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Gamification ed Engagement

Nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione ha un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

E’ una tesi che sostengo da tempo anche in questi spazi e sulla quale attualmente sto lavorando per un importante player nel video-giornalismo partecipativo.

Tema che ahimè continua a restare assolutamente marginale in Italia ed ancor più, se possibile, per quanto riguarda l’editoria italiana e che sarà trattato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 25 aprile prossimo nel panel “La gamification dell’informazione funziona”, di cui sarò il moderatore, in cui verranno illustrati casi concreti e testimonianze sul tema.

In attesa di quel giorno la conferma arriva da Gygia, impresa statunitense che fornisce le infrastutture per gamificare il proprio sito web, che ha pubblicato un’infografica di sintesi dei risultati dei propri clienti, tra i quali figurano, per citarne alcuni del mondo dei media, Forbes e MTV, che fornisce i dati sugli obiettivi raggiunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.

Dai dati pubblicati emerge come grazie alla gamification i commenti siano aumentati del 13%, le condivisioni su Twitter, Facebook e gli altri social network del 22% e la ricerca di contenuti sia cresciuta di ben il 66% con un tasso di coinvolgimento complessivo che ha aumentato l’engagement dei visitatori mediamente di quasi un  terzo [29%].

La gamification funziona.

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La Comunicazione da Pari a Pari Funziona

Forrester ha pubblicato i risultati di “How To Build Your Brand With Branded Content”, rapporto dell’indagine online effettuata su oltre 70mila persone negli Stati Uniti ed in Europa, Italia compresa, che esplora come le persone reagiscono ai differenti contenuti e tipi di messaggi, alla comunicazione.

La tabella di sintesi pubblicata da TechCrunch sul livello di fiducia nei diversi mezzi, nelle diverse modalità di comunicazione, conferma ancora una volta che il passaparola è il veicolo più efficace e che le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro.

Tutto ciò che è “interruzione”, come i banner o gli sms promozionali, non gode di alcuna fiducia da parte delle persone. Anche la comunicazione corporate sui social media non ottiene grande fiducia.

Forrester Trust Media

Se l’invasività dei banner e lo scarsissimo gradimento da parte di chi naviga in Rete non è una sorpresa, basti pensare che alcune statistiche recentemente pubblicate mostrano come sia più probabile sopravvivere ad un disastro aereo che cliccare su un banner, la bassa fiducia nella comunicazione aziendale attraverso i social media dovrebbe, si spera, insegnare molto al riguardo.

Si tratta di un chiaro indicatore di come nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni delle generalizzazioni che però restano tali, anche i social media vengano utilizzati prevalentemente dalle imprese con finalità smaccatamente promozionali come testimonia l’ampio utilizzo di offerte ed appunto promozioni [una recente di Fiat ha "fatto storia"] e non per stabilire una relazione e dunque una conversazione con le persone sulla base dei loro interessi. Dati che fanno anche riflettere anche sul valore di sponsored tweets o sponsored stories.

La fiducia è importante e viene dal coinvolgimento su affinità su interessi comuni non dall’interruzione invasiva. La comunicazione da pari a pari funziona il resto no, o comunque molto meno.

Audiences

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PoliticsTTT

Gli eventi SocialabTTT si realizzano in contemporanea in diverse città italiane e in realtime con le finalità di condividere conoscenze, di creare e diffondere una cultura digitale, costruire un linguaggio comune e far crescere la Rete.

Il SociallabTTT di oggi 23 marzo, giunto alla nona edizione, è dedicato al tema dell’evoluzione della comunicazione politica in Rete e sul ruolo dei social media al suo interno. PoliticsTTT si svolgerà in contemporanea nelle città di Milano, Roma, Lecce, Genova, Bologna e Corato a partire dalle ore 18:30 sino alle 21:00.

L’evento è aperto a tutti previa registrazione per la presenza in loco [evento è sold out, ma potete provare lo stesso] o in alternativa è possibile seguire lo streaming video in diretta e la conversazione su Twitter con l’hashtag #PoliticsTTT seguito dalla sigla della città di riferimento, d’interesse, come ad esempio #PoliticsTTT/BO.

