Il Futuro [nero] della Mediasfera

Monday Note è un contenitore [da aggiungere nei preferiti] che con frequenza settimanale, ogni lunedì, appunto, si concentra sull’analisi delle relazioni, apparentemente sempre più profonde, tra media e tecnologie.

Nell’articolo pubblicato ieri, uno dei due autori, Frederick Filloux, produce un’analisi sulla convergenza in ambito editoriale e sui fattori di “allineamento dei pianeti dei media digitali”: la mediasfera.

Sono quattro le key issues che emergono dall’analisi proposta sul futuro della mediasfera:

  1. Non fare affidamento sulla pubblicità. Non ipotizzare, quantomeno, modelli di business in ambito editoriale basati esclusivamente sull’advertising per un lungo periodo ancora.
  2. Le audience si stanno sempre più spostando sui social network, e su un ristrettissimo numero di siti web, a spese dell’industria delle notizie, dei media.
  3. I ricavi si sposteranno in maniera sempre più massiccia verso i contenuti in mobilità, specificatamente smartphones e quelli che vengono definiti “lean-back devicesquali l’iPad. A questo specifico ambito attengono tempo e attenzione da parte degli utenti.
  4. Un gruppo ristretto digatekeeperssarà proprietario di una potente combinazione di mezzi, contenitori, sistemi operativi e piattaforme di transazione.

In questo scenario, le ipotesi, i timori riassunti ieri sarebbero purtroppo più che confermati.

5 commenti

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

5 risposte a “Il Futuro [nero] della Mediasfera

  1. Sul punto 1 ci campano stuoli di commerciali :-)

    Ciao

    Titti Zingone

  2. pedroelrey

    Sai che non sono sicuro di aver capito :-(

  3. Pensa a tutto quanto ruota intorno all’advertising, se ci sarà contrazione di domanda (perchè nel frattempo l’editoria avrà individuato nuovi modelli di monetizzazione) cosa faranno quelli che un tempo collocavano spazi pubblicitari/banner/pop up/ammennicoli vari? La mia era una provocazione, in realtà ogni grande rivoluzione comporta una scia di sangue.

  4. i punti 3 e 4 mi convincono, ma i punti 1 e 2 no.

    il punto 1 non mi convince perchè il modello di business di Google dimostra che si può costruire un modello di business solo sulla pubblicità, a patto che sia sorretto da una tecnologia adeguata. oggi come oggi i media mainstream non dispongono ancora di questa tecnologia semplicemente perchè non hanno ancora imparato bene cosa sia Internet, ma nel corso dei prossimi anni impareranno (ed in fretta).

    il punto 2 invece non mi convince perchè prima o poi “l’industria della notizia” (ovvero le aziende mainstream dell’informazione) sbarcherà in massa su Internet e sui social network, ed imporrà la propria forza. solo che, nel frattempo, nuove aziende tecnologicamente più avanzate saranno entrate in questo club ristretto, a scapito delle vecchie aziende che non avranno saputo innovare.

  5. pedroelrey

    Marco,
    Google non è un editore ed è anzi in guerra con loro. Il business model di google non mi pare paragonabile a quello degli editori.
    Può darsi, come sempre, che mi sbagli, ma ho l’impressione che il tentativo degli editori sia e sarà più nello stile del punto 4 [x sintesi] che al punto 2.
    Non sono molto confortato da tesi ottimistiche, pur auspicandole; sono ormai più di 5 anni – ad esempio – che si parla di enterprise 2.0 ma la realtà è a 0.1
    Grazie del tuo contributo alla discussione ed alla riflessione.
    Pier Luca

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