Condè Nast al contrattacco

Mc Pheters & Co il 01 aprile scorso ha rilasciato la sintesi dei risultati di una ricerca, svolta in cooperazione con la casa editrice Condè Nast e l’emittente televisiva CBS, tesa ad esplorare l’efficacia e la memorabilità degli annunci pubblicitari comparandone gli effetti a seconda dei distinti media. Specificatamente sono stati presi in considerazione: televisione, periodici ed internet.

La ricerca parrebbe confermare i risultati di un altro sondaggio svolto recentemente.

I principali risultati emergenti, riassunti già dal titolo “TV and Magazine Ads More Effective Than Ads on Internet“, sono stati i seguenti:

  • Tra gli utilizzatori di internet il 63% degli annunci dei banner pubblicitari non venivano visti.
  • Nell’arco di mezz’ora [il tempo di esposizione del campione testato] i periodici duplicano il numero di ad impressions rispetto alla televisione e sorpassano di sei volte i messaggi promo – pubblicitari veicolati on line.
  • Una pagina intera a 4 colori di un periodico è risultata avere l’83% del valore di uno spot da 30″ mentre i banner su internet hanno avuto uno score del 16%.

Come indicato dal CEO della società che ha condotto la ricerca, il numero di rispondenti non è sufficiente ad attribuire un valore statistico generalizzato al sondaggio, sicuramente però indica una possibile tendenza.

Gli aspetti da approfondire riguardano il rapporto tra tempo speso con un determinato media e l’ efficacia, in termini di valore effettivo per gli inserzionisti, del messaggio pubblicitario.

Non è una novità peraltro che la comunicazione pubblicitaria sulla stampa abbia diversi hatù e vantaggi rispetto ad altri media, a cominciare dalla permanenza del messaggio e dalla possibilità di soffermarsi sullo stesso se d’interesse/catturati. Non è, infatti, casuale la pianificazione di aziende dotate di adeguati budget sui distinti media. Queste considerazioni potrebbero apparire banali o, quantomeno, accademiche a molti; ho voluto riprenderle in sintesi poiché si ha talvolta l’impressione che si butti via il bambino con l’acqua sporca presi dai momenti – quale l’attuale – di sconforto.

Interessante, infine, sia la metodologia – seppur sperimentale – della ricerca che il concept che ha portato alla realizzazione della stessa. Torneremo sicuramente a parlarne.

6 commenti

Archiviato in Comunicazione, Scenari Editoriali

6 risposte a “Condè Nast al contrattacco

  1. quindi i giornali non si vendono, la pubblicita’ funziona meglio dei banner? ahi, mi sa che non ti piacera’ quanto sto per dire: il futuro e’ nella free press 🙂

  2. poi cancella il commento, manca una esse nel titolo 😉

  3. pedroelrey

    @Giuseppe: Da approfondire – se si potesse avere la ricerca completa – ma sicuramente interessanti, soprattutto come accenno: “il rapporto tra tempo speso con un determinato media e l’ efficacia, in termini di valore effettivo”

    @Gluca: Accetto la simpatica provocazione. Io credo che il valore stia anche nel pagare. Gli andamenti della raccolta pubblicitaria della free press in Italia e all’estero sono peggiori di quelli dei quotidiani a pagamento…..mi pare.

    @Aro: Non cancello i commenti, mai. Grazie della segnalazione. Succede quando si inserisce gli articoli all’alba prima di aprire. Nessuno pareva essersene accorto prima di te. Bentrovata.

    Un triplice abbraccio virtuale.

    Pier Luca

  4. Io sono ancora scioccata dopo aver visto i risultati di una campagna banner ben fatta. Che un annuncio su stampa sia più memorabile di un banner mi sembra davvero tautologico 🙂

    (comunque il 63% è pochissimo, io pensavo intorno al 95%)

  5. pedroelrey

    Già. E’ che talvolta può valere la pena di ricordare/ricordarsi alcuni elementi di base. Spesso ho l’impressione che vi siano delle “fughe in avanti” che annullano [o tentino di annullare pour cause] anche quel che c’è di buono in quanto fatto.

    Buona Pasqua mia cara.

    Pier Luca

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