L’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha diffuso i risultati della prima edizione dell’Osservatorio sulla Pubblicità.
L’indagine consente di approfondire quanto emerso dall’indagine conoscitiva sulla raccolta pubblicitaria pubblicata da AGCOM a fine novembre 2012.
Purtroppo i risultati vengono diffusi ad un anno di distanza dalla data in cui è stato effettuato lo studio [perchè?], ma visto che l’Autorità acquisisce informazioni e dati nell’ambito dell’annuale comunicazione all’informativa economica di sistema e dunque dispone di dati non altrimenti reperibili il rapporto contiene comunque informazioni d’interesse, in particolare per quanto riguarda l’online per il quale vengono forniti gli ordini di grandezza sia per l’above the line [search, display, social network, mobile e video] che per il below the line [direct mail, web marketing].
Dal rapporto emerge come le imprese prevalentemente non adottino un mix di comunicazione nell’above the line concentrando nel 60% dei casi il proprio investimento solo su un mezzo. Si conferma l’inconsistenza, l’inutilità dei listini pubblicitari che nel migliore dei casi, per la televisione, rappresentano base di negoziazione nel 30% dei casi e sono riferimento praticamente assente per quotidiani e periodici. I meccanismi di negoziazione e di formazione dei prezzi della pubblicità sono condizionati, si basano fondamentalmente sulle relazioni storiche tra cliente e concessionaria.
La dimensione aziendale riveste un’importanza cruciale nello spingere gli inserzionisti ad investire, per cui la comunicazione pubblicitaria si conferma un’attività per medie e grandi imprese. Come era già emerso dall’indagine di novembre, un’attività per pochi dunque visto il tessuto imprenditoriale italiano. Se per mezzi quale la televisione si tratta di una questione di soglia d’accesso al mezzo, in termini di livello d’investimento, la bassa penetrazione di altri media, Internet incluso, che comunque ha la maggior quota di aziende che svolge attività di comunicazione pubblicitaria [22,7% degli investitori e 5,7% del totale aziende], dimostra come il problema sia fondamentalmente culturale, di approccio.
Per quanto riguarda l’above the line per la pubblicità su Internet è la search il formato maggiormente richiesto, seguita da display e classified/directories come mostra la tavola di sintesi sotto riportata.

Anche la ripartizione degli investimenti pubblicitari dell’on line in base alla categoria pubblicitaria evidenzia la medesima ripartizione con al primo posto il search, inteso come annunci pubblicitari che compaiono sulla pagina che elenca i risultati di una ricerca [pay per click], seguito da display advertising e dalla pubblicità directory/classified. Meno rilevante, ma in forte espansione, appare l’investimento in pubblicità diffusa attraverso i social network, che nel 2011 già pesava il 10%. . Il 7% della spesa complessiva sul web è assorbita, infine, dalla pubblicità di tipo video che soffre del condizionamento dato dalla scarsa diffusione della banda larga nel nostro Paese. Sono ancora le forme più tradizionali di comunicazione pubblicitaria a fare la parte del leone online.
Infine, secondo l’AGCOM, il 49.2% delle imprese italiane ha un proprio sito web. Dato che se messo a confronto al 5.7% di aziende che investono in pubblicità online mostra certamente le enormi potenzialità ed opportunità di crescita ma anche l’attuale deficienza [nel senso del latino deficere, ma non solo].
In conclusione, il rapporto, che come d’abitudine invito caldamente a leggere integralmente, è la fotografia di un Paese, il nostro, [a]normale sia sotto il profilo della raccolta pubblicitaria che della propensione alla comunicazione da parte delle imprese. Istantanea le cui implicazioni evidenziano un sistema che ha ancora molta strada da compiere, anche, sotto questo profilo.

Se ti piace, Condividilo:
Mi piace:
Mi piace Caricamento...
Gamification ed Engagement
Nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione ha un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.
E’ una tesi che sostengo da tempo anche in questi spazi e sulla quale attualmente sto lavorando per un importante player nel video-giornalismo partecipativo.
Tema che ahimè continua a restare assolutamente marginale in Italia ed ancor più, se possibile, per quanto riguarda l’editoria italiana e che sarà trattato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 25 aprile prossimo nel panel “La gamification dell’informazione funziona”, di cui sarò il moderatore, in cui verranno illustrati casi concreti e testimonianze sul tema.
In attesa di quel giorno la conferma arriva da Gygia, impresa statunitense che fornisce le infrastutture per gamificare il proprio sito web, che ha pubblicato un’infografica di sintesi dei risultati dei propri clienti, tra i quali figurano, per citarne alcuni del mondo dei media, Forbes e MTV, che fornisce i dati sugli obiettivi raggiunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.
Dai dati pubblicati emerge come grazie alla gamification i commenti siano aumentati del 13%, le condivisioni su Twitter, Facebook e gli altri social network del 22% e la ricerca di contenuti sia cresciuta di ben il 66% con un tasso di coinvolgimento complessivo che ha aumentato l’engagement dei visitatori mediamente di quasi un terzo [29%].
La gamification funziona.
Se ti piace, Condividilo:
Mi piace:
1 commento
Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi
Con tag coinvolgimento persone, commenti, Comunicazione, comunicazione d'impresa, condivisioni social network, engagement, facebook, festival internazione del giornalismo, futuro editoria, gamification, ijf13, marketing editoriale, media, social media, social network, strategie editoriali, twitter