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I Media Digitali Pesano il 57% del Consumo Mediatico Giornaliero

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory sintesi e commento ai risultati di “Global Media Consumption The Digital Reality 2013”, studio realizzato da GlobalWebIndex  che ha gentilmente concesso al sottoscritto, per conto dell’Osservatorio europeo di giornalismo, diversi approfondimenti rispetto a quanto pubblicamente disponibile nella sintesi dei risultati pubblicata a fine marzo.

La ricerca si basa su oltre 32mila rispondenti in 31 nazioni nel mondo, Italia inclusa. I risultati emergenti consentono di avere un panorama utile su come Internet abbia rivoluzionato in un tempo relativamente breve, non solo la maniera in cui fruiamo dei contenuti, delle notizie e più in generale  dell’intrattenimento, ma anche la maniera in cui ci relazioniamo con le persone, in cui socializziamo.

Buona lettura.

Global-Web-Index-Report

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Pronto, con chi Parlo?

La fase di analisi delle conversazioni che avvengono su social media e social network è fondamentale, senza di essa, che si tratti di “personal branding”, di promozione di una persona, o di un’azienda, un marchio, la presenza nelle reti sociali rischia di essere vanificata o comunque seriamente compromessa.

Esistono moltissimi strumenti allo scopo ed ovviamente quelli professionali, a pagamento, tendono a fornire maggior dettaglio ed accuratezza rispetto a quelli gratuiti di cui è molto ricca l’offerta sia in versione di prova che “open”. Nell’utilizzo di strumenti gratuiti spesso i migliori risultati si possono raggiungere utilizzando un set di tools che consentano nell’insieme di avere una fotografia sufficientemente dettagliata della situazione.

Per questo dopo la segnalazione di qualche mese fa di  Twitonomy, uno degli strumenti gratuiti di maggior completezza per l’analisi di Twitter, ho scelto oggi di segnalare KnowYourFollowers.

Lo strumento, anche nella parte gratuita [la versione a pagamento parte comunque da tariffe assolutamente abbordabili ed offre ben 100 parametri di analisi delle persone], come suggerisce il nome consente di conoscere in maggior dettaglio i propri followers, le persone con le quali si instaura una relazione ed una conversazione, su Twitter.

KnowYourFollowers, nella versione gratuita, fornisce la location geografica per nazione e città, pensiamo ad aziende che operano internazionalmente o, al contrario, che hanno una forte concentrazione geografica, se si tratta di individui o brand/aziende, la suddivisione per sesso e per status: sposati, single…etc.

Quello che è più importante, tra i dati disponibili gratuitamente, sono i dati relativi ad interessi e professione svolta, area di interesse o pratica professionale. parametri che consentono di comprendere in dettaglio gli argomenti di interesse e mirare così meglio la comunicazione.

Oltre alla tabella riassuntiva di dati è possibile visualizzare sia la mappa, con dettaglio per ciascun continente o città, ed i grafici di sintesi.

Oltre al proprio account è possibile monitorare anche quello dei propri competitors completando così la fotografia della situazione.

La tavola di sintesi sotto riportata è relativa ai risultati per quanto riguarda l’account twitter del sottoscritto.

Adesso, oltre a sapere con quante persone state parlando, potete sapere cosa gli interessa e può ulteriormente coinvolgerli, non tenerne conto sarebbe davvero colpevole. Buon lavoro.

Followers Analisi

A margine si segnala RetweetLab, altro strumento gratuito reso disponibile da ieri che analizza la “shareability” dei vostri tweet negli ultimi 40 giorni sulla base di 12 distinti parametri.

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Autorappresentazione & Condivisione dell’Informazione

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Tema “caldo” del quale discuteremo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 24 aprile prossimo nel panel “Social [In]Ability” , di cui sarò il moderatore, in cui, tra l’altro verrà presentata in anteprima nazionale la ricerca dell’Osservatorio sulle Nuove Forme di Consumo di Informazione e sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Mediale dell’Università di Urbino su come si informano gli italiani.

Sul tema delle condivisioni 33Across, piattaforma per la condivisione sociale dei contenuti partner di 625mila editori, ha pubblicato i dati dell’analisi effettuata questo mese delle condivisioni delle persone delle 500 principali fonti d’informazione negli USA suddivise in 24 categorie.

Dalla sintesi dei risultati emerge una differenza estremamente rilevante tra gli argomenti più condivisi dalle persone e quelli che invece sono di maggior interesse, più cliccati. Se notizie di attualità, politica, ma anche intrattenimento e gossip, sono i temi più cliccati è ciò che ruota intorno alla scienza, ad argomenti scientifici quello che viene maggiormente condiviso dalle persone.

