Archivi del mese: febbraio 2010

A-buffett collectif

Il 20 febbraio sera un gruppo di amici darà luogo ad una a-buffett collectif in quel di Mestre.

La scusa ufficiale è quella di iniziare a parlare di come preparare il Venezia Camp 2010.

Io ci sono, se vuoi partecipare qui trovi tutti i dettagli e modo di confermare la tua presenza.

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Percorsi Formativi per l’Editoria

Crea Movie è un videogioco educativo che consente a qualsiasi persona di realizzare il percorso di apprendimento necessario alla realizzazione di produzioni cinematografiche e spot pubblicitari.

Il videogame on line facilita, in maniera estremamente realistica, le prese di decisione del giocatore come se stesse attuando nella vita reale.

Il giocatore, attraverso il percorso ludico/formativo, scoprirà tutti gli elementi che formano parte non soltanto del momento in cui un film [o uno spot] vengono girati ma anche delle fasi di pre-produzione, post-produzione e promozione. Per rendere concreto l’apprendimento di tutto il processo è stata creata a latere del gioco un’area di formazione teorica – educativa che consenta al giocatore di completare, con successo o meno, il processo di produzione di un filmato.

Il giocatore dovrà realizzare tutti gli aspetti che sono coinvolti nella produzione cinematografica dall’assegnazione del budget di investimento sino alla scelta della colonna sonora passando per la campagna di marketing a supporto e la scelta delle risorse umane necessarie. Il tutto, ovviamente, entro un tempo limite stabilito per la realizzazione del prodotto finale.

I risultati del percorso realizzato sono disponibili nella pagina web del gioco e possono essere visualizzati e votati dagli utenti registrati.

Il gioco è completamente gratuito grazie anche al finanziamento del Ministero dell’Industria, Commercio e Turismo spagnolo.

In funzione delle evoluzioni del giornalismo e dei risibili investimenti in formazione che si registrano a supporto di tale sviluppo, il gioco potrebbe rivelarsi un interessante strumento di supporto per la formazione in ambito editoriale.

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Applicazioni & Notizie

Flurry, impresa statunitense dedicata allo sviluppo di applicazioni da utilizzare in mobilità, ha rilasciato i risultati di uno studio effettuato relativamente all’utilizzo che viene fatto dagli utenti delle applicazioni scaricate.

Le applicazioni per la lettura delle notizie sono  al primo posto per frequenza e durata di utilizzo essendo la categoria che registra il maggior tasso in assoluto per durata nel tempo e numero di utilizzazioni.

La mappa realizzata consente anche di valutare, in prospettiva, modelli di tariffazione che ovviamente, quando godono di un maggior tasso di fidelizzazione e frequenza di utilizzo come nel caso delle notizie, possono spuntare prezzi maggiori.

Se le applicazioni rappresentano un mercato di elevato potenziale per l’editoria, anche in funzione del fatto che una volta realizzata viene [ri]venduta concettualmente all’infinito, non altrettanto può dirsi per livello di attenzione ed approfondimento nei confronti delle notizie che non  potrà che essere un’esperienza di lettura di gran lunga inferiore rispetto all’attuale ancora prevalentemente su carta.

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Passaggi & Paesaggi

“La sensibilità positiva deriva immediatamente dall’amore di sé. E’ naturale che colui che si ama cerchi di estendere il suo essere e i suoi godimenti e di appropriarsi, coi legami affettivi, di ciò che egli sente possa essere per lui un bene. […..] Ma non appena questo amore assoluto degenera in amor proprio, e in rivalità comparativa, ecco che produce sensibilità negativa; appena, infatti, si prende l’abitudine di misurarsi con altri ed uscire da se stessi per assegnarsi il primo e il miglior posto, è impossibile non provare avversione per tutto ciò che…..ci impedisce di essere tutto”.

J.J.Rousseau – Dialogues –

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L’Economia dei [Broken] Links

Sergio Maistrello recentemente tesse le lodi di questo spazio del quale dichiara di apprezzare contenuti ed idee. Per un modesto giornalaio di provincia ricevere riconoscimenti da giornalisti di autorevolezza riconosciuta è certamente gratificante, inutile negarlo.

Non è questo il punto però.

Come dicevo a commento dell’articolo, come “sottoprodotto” delle riflessioni di Sergio Maistrello emerge un aspetto che credo valga la pena di riprendere ed ampliare.

La mia idea di inserire una breve descrizione deriva, come dicevo, dall’aver rilevato che la grandissima maggioranza dei lettori non segue [non “clicca”] i link e poiché i collegamenti inseriti non sono solo segnalazione ma anche contestualizzazione ho ritenuto opportuno prevedere una breve sintesi che aiuti il lettore a comprenderne il senso.

