Archivi del giorno: giugno 8, 2009

Il consiglio

Poco più di una settimana fa riceviamo l’ennesima circolare [per i dettagli vd. immagine a fondo pagina] in cui in buona sostanza il segretario provinciale del sindacato, avendo verificato che ultimamente sta aumentando “la resa a specchio”, consiglia di evitare questa pratica sia perchè è contraria alla legge che impone di dare parità di trattamento ad ogni testata che per preservare il privilegio ottenuto nel tempo dagli edicolanti ferraresi. 

Questa volta non ho nulla da ridire sulla forma che è complessivamente adeguata ma è la sostanza, il contenuto, che mi lascia alquanto perplesso. 

In sintesi: 

  • Gli scaffali non sono estensibili, se continuiamo a ricevere senza freno alcuno migliaia di pubblicazioni siamo costretti, volenti o nolenti, a fare una selezione. Se la selezione venisse fatta a monte sarebbe di gran lunga migliore per tutta la filiera, ma poiché questo non avviene è, a mio avviso, assolutamente congruo e positivo effettuarla alla consegna delle pubblicazioni. In caso contrario l’unica differenza sotto il profilo commerciale sarebbe quella di accantonare le riviste per poi renderle a suo tempo; nella sostanza nulla di positivo.

  • La parità di trattamento è una bufala colossale da abolire con la massima sollecitudine. E’ mia intenzione formare un gruppo [vi terrò aggiornati al riguardo] che battagli su questa specifica istanza. E’ una bufala poiché di fatto non perseguibile visti gli spazi medi delle edicole alle quali è da sempre impossibile esporre tutto quel che si riceve. Oltre ad essere di fatto impossibile è, altrettanto insensato che edicole situate in contesti e zone diverse ricevano teoricamente gli stessi prodotti.

  • Gli editori, pur consci da tempo della realtà e dei conseguenti effetti collaterali, non hanno esitato e non esitano a riempire le edicole di ogni genere e tipo di marocchinerie che ne dequalificano l’immagine. Ogni titolare di attività deve avere la libertà di poter selezionare quali referenze trattare all’interno del proprio punto vendita così come avviene normalmente per ogni altro canale/attività commerciale.

  • Poiché, come viene rilevato nella comunicazione, si vive della vendita delle riviste e delle pubblicazioni editoriali in genere, è evidente che se queste vengono respinte è perchè nell’esperienza di chi è imprenditore della propria attività non sono vendibili.

  • Come è stato detto è difficile che una persona di un paese occidentale, in uno stato di diritto, possa facilmente comprendere come possa esistere che un fornitore ti imponga di comprare la merce e che soprattutto non ti mandi ciò che il mercato vuole; che si abbia ancora l’ardire di richiedere rispetto degli accordi è clamoroso. 

Infine, ancora una volta, mi sorprende [mi duole dirlo ma ahimè è così] che il segretario provinciale del sindacato/dell’associazione che dovrebbe tutelare i giornalai si schieri così diligentemente dalla parte della “ragion di stato” ed invii comunicazioni la cui sostanza è irragionevole e detestabile per le motivazioni che sin qui ho cercato sinteticamente di esprimere. 

Non voglio, non vorrei, più entrare in contrapposizione con persone deputate a tutelare – almeno a livello istituzionale – un’area importante del business che coltiviamo con fatica e sacrificio quotidianamente ma per farlo mi attendo ben altri confronti e consigli. 

Come è stata mia consuetudine augurare per circa due anni mañana sol sol y buen tiempo, non sono solo editori e giornalisti ad averne bisogno, garantisco.

Resa a specchio

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