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Infrequentemente Informati

E’ stato pubblicato in questi giorni il “Rapporto Italia 2013″ dell’Eurispes. Il Rapporto, giunto alla venticinquesima edizione, con le sue 1.000 pagine, è stato costruito, come di consueto, attorno a sei dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da sessanta schede fenomenologiche. La scheda 41 è dedicata alle abitudini di utilizzo e consumo delle diverse tecnologie e dei diversi media.

Se molti dei dati sono la conferma di aspetti già noti nel complesso, colpisce la frequenza di fruizione dell’informazione da parte degli italiani. Infatti, secondo quanto riportato nel corposo estratto del rapporto, che si compone comunque di circa un centinaio di pagine, esiste un problema di frequenza per tutti i media.

La televisione resta il mezzo più utilizzato con solo il 7,3% della popolazione che dichiara di non guardarla mai, ma quando si passa ai telegiornali solo il 48,1% delle persone guardano un notiziario televisivo ogni giorno,  il 23,1% spesso, il 15,4% qualche volta. Emerge quindi che  circa il 29% della popolazione ha scarso o nullo interesse per l’informazione, per le notizie.

Per quanto riguarda i quotidiani nella loro versione tradizionale cartacea, oltre un terzo del campione [37,9%] afferma di non comprarlo mai, il 26,1% raramente, il 16,9% qualche volta, l’8,5% spesso, solo un soggetto su 10, il 10,5%, tutti i giorni.

Del 79,6% della popolazione italiana, pari a 38,4 milioni di personeche, secondo i dati diffusi nel recente rapporto trimestrale Audiweb Trends aggiornato a dicembre 2012, che possono accedere a internet da location fisse o da mobile [smartphones , tablets ma anche, se non soprattutto, 4 milioni di internet keys, di "chiavette"], che si riducono a 28, 2 milioni [50,9% della popolazione] che hanno effettivamente utilizzato internet almeno una volta nel mese di dicembre e calano ulteriormente a 13,8 milioni di individui nel giorno medio [25,1% degli italiani], secondo il rapporto di Eurispes il 22,3%  legge i quotidiani online tutti i giorni, il 21,8% spesso, il 22,8% qualche volta, il 16,5% raramente, solo il 16,5% mai.

La mia personale decodifica dei dati è che per i quotidiani sia necessario lavorare sulle “3F”:

  • Frequenza
  • Fidelizzazione
  • Formati

Se i primi due sono aspetti che possono portare ad un risultato significativo i giornali che hanno un bacino di utenza sufficientemente ampio, il terzo può servire ad attirare nuovi lettori ed essere l’ariete delle nuove proposte per scardinare il predominio dei newsbrand di maggior rilevanza del nostro Paese. Le “3F”, così come le ho definite per sintesi, sono da sempre leve sulle quali il marketing opera in altri settori, in altri segmenti di mercato, trascurarne la portata potrebbe essere l’ennesima mossa fatale per l’industria dell’informazione.

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La Liberazione è Online nel 2013

“Torno Subito” era stato il titolo dell’ultima prima pagina di «Liberazione», quella del 31.12.2011, che annunciava la cessazione delle pubblicazioni del quotidiano che poi in realtà aveva continuato le uscite sino al 23 gennaio del 2012 seppure solo in formato elettronico, in PDF.

Che la cessazione delle pubblicazioni fosse solo una sospensione era stato affermato ad inizio aprile del 2012 ma in molti avevano pensato che difficilmente si sarebbe assistito ad un effettivo ritorno del quotidiano del Prc.

In questi giorni è invece apparso sul sito del giornale l’annuncio ufficiale a firma di Paolo Ferrero e del direttore Dino Greco che dal 7 di gennaio riprendono le uscite del giornale.

Il giornale sarà disponibile, con cadenza quotidiana dal lunedì al venerdì, solamente online in formato digitale  perchè, si legge, i costi della carta non sono sostenibili; anche se a guardare i conti economici degli ultimi due anni la maggior voce di costo pare essere un’altra. L’ultima domenica di ogni mese pubblicherà inoltre un’edizione speciale che avrà il carattere dell’analisi e dell’approfondimento dei più importanti temi politici e culturali del periodo, trattati attraverso brevi saggi, interviste, inchieste.

