Alice nel Paese delle Meraviglie

L’edizione di venerdì del Los Angeles Times, nella versione “tradizionale” cartacea, è arrivata nelle mani dei propri lettori con una finta prima pagina che in realtà era l’annuncio pubblicitario del film con Jonny Deep “Alice nel Paese delle Meraviglie”.

Il caporedattore ed alcuni giornalisti del quotidiano statunitense, secondo quanto riportato, si sarebbero opposti all’iniziativa prima della pubblicazione dell’annuncio, senza però ottenere soddisfazione dal management in tal senso.

Sulla base di indiscrezioni raccolte, parrebbe che l’investimento effettuato dalla Disney per la campagna sul LATimes si aggiri intorno ai 700mila dollari [circa 510mila €], cifra che in tempi di crisi quali quelli attuali ha rotto ogni barriera, in termini di relazione con i lettori ed immagine del quotidiano, relativamente all’opportunità di realizzazione di tale iniziativa.

L’iniziativa ha aperto un dibattito inteso su quali debbano essere i limiti della pubblicità sulla stampa.

Sono questi temi sorpassati da tempo in Italia, paese caratterizzato dalla logica promozionale del 3X2, del discount, che, come è stato detto, eccita l’ingordigia del lettore occasionale, che compra il giornale per i supplementi o gli omaggi e diventa la regola della confusione tra quantità di carta inutile,  piena di pubblicità, dai titoli urlati, volgari, che viene preferita spesso da questa tipologia di acquirenti alla carta stampata, fatta di notizie provate e indagini originali, ben scritte.

Nazione in qui ci indegna per l’invasività delle campagne on line, mentre passano sotto il silenzio generale e l’indifferenza più assoluta campagne permanenti di giornali e giornalisti compiacenti, in barba a qualsiasi codice di etica professionale.

Avvisate Alice, questo è già il paese delle meraviglie, purtroppo da qualsiasi prospettiva lo si osservi.

3 commenti

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

3 risposte a “Alice nel Paese delle Meraviglie

  1. Per quanto me la prenda con il Corrierone ho anche ottimi trascorsi di critica contro i giornalisti inginocchiati e proni ai bisogni dei loro padroni (ad esempio: http://ff.im/gfXgV). Non mi piace fare del superficiale benaltrismo, tra l’altro.

  2. pedroelrey

    Al contrario di quanto avviene in Italia [è anche qs il senso del post] per i quotidiani in USA è una “rivoluzione” mettere in prima pagina – su carta – pubblicità. Il LATimes, tra i quotidiani di qualità, è stato il primo ad infrangere il tabù.
    Ovviamente non è una gara a chi “ammazza” più giornalisti, ma un richiamo all’etica troppo spesso infranta che rovina i [buoni] giornalisti, giornali e giornalai.
    Un abbraccio.
    PLuca

  3. Pingback: links for 2010-03-09

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