Archivi del giorno: agosto 12, 2009

Editoria: Ricette & Piatti Immangiabili

Si è accentuato in questi giorni il dibattito sul pagamento delle notizie on line lanciato da Murdoch e ripreso da altri editori. Non più tardi di ieri sono filtrate indiscrezioni secondo le quali “The Guardian” stesso starebbe pensando ad un’area riservata a pagamento, << un club >>, all’interno del proprio sito. [via]

In Italia ci limitiamo a seguire il dibattito ed in realtà nessun quotidiano/editore ha annunciato di voler seguire la strada del pagamento delle notizie on line. Sembrano tutti molto cauti e, seppur possibilisti al riguardo, il tema alle nostre latitudini resta ancora relativamente marginale.

Diverso è l’atteggiamento nei confronti della produzione di contenuti, notizie ed informazioni. Con la recente apposizione della dicitura “riproduzione riservata” anche da parte del Corsera sono praticamente tutti i quotidiani che tutelano [o ritengono di tutelare formalmente, quantomeno] il diritto d’autore, la produzione, appunto, di notizie di informazioni.

Questa pratica non solo è inutile ma è addirittura nociva per il futuro delle notizie e del giornalismo. La pericolosità di questa visione e del relativo atteggiamento deriva dal background su cui si fonda, dall’idea dei mediasauri di una comunicazione top down, di un controllo e di una gestione delle informazioni pressoché assoluta e totale.

Si dice di sapere che oggi non è più così, si redigono articoli da prima pagina per il black out di twitter e si scrivono fiumi di parole sul twitter giornalismo ma, pare, non viene colto il significato vero di quanto avvenuto, di quanto in corso e di ciò che verrà. La dicotomia è totale. La schizofrenia che porta ad ipotizzare la diffusione delle notizie attraverso gli e readers ed al tempo stesso a costruire muri intorno ai quotidiani ed alle notizie è allarmante poiché segnale concreto della distanza culturale ed ideologica sottostante e della profondità del percorso ancora da compiere.

Nel numero di luglio di Social Trends Edmondo Lucchi ricorda [o spiega, a seconda del caso] quale sia il problema attuale e quale la [banale-ovvia-risaputa?] via di uscita.

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In particolare, Lucchi afferma che: “ [….] non c’è dubbio che le informazioni possono essere considerate la materia prima di Internet. Un po’ come i mattoni sono la materia prima per costruire le case. Tuttavia nell’edilizia nessuno afferma “Chi controlla i mattoni, controlla l’edilizia”. Perché per costruire un edificio non bastano i materiali, ma è necessario disporre di un progetto e di un terreno. […..] La prospettivainformation centric” è stata, e in parte ancora è, molto diffusa nel mondo editoriale, che viene da una storia [di secoli] in cui i contenuti erano la risorsa scarsa. Oggi in effetti questo è sempre meno vero: ed è questo in buona sostanza l’effetto e il destino della digitalizzazione. Di fatto nessuno dei grandi standard di Internet [Google, Ebay, Youtube, Facebook, Amazon] è un produttore di contenuti”…….Concludendo: “L’impressione è che le vere opportunità si aprano per chi riesce a controllare il processo di intermediazione, scambio e valorizzazione delle relazioni tra informazioni e persone. Anche dal punto di vista degli utenti, le informazioni sono interessanti fino a un certo punto. Sono un po’ come gli ingredienti alimentari. Si usano al meglio quando vengono combinati insieme per produrre un piatto, una ricetta”. Da soli possono essere anche immangiabili”. [vedasi anche al riguardo]

Personalmente mi è tornata alla memoria in un lampo la celebre frase che si dice pronunciata dalla fondatrice di una nota casa di cosmesi di monito al proprio personale: “Noi non vendiamo cosmetici, noi vendiamo speranza”.

Credo che la chiave di volta stia proprio in questo aspetto concettualmente.

I giornali locali hanno successo [e soffrono meno di altri] non perchè forniscano notizie di prim’ordine ma perchè riescono a dare ai propri lettori l’identità, il senso di appartenenza ad un a comunità – più o meno ristretta – coesa. Al di là di contenuti estremamente specialistici e dunque di nicchia [che ipso facto sono a pagamento da tempo] non è costruendo muri e recinti che i quotidiani riusciranno ad uscire dalla crisi, bensì al contrario rimuovendo le palizzate il più possibile e fornendo agli utenti significati , progettualità e, sopratutto, coinvolgimento.

Mi pare tempo fa lo si chiamasse marketing relazionale, evidentemente l’editoria nostrana, focalizzata prevalentemente sulla ricerca di gadget cinesi da abbinare e nella ricerca di prebende, non ha mai avuto occasione di sentir parlare di concetti diffusi già a livello di insegnamento universitario. A tale riguardo, si ricorda che il valore attribuito da un consumatore è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo [o sacrificio] associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie.

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Fonte: GfK Eurisko

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nel possedere nuovi occhi” – M. Proust –

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