Archivi del mese: febbraio 2010

Io Manifesto Apertamente

La qualità di un un quotidiano si misura sempre più anche dal livello di apertura, di interazione con l’utenza. E’ un bisogno che, come noto, quello che viene raggruppato sotto il denominatore comune di Web 2.0, ha reso esplicito, evidente a chiunque voglia ascoltarlo.

Va segnalata sotto questo profilo la lodevole iniziativa del Manifesto che dal 16 di questo mese ha pubblicato gli interventi dei membri del comitato di gestione del quotidiano ed aperto ai lettori, , invitandoli esplicitamente, la possibilità di fornire il loro contributo.

Obiettivo dichiarato del dibattito è quello di definire in maniera partecipata il percorso di rilancio del quotidiano in questione.

Sono almeno due gli aspetti che rendono, a mio avviso, straordinaria, in termini positivi evidentemente, questa iniziativa.

In primis è la trasparenza ed il coraggio di rendere pubblici gli interventi del gruppo dirigenziale del giornale a costituire esempio senza precedenti, per quanto a me noto, di cosa sia apertura verso l’esterno.

Si va così definendo concettualmente un nuovo standard sia in termini di costruzione dell’informazione che nel processo di concretizzazione di quel che in chiave manageriale ed organizzativa viene classificato sotto l’egida dell’ enterprise 2.0 e che, a ben vedere, è di assoluta coerenza con il termine e la definizione di comunista che la cooperativa, nella mia visione, fortunatamente, si ostina, apparentemente “against all odds”, a mantenere per la testata.

Inoltre, all’interno dei commenti anche le critiche più aspre e, talvolta, anonime vengono pubblicate, a conferma, se necessario, della trasparenza e, fatto forse ancor più straordinario rispetto a quella che è la norma, la consuetudine dei giornali on line, quando del caso vengono fornite delle risposte.

Sono questi elementi che esemplificano e concretizzano i concetti portanti di quelle che recentissimamente sono state definite come le tre C dell’informazione.

Non vi è dubbio che Il Manifesto con questa iniziativa si sia posto, come si suol dire, una spanna al di sopra degli altri.

Dopo la pubblicazione di oggi degli altri interventi proverò ad aggiungere il mio contributo a quelli di chi mi ha preceduto, azzardando i miei “2 cents” su ambiti e possibilità di rilancio on & off line. Stay tuned!

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Senza ScrEzio

Italia Oggi riporta le dichiarazioni di Ezio Mauro, rilasciate a margine della presentazione agli investitori del nuovo D qualche giorno fa, ci sono un paio di passaggi che vale la pena assolutamente di riprendere.

Da un lato il direttore di Repubblica afferma che bisogna “offrire al lettore pacchetti di notizie online con approfondimenti, commenti e consigli. Offerte speciali di news a pagamento, estrapolate dal nastro continuo dell’informazione giornaliera, in modo che il pubblico impari a cogliere il valore aggiunto dell’indagine giornalistica“.

Sono dichiarazioni che veicolano una visione sul futuro delle notizie che mi appaiono in assoluto contrasto rispetto a quelle rilasciate in precedenza secondo le quali “L’edicola….è un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione e il diritto consapevole di essere informati. I lettori fermano l’automobile, scendono dal tram per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre informazione

Il timore che le dichiarazioni fossero solo parole di circostanza, auguri di speranze in cuor proprio dimenticate, adattate al contesto in maniera evidentemente studiata era già stato espresso in questi spazi, ma che la dicotomia fosse così profonda preoccupa poiché potrebbe essere il frutto di una carenza di visione strategica oltreché la manifestazione di profonde lacune di memoria.

Ezio Mauro continua affermando che ” L’errore dell’ultimo decennio? Aver avvalorato nel lettore l’idea che tutte le notizie fossero gratuite. Adesso dobbiamo dare il via a un  inversione culturale e valorizzare il lavoro che c’è dietro ogni pubblicazione“.

Vale la pena di ricordare [pare che le lacune di memoria siano una costante] che quel che viene descritto in sintesi è l’effetto. La causa è l’illusione di aver creduto che tutti i proventi potessero derivare da una crescita inarrestabile degli investimenti pubblicitari.

Non è molto distante il tempo, per citare il caso più lampante, in cui gli editori compravano intere piattaforme di blog, o ne creavano di nuove tout court, realizzando investimenti significativi che ritenevano sarebbero stati [stra]ripagati dalla raccolta pubblicitaria. L’amica Titti ed io, tra gli altri, c’eravamo al tempo [e qualcosa dicemmo al riguardo nell’oblio generale che regnava allora sul tema], immagino che anche Ezio Mauro fosse presente.  Se i vuoti di memoria fossero così numerosi si potrebbe pensare, a malincuore, ad aspetti patologici.

Ed infine, perché ci si riferisce esclusivamente all’informazione, alle notizie, on line e sempre meno a quelle su carta? Al [ri]lancio di una testata che è fondamentalmente l’inserto cartaceo di un quotidiano cartaceo perchè parlare solo di on line?

Senza scrEzio, caro direttore, faccia memoria e ci rifletta. Grazie.

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In Blog we Trust

I blog sembrano essere diventati l’ultima scialuppa di salvataggio delle versioni on line dei principali quotidiani on line.

Il fenomeno, come sempre più frequentemente avviene, pare essere di carattere internazionale.

Dopo le iniziative del NYTimes e del Guardian, tra i media di fama internazionale, si aggiunge El Pais che, secondo quanto segnalato da Periodistas 21 dell’ottimo Juan Varela, scommette sui blog per rilanciare il processo di convergenza editoriale del << periodico global en español  >> di Madrid.

