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Le Domande Fatele su Facebook

Socialbakers, una delle fonti più autorevoli ed attendibili di misurazione dei social media, ha rilasciato i dati della propria indagine periodica socially devoted, standard che fornisce risultati per i brand su Facebook e Twitter, i suoi principi si applicano a tutte le piattaforme di social networking, tra cui Google, YouTube e altri.

Secondo quanto pubblicato in questi giorni mediamente soltanto il 38% delle aziende, dei brand risponde alle persone su Twitter. Nonostante si noti una tendenza positiva rispetto alla precedente rilevazione, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, per usare le parole di Socialbakers, “It’s Time for Brands to Wake Up”, è ora di svegliarsi.

Response Rate TW

Diversa la situazione su Facebook dove invece il tasso di risposta ha raggiunto il 60% a fronte di un numero di domande sempre crescente da parte delle persone sul social network più popoloso al mondo.

In attesa che le imprese capiscano finalmente come interagire anche su Twitter, le domande fatele su Facebook.

sociallydevoted-q1-2013

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Crowdfunding di Fatto

All’inizio di quest’anno Peter Gomez, direttore dell’edizione online del «Il Fatto Quotidiano», aveva chiesto ai propri lettori come trovare l’equilibrio economico sul web per la testata ricevendo numerosi commenti ed indicazioni.

Ieri è sempre il suo direttore ad annunciare il lancio di un iniziativa di richiesta di sostegno al giornale che accoglie una parte di quelle indicazioni. Scrive Gomez che: “Quest’anno, se andrà bene, ilfattoquotidiano.it chiuderà 800.000 euro sotto il punto di pareggio. Che raggiungerà, forse, solo nel 2014″.

Ecco che allora per sostenere la crescita e lo sviluppo della testata online viene proposta la richiesta di un versamento di 3,99€ mensili per diventare utenti-sostenitori del quotidiano. Cifra che, secondo quanto riportato, permette di:

- Partecipare in diretta alla riunione di redazione de ilfattoquotidiano.it ogni giovedì alle ore 16.00, lasciare i tuoi commenti e suggerire gli argomenti e le notizie da trattare durante la settimana.
- Accedere a tre anni di archivio cartaceo html a partire da una settimana indietro rispetto alla data del giorno in corso
- Scegliere, tramite un sondaggio on line, una delle cinque inchieste proposte dalla redazione. L’inchiesta più votata sarà approfondita dai nostri giornalisti e video-reporter e pubblicata su ilfattoquotidiano.it

Utente sostenitore Fatto

Mi piace l’idea proposta di poter avere un filo diretto con la redazione anche se personalmente avrei trovato modalità diverse da quelle proposte che mi appaiono circoscritte ed eccessivamente limitate. Mi piace anche l’idea di rendicontare ogni quattro mese come sono state investite le somme ricevute a sostegno dello sviluppo del giornale e l’idea di base di co-creazione di valore, come avevo già scritto quattro mesi fa.

Non mi piace il nome di utente-sostenitore, che poteva trovare certamente una miglior definizione, un nome meno “meccanico”. Trovo debole la proposta di accesso all’archivio con una settimana di ritardo, una proposta di valore estremamente limitato che credo possa interessare un numero di persone esiguo.

Se, come viene detto, si tratta di un work in progress non resta che coglierne gli aspetti positivi ed attendere i futuri sviluppi e le inevitabili correzioni di tiro.

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Pronto, con chi Parlo?

La fase di analisi delle conversazioni che avvengono su social media e social network è fondamentale, senza di essa, che si tratti di “personal branding”, di promozione di una persona, o di un’azienda, un marchio, la presenza nelle reti sociali rischia di essere vanificata o comunque seriamente compromessa.

Esistono moltissimi strumenti allo scopo ed ovviamente quelli professionali, a pagamento, tendono a fornire maggior dettaglio ed accuratezza rispetto a quelli gratuiti di cui è molto ricca l’offerta sia in versione di prova che “open”. Nell’utilizzo di strumenti gratuiti spesso i migliori risultati si possono raggiungere utilizzando un set di tools che consentano nell’insieme di avere una fotografia sufficientemente dettagliata della situazione.