PoliticsTTT

Tra i relatori dell’edizione bolognese è stato incautamente arruolato anche il sottoscritto inseme a Matteo Lepore, Assessore al Comune di Bologna, coordinatore di Giunta con deleghe a Relazioni Internazionali della Città, Marketing Urbano, Innovazione e Semplificazione Amministrativa, Progetto Smart City e Agenda Digitale; Emanuela Zaccone, giovane social media analyst e researcher consultant, co-fondatrice e social media strategist di TOK.tv; Giovanni Scrofani (Twitter), classe ’74, si definisce un satiro dadaista, per gli addetti ai lavori è l’ideatore del progetto Gilda35, blog ovviamente dadaista, di satira politica, televisione, social network, web, programmi tv e tendenze del web e Andrea Nelson Mauro, animatore di Spaghetti open data , una comunità di normali cittadini con il pallino degli open data, che sostengono saldamente la libera informazione ed l’accesso alle informazioni pubbliche.

Le cose da dire non mancheranno certo sul controverso ed approssimativo utilizzo del Web e dei social media da parte dei politici come testimonia, ad esempio, il silenzio pressoché assoluto del Presidente del Consiglio uscente dopo le elezioni o di Pierferdinando Casini anch’esso praticamente ammutolito dopo la tornata elettorale.

Se avete modo di venire ci vediamo lì altrimenti “chiacchieriamo” come sempre via Twitter. A stasera.

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Quotidiani e Twittersfera

Marco Toledo Bastos ha condotto una ricerca sulla notiziabilità all’interno della twittersfera  e sui flussi d’informazione dei principali quotidiani internazionali nella piattaforma di microblogging da 140 caratteri.

Per quattro mesi ha monitorato la diffusione degli articoli dei principali giornali di Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Brasile e Germania. Su Polis, della London School of Economics’ Media and Communications Department, sono stati pubblicati, anticipando i risultati definitivi della desk research, i dati relativi alle prime due settimane di ottobre del 2012. I dati forniti da Bastos sono il risultato del monitoraggio di 2.842.699 di articoli twittati nel periodo.

Nel complesso emerge come la quota di voce maggiore sia dei giornali statunitensi che pesano il 35% del totale, seguono quelli spagnoli con il 28% e gli inglesi con il 19%. Ai quotidiani tedeschi va solo il 4% di share of voice, evidenza di una bassa attività generale da parte degli stessi.

Tra le elaborazioni realizzate una delle più interessanti riguarda la comparazione tra la quota di vendite della versione cartacea e la percentuale di notizie diffuse su Twitter. Rispetto alla quota di mercato nel proprio Paese tutti i principali quotidiani considerati, da «El Pais» al «The Guardian», passando per «Die Welt» e «The New York Times», hanno una diffusione ed una quota di voce sulla piattaforma di microblogging di gran lunga superiore alle vendite come mostra il grafico di sintesi dei risultati sottostante.

Dai dati non pare emergere un effetto traino sulle vendite di copie cartacee dalla presenza su Twitter che invece sicuramente è funzionale per generare brand awareness, notorietà di marca delle testate, e accessi al sito web.

Circulation Vs Tweets

I dati pubblicati forniscono anche la distribuzione oraria, i client utilizzati e le tipologie di piattaforme diffuse [mobile, desktop].

Vengono inoltre analizzate la quota di voce complessiva sulle testate prese in considerazione, con «El Pais» a primeggiare su «The New York Times» e «The Wall Street Journal». E’ sempre il quotidiano spagnolo, seguito dai due statunitensi a primeggiare per numero di retweet. Il volume di tweet sembra dunque influenzare direttamente la sua diffusione attraverso gli utenti presenti su Twitter. Si tratta di un aspetto non trascurabile sia per quanto riguarda il modo con il quale le persone ricevono l’informazione attraverso i loro contatti che in termini più strettamente promozionali.

Twittersfera

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Esempi di Buona Comunicazione Aziendale su Twitter

Gli account aziendali sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri sono prevalentemente eccessivamente promozionali o, nella migliore delle ipotesi, ingessati, noiosi.

Fortunatamente in un panorama generale abbastanza desolante spiccano delle eccezioni che vale la pena di prendere a riferimento come buoni esempi di comunicazione corporate su Twitter.