Una dicotomia che si può spiegare solamente con il desiderio di autorappresentarsi in maniera diversa da come si è realmente. Tentativo di presentarsi agli occhi dei propri contatti proiettando un’immagine di se desiderata, non reale.

Comportamento aspirazionale, “wannabe”, che può essere utilizzato per la diffusione di argomenti specifici sui social media ma che non porta traffico al sito web.

Condivisioni Temi

Update: Sul tema da leggere Andrea Contino e Luca De Biase.

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Sempre Connessi

IDC ha condotto un sondaggio per conto di Facebook per investigare come le persone usano gli smartphones. Sono stati intervistati online 7446 statunitensi di età compresa tra i 18 ed i 44 anni possessori di un iPhone o di Android.

Dopo l’utilizzo della posta elettronica e la navigazione su Internet l’attività più popolare [70% dei rispondenti] è quella di collegarsi a Facebook, seguono l’utilizzo di mappe e giochi. La lettura di notizie è svolta nel 44% dei casi.

Secondo i risultati pubblicati, nei primi 15 minuti dal risveglio 4 persone su 5 controllano il proprio smartphone. Il 69% del campione lo utilizza appena sveglio, percentuale che sale all’89%  per la fascia di età 18-24 anni.

L’utilizzo dello smartphone è costante nell’arco della giornata e si triplica durante i fine settimana. I social, Facebook in primis ma anche Twitter e Linkedin sono utilizzati costantemente durante le attività quotidiane dallo shopping alla preparazione dei pasti passando per cinema, palestra ed eventi.

L’eccitazione viene trasmessa utilizzando Instagram, aggiornando Linkedin o mandando un messaggio diretto via Twitter, mentre la curiosità è soddisfatta attraverso Facebook, Twitter ed Instagram.

La grafica di sintesi sottostante riassume le attività più comunemente svolte su Facebook e la loro intensità. Dopo la lettura delle notizie provenienti dai propri contatti i giochi sono la principale, seguono i gruppi di interesse.

Siamo sempre connessi, le interazioni sociali sono costanti. Le imprese posso scegliere di partecipare, con educazione, alla conversazione o esserne estromesse se adottano modalità non  consone, non adeguate.

Utilizzo FB Smartphones

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Gamification ed Engagement

Nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione ha un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

E’ una tesi che sostengo da tempo anche in questi spazi e sulla quale attualmente sto lavorando per un importante player nel video-giornalismo partecipativo.

Tema che ahimè continua a restare assolutamente marginale in Italia ed ancor più, se possibile, per quanto riguarda l’editoria italiana e che sarà trattato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 25 aprile prossimo nel panel “La gamification dell’informazione funziona”, di cui sarò il moderatore, in cui verranno illustrati casi concreti e testimonianze sul tema.

In attesa di quel giorno la conferma arriva da Gygia, impresa statunitense che fornisce le infrastutture per gamificare il proprio sito web, che ha pubblicato un’infografica di sintesi dei risultati dei propri clienti, tra i quali figurano, per citarne alcuni del mondo dei media, Forbes e MTV, che fornisce i dati sugli obiettivi raggiunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.

Dai dati pubblicati emerge come grazie alla gamification i commenti siano aumentati del 13%, le condivisioni su Twitter, Facebook e gli altri social network del 22% e la ricerca di contenuti sia cresciuta di ben il 66% con un tasso di coinvolgimento complessivo che ha aumentato l’engagement dei visitatori mediamente di quasi un  terzo [29%].

La gamification funziona.

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La Comunicazione da Pari a Pari Funziona

Forrester ha pubblicato i risultati di “How To Build Your Brand With Branded Content”, rapporto dell’indagine online effettuata su oltre 70mila persone negli Stati Uniti ed in Europa, Italia compresa, che esplora come le persone reagiscono ai differenti contenuti e tipi di messaggi, alla comunicazione.

La tabella di sintesi pubblicata da TechCrunch sul livello di fiducia nei diversi mezzi, nelle diverse modalità di comunicazione, conferma ancora una volta che il passaparola è il veicolo più efficace e che le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro.

Tutto ciò che è “interruzione”, come i banner o gli sms promozionali, non gode di alcuna fiducia da parte delle persone. Anche la comunicazione corporate sui social media non ottiene grande fiducia.

