Il futuro del giornalismo on line è freemium?

Quotidianamente si arricchisce il dibattito sul futuro dei giornali ed ovviamente sulle possibilità di valorizzazione delle notizie on line.

C’è chi goliardicamente si burla del processo in corso, chi sconsiglia di intraprendere il giornalismo come professione e chi semplicemente augura buona fortuna, come il grafico sottostante sintetizza.

good luck journalism

Un’ottima sintesi ed una adeguata bibliografia/sitografia su quest’argomento sono stati recentissimamente resi disponibili da una brillante e solerte studentessa di giornalismo che ha pubblicato un suo essay sul tema specifico.

Il futuro del giornalismo è da anteporre concettualmente al futuro dei giornali ma non può prescindere tout court dagli aspetti economici poiché evidentemente si tratta sia della corretta remunerazione del lavoro svolto che della giusta valorizzazione dello stesso.

Per quanto riguarda le notizie on line e l’abitudine consolidata a fruirne gratuitamente mi sembra di assoluto interesse e credo possa essere un concetto sul quale lavorare l’idea di “freemium”, neologismo nato dalla fusione dei termini free e premium che evidentemente sottintende come vi possa essere una compensazione per idee, concetti e lavoro premium – di qualità – già funzionante in altri settori/segmenti e che parrebbe possibile applicare anche al giornalismo.

Da [ex]sedicente esperto di marketing la domanda quindi non può che essere: c’è un mercato/nicchie di mercato per il giornalismo freemium?

Update: Spunti sul tema vengono proprio oggi forniti anche da Gaspar Torriero & da Carlo De Benedetti [via]

1 Commento

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

Una risposta a “Il futuro del giornalismo on line è freemium?

  1. waitinginthedark

    Il tema è quanto mai interessante, e sicuramente se ne parlerà ancora a lungo.
    Personalmente, è oltre un anno che non compro un giornale cartaceo e non ne sento la mancanza. Ho un aggregatore di notizie, grazie al quale ho accesso molto rapidamente agli articoli pubblicati da diversi quotidiani e periodici italiani e stranieri.
    Non c’è dubbio che l’editoria (su carta e online) è un’attività imprenditoriale come un’altra, e che pertanto deve generare profitti. E sotto questo profilo, credo che l’idea del “freemium”, applicata con successo in altri ambiti, possa essere una valida soluzione, mentre sono molto scettica sulle notizie a pagamento. Quanti saranno veramente disposti a mettere mano al portafoglio?
    Credo però che l’editoria della carta stampata dovrebbe fare una riflessione più ampia su cosa debba essere oggi il giornalismo, sul concetto di informazione (che tropo spesso è disinformazione) e di notizia. E con un occhio più attento ai lettori, che oggi più che mai hanno la possibilità di scegliere.
    Faccio un esempio banale ma, a mio parere, significativo. I supplementi vari ai quotidiani. Sappiamo (quasi) tutti che la vera ragione della loro esistenza è la pubblicità. Poi, si pensa ai contenuti. Più o meno distrattamente. Il lettore però è costretto ad acquistare il quotidiano pagandolo di più per un supplemento che magari non lo interessa. Allora la domanda che mi pongo è: passi pagare per la carta se è per un giornale che mi interessa, ma perché mai il lettore dovrebbe pagare di più per un contenitore pubbicitario che non ha chiesto, e che fa solo comodo all’editore?

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