Archivi del giorno: agosto 4, 2009

Dubito ergo sum

Credo di aver complessivamente lasciato intendere quale sia la mia posizione relativamente al concetto promosso, principalmente, da uno dei migliori impacchettatori di idee attualmente in circolazione.

Torno sull’argomento per focalizzare l’attenzione e, spero, stimolare la riflessione ed il dibattito con specifico riferimento alla free press.

E’ noto che il modello di business sul quale si fonda[va] la free press ha dimostrato scarsa tenuta ed è di questi giorni , a conferma, l’ufficializzazione della cessione, ampiamente preannunciata, dell’edizione italiana di Metro.

Al di là del modello, fallimentare, di business, si tende generalmente a considerare la free press come un prodotto senza costo per il singolo e per la collettività nel suo insieme. E’ interessante, a mio avviso, rilevare come non vi sia nulla di meno vero in questa diffusa credenza.

Un primo costo occulto è relativo alla raccolta della free press che viene gettata dopo la lettura. Secondo quanto riportato dall’ AMSA, più di un milione di chili di carta viene raccolto nelle sole stazioni della metropolitana milanese. Queste quantità, equivalenti alla cellulosa ottenuta da circa 15mila piante, hanno un evidente costo ecologico ed anche un costo immediato, stimato in 300mila €, annui per la collettività. Moltiplicando i dati riferiti alla sola città di Milano per tutte le altre città in cui viene distribuita la free press, si comprende quale sia il costo – ingente – di quanto eravamo portati a ritenere gratuito.

L’altro costo, non meno rilevante, riguarda le conseguenze che la free press [così come la Tv commerciale] ha per ampi strati della popolazione ed è relativo agli aspetti sociali e culturali di cui la free press è, tra gli altri, veicolo, mezzo appunto.

Se da un lato, infatti, sono migliaia i ‘non lettori’ che si sono avvicinati alla lettura grazie ai quotidiani distribuiti gratuitamente , dall’altro la sterilizzazione culturale e la manipolazione sono state indubbiamente favorite dal free.

La cultura del trash, degli [ir]reality show e delle veline, è sostenuta, se non alimentata, dalla proposta effettuata dai quotidiani [e magazine] gratuiti che costituendo spesso l’unica fonte di informazione finisce per influenzare comportamenti e scelte delle fasce meno protette della popolazione.

Poiché distribuita gratuitamente la dipendenza della free press dai lettori è decisamente inferiore rispetto a quella della carta stampata a pagamento, mentre aumenta di conseguenza l’influenza che inserzionisti e centri di potere possono esercitare in quanto finanziatori.

La prossima volta che vi offrono gratuitamente contenuti prodotti sostenendo, inevitabilmente, dei costi rifletteteci ed informatevi sulle regole del gioco. Tutto ha un costo.

Dubito ergo sum.

Forges - "El Pais"

Forges - "El Pais"

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Fibrillazione in casa Mediaset per le nuove nomine nel settore informazione – scusate il termine – del gruppo. Secondo indiscrezioni, i favoriti in lizza per il Tg5 sarebbero due. Si tratta di Fuffy Star, un golden retriver di tre anni molto bravo a riportare la pallina e a leccare la mano del padrone, e un indipendente di chiara fama, Paco «machete» Sanchez, già portavoce degli squadroni della morte in Salvador, considerato però da Confalonieri troppo liberale. Al telegiornale della rete giovane Italia Uno si attende un ricambio. Dopo anni di tette, culi e scemenze prodotte dalla casa, ci sarà un rimescolamento degli elementi informativi: si punterà tutto su scemenze della casa, culi e tette. A gestire il rinnovamento verrà chiamato un costume da bagno di Belen Rodriguez, che il comitato di redazione considera «tutto d’un pezzo», mentre l’azienda preferirebbe che a dirigere Studio Aperto fosse soltanto uno slip. Per il Tg4 si era pensato a un salvaschermo con i pesci rossi, ma troppa autonomia politica spiazzerebbe gli spettatori, abituati a Emilio Fede….. [continua]

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