Semi per un Corretto Sviluppo del Crowdsourcing [in ambito giornalistico]

Aol a fine 2009 ha lanciato [in versione beta] Aol Seeds, portale di aggregazione dei contenuti realizzati da giornalisti, scrittori e fotografi sia professionisti che amatoriali.

L’idea sembra avere un potenziale interessante a mio parere, e potrebbe rappresentare una base importante di riferimento per chi in futuro volesse sviluppare iniziative simili.

Aol mette a disposizione il proprio network di siti web, attualmente circa un centinaio, dedicati all’informazione ed i fornitori di contenuti ottengono livelli diversi di remunerazione in funzione dell’esclusività concessa. Sul blog dedicato all’iniziativa vengono forniti suggerimenti sugli argomenti da sviluppare ed è stata realizzata un’area di supporto per aiutare gli aderenti al network che merita assolutamente una visita approfondita, a prescindere.

Va segnalato, inoltre, che Aol ha invitato i propri freelancer nei giorni scorsi a rispondere ad un sondaggio teso ad identificare l’impatto di alcune caratteristiche recentemente introdotte.

Business Insider ha pubblicato gli screenshot del questionario focalizzando la propria attenzione sul possibile outsourcing dell’area relativa alla verifica delle fonti [fact checking] mentre in realtà è di gran lunga più interessante l’aspetto relativo alla psicologia dei fornitori di contenuti sia per quanto riguarda l’argomento specifico che, più in generale, relativamente all’ecosistema delle notizie ed alle leve di contribuzione da parte di non professionisti.

Se fino ad oggi il crowdsourcing, anche in ambito giornalistico, di fatto, ha rappresentato prevalentemente un processo di espropriazione sociale dei contenuti espressi, il sorgere di iniziative sperimentali tese all’identificazione dei fattori di motivazione dei contributors ed al loro riconoscimento anche in chiave monetaria, non può che essere accolto favorevolmente.

Speriamo che anche grazie a questo seme germogli la mediasfera che noi tutti da tempo auspichiamo in opposizione a scenari a tinte fosche.

8 commenti

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

8 risposte a “Semi per un Corretto Sviluppo del Crowdsourcing [in ambito giornalistico]

  1. Dicevo giusto l’altro giorno a Marco della mia vision sul crowdsourcing editoriale e sul pay-per-content, simile a questa realtà che hai descritto ma un filo più radicale. In ogni caso penso che siano modelli che possono funzionare con publisher nati con l’online, mentre con quelli tradizionali che vi sono arrivati solo in tempi recenti vedo la strada irta di ostacoli (culturali, l’ordine dei giornalisti, …)

  2. pedroelrey

    Caro Roberto,
    Il crowdsourcing nasce, come sappiamo, con l’on line, con le reti.
    Tempo fa provai a sperimentarne i principi http://marketingagora.wordpress.com/about/
    ma senza successo, forse anche perchè non era prevista una remunerazione diretta degli sforzi; ci sto ancora riflettendo.
    D’accordissimo sulla parte “off line”.
    Un abbraccio.
    Pier Luca

  3. Mmmmm, ste cose mi attizzano. Pier bisogna farci un ragionamento esteso, hai letto i commenti di Matteo B. sul post di Luca?
    http://blog.debiase.com/2010/03/metapiattaforma.html
    Ho commentato anch’io e pensop sia in moderazione.
    Comunque, penso sia necessario fare un ragionamento a breve sulla semantica dell’aggregazione.
    Altrimenti il crowdsourcin sommerà caos al caos.
    Ma ne parliamo, giuro che ne parliamo 🙂

  4. pedroelrey

    Ne parliamo venerdì quando ci vediamo 🙂
    Ho letto e linkato in qs articolo il commento di matteo b.
    E’ interessante, a mio avviso, anche qs aspetto: “l’aspetto relativo alla psicologia dei fornitori di contenuti sia per quanto riguarda l’argomento specifico che, più in generale, relativamente all’ecosistema delle notizie ed alle leve di contribuzione da parte di non professionisti”
    Un abbraccio.
    PLuca

  5. Pingback: Condivisione vo’ cercando | Webeconoscenza

  6. Ciao PierLuca, ottima sintesi direi.
    Al di là della dimensione tecnica, è di notevole interesse il punto che fai emergere sulle motivazioni e sul modo di monetizzare la creazione di contenuto di valore ( considerato più per la persona che lo crea e la relativa reputazione più che per il brand dell’editore forse come direzione potenziale ).

    Anche perchè la tecnologia potrebbe sempre più abilitare questa dimensione, in effetti.

    Un post segnalato da Alfonso Fuggetta sul tema contenuti:
    -> The Future Of Content: Protection Is In The Business Model

    In aggiunta, ci sarebbe anche il modello emergente del VRM applicato ai media da considerare, come scenario ancora più a lungo raggio.
    -> EmanciPay
    -> EmanciPay: a new business model for newspapers

    Sempre facilitato dalle medesime tecnologie, tra l’altro. Una metapiattaforma assai più incentrata sulla dimensione delle persone, ed una mediasfera quindi più disaggregata e potenzialmente più flessibile nelle varie forme di aggregazione che si possono via via creare al livello successivo.

  7. pedroelrey

    Grazie delle preziose segnalazioni.
    PLuca

  8. Pingback: Il finale di Lost svelato da un blogger italiano. Si può già parlare di mediasfera? | Ls2 Blog

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