Archivi del mese: gennaio 2010

Rinchiusi con Facebook e Twitter

Dall’ 1 al 5 febbraio prossimi cinque giornalisti francesi, di altrettante emittenti radiofoniche [France Info, France Inter, Radio Télévision Suisse, Radio-Canada, RTBF], passeranno cinque giorni isolati dal resto del mondo in una casa di campagna nel sud ovest della Francia ricevendo informazioni solamente attraverso Facebook e Twitter.

L’idea è quella di verificare quale lettura del mondo, quale percezione dell’attualità, si ottiene isolandosi dal contesto sociale e vivendo informandosi esclusivamente attraverso questi due canali, se l’informazione ottenuta è pertinente e se si ottengono le stesse informazioni che si sarebbero ricevute attraverso i media tradizionali.

L’iniziativa, seppur di breve durata, potrebbe essere interessante se non fosse che attualmente la stragrande maggioranza dei mezzi di informazione “classica” ha aperto un account, un canale di promozione dei propri contenuti, via twitter e che dunque, in assenza di dettagli, si potrebbe pensare che si riceva la medesima informazione.

Per saperne di più, sarà possibile seguire i giornalisti che, come ormai consuetudine, riporteranno la loro esperienza in un blog all’interno del portale di France info e l’ultimo giorno realizzeranno una diretta radiofonica dalla casa.

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Senza giornali [di carta] per un anno

Adam Vincenzini, londinese consulente nell’area delle public relations, ha deciso di provare a sperimentare se sia possibile vivere per un anno senza acquistare o leggere alcun quotidiano nel formato tradizionale.

Le regole sono state descritte nel suo blog ad inizio 2010 e da allora, con frequenza settimanale, vengono pubblicati degli aggiornamenti sull’andamento dell’esperimento in corso.

Per la natura del suo lavoro, Vincenzini è [era] legato alla lettura dei giornali oltre che per avere aggiornamenti sulle notizie per verificare il buon andamento, o meno, delle campagne promosse dalla sua società di PR.

Nel corso di tutto il 2010, perciò, tenterà di leggere le notizie solamente su supporti elettronici via internet dovendo evitare a tutti i costi qualsiasi contatto con la versione cartacea dei quotidiani. L’esperimento tende dunque a dimostrare se questo sia possibile o meno. Dal video pubblicato sabato 16 gennaio scorso si iniziano a vedere le prime difficoltà e si apprezza come i giornali nella loro versione tradizionale [di carta] siano parte integrante e fondamentale della nostra quotidianità.

Sarà interessante continuare a seguire il test durante il corso dell’anno per verificarne l’avanzamento e l’impatto. Stay tuned.

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Paywalls

Ieri ampio spazio è stato dedicato alle indiscrezioni secondo le quali il New York Times sarebbe in procinto di far pagare i contenuti della propria edizione on line. Ne hanno parlato, tra gli altri, Massimo Mantellini, Vittorio Pasteris, Stefano Bonilli e Massimo Russo che ha effettuato l’analisi di maggior profondità sull’argomento entrando nei dettagli di probabili prezzi e contenuti erogati.

Come rileva The NYTPicker [la versione statunitense di Pazzo per Repubblica dedicata al NYT], la notizia è tutto fuorché uno scoop poiché è da questa primavera che circolano indiscrezioni sul tema rispetto al quale spazio è stato dato anche all’interno del Giornalaio tempo fa.

Già The Economist, in una recente analisi relativa alle prospettive del mercato editoriale, ha definito il 2010 come “The year of the paywall” analizzando le motivazioni degli editori a far pagare i contenuti on line.

Allo stesso tempo vengono divulgati i risultati della ricerca svolta da Harris Interactive per conto di AdWeek che, ancora una volta, come sintetizza la tavola sottostante, mostra come la stragrande maggioranza dei lettori non abbia intenzione di pagare per i contenuti on line.

