Archivi del giorno: aprile 9, 2009

Condè Nast al contrattacco

Mc Pheters & Co il 01 aprile scorso ha rilasciato la sintesi dei risultati di una ricerca, svolta in cooperazione con la casa editrice Condè Nast e l’emittente televisiva CBS, tesa ad esplorare l’efficacia e la memorabilità degli annunci pubblicitari comparandone gli effetti a seconda dei distinti media. Specificatamente sono stati presi in considerazione: televisione, periodici ed internet.

La ricerca parrebbe confermare i risultati di un altro sondaggio svolto recentemente.

I principali risultati emergenti, riassunti già dal titolo “TV and Magazine Ads More Effective Than Ads on Internet“, sono stati i seguenti:

  • Tra gli utilizzatori di internet il 63% degli annunci dei banner pubblicitari non venivano visti.
  • Nell’arco di mezz’ora [il tempo di esposizione del campione testato] i periodici duplicano il numero di ad impressions rispetto alla televisione e sorpassano di sei volte i messaggi promo – pubblicitari veicolati on line.
  • Una pagina intera a 4 colori di un periodico è risultata avere l’83% del valore di uno spot da 30″ mentre i banner su internet hanno avuto uno score del 16%.

Come indicato dal CEO della società che ha condotto la ricerca, il numero di rispondenti non è sufficiente ad attribuire un valore statistico generalizzato al sondaggio, sicuramente però indica una possibile tendenza.

Gli aspetti da approfondire riguardano il rapporto tra tempo speso con un determinato media e l’ efficacia, in termini di valore effettivo per gli inserzionisti, del messaggio pubblicitario.

Non è una novità peraltro che la comunicazione pubblicitaria sulla stampa abbia diversi hatù e vantaggi rispetto ad altri media, a cominciare dalla permanenza del messaggio e dalla possibilità di soffermarsi sullo stesso se d’interesse/catturati. Non è, infatti, casuale la pianificazione di aziende dotate di adeguati budget sui distinti media. Queste considerazioni potrebbero apparire banali o, quantomeno, accademiche a molti; ho voluto riprenderle in sintesi poiché si ha talvolta l’impressione che si butti via il bambino con l’acqua sporca presi dai momenti – quale l’attuale – di sconforto.

Interessante, infine, sia la metodologia – seppur sperimentale – della ricerca che il concept che ha portato alla realizzazione della stessa. Torneremo sicuramente a parlarne.

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