Sembrerebbe che questa dinamica non sia esclusiva del “Giornalaio” essendo stata osservata e rilevata in maniera sufficientemente diffusa da spingere Giuseppe Granieri a parlare di blogosfera molle.

Le concause di questo fenomeno, apparentemente tutto italiano, sono state sintetizzate da Granieri nel suo articolo e dalle riflessioni che ha generato verso il finire dell’anno scorso. Mi pare che sia opportuno allargare la visione valutandone oltre che le [con]cause le implicazioni.

Due i punti focali di attenzione e [ri]considerazione, in sintesi:

  • Socializzazione della notizia: Se, come si è sostenuto anche in questi spazi, la costruzione della notizia è sociale in termini di partecipazione dell’utenza, tanto da parlare diffusamente di economia dei link in riferimento alla rete, il decremento in termini di valore che presuppone quella che che più che una disseminazione della stessa sembra una dispersione è elemento che richiede ripensamenti sui modelli di business del futuro dell’informazione.
  • Readership e [Dis]Attenzione: Le notizie on line, i quotidiani on line e tutti gli attori che producono informazioni, blogopalla inclusa, godono di un livello di attenzione, in termini di approfondimento, che parrebbe scarso, di basso livello. Anche questo non può non essere considerato in termine di valore.

Se i mercati sono conversazioni, quello dell’editoria on line pare di scarso valore, non tenerne conto, facendo riferimento solo alle esperienze di altre nazioni dalle caratteristiche profondamente distinte, potrebbe essere fatale.

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Notiziabilità

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Lezioni d’Inglese

See Also è un blog dedicato al giornalismo realizzato dalla BBC, una raccolta di segnalazioni relativa al meglio del web relativamente all’editoria: commenti, giornali, editoriali ed analisi.

Dopo le recenti innovazioni apportate dal Guardian, un ottimo esempio di come anche importanti players dell’informazione possano scegliere di condividere informazioni guadagnandone in termini di reputazione dal quale molte versioni online dei nostri quotidiani potrebbero trarre insegnamento, volendo.

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Diffusione e condivisione degli articoli di giornale

Perché certi articoli più di altri sono letti, diffusi e condivisi attraverso il passaparola? Si sono chiesti Jonah BergerKatherine L. Milkman, due studiosi di marketing e di operations and information management della Wharton School dell’University of Pennsylvania, che hanno condotto una ricerca su «Social transmission and viral culture». La risposta è nella capacità di chi scrive di essere «awe inspiring», cioè di suscitare nel lettore un misto di timore e rispetto.

I due hanno analizzato più di 7.700 articoli, apparsi sul «New York Times» online tra il 30 agosto 2008 e il 15 febbraio 2009, rilevando gli accessi unici ogni quindici minuti. Il loro rapporto di ricerca è ancora in revisione.
Di ogni articolo hanno considerato l’argomento, l’autore, il contesto degli avvenimenti rilevanti, il tono del resoconto, la posizione nella pagina d’accoglienza del giornale, il rapporto tra comportamento individuale e risultati collettivi.

Ne hanno ricavato che se una notizia fa leva sulle emozioni del lettore, questi ha forti probabilità di ritrovarcisi. Ugualmente, se affronta un aspetto positivo di una questione sociale, il lettore è portato a goderne. L’autore è un altro motivo d’attrazione, la notorietà, l’autorevolezza [meglio se certificata] hanno un ruolo importante, la credibilità e la novità delle informazioni rafforzano il legame di fiducia e ispirano la voglia di partecipare con altri quello che una persona ha letto per condividere i sentimenti provati.

Per i giornali online il fatto che la notizia possa essere discussa su un social network è un ulteriore motivo di attenzione e condivisione. La prospettiva futura e l’utilizzo dell’informazione, il taglio dimostrativo e le esperienze descritte sono altri motivi di spinta alla partecipazione con gli altri di quello che si è conosciuto.

La lunghezza e la brevità del testo vanno correlate con il contenuto. Se la storia emoziona si vogliono conoscere tutti i dettagli. Se l’utilizzo deve essere operativo si vogliono trarne istruzioni precise. Se si tratta di avere valutazioni dei fatti e semplici opinioni, l’autorevolezza dell’autore deve essere fuori discussione per arrivare in fondo a un articolo lungo.