Per questo dopo la segnalazione di qualche mese fa di  Twitonomy, uno degli strumenti gratuiti di maggior completezza per l’analisi di Twitter, ho scelto oggi di segnalare KnowYourFollowers.

Lo strumento, anche nella parte gratuita [la versione a pagamento parte comunque da tariffe assolutamente abbordabili ed offre ben 100 parametri di analisi delle persone], come suggerisce il nome consente di conoscere in maggior dettaglio i propri followers, le persone con le quali si instaura una relazione ed una conversazione, su Twitter.

KnowYourFollowers, nella versione gratuita, fornisce la location geografica per nazione e città, pensiamo ad aziende che operano internazionalmente o, al contrario, che hanno una forte concentrazione geografica, se si tratta di individui o brand/aziende, la suddivisione per sesso e per status: sposati, single…etc.

Quello che è più importante, tra i dati disponibili gratuitamente, sono i dati relativi ad interessi e professione svolta, area di interesse o pratica professionale. parametri che consentono di comprendere in dettaglio gli argomenti di interesse e mirare così meglio la comunicazione.

Oltre alla tabella riassuntiva di dati è possibile visualizzare sia la mappa, con dettaglio per ciascun continente o città, ed i grafici di sintesi.

Oltre al proprio account è possibile monitorare anche quello dei propri competitors completando così la fotografia della situazione.

La tavola di sintesi sotto riportata è relativa ai risultati per quanto riguarda l’account twitter del sottoscritto.

Adesso, oltre a sapere con quante persone state parlando, potete sapere cosa gli interessa e può ulteriormente coinvolgerli, non tenerne conto sarebbe davvero colpevole. Buon lavoro.

Followers Analisi

A margine si segnala RetweetLab, altro strumento gratuito reso disponibile da ieri che analizza la “shareability” dei vostri tweet negli ultimi 40 giorni sulla base di 12 distinti parametri.

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Autorappresentazione & Condivisione dell’Informazione

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Tema “caldo” del quale discuteremo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 24 aprile prossimo nel panel “Social [In]Ability” , di cui sarò il moderatore, in cui, tra l’altro verrà presentata in anteprima nazionale la ricerca dell’Osservatorio sulle Nuove Forme di Consumo di Informazione e sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Mediale dell’Università di Urbino su come si informano gli italiani.

Sul tema delle condivisioni 33Across, piattaforma per la condivisione sociale dei contenuti partner di 625mila editori, ha pubblicato i dati dell’analisi effettuata questo mese delle condivisioni delle persone delle 500 principali fonti d’informazione negli USA suddivise in 24 categorie.

Dalla sintesi dei risultati emerge una differenza estremamente rilevante tra gli argomenti più condivisi dalle persone e quelli che invece sono di maggior interesse, più cliccati. Se notizie di attualità, politica, ma anche intrattenimento e gossip, sono i temi più cliccati è ciò che ruota intorno alla scienza, ad argomenti scientifici quello che viene maggiormente condiviso dalle persone.

Una dicotomia che si può spiegare solamente con il desiderio di autorappresentarsi in maniera diversa da come si è realmente. Tentativo di presentarsi agli occhi dei propri contatti proiettando un’immagine di se desiderata, non reale.

Comportamento aspirazionale, “wannabe”, che può essere utilizzato per la diffusione di argomenti specifici sui social media ma che non porta traffico al sito web.

Condivisioni Temi

Update: Sul tema da leggere Andrea Contino e Luca De Biase.

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Sempre Connessi

IDC ha condotto un sondaggio per conto di Facebook per investigare come le persone usano gli smartphones. Sono stati intervistati online 7446 statunitensi di età compresa tra i 18 ed i 44 anni possessori di un iPhone o di Android.

Dopo l’utilizzo della posta elettronica e la navigazione su Internet l’attività più popolare [70% dei rispondenti] è quella di collegarsi a Facebook, seguono l’utilizzo di mappe e giochi. La lettura di notizie è svolta nel 44% dei casi.

Secondo i risultati pubblicati, nei primi 15 minuti dal risveglio 4 persone su 5 controllano il proprio smartphone. Il 69% del campione lo utilizza appena sveglio, percentuale che sale all’89%  per la fascia di età 18-24 anni.