«Liberazione» sarà gratuito sino al 31 gennaio per poi passare a pagamento. Tre le formule con la possibilità di acquisto della singola edizione a 0,30 centesimi oppure abbonamento semestrale [30€] o annuale [50€].

“La qualità della risposta che verrà dai lettori, da quelli che non ci hanno mai abbandonato e dai nuovi che dobbiamo conquistare [...] deciderà del nostro futuro” concludono Greco e Ferrero nell’annuncio di ripresa delle pubblicazioni. Un test importante per verificare se il paywall della fiducia è un concetto valido solo al di là dell’oceano o meno.

Buon viaggio alla rinata Liberazione.

Bon Voiage

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Dati Audiweb: Parzialità Versus Inaffidabilità

Dopo la pubblicazione dell’articolo di lunedì sulle logiche dei dati Audiweb e gli aspetti di parzialità degli stessi, in parte chiariti dallo stesso istituto di rilevazione, sono stato contattato da due loro responsabili che in una teleconfernza a tre hanno, cortesemente, provato a dissipare alcune delle questioni messe sul piatto dal precitato articolo e dal precedente articolo pubblicato da «Il Fatto Quotidiano» sul tema.

Credo sia opportuno specificare che il sottoscritto non aveva, non ha mai come obiettivo quello di denigrare il lavoro di persone e/o di organizzazioni, di imprese, Audiweb compresa ovviamente, bensì quello di fare luce su aspetti che possono essere poco chiari e dunque fuorvianti, provando così ad aprire il confronto professionale sui temi di cui si parla, si scrive, in questo spazio.

Ciò premesso, credo sia opportuno e interessante riassumere gli elementi salienti dei 40 muniti di “chiacchierata” con i due professional di Audiweb. Per punti nella maniera più schematica e sintetica possibile:

  • Mi viene assicurato che è stata offerta una “poltrona”, un  posto ad AGCOM per presenziare  agli incontri che vengono tenuti ogni meroledì. Elemento che dovrebbe rimuovere i dubbi sulla parzialità, “partigianeria” di Audiweb.
  • Mi viene ricordato che i criteri di Google Analytics sono diversi da quelli di Audiweb. Elemento che, spero, era già chiaro sia dal mio articolo sulla questione che, ancora una volta, da quello pubblicato su «Il Fatto Quotidiano». In particolare mi viene specificato che Audiweb rileva solamente il traffico di italiani [dunque NON di stranieri residenti in Italia] da PC in Italia. Mi viene inoltre specificato che Google Analytics riconosce il browser non  le persone, “le teste” come Audiweb. E’ dunque normale che i dati di Google, o altri, siano più elevati poichè se lo stesso soggetto si connette allo stesso sito con un browser diverso – cosa improbabile ma non impossibile -  e/o da un diverso device [PC/Mac/Smartphone/Tablet] per Google Analytics sono accessi diversi che si sommano mentre per Audiweb no.
  • In particolare riferimento all’accesso da mobile si conferma che è attualmente allo studio la possibilità di rilevare anche gli accessi al Web in mobilità ma non si è ahimè in grado di dare un termine, una data alla risoluzione della questione. Secondo quanto dichiarato dal responsabile tecnico di Audiweb con il quale ho colloquiato nel primo trimestre 2012 vi sono stati 15 milioni di italiani che hanno avuto accesso ad internet via mobile [dato cumultato]. E’ evidente a tutti come questo sia elemento di parzialità crescente delle informazioni diffuse dall’istituto di rilevazione.
  • Come era stato segnalato nelle note dell’elaborazione da me effettuata ad inizio di ottobre sui dati di agosto, Audiweb conferma che “a causa delle frequenti variazioni di perimetro e dell’evoluzione delle applicazioni [leggi pagine in HTML5 e t similia] e delle relative metodologie di misurazione, il confronto delle audience correnti dei Brand iscritti ad Audiweb con le corrispondenti serie storiche potrebbe risultare statisticamente scorretto”. Mi viene detto che una tantum l’istituto si rende disponibile ad un ricalcolo ad una riparametrazione effettauata ad hoc per analisi specifiche. Credo che ne approfitterò quanto prima.
  • Mi viene detto che la ponderazione censuaria cerca di ovviare al problema oggettivo di rilevazione degli accessi da lavoro stante le limitazioni di mettere un meter nei PC aziendali.
  • Si afferma che il dato censuario delle pagine viste di «Repubblica» e «Corriere della Sera» viene effetivamente utilizzato per una ritaratura degli altri soggetti ma che viene fatto mese su mese e dunque non inficia i dati del trend, che peraltro, come già detto, non è possibile calcolare se non con analisi ad hoc su richiesta.
  • Alla richiesta di capire quale sia dunque effettivamente il trend degli accessi alle edizioni online dei quotidiani mi viene risposto in maniera molto diplomatica che Audiweb si occupa di rilevare i dati non di interpretarli ma che il trend non appare negativo, dunque neppure molto positivo, nel complesso e che certamente la presenza sui social network, Facebook in primis, parrebbe togliere accessi ai siti web dei giornali poichè sempre più le persone leggono le notizie direttamente lì.