Strettamente in ambito editoriale un esempio di buone pratiche viene da @Einaudieditore che non a caso in un paese di gente che non legge libri ha la bellezza di circa 116mila followers – in questo sabato mattina – ma soprattutto un tasso di risposte del 24% e un tasso di retweets del 41%, chiari indicatori di un buon livello di interazione e coinvolgimento [per confronto si veda quello dei principali quotidiani italiani].

Più in generale ha attirato la mia attenzione ed ottenuto il mio apprezzamento l’account del  Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali al quale sono affidati i compiti di suscitare e sostenere adeguatamente l’azione della Chiesa e dei fedeli nelle molteplici forme della comunicazione. Cosa che a mio avviso gli riesce molto bene, anche, su Twitter.

I tre esempi sottostanti credo siano il modo migliore per provare a spiegarne le motivazioni.

1. Coinvolgimento delle persone

L’esempio sottostante, assolutamente replicabile dai newsmakers, dalle fonti d’informazione che invece continuano ad utilizzare Twitter come un megafono, mostra e dimostra le possibilità di coinvolgimento delle persone

2. Tono di voce/Mood di comunicazione

Se da un account ufficiale ci si aspetterebbe un rigore nella comunicazione pari o superiore a quella bancaria, un rigor mortis di formalismo. Il tweet sottostante evidenzia come, essendo ovviamente in prevalenza i giovani coloro ai quali ci si rivolge, utilizzare codici di comunicazione adeguati all’audience di riferimento. E così che nell’annunciare a gran voce l’habemus papam si utilizza un emoticon che sta a significare, per chi non lo sapesse, “dammi il cinque”

3. Crossmedialità, chiarezza delle fonti ed attribuzione

Se per caso non seguite i due account segnalati non posso che esortarvi a farlo. C’è molto da imparare.

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Come Twitter Influenza il Giornalismo

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory sintesi e commento del white paper realizzato dalla giornalista austriaca Nadja Hahn “What Good is Twitter? The Value of Social Media to Public Service Journalism” [A che cosa serve Twitter? Il valore dei social media per il giornalismo di servizio pubblico]. Analisi tesa a mostrare come i social media possono aiutare l’attività di emittenti di servizio pubblico, e più in generale informazione e giornalisti, e aggiungere valore ai loro rapporti.

Buona lettura.

Utilizzo Social Media Giornalisti

Sempre in tema valgono la lettura i consigli per le best practices di Twitter for News che ha elaborato una serie di suggerimenti per twittare con successo. La guida: “Twitter Best Practices For journalists and newsrooms” si basa sull’analisi di oltre 150 giornalisti ed editori su Twitter monitorati per sei mesi e può essere uno strumento utile per chi ha meno confidenza con il mezzo per aumentare numero dei followers e coinvolgimento degli stessi.

In riferimento alla specifica realtà italiana infine, dà un quadro della situazione lo storify realizzato da Carlo Felice Dalla Pasqua di un incontro del 7 marzo a Padova promosso dall’ODG su “L’informazione ai tempi del web” il cui titolo “Epitaffio per una categoria (o una professione)” la dice già lunga sulla questione.

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Osservatorio sulla Pubblicità – Risultati della Prima Edizione

L’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha diffuso i risultati della prima edizione dell’Osservatorio sulla Pubblicità.

L’indagine consente di approfondire quanto emerso dall’indagine conoscitiva sulla raccolta pubblicitaria pubblicata da AGCOM a fine novembre 2012.

Purtroppo i risultati vengono diffusi ad un anno di distanza dalla data in cui è stato effettuato lo studio [perchè?], ma visto che l’Autorità acquisisce informazioni e dati nell’ambito dell’annuale comunicazione all’informativa economica di sistema e dunque dispone di dati non altrimenti reperibili il rapporto contiene comunque informazioni d’interesse, in particolare per quanto riguarda l’online per il quale vengono forniti gli ordini di grandezza sia per l’above the line [search, display, social network, mobile e video] che per il below the line [direct mail, web marketing].