L’utilizzo dello smartphone è costante nell’arco della giornata e si triplica durante i fine settimana. I social, Facebook in primis ma anche Twitter e Linkedin sono utilizzati costantemente durante le attività quotidiane dallo shopping alla preparazione dei pasti passando per cinema, palestra ed eventi.

L’eccitazione viene trasmessa utilizzando Instagram, aggiornando Linkedin o mandando un messaggio diretto via Twitter, mentre la curiosità è soddisfatta attraverso Facebook, Twitter ed Instagram.

La grafica di sintesi sottostante riassume le attività più comunemente svolte su Facebook e la loro intensità. Dopo la lettura delle notizie provenienti dai propri contatti i giochi sono la principale, seguono i gruppi di interesse.

Siamo sempre connessi, le interazioni sociali sono costanti. Le imprese posso scegliere di partecipare, con educazione, alla conversazione o esserne estromesse se adottano modalità non  consone, non adeguate.

Utilizzo FB Smartphones

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La Comunicazione da Pari a Pari Funziona

Forrester ha pubblicato i risultati di “How To Build Your Brand With Branded Content”, rapporto dell’indagine online effettuata su oltre 70mila persone negli Stati Uniti ed in Europa, Italia compresa, che esplora come le persone reagiscono ai differenti contenuti e tipi di messaggi, alla comunicazione.

La tabella di sintesi pubblicata da TechCrunch sul livello di fiducia nei diversi mezzi, nelle diverse modalità di comunicazione, conferma ancora una volta che il passaparola è il veicolo più efficace e che le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro.

Tutto ciò che è “interruzione”, come i banner o gli sms promozionali, non gode di alcuna fiducia da parte delle persone. Anche la comunicazione corporate sui social media non ottiene grande fiducia.

Forrester Trust Media

Se l’invasività dei banner e lo scarsissimo gradimento da parte di chi naviga in Rete non è una sorpresa, basti pensare che alcune statistiche recentemente pubblicate mostrano come sia più probabile sopravvivere ad un disastro aereo che cliccare su un banner, la bassa fiducia nella comunicazione aziendale attraverso i social media dovrebbe, si spera, insegnare molto al riguardo.

Si tratta di un chiaro indicatore di come nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni delle generalizzazioni che però restano tali, anche i social media vengano utilizzati prevalentemente dalle imprese con finalità smaccatamente promozionali come testimonia l’ampio utilizzo di offerte ed appunto promozioni [una recente di Fiat ha "fatto storia"] e non per stabilire una relazione e dunque una conversazione con le persone sulla base dei loro interessi. Dati che fanno anche riflettere anche sul valore di sponsored tweets o sponsored stories.

La fiducia è importante e viene dal coinvolgimento su affinità su interessi comuni non dall’interruzione invasiva. La comunicazione da pari a pari funziona il resto no, o comunque molto meno.

Audiences

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Esempi di Buona Comunicazione Aziendale su Twitter

Gli account aziendali sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri sono prevalentemente eccessivamente promozionali o, nella migliore delle ipotesi, ingessati, noiosi.

Fortunatamente in un panorama generale abbastanza desolante spiccano delle eccezioni che vale la pena di prendere a riferimento come buoni esempi di comunicazione corporate su Twitter.

Strettamente in ambito editoriale un esempio di buone pratiche viene da @Einaudieditore che non a caso in un paese di gente che non legge libri ha la bellezza di circa 116mila followers – in questo sabato mattina – ma soprattutto un tasso di risposte del 24% e un tasso di retweets del 41%, chiari indicatori di un buon livello di interazione e coinvolgimento [per confronto si veda quello dei principali quotidiani italiani].

Più in generale ha attirato la mia attenzione ed ottenuto il mio apprezzamento l’account del  Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali al quale sono affidati i compiti di suscitare e sostenere adeguatamente l’azione della Chiesa e dei fedeli nelle molteplici forme della comunicazione. Cosa che a mio avviso gli riesce molto bene, anche, su Twitter.

I tre esempi sottostanti credo siano il modo migliore per provare a spiegarne le motivazioni.