Due giorni fa, ancora una volta, «Il Fatto Quotidiano» ha [di]mostrato, con esempi e dati molto concreti, gli aspetti accennati in questo spazio il 10 ottobre scorso sulle distorsioni dell’aggregazione, degli accorpamenti delle testate che, pur trattandosi di una procedura lecita, rischiano di rendere ancor meno trasparente la percezione del peso effettivo delle testate editoriali e la lettura delle classifiche dei siti più letti.

Complessivamente dunque i dati Audiweb attualmente se non inaffidabili sono certamente estremamente parziali, fotografia sfuocata di quello che è il panorama dell’informazione online nel nostro Paese e per tali vanno presi.

Resta dunque aperto il confronto su come ragionevolmente si possano ottenere dati omogenei che investitori e centri media adottino per gli investimenti in advertising online. Se la forza del Web rispetto ad altri media, apparentemente, sta nella misurabilità, pare chiaro che la strada da percorrere in tal senso sia ancora molta; nei social network si direbbe #sapevatelo [sigh!].

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Il Dato è Adulterato

Che si stia attraversando un periodo di incertezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le polemiche sull’Audipress e sui dati di rilevazione di Internet, difformi proprio tra Audipress stessa ed Audiweb, l’esistenza di altre ricerche, quali l’Eurisko Media Monitor, dai contorni interessanti ma non ben definiti, sono terreno di confronto da parte di chi si occupa di comunicazione e media con onestà professionale.

La pubblicazione in questo spazio dei dati Audiweb per il mese di agosto 2012 dei principali quotidiani online e di alcune testate all digital, ed ancorpiù le note  che Audiweb stessa inserisce sulla parzialità dei dati hanno riscosso un grande interesse tra gli addetti ai lavori.

Interesse ma anche sconforto, se non  rabbia, rispetto alla manifesta inattendibilità dei dati diffusi che, come dicevo, deve assolutamente essere prontamente risolto poiché impatta direttamente sui ricavi dell’industria dell’informazione online.

Infatti il panorama che pare emergere dai dati pubblicati, confermati anche dall’elaborazione pubblicata da «Il Sole24Ore» e ripresa da «Dagospia»,  mostra una situazione davvero preoccupante, tranne rare eccezioni, per quanto riguarda l’informazione online nel nostro Paese. Ma è davvero così?

Quale sia l’impianto di ricerca e la metodologia Audiweb viene spiegato sia in sintesi che in dettaglio dall’istituto di rilevazione stessa. Sempre sul sito di Audiweb è disponibile la nota informativa dell’AGCOM [Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni] al riguardo che è ancora più dettagliata sulla metodologia utilizzata.

E’ proprio l’AGCOM, ed in particolare l’ex commissario Nicola D’Angelo a sollevare una prima serie di questioni sulla bontà dei dati Audiweb e sull’imparzialità dell’istituto di rilevazione. Secondo quanto riporta «Articolo 21» l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha infatti lanciato un allarme sul problema della mancanza di “trasparenza” nella rilevazione, che “può seriamente alterare la concorrenza sul mercato degli investimenti pubblicitari sia sul web che in tv”, affermando inoltre che le società che al momento si occupano di queste rilevazioni “spesso non sono rappresentative dell’intero settore di riferimento e non riflettono lo sviluppo tecnologico del settore di rilevazione”.

Per ragionare sulla questione, cinque direttori di altrettante testate online mi hanno inviato spontanemente i loro dati interni e in un caso, per «Il Fatto Quotidiano», sono stati diffusi online i dati di Google Analytics rendendoli disponibili a chiunque.

