

Presentazione impresentabile del mio intervento del 25 aprile, poiché con gli altri  componenti della sessione abbiamo condiviso l’idea di non proporre slide a persone che immaginiamo già ampiamente provate dalla cinque giorni che abbiamo l’onore [e l’onere] di concludere.

In alternativa si pensa di utilizzare il mai dimenticato metaplan, per tentare di comporre, con il contributo di tutti coloro che saranno presenti, un bilancio dello stato dell’informazione e del giornalismo. per cercare di prevedere, per quanto possibile, le tendenze per il futuro.

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Avanti c’è Post

Questa settimana dovrebbe essere ricordata per il fiorire di iniziative in ambito editoriale non tradizionale che stanno vedendo la luce.

Il debutto ufficiale di Blognation, aggregatore realizzato con il supporto economico di Telecom, che dopo un periodo di  test e “fasi beta”,  ha finalmente iniziato la propria attività in quella che possiamo immaginare essere la versione definitiva.

La spericolata iniziativa del Post,  che scommette su un modello ibrido di giornalismo online a cavallo tra l’aggregatore e il quotidiano.  “Copia di lusso”, grazie al sostegno di finanziatori, del modello proposto da Giuseppe Granieri, arenatosi nelle sabbie della blogosfera molle italiana che purtroppo, come anche io ho avuto modo di sperimentare nel tempo, è caratterizzata da una elevata distonia tra dichiarato e realizzato.

Paperblog, il cui esordio nella versione italiana di una iniziativa già in essere in Francia risale a ieri, e che mi pare abbia alcune frecce nell’arco sia per l’esperienza pregressa sulla quale può contare, che per i criteri di selezione che vanno ben oltre quelli della semplice aggregazione di blog e notizie rendendolo un vero media partecipativo. Prodotto editoriale che, come dice il nome, dovrebbe anche avere una versione cartacea, un magazine, sul quale verranno [se così sarà] stampati i migliori articoli.

Molti sono stati i commenti di augurio a queste iniziative anche se, ovviamente, non sono mancati scetticismo e critiche.

Personalmente ritengo che gli auguri vadano fatti a noi stessi più che ai responsabili dei prodotti, poichè è da noi, dalla nostra coerenza ed attenzione che queste iniziative di giornalismo digitale potranno ottenere il sostegno per il prosieguo. La storia da questo punto di vista non ci è di conforto. Vedremo.

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Caro Amico ti Scrivo

La settimana scorsa ho, abbiamo, ricevuto tre comunicazioni da altrettanti editori.

Condé Nast promuoveva il suo mensile “Traveller”, il gruppo L’Espresso poneva l’accento su “Velvet”, mentre Periodici San Paolo magnificava la nuova “Famiglia Cristiana”.

Sono missive che intristiscono per la piattezza dei contenuti e l’assenza di una qualsivoglia ragionevole argomentazione della proposta. Carta sprecata.

Contengono sostanzialmente, seppur con parole leggermente diverse tra loro, tutte la stessa frase, il rivenditore [l’edicolante] è caro, gentile o, addirittura, egregio, e mirano sempre al medesimo obiettivo: richiedere una esposizione preferenziale della propria pubblicazione.

Comunicare e richiedere attenzione nei propri confronti solo ed esclusivamente nel momento del bisogno è un errore tanto banale quanto eclatante.

“Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’acquisto dell’amicizia” – Epicuro, Massime Capitali –

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