Archivi del giorno: luglio 28, 2009

Ignoranti quem portum petat nullus ventus suus est

Escludendo alcuni soggetti assolutamente marginali per conclamata incompetenza, inizia ad esserci coesione ed accordo su quale sia il modello futuribile di costruzione delle notizie.

Anche il sottostante diagramma di ishikawa sintetizza come alla costruzione della notizia compartecipino elementi fino a poco fa considerati alieni [o quantomeno marginali] alla stessa relativi all’area del giornalismo non professionale.

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Jeff Jarvis ieri, dalle pagine [web] del Guardian, integra egregiamente questa visione parlando non solo dell’ecosistema delle notizie ma di quello che continua ad essere l’anello debole del dibattito attualmente in corso sul tema, i key pillars sui quali possa realisticamente basarsi la redditività dell’editoria.

Sono due, a mio avviso, i passaggi chiave dell’articolo.

L’ecosistema delle notizie è cambiato ed i giornali [ed i mainstream media più in generale] non ne sono più né gli attori esclusivi né tantomeno centrali: “[….] the newspaper produces, owns and controls the asset that is the news. If, instead, we define news as the province of a larger ecosystem of which a newspaper – or its successor news organisation – is merely a member, then help no longer looks like charity. It looks like collaboration”.

Il modello di business delle notizie non può basarsi sulle sovvenzioni o, peggio, sulle prebende. Le imprese editoriali non possossono affidarsi al volontariato ed alle offerte caritatevoli: “[…] Charity is likely to be a contributor to the future of news. So will volunteer labour in the form of bloggers and crowdsourcing. But we still need a business model for news. News still needs to be profitable to survive. It’s not a church”.

Le imprese editoriali non hanno, sin ora, effettuato le dolorose, ma necessarie, riorganizzazioni già avvenute da tempo in altri settori, garantite da un modello di business fondato sulla crescita all’infinito degli investimenti promo-pubblicitari e sui ritorni generati perlopiù dall’ossequiare servizievolmente il potente di turno accumulando e mantenendo costi non sostenibili.

Già in tempi remoti era chiaro, come diceva Seneca, che: ignoranti quem portum petat nullus ventus suus est [il vento non soffia mai dalla parte giusta per chi non sa dove andare]. Ormai è adeguatamente definito il futuro del giornalismo e delle notizie, è adesso necessario lavorare sul modello sostenibile di business delle stesse.

Se credete, provate a chiedere al vostro giornalaio, secondo me ha delle idee in proposito.

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