Archivi del mese: marzo 2009

Il mondo non si è fermato mai un momento

Le Monde fornisce due “piccole – grandi lezioni” rispetto alle quali vale la pena, a mio avviso, di soffermarsi relativamente al coinvolgente dibattito a più voci che si sta sviluppando sul futuro dei giornali.

Lezione numero 1:

Mentre dalle nostre parti praticamente tutti gli editori si aggrovigliano alla ricerca di soluzioni di recupero delle vendite ed ancor più, se possibile, della redditività, il noto quotidiano francese passa ad un prezzo di vendita al pubblico in edicola di 1,40 €.

Il 40% di aumento rispetto a quello che è attualmente quello dei due maggiori quotidiani nazionali nostrani aiuterebbe probabilmente più di tagli e ritagli le finanze dell’editoria.

Probabilmente il problema attuale non è nel prezzo ma nella qualità riconosciuta dei contenuti che se effettiva viene pagata come avevo provato a sottolineare di recente.

Lezione numero 2:

Nell’edizione on line del giornale [vedi immagine sottostante] si può leggere con chiarezza: “Se amate Le Monde su internet, lo adorerete su carta“. Inoltre, cliccando sulla cartina, viene reso disponibile l’elenco di tutte le edicole della zona d’interesse che vendono il quotidiano.

Contrariamente a quanto avviene alle nostre latitudini non vi è dunque prevaricazione ma integrazione tra giornali e giornalai e convergenza tra on & off line, così come naturalmente dovrebbe essere.

Personalmente ritengo che prima di pensare a misure anti-crisi che si ispirano a modelli economici tanto futuribili quanto improbabili potrebbe valere la pena di riflettere anche su queste due “lezioncine”.

le-monde-kiosko

We are continually faced with a series of great opportunities brilliantly disguised as insoluble problems“. – John W. Gardner – Potrebbe valere la pena di stamparselo bene in mente.

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Micromarketing dell’edicolante – 2nd round

Continuiamo, come promesso, il percorso intrapreso relativamente al micromarketing dell’edicolante.

Poiché l’edicolante ipso facto non ha la possibilità di selezionare autonomamente l’assortimento di quotidiani e periodici da trattare o meno nella propria attività, opera fondamentalmente in un’area di business molto simile a quella delle commodities, con beni/prodotti indifferenziati rispetto ai propri colleghi – concorrenti.

Che fare, dunque?

2nd round diversificazione.

Evidentemente la diversificazione è da effettuarsi in funzione di alcuni parametri di base quali:

  • Posizione dell’edicola, residenziale o passaggio.
  • Tipologia prevalente della clientela abituale.
  • Tipologia del punto vendita, semplificando, chiosco o negozio.
  • Contesto competitivo in cui è inserita l’attività, presenza nelle vicinanze di librerie, cartolerie, negozi di dischi/dvd………etc.
  • Presenza di punti d’attrazione specifica, tribunali, scuole……..etc,
  • Attitudini, interessi e capacità del titolare dell’edicola.

Le aree di diversificazione possibili sono fondamentalmente due:

  • Tipologia di prodotti collaterali da inserire nell’assortimento standard.
  • Tipologia di servizi accessori.

Questi aspetti andranno integrati con gli obiettivi e le attese in termini di fatturato e relativa marginalità.

Tendenzialmente, in quella che è la mia esperienza ad oggi, a servizi accessori ad elevata attrattività e significativo sviluppo di fatturato [uno per tutti: le ricariche telefoniche] corrispondono quasi sempre marginalità estremamente ridotte. Nella valutazione andranno perciò verificati, da un lato, i costi accessori quali fideiussioni, spese bancarie……etc e, dall’altro, l’impegno personale richiesto – specialmente nel caso, non raro, della presenza di una sola persona – ed i volumi attesi/il punto di break even. Nel mio caso [a titolo esemplificativo] ho rifiutato offerte di inserire un “betting corner”, visto che i fee d’ingresso e le royalties da pagare al provider del servizio innalzavano il punto di pareggio a livelli che personalmente non ho realisticamente ritenuto raggiungibili.