Dal rapporto emerge come le imprese prevalentemente non adottino un mix di comunicazione nell’above the line concentrando nel 60% dei casi il proprio investimento solo su un mezzo. Si conferma l’inconsistenza, l’inutilità dei listini pubblicitari che nel migliore dei casi, per la televisione, rappresentano base di negoziazione nel 30% dei casi e sono riferimento praticamente assente per quotidiani e periodici. I meccanismi di negoziazione e di formazione dei prezzi della pubblicità sono condizionati, si basano fondamentalmente sulle relazioni storiche tra cliente e concessionaria.

La dimensione aziendale riveste un’importanza cruciale nello spingere gli inserzionisti ad investire, per cui la comunicazione pubblicitaria si conferma un’attività per medie e grandi imprese. Come era già emerso dall’indagine di novembre, un’attività per pochi dunque visto il tessuto imprenditoriale italiano. Se per mezzi quale la televisione si tratta di una questione di soglia d’accesso al mezzo, in termini di livello d’investimento, la bassa penetrazione di altri media, Internet incluso, che comunque ha la maggior quota di aziende che svolge attività di comunicazione pubblicitaria [22,7% degli investitori e 5,7% del totale aziende], dimostra come il problema sia fondamentalmente culturale, di approccio.

Per quanto riguarda l’above the line per la pubblicità su Internet è la search il formato maggiormente richiesto, seguita da display e classified/directories come mostra la tavola di sintesi sotto riportata.

Ripartizione Investimenti Online

Anche la ripartizione degli investimenti pubblicitari dell’on line in base alla categoria pubblicitaria evidenzia la medesima ripartizione con al primo posto il search, inteso come annunci pubblicitari che compaiono sulla pagina che elenca i risultati di una ricerca [pay per click], seguito da display advertising e dalla pubblicità directory/classified. Meno rilevante, ma in forte espansione, appare l’investimento in pubblicità diffusa attraverso i social network, che nel 2011 già pesava il 10%. . Il 7% della spesa complessiva sul web è assorbita, infine, dalla pubblicità di tipo video che soffre del condizionamento dato dalla scarsa diffusione della banda larga nel nostro Paese. Sono ancora le forme più tradizionali di comunicazione pubblicitaria a fare la parte del leone online.

Infine, secondo l’AGCOM, il 49.2% delle imprese italiane ha un proprio sito web. Dato che se messo a confronto al 5.7% di aziende che investono in pubblicità online mostra certamente le enormi potenzialità ed opportunità di crescita ma anche l’attuale deficienza [nel senso del latino deficere, ma non solo].

In conclusione, il rapporto, che come d’abitudine invito caldamente a leggere integralmente, è la fotografia di un Paese, il nostro, [a]normale sia sotto il profilo della raccolta pubblicitaria che della propensione alla comunicazione da parte delle imprese. Istantanea le cui implicazioni  evidenziano un sistema che ha ancora molta strada da compiere, anche, sotto questo profilo.

Ripartizione ADV Online per Categoria

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Suggerimenti per la Gestione della Pagina Facebook per i Quotidiani

Journalism Uk ha pubblicato i consigli di Luke Lewis, a breve editor di BuzzFeed UK, e di Richard Moynihan, social media e community manager del free press Metro per la gestione delle fan page di Facebook da parte delle fonti d’informazione.

Ne esce un elenco di 14 punti, di 14 suggerimenti che vale la pena di riprendere.