Forrester Trust Media

Se l’invasività dei banner e lo scarsissimo gradimento da parte di chi naviga in Rete non è una sorpresa, basti pensare che alcune statistiche recentemente pubblicate mostrano come sia più probabile sopravvivere ad un disastro aereo che cliccare su un banner, la bassa fiducia nella comunicazione aziendale attraverso i social media dovrebbe, si spera, insegnare molto al riguardo.

Si tratta di un chiaro indicatore di come nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni delle generalizzazioni che però restano tali, anche i social media vengano utilizzati prevalentemente dalle imprese con finalità smaccatamente promozionali come testimonia l’ampio utilizzo di offerte ed appunto promozioni [una recente di Fiat ha "fatto storia"] e non per stabilire una relazione e dunque una conversazione con le persone sulla base dei loro interessi. Dati che fanno anche riflettere anche sul valore di sponsored tweets o sponsored stories.

La fiducia è importante e viene dal coinvolgimento su affinità su interessi comuni non dall’interruzione invasiva. La comunicazione da pari a pari funziona il resto no, o comunque molto meno.

Audiences

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PoliticsTTT

Gli eventi SocialabTTT si realizzano in contemporanea in diverse città italiane e in realtime con le finalità di condividere conoscenze, di creare e diffondere una cultura digitale, costruire un linguaggio comune e far crescere la Rete.

Il SociallabTTT di oggi 23 marzo, giunto alla nona edizione, è dedicato al tema dell’evoluzione della comunicazione politica in Rete e sul ruolo dei social media al suo interno. PoliticsTTT si svolgerà in contemporanea nelle città di Milano, Roma, Lecce, Genova, Bologna e Corato a partire dalle ore 18:30 sino alle 21:00.

L’evento è aperto a tutti previa registrazione per la presenza in loco [evento è sold out, ma potete provare lo stesso] o in alternativa è possibile seguire lo streaming video in diretta e la conversazione su Twitter con l’hashtag #PoliticsTTT seguito dalla sigla della città di riferimento, d’interesse, come ad esempio #PoliticsTTT/BO.

PoliticsTTT

Tra i relatori dell’edizione bolognese è stato incautamente arruolato anche il sottoscritto inseme a Matteo Lepore, Assessore al Comune di Bologna, coordinatore di Giunta con deleghe a Relazioni Internazionali della Città, Marketing Urbano, Innovazione e Semplificazione Amministrativa, Progetto Smart City e Agenda Digitale; Emanuela Zaccone, giovane social media analyst e researcher consultant, co-fondatrice e social media strategist di TOK.tv; Giovanni Scrofani (Twitter), classe ’74, si definisce un satiro dadaista, per gli addetti ai lavori è l’ideatore del progetto Gilda35, blog ovviamente dadaista, di satira politica, televisione, social network, web, programmi tv e tendenze del web e Andrea Nelson Mauro, animatore di Spaghetti open data , una comunità di normali cittadini con il pallino degli open data, che sostengono saldamente la libera informazione ed l’accesso alle informazioni pubbliche.

Le cose da dire non mancheranno certo sul controverso ed approssimativo utilizzo del Web e dei social media da parte dei politici come testimonia, ad esempio, il silenzio pressoché assoluto del Presidente del Consiglio uscente dopo le elezioni o di Pierferdinando Casini anch’esso praticamente ammutolito dopo la tornata elettorale.

Se avete modo di venire ci vediamo lì altrimenti “chiacchieriamo” come sempre via Twitter. A stasera.

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The State of the News Media 2013

E’ stato pubblicato ieri “State of the News Media 2013″ rapporto annuale realizzato da PEW Research Center’s Project for Excellence in Journalism sullo stato dei media, dalla televisione alla stampa passando ovviamente per il web e social media, negli Stati Uniti, giunto alla sua decima edizione.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 2009 interviste telefoniche ad adulti over 18, con affidabilità del campione che può avere oscillazioni dell 2,5%  in funzione della numerosità che inficia sul valore statistico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evidenze di ricerche svolte nel corso del 2012 da PEW stessa e da altri istituti di ricerca e fonti diverse.

La ricerca è davvero estremamente ampia e, per coloro che sono interessati a queste tematiche, è un must la lettura completa delle diverse aree, dei diversi media che lo studio analizza. Per sintesi e focalizzazione ho concentrato la mia analisi alla parte relativa ai quotidiani, alla stampa ed al digitale.

In larga parte si confermano fondamentalmente fatti già ampiamente noti ed evidenze già emerse da altre ricerche sul tema.