I prodotti al contrario tendono ad avere margini unitari maggiori ma volumi sensibilmente inferiori. La scelta, a mio avviso, oltre che in funzione dei parametri accennati deve essere guidata da due elementi di base. Da un lato si dovrebbe tendere alla maggiore esclusività possibile per la scelta della categoria merceologica da trattare prevalentemente; dall’altro si può lavorare sull’assortimento con prodotti a bassa diffusione.

Possiamo, sempre a titolo esemplificativo, creare una linea di magliette che commercializziamo solo noi [questa è un’esperienza che sto finalizzando proprio attualmente, a breve maggiori news sul tema specifico]. Altrettanto, nell’ambito dell’assortimento standard, le caramelle, possiamo scegliere una determinata tipologia/marca a bassa diffusione che funga, relativamente parlando, da attrazione e diversificazione per la clientela.

Per sintesi ho dovuto inevitabilmente generalizzare e semplificare, schematizzando punti ed aspetti che ovviamente sono da espandere in funzione delle specificità di ciascuna edicola. Prendeteli come una check list di base per le vostre personali riflessioni.

Nella prossima puntata, a voi piacendo, parlerò di [micro]indagini di mercato. Il programma è suscettibile di modifiche a fronte di eventuali vostre richieste specifiche.

Nota Bene: Le riflessioni sono relative all’edicolante “puro” la cui unica attività/licenza sia quella, appunto, relativa alla vendita di giornali e periodici. Questo – per trasparenza – non è il mio caso specifico.

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Postulato dell’edicolante

Dopo oltre un anno di attività ho finalmente compreso il paradigma sul quale si basa “il postulato dell’edicolante”:

Se si vende non te lo mandano, se te lo mandano non si vende, se non te lo mandano e lo richiedi non te lo mandano lo stesso.

logistica editoriale

logistica editoriale

Corollario al “Postulato dell’Edicolante”:

Se nella bolla di consegna è impresso “La sua richiesta è stata memorizzata e verrà evasa prossimamente“, non lo riceverai mai ugualmente.

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La forma e la sostanza

Sempre attraverso la medesima modalità, in data 10 Marzo, riceviamo l’ennesima comunicazione dal SINAGI.

Oggetto: Convocazione Assemblea.

Non posso astenermi riprenderne alcuni passaggi:

Ricordiamo ai rivenditori informatizzati l’invito a partecipare all’assemblea che si terrà il 19 Marzo [oggi per voi che leggete] alle ore 16 presso l’Hotel XZQN§ che servirà ad illustrarci da un collega di Bologna un sistema di informatizzazione diverso da quello che usiamo a Ferrara e che si chiama <<INFORIV>>. Importante è capire quale dei due sia più consono alle esigenze dei giornalai: e chi meglio di Voi può fare un raffronto e dare un giudizio in merito? […………] Naturalmente nessuna decisione verrà presa in assemblea, ma ci servirà per discutere ed in un secondo momento decidere cosa fare. Facciamo un caldo invito ad essere presenti, specialmente chi è già informatizzato“.

Il Segretario Prov.

XXXX

L’italiano è talmente sgrammaticato che diviene quasi incomprensibile in alcuni passaggi, superando la celebre macchietta nella quale Antonio De Curtis detta una lettera a Peppino De Filippo.

La sostanza è ahimè ancor più preoccupante. Veniamo convocati ad una riunione che – come esplicitato – non porta ad alcuna decisione e durante la quale invece di poter fruire della consulenza e dell’assistenza del sindacato relativamente ad un software già diffuso in altre aree, sono i giornalai a doversi recare fisicamente in un luogo per fare consulenza al sindacato.

Siamo evidentemente di fronte a soggetti che ignorano assolutamente sia il termine che il significato di proattività e che, altrettanto, disconoscono modalità più razionali ed efficaci di raccogliere informazioni.

Invece del master per edicolanti suggerito parrebbe prioritario un corso di alfabetizzazione per stranieri.