  1. Sviluppate il vostro obiettivo - “Con Facebook bisogna avere chiaro quale sia il vostro obiettivo ” dice Lewis. “Ci sono due obiettivi distinti: uno è quello di essere più visibili  per le persone alle quali già “piace” la vostra pagina, l’altro è per essere sicuri di ottenere in maniera organica molte condivisioni su Facebook.” Se state cercando di aumentare la dimensione della comunità di Facebook ed aumentare l’engagement è possibile utilizzare gli aggiornamenti di stato per raccogliere “piace”, commenti e azioni; se invece mirate ad incrementare il traffico al sito web allora bisogna lavorare affinché le persone condividano le tue storie. 
  2. Pubblicate ogni ora o due – Se volete essere la fonte di notizie di cui la gente si nutre per tutto il giorno, idealmente, non farete due aggiornamenti al giorno ma una volta ogni paio d’ore, forse un po’ più frequentemente durante la settimana.
  3. Siate coincisi - Un aggiornamento di stato breve o introduzione è anche più facile da leggere nel feed ticker sul lato destro di un news feed.
  4. Si tratta di una conversazione, non una trasmissione unidirezionale - Solo perché a qualcuno è “piaciuta” la vostra pagina non significa che sia d’accordo ad essere bombardato di messaggi al limite dello spam. Fate domande, conversate.
  5. Fate [sor]ridere la gente - Mettendo un po’ di tono umoristico o qualcosa di irriverente si ottiene sempre una risposta decisamente migliore.
  6. Pubblicate foto e aggiungete testo
  7.  Evitate espedienti - C’è un’ossessione con EdgeRank in questo momento”, dice Lewis, “Ogni editore e ogni marca in tutto il mondo stanno disperatamente cercando di ottenere “mi piace”, ed è un po ‘controproducente ed ha generato in diverse occasioni comportamenti ingannevoli”.
  8. Le storie senza tempo funzionano -  Non solo attualità ma anche argomenti che riguardano le passioni delle persone.
  9. Le persone rispondono positivamente alle notizie che le fanno sentire bene
  10. Con le storie “WTF” si ottiene partecipazione - Le storie che pongono domande in maniera dissacrante, ironica generano un elevato numero di condivisioni e vi portano davanti agli occhi degli amici dei vostri fan
  11. Le liste generano condivisioni -   Gli elenchi puntati di informazioni [come ad esempio i dieci dischi più venduti] generano un numero elevato di condivisioni
  12. Storie con un forte elemento visivo ottengono un elevato numero di condivisioni
  13. Utilizzate “segui” –  Aspetto per i giornalisti più che per le testate
  14. Permettete ai lettori di commentare “loggandosi” con Facebook - Aspetto controverso da valutare in funzione della tipologia della testata, del posizionamento e del relativo pubblico di riferimento. Sicuramente valido per un pubblico giovane

Un buon esempio recente di alcuni dei punti descritti, suggeriti, si trova nella costruzione del titolo della notizia delle dimissioni del Papa da parte del “Il Manifesto nella pagina Facebook del quotidiano in questione [qui, qui, qui, qui e qui].

Buon lavoro.

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La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Berlusconi ha sortito il suo effetto e la boutade sul rimborso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri ed è la notizia principale di apertura di tutti i quotidiani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto prevalentemente con amarezza ed ironia dalle persone su Twitter. Secondo Topsy, strumento tra i più affidabili tra quelli disponibili gratuitamente, l’hashtag #propostashock e stato twittato 20.578 volte sino alla mezzanotte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la versione proposta dal PD #propostasciocc ha avuto 3.622 mention con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è relativo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi giornali sulle precedenti promesse, come noto non mantenute, di tagli fiscali da parte del Cavaliere, mentre per il solo #propostashock è l’affermazione di Cetty D., specializzata in satira, che ottiene 651 retweet e 169 favoriti.

Clicca per ingrandire ed accedere alla versione interattiva

Clicca per ingrandire ed accedere alla versione interattiva

Nonostante, come mostra l’immagine sopra riportata, la tag più utilizzata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i principali giornali online hanno ripreso la questione, ad esclusione di quelli apertamente schierati a favore delle “Berlustories”, neologismo che credo valga la pena di coniare ispirandosi al più famoso advertorials.

Se fortunatamente in questo caso, ad eccezione del «Messaggero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene risparmiato il tweet anonimo il trattamento delle due corazzate dell’informazione online italiana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Corriere della Sera» che «la Repubblica» pubblicano una fotogallery di alcuni tweet da loro selezionati. Una scelta che evidentemente non può essere giustificata da difficoltà tecniche nell’embeddare, nell’inserire il tweet originale [e relativo link alla fonte] stante anche le recenti migliorie apportate da Twitter in tal senso create proprio allo scopo.

La fotogallery genera pagine viste, è dunque lampante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispettosa del lettore, degli autori dei tweet e neppure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia possibile farlo lo dimostra, se necessario, «La Stampa» che invece, fortunatamente, sceglie una strada diversa pubblicando lo storify dei principali tweet dando un senso editoriale attraverso una selezione ragionata.