1. Coinvolgimento delle persone

L’esempio sottostante, assolutamente replicabile dai newsmakers, dalle fonti d’informazione che invece continuano ad utilizzare Twitter come un megafono, mostra e dimostra le possibilità di coinvolgimento delle persone

2. Tono di voce/Mood di comunicazione

Se da un account ufficiale ci si aspetterebbe un rigore nella comunicazione pari o superiore a quella bancaria, un rigor mortis di formalismo. Il tweet sottostante evidenzia come, essendo ovviamente in prevalenza i giovani coloro ai quali ci si rivolge, utilizzare codici di comunicazione adeguati all’audience di riferimento. E così che nell’annunciare a gran voce l’habemus papam si utilizza un emoticon che sta a significare, per chi non lo sapesse, “dammi il cinque”

3. Crossmedialità, chiarezza delle fonti ed attribuzione

Se per caso non seguite i due account segnalati non posso che esortarvi a farlo. C’è molto da imparare.

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Suggerimenti per la Gestione della Pagina Facebook per i Quotidiani

Journalism Uk ha pubblicato i consigli di Luke Lewis, a breve editor di BuzzFeed UK, e di Richard Moynihan, social media e community manager del free press Metro per la gestione delle fan page di Facebook da parte delle fonti d’informazione.

Ne esce un elenco di 14 punti, di 14 suggerimenti che vale la pena di riprendere.

  1. Sviluppate il vostro obiettivo - “Con Facebook bisogna avere chiaro quale sia il vostro obiettivo ” dice Lewis. “Ci sono due obiettivi distinti: uno è quello di essere più visibili  per le persone alle quali già “piace” la vostra pagina, l’altro è per essere sicuri di ottenere in maniera organica molte condivisioni su Facebook.” Se state cercando di aumentare la dimensione della comunità di Facebook ed aumentare l’engagement è possibile utilizzare gli aggiornamenti di stato per raccogliere “piace”, commenti e azioni; se invece mirate ad incrementare il traffico al sito web allora bisogna lavorare affinché le persone condividano le tue storie. 
  2. Pubblicate ogni ora o due – Se volete essere la fonte di notizie di cui la gente si nutre per tutto il giorno, idealmente, non farete due aggiornamenti al giorno ma una volta ogni paio d’ore, forse un po’ più frequentemente durante la settimana.
  3. Siate coincisi - Un aggiornamento di stato breve o introduzione è anche più facile da leggere nel feed ticker sul lato destro di un news feed.
  4. Si tratta di una conversazione, non una trasmissione unidirezionale - Solo perché a qualcuno è “piaciuta” la vostra pagina non significa che sia d’accordo ad essere bombardato di messaggi al limite dello spam. Fate domande, conversate.
  5. Fate [sor]ridere la gente - Mettendo un po’ di tono umoristico o qualcosa di irriverente si ottiene sempre una risposta decisamente migliore.
  6. Pubblicate foto e aggiungete testo
  7.  Evitate espedienti - C’è un’ossessione con EdgeRank in questo momento”, dice Lewis, “Ogni editore e ogni marca in tutto il mondo stanno disperatamente cercando di ottenere “mi piace”, ed è un po ‘controproducente ed ha generato in diverse occasioni comportamenti ingannevoli”.
  8. Le storie senza tempo funzionano -  Non solo attualità ma anche argomenti che riguardano le passioni delle persone.
  9. Le persone rispondono positivamente alle notizie che le fanno sentire bene
  10. Con le storie “WTF” si ottiene partecipazione - Le storie che pongono domande in maniera dissacrante, ironica generano un elevato numero di condivisioni e vi portano davanti agli occhi degli amici dei vostri fan
  11. Le liste generano condivisioni -   Gli elenchi puntati di informazioni [come ad esempio i dieci dischi più venduti] generano un numero elevato di condivisioni
  12. Storie con un forte elemento visivo ottengono un elevato numero di condivisioni
  13. Utilizzate “segui” –  Aspetto per i giornalisti più che per le testate
  14. Permettete ai lettori di commentare “loggandosi” con Facebook - Aspetto controverso da valutare in funzione della tipologia della testata, del posizionamento e del relativo pubblico di riferimento. Sicuramente valido per un pubblico giovane

Un buon esempio recente di alcuni dei punti descritti, suggeriti, si trova nella costruzione del titolo della notizia delle dimissioni del Papa da parte del “Il Manifesto nella pagina Facebook del quotidiano in questione [qui, qui, qui, qui e qui].