Negli ultimi giorni, infatti, El Pais ha inaugurato tre nuovi blog, tra i quali va segnalato, per chi si occupa a vario titolo di editoria e media, l’interessantissimo Estrategia Digital.

La tendenza non pare essere appannaggio solo dei quotidiani esteri ed anche in Italia vi è una fervente attività al riguardo. Tra tutti il giornale torinese pare essere il più attivo con la recentissima inaugurazione di una sezione dedicata al meglio della blogosfera internazionale grazie alla collaborazione con Global Voices.

Il fenomeno ha già creato l’ennesimo neologismo ed i Journoggers, questo il termine coniato per definire i giornalisti – blogger, sono ormai un fenomeno relativamente diffuso anche nel nostro paese.

Si tratta di iniziative ancora in una fase sperimentale di difficile comprensione a tromboni ed indossatrici di pailletes.

Personalmente non posso che augurarmi che non si tratti di una moda passeggera, di un tentativo, ma che si possa finalmente contare su una schiera di giornalisti d’avanguardia in grado di comprendere e dialogare con le fasce più evolute dell’utenza on line.

Per completezza di visione, vale la pena di segnalare quanto affermato di recente da Biz Stone, uno dei fondatori di Twitter, che, giustamente, pare ricordi come “ I media sociali sono paragonabili a quelli tradizionali: la credibilità è la chiave”.

Dimenticarsene sposterebbe l’asse del ragionamento da “in blog we trust” a “in blog we hope”, le conseguenze per le versioni on line dei quotidiani potrebbero essere davvero catastrofiche in tal caso.

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A-buffett collectif

Il 20 febbraio sera un gruppo di amici darà luogo ad una a-buffett collectif in quel di Mestre.

La scusa ufficiale è quella di iniziare a parlare di come preparare il Venezia Camp 2010.

Io ci sono, se vuoi partecipare qui trovi tutti i dettagli e modo di confermare la tua presenza.

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Percorsi Formativi per l’Editoria

Crea Movie è un videogioco educativo che consente a qualsiasi persona di realizzare il percorso di apprendimento necessario alla realizzazione di produzioni cinematografiche e spot pubblicitari.

Il videogame on line facilita, in maniera estremamente realistica, le prese di decisione del giocatore come se stesse attuando nella vita reale.

Il giocatore, attraverso il percorso ludico/formativo, scoprirà tutti gli elementi che formano parte non soltanto del momento in cui un film [o uno spot] vengono girati ma anche delle fasi di pre-produzione, post-produzione e promozione. Per rendere concreto l’apprendimento di tutto il processo è stata creata a latere del gioco un’area di formazione teorica – educativa che consenta al giocatore di completare, con successo o meno, il processo di produzione di un filmato.

Il giocatore dovrà realizzare tutti gli aspetti che sono coinvolti nella produzione cinematografica dall’assegnazione del budget di investimento sino alla scelta della colonna sonora passando per la campagna di marketing a supporto e la scelta delle risorse umane necessarie. Il tutto, ovviamente, entro un tempo limite stabilito per la realizzazione del prodotto finale.

I risultati del percorso realizzato sono disponibili nella pagina web del gioco e possono essere visualizzati e votati dagli utenti registrati.

Il gioco è completamente gratuito grazie anche al finanziamento del Ministero dell’Industria, Commercio e Turismo spagnolo.

In funzione delle evoluzioni del giornalismo e dei risibili investimenti in formazione che si registrano a supporto di tale sviluppo, il gioco potrebbe rivelarsi un interessante strumento di supporto per la formazione in ambito editoriale.

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Applicazioni & Notizie

Flurry, impresa statunitense dedicata allo sviluppo di applicazioni da utilizzare in mobilità, ha rilasciato i risultati di uno studio effettuato relativamente all’utilizzo che viene fatto dagli utenti delle applicazioni scaricate.

Le applicazioni per la lettura delle notizie sono  al primo posto per frequenza e durata di utilizzo essendo la categoria che registra il maggior tasso in assoluto per durata nel tempo e numero di utilizzazioni.

La mappa realizzata consente anche di valutare, in prospettiva, modelli di tariffazione che ovviamente, quando godono di un maggior tasso di fidelizzazione e frequenza di utilizzo come nel caso delle notizie, possono spuntare prezzi maggiori.

Se le applicazioni rappresentano un mercato di elevato potenziale per l’editoria, anche in funzione del fatto che una volta realizzata viene [ri]venduta concettualmente all’infinito, non altrettanto può dirsi per livello di attenzione ed approfondimento nei confronti delle notizie che non  potrà che essere un’esperienza di lettura di gran lunga inferiore rispetto all’attuale ancora prevalentemente su carta.

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Passaggi & Paesaggi

“La sensibilità positiva deriva immediatamente dall’amore di sé. E’ naturale che colui che si ama cerchi di estendere il suo essere e i suoi godimenti e di appropriarsi, coi legami affettivi, di ciò che egli sente possa essere per lui un bene. […..] Ma non appena questo amore assoluto degenera in amor proprio, e in rivalità comparativa, ecco che produce sensibilità negativa; appena, infatti, si prende l’abitudine di misurarsi con altri ed uscire da se stessi per assegnarsi il primo e il miglior posto, è impossibile non provare avversione per tutto ciò che…..ci impedisce di essere tutto”.

J.J.Rousseau – Dialogues –

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