La ricerca nel complesso evidenzia come l’approccio prevalente alla quantità rispetto alla qualità dell’informazione sia perdente. Il taglio dei costi, lo snellimento delle redazioni implicano una complessiva riduzione della qualità dell’informazione e le persone lo percepiscono. Il 65% del campione afferma di aver abbandonato una o più fonti d’informazione perchè non più funzionale ai propri bisogni. Nel 48% dei casi le persone affermano di percepire una minor completezza informativa rispetto al passato.

Ancora una volta il passaparola da familiari e conoscenti, amici, è il veicolo d’informazione più rilevante, il modo attraverso il quale le persone ricevono informazioni [e notizie]. I social media sono la seconda fonte attraverso la quale le persone acquisiscono informazioni. Informazioni che poi nel 77% dei casi vengono approfondite spesso o abbastanza spesso.

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Social media il cui ruolo è in costante espansione con il 19% degli americani che afferma di aver visto una notizia o il titolo di una notizia il giorno prima attraverso di questi [era il 9% nel 2010]. Twitter seppure abbia una minor penetrazione rispetto a Facebook si conferma essere la fonte alla quale le persone attingono per le “breaking news”.

Social media e crescente utilizzo della Rete in mobilità accrescono la pressione sulle fonti d’informazione e moltiplicano le sfide da affrontare in quest’ambito.

Se da un lato il numero di persone che acquisiscono informazioni online e dal digitale è in costante crescita ed è ormai la seconda fonte d’informazione dopo la televisione, dall’altro lato resta il ben noto problema dei ricavi in un mercato fortemente concentrato nelle mani di pochi players che continuano a dominare prepotentemente lasciando poco spazio all’industria dell’informazione. Per dirla in una battuta, il futuro è qui adesso ma non è equamente distribuito.

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I giornali iniziano lentamente a stabilizzarsi ed i dati del 2012 finalmente contengono elementi di positività, seppur ancora decisamente moderata.

In  particolare sono le vendite dei giornali ad dare adito ad un cauto ottimismo e spesso il paywall, come evidenziato e richiamato più volte in questi spazi, sono funzionali per aumentare le vendite della versione cartacea.

Ben diverso il panorama dei ricavi pubblicitari che nel digitale/online complessivamente sono cresciti “solo” del 3% nel 2012. Una tendenza troppo modesta per compensare  le perdite [-7,7%] del cartaceo. Per quanto riguarda l’online la continua discesa dei prezzi è ulteriore elemento di preoccupazione ed evidenza di come sia necessario trovare altre fonti di ricavo, modelli di business differenti dal passato per i giornali e l’industria dell’informazione.

Nel complesso la direzione è verso i “new” media ma gli “old” media sono ancora molto presenti e rilevanti, ben distanti dalla morte troppe volte annunciata [pour cause?].

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Molto simile a quella dei giornali la situazione dei periodici settimanali e mensili. Vendite del cartaceo e ricavi pubblicitari in calo con il digitale che cresce ma ha un peso davvero modesto e non compensa le perdite. Una tendenza che non pare avere mutamenti significativi nel medio termine come mostra il grafico di sintesi sottostante.

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“State of the News Media 2013″ è probabilmente la più esaustiva ed accurata fotografia della situazione dei media negli USA. Va però ricordato come la realtà statunitense sia spesso distante da quella nostrana e come in molti casi i fenomeni che si verificano oltreoceano non necessariamente abbiano luogo a distanza di tempo nel nostro Paese. Come tutte le fotografie è un’instantanea di un momento, utile a fissare idee e concetti ma da elaborare affinchè possa essere fonte di ispirazione. La fotografia fondamentalmente la conoscevamo già a prescindere dal contributo del rapporto comunque prezioso, il film, per continuare nella metafora, dobbiamo costruircelo noi, ciascuno per la propria specifica realtà.

L’infografica sotto riportata riassume altri elementi del rapporto, che come sempre torno ad invitare a leggere integralmente, che non sono stati toccati dalla mia personalissima sintesi e decodifica delle informazioni rese disponibili.

Altre sintesi e letture dei dati del rapporto sono ovviamente ampiamente disponibili. Tra le tante consiglio quella del NYTimes che si concentra sulle tendenze delle televisioni locali, di Poynter che approfondisce lo sbilanciamento tra qualità e quantità dell’informazione citato in apertura e Mattew Ingram su Paid Content che parla di luci ed ombre all’orizzonte.

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Quotidiani e Twittersfera

Marco Toledo Bastos ha condotto una ricerca sulla notiziabilità all’interno della twittersfera  e sui flussi d’informazione dei principali quotidiani internazionali nella piattaforma di microblogging da 140 caratteri.