Dall’analisi dei dati ricevuti, che riguardano testate che hanno dimensioni diverse che vanno da 30mila a 150mila utenti unici [secondo Audiweb] e che dunque rappresentano un campione sufficientemente variegato, emerge come sia il rapporto delle pagine viste che degli utenti unici sia profondamente diverso tra i dati diffusi dall’istituto di rilevazione ed i dati interni. Le varianze degli utenti unici sono nell’ordine del 35% ma anche del 72% e raggiungono in due casi, quelli che hanno il maggior numero di utenti unici per i quali – teoricamente – la varianza statistica dovrebbe essere inferiore, un picco del 129%.

E’ evidente, credo, che non siano variazioni che si possono spiegare solamente con le diverse tecniche di rilevazione ma siano un chiaro indicatore dell’inaffidabilità, dell’adulterazione dei dati forniti da Audiweb.

Adulterazione che, oltre alle note ed alla metodologia -  per così dire – che Audiweb fornisce sono dovute ad una serie di fattori che è bene evidenziare.

Infatti, come segnala il precitato articolo sulla questione realizzato da «Il Fatto Quotidiano», l’inattendibilità dei dati riguarda la navigazione dal posto di lavoro poichè di fatto il panel di riferimento non può conteggiare correttamente le persone che si connettono dall’ufficio, perché la maggior parte delle aziende vieta ai propri dipendenti di navigare e soprattutto di scaricare programmi.

Aspetto al quale si aggiungono alcuni aspetti relativi alla “ponderazione” che, secondo quanto riferitomi, tra gli elementi sarebbe, tra l’altro, legata all’andamento, al trend, di «Repubblica» e «Corriere della Sera» che se in calo trascinano al ribasso anche gli altri. Evidente elemnto di ulteriore distorsione.

Da non sottovalutare inoltre l’aggregazione dei dati con siti “partner”, come ad esempio avviene sul sito di Meteo.it con TGcom 24 e il tempo di refresh automatico delle loro pagine di alcuni siti di giornali, poichè, ad esempio, se «Repubblica» l’ha impostato su 2 min. e il tempo medio di permanenza è 6 e qualcosa, il numero di pagine vista potrebbe, teoricamente, essere un terzo di quel numero.

I troppi riferimenti, la non chiarezza degli stessi, facilita se non l’inganno certamente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segnalare in precedenza.

La chiarezza di riferimenti è sempre la base indispensabile di qualsiasi riflessione su opportunità e prospettive. In caso contrario si resta nel campo delle, pur legittime, opinioni.

Spero di aver facilitato il necessario processo di trasparenza e di chiarezza con queste riflessioni, resto speranzoso di ricevere un chiarimento dal comitato tecnico Audiweb [dove ci sono i rappresentanti di tutti?].

– Confronto Dati Web Il Fatto Quotidiano -

Update: Mi viene segnalata l’esistenza di un libricino prezioso sul tema: “L’ arbitro è il venduto. Auditel, Audiradio, Hit parade, Audiweb, Audisat”

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Fattori Esogeni ed Endogeni

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory questa volta si focalizza l’attenzione sulle start up all digital dell’informazione nel nostro Paese.

Focus sia su realtà nazionali, quali «Linkiesta» ed «Il Post», che su testate locali, come «Varese News», per provare a capire problemi ed opportunità del giornalismo online in Italia.

Come anticipa il titolo, pare che l’insostenibile leggerezza dell’essere solamente online non sia solamente legato a fattori esogeni ma anche, o forse soprattutto, endogeni.

Buona lettura.

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Rapporto 2012 sull’ Industria dei Quotidiani in Italia

La settimana scorsa, nell’ambito della conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa quotidiana, promossa da WAN-IFRA, l’associazione mondiale degli editori e della stampa quotidiana, da FIEG e da ASIG [Associazione Stampatori Italiana Giornali], è stato presentato il Rapporto 2012 sull’industria dei quotidiani in Italia.

La ricerca annuale sull’industria della stampa italiana analizza lo status quo dell’informazione quotidiana nel nostro Paese relativamente ai lettori, al mercato pubblicitario, agli indicatori economici e alla situazione occupazionale e retributiva del settore. Il rapporto si articola nelle diverse sezioni per 130 pagine complessive, come sempre, tutte da leggere.