Collocazione di un articolo - maggiore o minore evidenza sulla pagina d'apertura -

La reazione alla lettura non è immediata. Ci sono riflessioni più ragionate ed espresse per iscritto, a titolo individuale, solo se il lettore si sente provocato e coinvolto fortemente.

La diffusione e discussione verbale, che suscita altri accessi al sito è più pronta, ma lo scambio maggiore di opinioni tra i lettori avviene fuori dal medium, con il passaparola. Se la persona interviene in un forum, che ha attivato il dibattito con il pezzo, l’autore deve sostenere l’apertura al confronto delle opinioni, non negarle o manipolarle e intervenire giusto per dare continuità logica, ordine o chiarimenti allo sviluppo.

Un articolo di successo è al servizio del lettore, ogni altro uso è sleale e non ispira certo né interazione con chi lo ha scritto, né diffusione virale.

In conclusione, scrivono gli autori, una vera efficacia collettiva richiede una prospettiva operativa integrata, che consideri il processo di diffusione e condivisione dalla lettura individuale alla trasmissione per portaparola, attraverso una spinta combinata dell’articolista e del medium.

[Fonte]

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Considerazioni ai margini della comunicazione [politica]

Al termine della scorsa settimana, da un lato, Giovanni Boccia Artieri, dopo aver promosso su FriendFeed una interessante discussione sulla campagna elettorale del Partito Democratico, ne riassume il senso , dall’altro Michele Serra sintetizza a modo suo le candidature e le prospettive politiche per le regionali.

Artieri cita il mix fra competenze professionali, passionalità, riconoscimento e presa di distanza dei cittadini connessi per concludere che “la Rete è un contesto ricco, dove accanto alla superficialità di alcune conversazioni troviamo la possibilità di confronto competente” mentre i riferimenti continui di Serra alle candidature che sarebbero preferite da blogger e più in generale dal popolo del web, seppur con sapiente e gradevole ironia, sono in chiave più critica.

Entrambi gli articoli, seppur da prospettive e con modalità distinte, sono accomunati da citazioni e riferimenti alla rete ed alla comunicazione che vi si sviluppa, oltreché da un sentimento di evidente smarrimento rispetto al tortuoso cammino del Partito Democratico.

Non posso che suggerire in ambo i casi la lettura completa di quanto è stato scritto dagli autorevoli interpreti.

Personalmente sono portato a ritenere che il problema del PD non stia nella comunicazione [che oggettivamente è pietosa] ma nella carenza di una identità, di una proposta credibile, in cui la modalità di porgere è il contorno di una visione la cui mancanza viene resa evidente anche al più distratto dal continuo tourbillon di segretari compromessi [letteralmente e non] da qualsivoglia prospettiva li si osservi. Come diceva recentemente Tony Siino, non è che se un prodotto fa cagare gli utenti e continui a pomparlo come se nulla fosse quelli si convertiranno; scusate per il francesismo ma credo che renda l’idea in sintesi.

Mi pare che il sottoprodotto delle ironie di Serra sia l’invito condivisibile di un necessario ritorno alla realtà di circoli elitari, avanguardie che per testimoniare appieno l’avvenuto passaggio alla fase di maturità dovrebbero tenere in maggior considerazione quanto avviene offline. Il più recente dei casi, su quello che è il distacco apparente dal mondo reale, per restare nell’ambito di quelli che sono una parte importante dei miei interessi, è rappresentato dall’entusiasmo che raccolgono i quotidiani on line nella versione dedicata agli smartphones e la realtà dei numeri.

Il richiamo di Artieri mi pare possa valere insomma sia per il PD che per un’ampia fetta dei blogger.

C’è anche un’altra Italia provate [proviamo?] a tenerne conto.

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Customer Value Proposition

Il tema del futuro dell’informazione e della sua redditività sono prioritari per chi si occupa, a vario titolo, di editoria.

Lo stato attuale della situazione è facilmente comprensibile dalla sintesi degli interventi al convegno “I giornali di carta e l’informazione su Internet: confronto e prospettive” prodotta da Massimo Cavazzini.

E’ una situazione di work in progress confusa e stimolante al tempo stesso che si centra fondamentalmente su due aspetti : capacità di [ri]organizzazione aziendale e capacità di attrazione dell’utenza.

Credo che la sintesi grafica ripresa da Harward Business Review relativamente a come reinventare il modello di business, possa rappresentare un validissimo ausilio in termini di modello di riferimento per la definizione della customer value proposition [la value proposition indica come il prodotto, le modalità di offerta ed i servizi annessi creano valore per il consumatore] e dunque, anche, per la realizzazione di proposte di successo in ambito editoriale.

Prenderne in considerazione i principi guida non è un optional.

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