Per quattro mesi ha monitorato la diffusione degli articoli dei principali giornali di Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Brasile e Germania. Su Polis, della London School of Economics’ Media and Communications Department, sono stati pubblicati, anticipando i risultati definitivi della desk research, i dati relativi alle prime due settimane di ottobre del 2012. I dati forniti da Bastos sono il risultato del monitoraggio di 2.842.699 di articoli twittati nel periodo.

Nel complesso emerge come la quota di voce maggiore sia dei giornali statunitensi che pesano il 35% del totale, seguono quelli spagnoli con il 28% e gli inglesi con il 19%. Ai quotidiani tedeschi va solo il 4% di share of voice, evidenza di una bassa attività generale da parte degli stessi.

Tra le elaborazioni realizzate una delle più interessanti riguarda la comparazione tra la quota di vendite della versione cartacea e la percentuale di notizie diffuse su Twitter. Rispetto alla quota di mercato nel proprio Paese tutti i principali quotidiani considerati, da «El Pais» al «The Guardian», passando per «Die Welt» e «The New York Times», hanno una diffusione ed una quota di voce sulla piattaforma di microblogging di gran lunga superiore alle vendite come mostra il grafico di sintesi dei risultati sottostante.

Dai dati non pare emergere un effetto traino sulle vendite di copie cartacee dalla presenza su Twitter che invece sicuramente è funzionale per generare brand awareness, notorietà di marca delle testate, e accessi al sito web.

Circulation Vs Tweets

I dati pubblicati forniscono anche la distribuzione oraria, i client utilizzati e le tipologie di piattaforme diffuse [mobile, desktop].

Vengono inoltre analizzate la quota di voce complessiva sulle testate prese in considerazione, con «El Pais» a primeggiare su «The New York Times» e «The Wall Street Journal». E’ sempre il quotidiano spagnolo, seguito dai due statunitensi a primeggiare per numero di retweet. Il volume di tweet sembra dunque influenzare direttamente la sua diffusione attraverso gli utenti presenti su Twitter. Si tratta di un aspetto non trascurabile sia per quanto riguarda il modo con il quale le persone ricevono l’informazione attraverso i loro contatti che in termini più strettamente promozionali.

Twittersfera

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Esempi di Buona Comunicazione Aziendale su Twitter

Gli account aziendali sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri sono prevalentemente eccessivamente promozionali o, nella migliore delle ipotesi, ingessati, noiosi.

Fortunatamente in un panorama generale abbastanza desolante spiccano delle eccezioni che vale la pena di prendere a riferimento come buoni esempi di comunicazione corporate su Twitter.

Strettamente in ambito editoriale un esempio di buone pratiche viene da @Einaudieditore che non a caso in un paese di gente che non legge libri ha la bellezza di circa 116mila followers – in questo sabato mattina – ma soprattutto un tasso di risposte del 24% e un tasso di retweets del 41%, chiari indicatori di un buon livello di interazione e coinvolgimento [per confronto si veda quello dei principali quotidiani italiani].

Più in generale ha attirato la mia attenzione ed ottenuto il mio apprezzamento l’account del  Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali al quale sono affidati i compiti di suscitare e sostenere adeguatamente l’azione della Chiesa e dei fedeli nelle molteplici forme della comunicazione. Cosa che a mio avviso gli riesce molto bene, anche, su Twitter.

I tre esempi sottostanti credo siano il modo migliore per provare a spiegarne le motivazioni.

1. Coinvolgimento delle persone

L’esempio sottostante, assolutamente replicabile dai newsmakers, dalle fonti d’informazione che invece continuano ad utilizzare Twitter come un megafono, mostra e dimostra le possibilità di coinvolgimento delle persone

2. Tono di voce/Mood di comunicazione

Se da un account ufficiale ci si aspetterebbe un rigore nella comunicazione pari o superiore a quella bancaria, un rigor mortis di formalismo. Il tweet sottostante evidenzia come, essendo ovviamente in prevalenza i giovani coloro ai quali ci si rivolge, utilizzare codici di comunicazione adeguati all’audience di riferimento. E così che nell’annunciare a gran voce l’habemus papam si utilizza un emoticon che sta a significare, per chi non lo sapesse, “dammi il cinque”

3. Crossmedialità, chiarezza delle fonti ed attribuzione

Se per caso non seguite i due account segnalati non posso che esortarvi a farlo. C’è molto da imparare.

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