Essere rappresentato nel rapporto con editori e distributori da costoro mi preoccupa non poco sia nella forma che nella sostanza.

Update: Il caso vuole che proprio stamane – sempre in accompagnamento alla bolla delo distributore – riceva la mia tessera 2009 del SINAGI: 30€ ………addebitati nell’estratto conto sempre del distributore. Fantastico!

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A Briglia sciolta

Nell’edizione appena ricevuta di “Nuove dall’ Edicola” – bimestrale del SINAGI – viene dato ampio spazio ad un intervista a Roberto Briglia.

Briglia, per chi non lo sapesse, è il direttore generale della divisione periodici della Mondadori, ramo aziendale che da solo vale ben il 43% della Arnoldo Mondadori Editore.

L’intervista è incentrata fondamentalmente su due aspetti: il riassetto organizzativo interno e lo sviluppo strategico futuro in termini di prodotti.

Vale la pena, credo, di riprenderne i punti salienti.

Le dichiarazioni del DG della Mondadori, infatti, la dicono lunga sul percorso che buona parte dell’editoria ha effettuato “[….]in Italia come in nessuna altra parte del mondo c’è stato il fenomeno dei collaterali che negli ultimi anni ha portato in alto i profitti. Un fenomeno……….che ha avuto come effetto secondario di spostare l’attenzione di direttori e manager dal prodotto ad altro. Dobbiamo agire subito e riportare al centro l’attenzione alla qualità dei giornali.[…….] bisogna reinvestire, e molto, sui brand chiave. Il marketing deve tornare a valorizzare l’identità e la capacità attrattiva delle testate, non la vendita dei collaterali……..

Pare dunque che nell’ultimo quinquennio i bilanci degli editori si siano sorretti fondamentalmente sugli inserti a pagamento che se, da un lato, hanno contribuito a mantenere la redditività di breve, dall’altro, li hanno progressivamente distolti dal core business.

Per diverso tempo in passato a firma delle mail che inviavo apponevo una frase a me cara che credo sintetizzi ottimamente quanto avvenuto: “La strategia senza tattica è la via più lunga alla vittoria, la tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta” – Sun Tzu <<L’arte della guerra>> III° A.C. –

I risultati dell’illusione dei collaterali [il cui valore attuale è il 50% di quello del 2006] e della carenza generale di visione strategica dell’editoria italiana, sono evidenti, solamente accelerati dalla crisi generale e dalla diffusione, anche nel nostro paese, di nuovi media.

Sulle necessità di cambiamento siamo tutti d’accordo, si tratta di stabilire rapidamente il come, sia in termini di qualità dei contenuti, che di politiche distributive di canale.

Riprendendo il titolo dell’articolo dal quale abbiamo ripreso alcuni estratti “Se non ora quando?”. Non potremmo essere più d’accordo.

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The [bad] state of the news

“Papà, papà è lontana l’America? Zitto e nuota figliuolo”.

Credo che la realtà americana sia molto, forse troppo, diversa dalla nostra e che trasporre senza i dovuti distinguo e cautele, come spesso avviene, i dati possa essere fuorviante.

Sono 180mila le parole utilizzate per descrivere la crisi profonda dei media e del giornalismo d’oltreoceano.

Il qualificato commento di Raffaele Mastrolonardo sintetizza i risultati dello stato dell’informazione statunitense per i più pigri o meno interessati e guida i più attenti alla lettura completa di “The state of the news media 2008“.

Cliccate pure sull’immagine per proseguire il percorso di lettura se d’interesse.

state of the news

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Ritagli giornalieri

Riceviamo nella bolla di consegna di ieri la seguente comunicazione: ” Da oggi, a causa delle scarse vendite, l’editore de Il Giorno ha deciso di non distribuire più il quotidiano nelle provincie di Ferrara e di Rovigo

Una mossa che sicuramente si poteva immaginare ben prima vista la forza in quest’area de “Il Resto del Carlino” che appartiene allo stesso gruppo del quotidiano in questione, probabilmente una razionalizzazione opportuna, certamente un segno dei tempi.

ritaglio-giornale

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