Anche per fornire un contributo ulteriore al dibattito stimolato domenica in questi spazi relativamente all’audience dei quotidiani online, ho focalizzato la mia attenzione quest’oggi sulla parte relativa a lettori, readership e interesse verso, appunto, le edizioni online dei giornali nostrani.

Se l’andamento delle vendite di quotidiani continua a scivolare sempre più verso il basso, con il 2011 in flessione del 2,7% e i primi tre mesi di quest’anno intorno al -5% medio [Nota], secondo i dati Audipress ed Audiweb raccolti nel rapporto, non altrettanto avviene per i lettori di quotidiani che sono in crescita sia per l’edizione cartacea che per quella online.

Secondo i dati soprariportati vi sarebbero quasi 25 milioni di lettori di quotidiani su carta nel giorno medio, con una crescita di circa 4 milioni di lettori negli ultimi dieci anni [anche la curva tende alla stabilizzazione dalla 2^ rilevazione del 2010 in poi], e 3,3 milioni di lettori per le edizioni online, con un incremento di 1 milione di lettori dall’inizio delle rilevazioni [2010] ad oggi.

Si evidenzia dunque come la carta sia il mezzo di fruizione privilegiato con un rapporto di poco inferiore di 10 ad 1 rispetto all’online. Soprattutto, come viene citato nel rapporto, la differenza tra andamento delle vendite e lettura evidenzia come “l’informazione appare ormai a molti come una commodity alla quale non si riconosce un valore significativo”. Problema che qualcuno assimila, fa coincidere con quello dell’industria pornografica.

Aspetto che, come ricordavo pochi giorni fa, deve ulteriormente far riflettere sulla cura necessaria nella relazione con i lettori, con le persone, da parte dei giornali in un momento in cui “la pubblicazione è un bottone”, e la differenza, il valore aggiunto viene creato dai servizi aggiuntivi forniti e dall’apertura, nei contenuti e nella relazione, con il pubblico di riferimento.

Per quanto riguarda specificatamente le edizioni online dei giornali, nel rapporto si evidenzia come il 53,5% degli internauti non visiti mai il sito web di un quotidiano. Elemento che se, da un lato, rappresenta un bacino potenziale d’interesse, dall’altro lato, fa riflettere su come il problema dei numeri dell’audience dell’informazione nostrana non siano certamente solo riconducibili all’idioma, nonostante gli utenti internet nel giorno medio siano aumentati del 22%, mentre gli utenti dei siti dei quotidiani sono cresciuti del 47% tra il 2009 ed il 2011.

Si tratta evidentemente di dati generali che nelle pieghe delle medie statistiche celano andamenti spesso ben diversi tra loro com’è il caso, per citare un esempio, del buon andamento dell’edizione online del «Il Sole24Ore» e quello negativo di «L’Unità», che rischiano di alimentare la “reach” ma lasciano insoluto l’aspetto dei ricavi.

Per quelli, appare sempre più chiaro, non basta soddisfare il narcisismo dei numeri grossi, occorre diversificare, specializzarsi ed ottimizzare i processi. Ne parleremo domani, promesso.

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Non c’è Mai una Seconda Occasione per Fare una Buona Prima Impressione

Online «Il Vostro», testata all digital diretta da Leonardo Boriani sino alla fine del 2011 responsabile per 5 anni di «La Padania».

«Il Vostro» ha un capitale sociale di soli 10.200,00 €, una cifra davvero modesta rispetto ai fondi con i quali sono nate le altre start up digitali nel nostro Paese che, se certamente non e’ indice degli investimenti sostenuti inizialmente per creazione e lancio, potrebbe essere indicatore di quanto scarse siano le speranze di successo da parte degli investitori alle spalle della testata. Utilizza Word Press come CMS ed ha una struttura tradizionale, un design del sito web classico. I contenuti proposti sono, parebbe, tutti di natura giornalistica, non appaiono, al momento, blog/blogger.

Il quotidiano online, anche se il suo direttore accenna a possibili uscite anche stampate, vede la luce con oltre 15 giorni di ritardo rispetto alla data che era stata comunicata durante la conferenza stampa di metà aprile. Un lasso di tempo che non sembra abbia giovato a molto visto che, dopo la messa online, il primo aggiornamento arriva oltre 8 ore dopo alle 08.14 di stamane. Davvero di basso livello, anche, la scelta della banda multilingue per la traduzione dei contenuti con google translate.