Buon lavoro.

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Co-creazione di Valore

Coltivare il dialogo con le persone e ascoltarne le motivazioni, accogliendone opinioni e suggerimenti, è la strategia più efficace a disposizione di un’azienda per migliorare i propri prodotti e servizi e inventarne di nuovi, modellandoli sulle esigenze espresse dalle personen stesse. Questa strategia ha un nome, si chiama marketing conversazionale e co-creazione di valore.

Processo di co-creazione che dovrebbe essere l’essenza di quello che comunemente si racchiude nella definizione di Web 2.0 per troppo tempo colpevolmente trascurato, anche, dai giornali e ricercato sempre più dalle persone, che richiamavo a chiare lettere ragionando su quelli che a mio avviso dovranno essere i capisaldi del 2013 per l’industria dell’informazione.

Mentre il mondo intero guarda con attenzione ed interesse al “freemium-based meter” annunciato da Andrew Sullivan per la sua iniziativa editoriale indipendente, che pare iniziare sotto buoni auspici ma che, come dicevo ieri non  credo possa essere preso ad esempio per una struttura che ha costi importanti e dunque necessita di un insieme più articolato di fonti di ricavo, in Italia, finalmente, qualcuno inizia ad applicare i principi della co-creazione anche in ambito editoriale.

E’ il caso dell’edizione online del «Il Fatto Quotidiano» che a firma del suo Direttore Peter Gomez, a testimonianza dell’importanza attribuita alla cosa, chiude l’anno chiedendo ai propri lettori come trovare l’equilibrio economico sul web per la testata.

Succede che la richiesta, al momento della redazione di questo articolo, raccoglie 475 commenti. Certamente un’inezia rispetto ai 400mila che mediamente visitano il sito del giornale in questione ma nella maggior parte dei casi emergono spunti davvero interessanti.

E’ il caso, ad esempio, del commento di Vittorio Capozzi che suggerisce di “concretizzare il primo giornale on-line ‘peer-reviewed’: per mettere a valore con metodo le competenze disciplinari dei lettori, una comunità ‘peer-to-peer’ per una rigorosa verifica del giornalismo che incontra le discipline. Un esperimento di spessore internazionale, di transdisciplinarità giornalistica, che potrebbe non essere complesso da implementare”, o, per citarne almeno un altro, di quello di Maurizio Mineo che afferma “suggerirei una maggiore integrazione tra sito e giornale: per esempio, negli articoli del giornale rimandi al sito [tramite url accorciati come quelli su twitter, bit.ly/..., cliccabili sulla versione elettronica!] per approfondimenti – anche video – sull’argomento, come anche qualcosa di simile al “Come è andata a finire” della trasmissione Report. [...] 4€ al mese non sono esagerati: come “premium” potrei immaginarmi l’accesso all’archivio del giornale per non abbonati e la lettura su sito di una selezione di articoli e inchieste del giornale in contemporanea alla pubblicazione degli stessi [penso per esempio agli editoriali delle firme del giornale, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, che raramente appaiono sui rispettivi blog]“.

Quelli soprariportati sono solo due, per brevità, dei tanti commenti e suggerimenti davvero interessanti, che consiglio di leggere, raccolti dal giornale nei tre giorni dalla pubblicazione.

Esempio concreto di come creare senso di community e valore aggiunto attraverso il convolgimento delle persone, da seguire come buona pratica.

Co-creazione-valore-con-il-cliente

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Le Notizie più Social del 2012 in Italia

Human Highway, , società di ricerche di mercato che, tra l’altro,  ha realizzato UAC Meter, strumento di osservazione e analisi della diffusione dell’informazione online sui social network, ha reso disponibili i dati relativi alle condivisioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel nostro Paese nel 2012.