La mia “propostasciocc” è quella di adottare, ad esempio, il format realizzato recentemente dal «The Washington Post» in occasione del giuramento di Obama. Proposta di format che ha come sottoprodotto non trascurabile il riconoscimento, finalmente, del giusto credito alle persone  e che consente comunque di monetizzare presentando numerosi vantaggi rispetto alle fotogallery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qualsiasi relazione, e dunque anche in quella tra giornali e lettori, persone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quotidiani italiani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e relativo link al testo integrale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra informazione che mi pare non venga riportata integralmente dalle testate online. L’informazione credo sia sempre meglio fornirla completa altrimenti se non di parte resta certamente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Febbraio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

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Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giuramento di Obama per il secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti è stata occasione per molti quotidiani online in lingua inglese di testare, di sperimentare modalità e format per coinvolgere il lettore, le persone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washington Post» segnalato precedentemente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guardian» che nella sua versione dedicata agli USA ha chiesto ai propri lettori di esprimere consigli, richieste e critiche ad Obama raccogliendo quanto proposto in un unico spazio interattivo creato ad hoc NEL proprio sito web.

Message 4 Obama

Concettualmente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chiesto ai residenti nel District of Columbia, quello di Washington dove risiedono “i vicini di casa” di Obama, di esprimere i loro pensieri raccogliendo però in questo caso messaggi audio e video.

Più interessante “Build your own speech”, sempre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il proprio discorso inaugurale partendo da un questionario con 5 domande multiple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha prodotto una proposta interattiva che favorisce il coinvolgimento del lettore ed il tempo di permanenza sul sito. La realizzazione del quotidiano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal lettore che vengono visualizzate con dei grafici interattivi mostrando da quali Presidenti degli Stati Uniti sono state pronunciate ripercorrendo i discorsi inaugurali di elezione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte iniziative che con sentono di coinvolgere il lettore beneficiando dei volumi di traffico  e del tempo speso sul sito che questo può generare. Ma invece i giornali italiani a meno di un mese dalle elezioni politiche 2013 che fann0?

L’iniziativa più interessante è quella del quotidiano piemontese «La Stampa» che in collaborazione con LA7 e Google ha creato su Google+ uno spazio dedicato alle elezioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Google è tesa principalmente a “creare brand” è lo spazio realizzato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre funzioni di engagement .

In particolare sono interessanti dal mio punto di vista “il gioco”, costituito come nel caso del «The New York Times» da un questionario con 20 domande multiple choice per scoprire chi tra i leader politici in corsa corrisponde di più alle proprie idee e priorità. Apprezzabile iniziativa che però avrebbe richiesto di maggior trasparenza sull’algoritmo utilizzato per la realizzazione onde evitare sospetti di malcelati intenti promozionali a favore di questo o quel candidato [#].

Interessante altrettanto la possibilità offerta al lettore di creare un proprio manifesto politico anche se al momento il riscontro non pare essere elevato con soli 48 utenti che hanno colto questa possibilità al momento della redazione di questo articolo.

Ed ancora “La macchina della verità” che verifica ogni giorno le affermazioni dei politici con un autorevole fact-checking, messo a punto dalla redazione del giornale grazie alla collaborazione con i ricercatori della Fondazione Hume diretta dal professor Luca Ricolfi e “Le voci della politica” che permette di verificare le attività dei partiti e dei principali candidati sui social network e osservare come Facebook e Twitter reagiscono ai messaggi.

Iniziativa che resta praticamente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repubblica» che invece si dedica ad attività off line riproponendo “La Repubblica delle Idee” il 2 e 3 febbraio a Torino e «Il Sole24Ore» che realizza uno spazio ad hoc per le elezioni estremamente statico, tradizionale, eccezzione fatta per l’analisi del mood su Twitter e “Live Twitter” che comunque si limita a proporre i tweet dei candidati senza interattività e coinvolgimento del lettore che resta spettatore; un’occasione sprecata a pochi giorni dal lancio del nuovo sito del quotidiano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia manipolazione, sostengo che bastava pensarci [è spesso "l'ultimo miglio" che fa la differenza] e dichiarare come è stato costruito.

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