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Seppure Mediashift abbia pubblicato un interessante resoconto su come il Wall Street Journal utilizzi i social media al di là dei paywall per l’accesso al proprio sito, personalmente ritengo che, al di là di ogni altra possibile considerazione sul tema, le barriere siano concepite nell’ipotesi di non avere una crescita di audience; è anche questa una indicazione non trascurabile sul futuro dell’informazione.

L’ unico vantaggio dell’approccio protezionistico eventualmente adottato da alcuni editori, come enunciato nel precitato articolo di The Economist, è che costringe finalmente a pensare a cosa i lettori davvero vogliano. Un sottoprodotto davvero interessante per il quale è stata creata una check list.

Quale che sia, o meno, l’effettiva opportunità di far pagare i contenuti on line, certamente non riguarda il nostro paese anche per la dimensione del mercato di riferimento.

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Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

“Se tracci una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo” – Hermann Hesse

Ai contributi di Luca De Biase e Marco Formento, ed alle integrazioni da Giornalaio offerte dal sottoscritto, si è aggiunta la visione di Vittorio Pasteris sul tema delle prospettive del futuro dell’informazione.

Sono prospettive diverse che mi pare si compenetrino e diano un senso compiuto all’idea di rete e di lavoro collettivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver constatato decidendo di raccoglierle ed integrarle prendendo a pretesto – nel senso buono del termine – il festival del giornalismo prossimo venturo.

I temi su cui verte la discussione sono fondamentalmente tre, con un quarto aspetto, legato alle logiche commerciali e distributive, introdotto dal sottoscritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valorizzazione dell’informazione
  2. Ambiente – Macroscenario di riferimento e professionalità richieste
  3. Tecnologia – Ruolo e prospettive di uso
  4. Sistema distributivo

Sono aspetti interdipendenti che inevitabilmente si intersecano tra loro, schematizzati per semplicità e sintesi.

Rifacendomi concettualmente alla citazione di Hesse proposta in apertura, voglio tentare di approfondire ad ampliare riflessioni e contributi sul tema [ri]partendo, in particolare, dalle nuovissime prospettive offerte dallo stimato professionista torinese.

1] Valore e valorizzazione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con particolare riferimento ai quotidiani, ma non solo, il concetto, l’ idea, di informazione. Questa constatazione, apparentemente banale, comporta l’ipotesi che il prodotto [da vendere] non sia il suo supporto, il contenitore ma il contenuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dubbio che l’ecosistema delle notizie sia variegato e composito per definizione, articolato per interessi, necessità di approfondimento, rilevanza del fattore tempo, divenendo sempre più processo evolutivo. In quest’ ottica gli asset strategici sui quali il valore e la valorizzazione dell’informazione si fonda sono costituiti dall’utenza, dai lettori, e dal rapporto fiduciario che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attribuito da un consumatore [vale assolutamente anche per l’informazione/le notizie] è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo – o sacrificio – associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evidenziare sin dall’inizio all’interno di questi spazi ed in particolare [scusate le reiterate autocitazioni] sono stati esaminati nei tre articoli sottostanti ai quali, per sintesi, rimando per tutti di dettagli e gli approfondimenti del caso:

Non esistono, ad oggi, modelli di business per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno generato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Pasteris, che “la pubblicità resta la voce di ricavo più sensata e il modello di business più probabile” non bisogna, come è stato fatto invece nell’ultimo decennio, considerare esclusivamente il lettore come merce di scambio con gli investitori pubblicitari ai quali vendere numeri di copie e di contatti.

I mercati sono conversazioni intangibili da valorizzare, senza lettori, senza riportare l’individuo nella sua centralità, senza appropriarsi delle aree di quella che, per differenziazione concettuale dalla customer satisfaction, è stata da tempo definita human satisfaction non sarà possibile possibile, a mio avviso, ipotizzare prospettiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coinvolgimento del lettore, creazione del senso di comunità ed identificazione nella stessa, anche grazie agli strumenti ed all’interattività che il web consente, sono senza dubbio gli elementi chiave del conclamato successo del “Fatto” a supporto della bontà delle tesi sin qui sostenute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, faticosamente, iniziando a percorrere.

