Archivi del giorno: luglio 7, 2009

Lei è un cretino, si informi!

Sull’organo di stampa governativo stamane viene pubblicato un articolo, a firma di Filippo Facci, che parte in un riquadro in prima pagina con il titolo “Chissenfrega dello sciopero dei blogger” [scritto esattamente così] per poi svilupparsi con altrettanta signorilità e professionalità a pagina 18 del quotidiano in questione con un nuovo titolo: “Quei blog che scioperano per il diritto di insultare”

Il Facci nell’articolo si scaglia contro il mondo intero prendendosela dapprima con i giornalisti, con particolare riferimento a Luca Sofri ed a Sandro Giglioli per poi concentrare il suo delirio – come da titolo – contro i blogger e concludendo, finalmente, con una cronistoria vittimista degli abusi di cui il poverino sarebbe stato vittima.

La sapienza e la professionalità del giornalista in questione sono riassunti tutti in questo periodo dell’articolo: “Che cosa vogliono costoro? È semplicissimo: vogliono che la rete resti porto franco e che permanga cioè quella sorta di irresponsabile e anarchica allegria che era propria di una fase pionieristica di internet e che era precedente a quando «la rete» non era ancora divenuta ciò che è ora: un media rivoluzionario, ma pur sempre un media, dunque la propaggine di altri media anche tradizionali che sono regolati dalla legge come tutto lo è.”

Internet è una propaggine di altri media tanto quanto il Facci è una propaggine del giornalismo più becero.

Per riprendere una delle più celebre battute di Antonio de Curtis non si può che concludere che: lei è’ un cretino, si informi!

Demagogia

Che il Facci non si preoccupi, entro 48 ore rettifico.

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Benchmarking editoriale

Marco, evidentemente un addetto ai lavori del settore editoriale, nei commenti all’articolo nel quale evidenziavo l’ennesima carenza della filiera editoriale, pone delle questioni davvero interessanti e meritevoli di una risposta un minimo articolata.

Nei commenti si pone l’accento sulle difficoltà per gli editori di conoscere/prevedere le vendite delle pubblicazioni per ogni punto vendita che, integrate da un sistema di distribuzione locale antiquato e “piatto”, costringerebbero a una prudenza che sfocia in microrotture di stock e ad inseguire il mercato con eventuali ristampe.

Ringrazio Marco per i complimenti, sempre graditi, e per aver posto sul tavolo spunti di grande interesse per chi opera commercialmente nel settore editoriale.

Sono aspetti che in maniera sparpagliata, in funzione delle occasioni del momento, sono già state affrontate in questi spazi ma che vale la pena di assemblare ed espandere.

Credo che le osservazioni fatte possano riferirsi esclusivamente a pubblicazioni che hanno carattere “straordinario” [o, meglio, extraordinario] quali quella di riferimento, mentre ritengo che negli altri casi sia doveroso da parte di editori e distributori – nazionali e locali – stimare con buona approssimazione le vendite per singolo punto vendita.

Nella realtà, come ho avuto modo di documentare, vengono determinate le forniture senza alcun rispetto delle caratteristiche del singolo punto vendita [o, peggio, senza conoscerle come vedremo più avanti] fornendo in eccesso prodotti poco vendibili e determinando costanti rotture di stock per i prodotti di maggior diffusione/vendita.

L’edicola, tra l’altro, diviene così sempre più luogo di stazionamento di prodotti editoriali poco o per niente vendibili il cui carico grava in prima battuta sui giornalai e poi, con il sistema delle rese, sugli editori creando difficoltà economico-finanziarie oltreché d’immagine non trascurabili.

Scusandomi anticipatamente della eventuale presunzione, credo di avere il personale vantaggio di osservare le dinamiche di questo settore con “occhi nuovi” poiché le mie esperienze precedenti sono prevalentemente in altri settori e il relativo expertise del quale sono – eventualmente – in possesso nell’ambito dei media è più relativo all’acquisto, diretto o indiretto, di spazi pubblicitari ed al loro utilizzo in generale in chiave di comunicazione promo-pubblicitaria. E’ da questa peculiare ma vantaggiosa prospettiva che suggerirei a chi opera all’interno delle imprese che si occupano di editoria [libri esclusi] di studiare e verificare la possibilità di effettuare benchmarking partendo dall’analisi approfondita e circostanziata del settore alimentare del “fresco”. Ritengo che ci siano molte affinità e che molte delle soluzioni adottate in quello specifico segmento di mercato possano essere mutuate ed applicate al settore editoriale sia relativamente alla distribuzione, alla logistica, che al sistema informativo e commerciale nel suo insieme.

Strategie

Dopo questa introduzione generale sul tema di riferimento, nella quale spero di aver fornito parte della risposta ed almeno uno spunto operativo, approfondiremo i singoli aspetti nei giorni a venire a partire da domani.

Contributi, obiezioni ed integrazioni sono gradite per definizione e, come noto, possono essere inserite nell’apposito spazio dei commenti. Grazie.

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