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Chi Ben Inizia è a Metà dell’Opera

Secondo quanto riporta «Lettera43», all’esordio, nella prima giornata di uscita, il 18 settembre, il neo nato quotidiano diretto da Luca Telese, avrebbe venduto circa 50mila copie.

Pur facendo le opportune tarature, si parla di un margine di errore del 10% e dell’effetto novità, che citavo nella recensione il giorno del debutto,  le vendite sarebbero ben distanti, positivamente, dalle 9mila copie attese come punto di pareggio.

Apprezzabile anche la risposta di Livia Iacolare, editor e online content manager [spero di poter dire, anche stimata amica] alle critiche sulla similitudine con logo e design tra «Pubblico» e «Liberation» che nei commenti parrebbe confermare quanto da me sostenuto sulla non casualità delle somiglianze nonchè, ma questo è evidentemente un giudizio personale che va al di là della valutazione editoriale, la prima pagina di ieri sui, dimenticati o rimossi, diritti civili delle unioni di fatto, da troppo lungamente assenti in  questo “belpaese” la cui definizione assomiglia, ahimè, sempre più al celebre formaggio e sempre meno a ciò che ne ha dato, a suo tempo, questa definizione.

In tempi nei quali nessuno scommetterebbe un centesimo sulla carta stampata, se è vero che chi ben inizia è a metà dell’opera, avanti così.

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Vendite Giornali: Carta & Digitale

Juan Varela ha realizzato un riassunto delle vendite di alcune delle principali testate a livello internazionale aggiornata al primo trimestre 2012. Una sintesi dello stato di implementazione dei paywall e di altri modelli di vendita per quanto riguarda le edizioni online/digitali.

Spiccano le testate di informazione economica – finanziaria, le uniche ad avere un incidenza della versione digitale superiore al 30% del totale.

Per quanto riguarda direttamente il nostro Paese, RCS, dunque «La Gazzetta dello Sport» ed «Il Corriere della Sera», si assesta a 71mila copie, contro le 704mila della versione cartacea, pari ad un incidenza di poco superiore al 9% sul totale delle copie vendute.

In molti casi pare essere prevalente un modello “misto” con la vendita abbinata di carta+digitale. Un dettaglio non trascurabile nell’interpretazione del significato dei dati.

– Copie x ’000 -

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Rapporto 2010 sull’Industria dei Quotidiani

In occasione della della 23esima edizione di WAN-IFRA Italia, conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa quotidiana dedicata alla stampa industriale e alle nuove frontiere della stampa digitale, è stato presentato il Rapporto 2010 sull’industria Italiana dei Quotidiani.

Una sintesi dei dati del rapporto è stata rilasciata ieri e la maggior parte dei commenti si sono con centrati sulla sensibile riduzione delle vendite dei quotidiani.

Sia per evitare di contribuire all’info obesity dilagante che per fornire una prospettiva distinta, dalla presentazione mi pare interessante estrapolare i dati forniti relativamente ai ricavi dei giornali nel nostro paese.

Come è possibile rilevare dal grafico sottostante, l’incidenza dei ricavi derivanti dalla vendita dei quotidiani passa dal 53% del 2006 al 54,2% del 2009. Questo dato evidenzia quale sia la distanza dal panorama statunitense che ha un incidenza dei ricavi da pubblicità mediamente dell’80%. Richiama l’attenzione sulla necessità di lavorare su ciò che di concreto, ad oggi, esiste e, soprattutto, sull’attualità e la rilevanza del canale di distribuzione commerciale del prodotto: le edicole.

- Andamento dei Ricavi Editoriali 2006/09 -

Un altro dato che vale la pena di evidenziare è relativo al prezzo medio di un modulo pubblicitario, che si è dimezzato nell’ultimo decennio. Questo evidenzia la debolezza strutturale della stampa come mezzo di comunicazione in termini di proposta agli investitori pubblicitari e, poiché complessivamente i ricavi di quest’area sono diminuiti del 16%, evidenzia un affollamento sul mezzo che non fa che renderlo ulteriormente meno attrattivo per la pianificazione di campagne pubblicitarie.

Continuiamo pure a parlare dell’iCoso ®.

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