Continuerò nei prossimi giorni l’approfondimento dedicandomi in particolare all’area relativa al sistema distributivo che mi vede direttamente coinvolto. Se, nel frattempo, qui o altrove, voleste integrare ulteriormente la discussione non potrà che essere elemento di arricchimento del percorso.

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Spettacolarizzazione della Notizia e Pubblicità

I media di tutto il mondo fanno a gara per offrire i reportage ed i servizi fotografici più coinvolgenti sulla tragedia che ha colpito Haiti.

Da questo punto di vista internet è un alleato dei quotidiani tradizionali di carta che nelle loro versioni on line sfruttano molte delle potenzialità del web per illustrare e spettacolarizzare la notizia.

Tra tutti i servizi realizzati mi appaino meritevoli di segnalazione le mappe realizzate da USAToday e dal New York Times che offrono interattività e possibilità di comprendere “vivendo in prima persona” la catastrofe.

Anche i quotidiani della nostra nazione non sono da meno ed offrono fotografie e video di quello che sotto il profilo mediatico è una notizia, un evento.

Si distingue in particolare il quotidiano fondato da Scalfari con l’area audio e video su Haiti. Pazzo per Repubblica gongolerà nell’apprendere che prima del video che trasmette le immagini del disastro visto dall’alto si è obbligati ad assistere allo spot del film “La prima cosa bella”.

Spettacolarizzazione della notizia e contestualizzazione della pubblicità in perfetta sintonia tra loro, non c’è che dire.

Update: Lo spot – di 8 secondi – del film non c’è più prima del video sul disastro. Lo screenshot testimonia che non era una mia invenzione. Mi piace pensare che il cambio sia avvenuto anche grazie alla segnalazione in questi spazi.

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Giornalismo Copia & Incolla

Periodista Digital, portale informativo generalista, è stato condannato al risarcimento di 3.100 € [più i costi giudiziari] per plagio dell’opera di un blogger.

Secondo quanto riportato, il quotidiano on line avrebbe pubblicato due giorni dopo l’articolo redatto da Samuel Parra senza riportare riferimento alcuno all’autore né chiedendo permesso di poterlo riprodurre.

La sentenza stabilisce inoltre, il limite di 5 giorni per il ricorso in appello o per la rimozione dell’articolo, oltre al pagamento dell’indennità per infrazione del diritto di autore, da parte della testata.

Al di là di ogni altra possibile considerazione sulla complessità e conflittualità del rapporto giornalisti – blogger, è davvero dozzinale  l’abuso di cui si è resa protagonista la pubblicazione on line visto che l’autore del testo originale si occupa di protezione dei dati personali ed è membro di derecho en red.

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La notizia partecipata

LSDI segnala la nascita di ExplainThis, modello sperimentale di produzione giornalistica, recentemente lanciato da Jay Rosen, che si fonda sull’idea del giornalismo partecipativo.

Il concept, l’idea, che sostiene la nascita di questa iniziativa mi pare di assoluto interesse, mentre resto perplesso sul risultato, sull’output prodotto che, pur considerando che si tratta ancora di una fase sperimentale dell’iniziativa, mi pare più funzionale a finalizzare una ricerca sulle questioni poste dagli utenti che altro.

Di gran lunga superiore la realizzazione degli spagnoli di Lainformacion che, sull’onda del successo ottenuto, a solo 8 mesi dalla nascita del portale informativo hanno lanciato La noticia que quieres leer [la notizia che vuoi leggere] che si fonda sulla stessa prospettiva dell’iniziativa di Jay Rosen e che consente, appunto, agli utenti di richiedere e visualizzare le notizie di interesse.

Consideriamoli necessari esperimenti funzionali allo sviluppo di nuovissime prospettive sul futuro dell’informazione.

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