Self fulfilling prophecy

Risale ai tempi in cui avevo paura di spettinarmi la celebre freddura già citata tempo fa: “Papà, papà è lontana l’America? – Zitto e nuota figliuolo”. 

Secondo quanto scrive Peter Preston nella autorevole sezione dedicata ai media del Guardian potrebbe non essere più solo una battuta.

Nell’articolo pubblicato il 31 maggio scorso [ The future is a complex web] Preston dopo aver sinteticamente ricordato gli ultimi dati resi disponibili a livello mondale, si concentra sulla situazione specifica del giornalismo britannico e ricorda come l’andamento della readership dei quotidiani di qualità presenti in Gran Bretagna sia in incremento [FT up 15%, the Times 6%, the Guardian 3% and the Observer, Sunday’s only rising star, 2%. ].

Ricordando anche il caso del Seattle Post Intelligencer, l’andamento complessivo della free press e la penetrazione di internet negli USA ed in GB, Preston si chiede dunque da dove nasca in Europa effettivamente l’allarme attuale sullo stato di crisi dei quotidiani ed il perchè dell’univocità sin ora della risposta prevalentemente fornita: il futuro è on line, a pagamento.

La risposta che viene fornita al lettore è sintetizzata ottimamente nella frase: “Because too many press people can’t see “beyond the simple rhetoric and merely join the chorus that the future is online, online, online, almost to the exclusion of everything else”, he says. “It’s a mistake. It oversimplified a rather complex issue.

Considerando le differenze tra il panorama anglosassone [USA & UK] e la situazione attuale del nostro paese sono assolutamente concorde con la visione proposta nell’articolo.

Avverto fortemente il desiderio di semplificazione ed il rischio che le soluzioni sin ora prevalentemente considerate apportano al futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese. Ha assolutamente ragione Luca De Biase quando, tra gli altri, afferma e ricorda che stiamo parlando molto di come sostenere economicamente il giornalismo (pubblicità, beneficenza, spesa pubblica, pagamento delle notizie…). Ma non stiamo parlando abbastanza di come si definisce, alimenta e costruisce il giornalismo di qualità. Eppure è solo affrontando questo tema che si può risolvere l’altro.

Il rischio reale che il dibattito si sviluppi in maniera eccessivamente semplicistica con la soluzione apparentemente più a portata di mano – e scontata – prendendo a riferimento realtà quali quella statunitense che ribadisco essere troppo distanti dalla nostra, è da evitarsi ad ogni costo. La possibilità di una self fulfilling prophecy [A self-fulfilling prophecy is simply a statement that alters actions and therefore comes true because of the person’s actions] sarebbe in caso contrario davvero elevata.

Sin dall’apertura di questo spazio ho cercato di fornire il mio modesto contributo su cosa ritengo sia qualità del giornalismo e su quali siano i fundamentals sui quali intervenire da questo punto di vista. Visione che direi è sintetizzata in questi tre articoli:

Mi piacerebbe poter partecipare alla costituzione di un gruppo di lavoro misto composto da giornalisti, blogger, pubblicitari e – perchè no – giornalai che lavorando su questo tema sviluppi delle guidelines in proposito che vadano oltre il coro dell’ on line a tutti i costi. Alea iacta est [*], rifletteteci, riflettiamoci.

prophecy

[*]Traduzione letterale di alea iacta est: Il futuro del giornalismo è ad est.  

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