Dall’analisi dell’amplificazione sociale delle notizie emerge come ogni giorno in Italia le diverse fonti d’informazione, dalle versioni online dei quotidiani ai blog passando per le testate all digital, vengano pubblicati mediamente 2mila articoli al giorno che vengono condivisi da 250mila persone quotidianamente.

Evidenza di come i social media siano, anche, mezzi di distribuzione e diffusione dei mass media, come segnalava Tom Foremski, autorevole [ex] giornalista del «Financial Times», che ne ha  riassunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distribution of Mass Media]. Evidenza inoltre sia del passaggio dall’impression all’expression, dalla pura esposizione ai contenuti di un media a quello di lettura, apprezzamento e condivisione che del passaggio dallo user generated content allo user amplified content.

Il tasso di amplificazione sociale delle notizie di una testata diventa così un indice che esprime adesione, consenso o dissenso, partecipazione e coinvolgimento.

Per il 2012 sono state analizzate 40 testate che hanno prodotto 644mila articoli generando 54 milioni di “like” su Facebook e 4 milioni di tweet.

Se si conferma, come era già emerso dalle precedenti analisi,  che a primeggiare sono «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera», che da soli accorpano il 66,1% del totale delle condivisioni, la sorpresa viene da «Giornalettismo», testata all digital che si colloca al quarto posto, dopo «Il Fatto Quotidiano», per numero di condivisioni e che colpisce l’immaginario collettivo con un articolo su distrazione e potenzialità cerebrali dell’uomo che colleziona 112.749 condivisioni facendone la notizia più condivisa in assoluto nel 2012.

E’ interessante notare come la quarta notizia più condivisa [76.648 condivisioni] sia relativa ad una “bufala” pubblicata da «Il Mattino» di Napoli e poi dallo stesso corretta.

Grazie alla collaborazione di @nelsonmau, data journalist e recente co-fondatore di Dataninja, sito di recente creazione nato per raccogliere una serie di esperimenti di data-journalism, i dati pubblicati da Human Highway sono stati ulteriormente elaborati per approfondire il tema.

Emerge come il 72,2% delle condivisioni sia attinente ad argomenti relativi alla cronaca o alla politica del nostro Paese mentre lo sport raccoglie solo il 5,2%. O gli  sportivi dunque preferiscono continuare a discutere al bar oppure i quotidiani sportivi non stanno facendo un buon lavoro sui social network.

Si evidenzia inoltre la conferma dell’assoluto strapotere di Facebook rispetto a Twitter e Google+. Picchi nel numero di condivisioni si osservano il 23 febbraio, l’11 marzo, il 9 maggio ed il 24 di giugno. Date che non corrispondono agli hashtag più utilizzati su Twitter, quali terremoto o Brindisi per citarne alcuni, e che evidenziano le differenze tra Facebook e Twitter.

Argomenti più condivisi 2012

Differenza che emerge anche dalla spaccatura di quali siano le testate maggiormente condivise su Facebook e quali invece su Twitter con il primo più tradizionalista ed il secondo che lascia maggior spazio a testate all digital quali «Il Post» o «Linkiesta».

Come “sottoprodotto” infine, emerge, o meglio si conferma, la profonda differenza tra “like” e coinvolgimento, tra contare i “followers” e avere una conversazione con loro, come testimonia, a titolo esemplificativo, «La Gazzetta dello Sport» che su Facebook ha 773.569 “mi piace” ma non compare tra i primi dieci, e che altrettanto su Twitter conta 623.125 “followers” ma raccoglie un numero di condivisioni infinitesimale.

Condivisioni per SNCliccando sulle immagini avrete accesso ai grafici qui pubblicati in forma interattiva ed altre infoirmazioni che consentono di approfondire ulteriormente.

Update: Poichè attraverso commenti sui social network si rileva che forse non era stato espresso originariamente con sufficiente chiarezza, si segnala che le analisi che sono state fatte in collaborazione con Dataninja [confronti tra testate, classificazione delle news, incidenza dei tre SN] non possono dirsi rappresentative del totale dell’informazione – i 644mila articoli – poichè sono prodotte solo sui top articoli censiti, analizzati da HH, pari a meno dell’1 per mille degli articoli pubblicati. La specificazione non è mai ovvia; sorry.

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