Poca e di basso profilo, nessuna azienda nazionale, la pubblicità sul sito, raccolta da una concessionaria propria che anch’essa non brilla per la propria presentazione con una sola pagina statica davvero scarna.

Al momento della pubblicazione di questo articolo, 664 fans su Facebook e 118 followers su Twitter.

Certo bisogna lasciar passare del tempo prima di giudicare pienamente il lavoro ma, a prescindere dall’ investimento sostenuto e pianificato, la struttura ed il modo di porgere non sembrano aver nulla di nuovo, di sostanziale da aggiungere a quanto già visto, anzi. Forse, anche, a causa di un direttore che, per quanto visto, nel suo precedente incarico oggettivamente non ha fatto grande esperienza sull online.

E’ noto, non c’è mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione. La mia non è positiva, si poteva, si doveva, fare decisamente di meglio.

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Il Dato è Scarso

Al termine della scorsa settimana sono stati diffusi i dati Audipress 2011/III sui lettori medi di quotidiani e periodici, risultante delle rilevazioni del secondo ciclo 2011 [4 aprile - 10 luglio] e del terzo ciclo 2011 [19 settembre - 18 dicembre].

Si tratta di un tripudio, di un successo strepitoso da parte praticamente di tutta la carta stampata con pochissime eccezioni. In totale i lettori crescono del 3% arrivando a quota 24.928.000 [+717.000] e numerose testate registrano incrementi davvero consistenti con tassi di crescita a doppia cifra. Un fenomeno che è trasversale a tutto il comparto della carta stampata coinvolgendo sia i quotidiani ed il loro supplementi settimanali ma anche settimanali e mensili.

Se il dato stride con le diffusioni, visto che può tenere conto solo parzialmente del generale buon andamento del mese di dicembre, scricchiola ancor di più rispetto ad un 2011 da dimenticare per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria di tutta la carta stampata che in generale registra un calo del -5.3% ed in particolare dei quotidiani nel loro complesso al -6.2% a fatturato.

Che si stia attraversando un periodo di incertezza è un dato di fatto. Il destino incerto dell’Audiradio, le polemiche sull’Audipress e sui dati di rilevazione di Internet, difformi proprio tra Audipress stessa ed Audiweb, l’esistenza di altre ricerche, quali l’Eurisko Media Monitor, dai contorni interessanti ma non ben definiti, sono terreno di confronto da parte di chi si occupa di comunicazione e media con onestà professionale.

I troppi riferimenti, la non chiarezza degli stessi, facilita se non l’inganno certamente l’abbaglio, come avevo già avuto modo di segnalare in precedenza.

Si tratta di un aspetto che è complementare al confronto su come contabilizzare le [poche] copie delle digital edition dei quotidiani che vedrebbe attualmente propendere l’ipotesi di un coefficiente di 1:1 per la readership; aspetto che, a parità di condizione, sarebbe ingiustamente penalizzante rispetto al lettorato presunto della carta stampata che ha fattori ben più elevati come mostrano gli stessi dati Audipressi sopra citati.

La chiarezza di riferimenti è sempre la base indispensabile di qualsiasi riflessione su opportunità e prospettive. In caso contrario si resta nel campo delle, pur legittime, opinioni.

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Quotidiani & Superblog Italiani su Twitter

Ho effettuato una elaborazione sulla presenza dei quotidiani italiani su Twitter elencando il numero di followers ed il numero di persone seguite, la quantità di tweet e la data dalla quale sono presenti su quello che è stato assorto al news network per eccellenza. Sono stati presi in considerazione i principali quotidiani nazionali, i dati sono aggiornati a ieri sera, dinamici e dunque variabili per definizione.

«La Repubblica» capeggia su tutti gli altri quotidiani sia per numero di followers che per quantità di tweets. Se la maggior parte dei direttori dei giornali hanno scoperto, o comunque aderito a, Twitter relativamente di recente, così non è per gli account ufficiali dei giornali che prevalentemente hanno una presenza sulla piattaforma dal 2009.

Non pare esistere una correlazione tra accessi alle edizioni online dei quotidiani e/o vendite in edicola e numero di followers come dimostrano le deludenti performance del «Messaggero» e «Libero» a cui fa da contrasto «Il Foglio» con un numero di followers straordinariamente positivo rispetto alla sua dimensione.

Se, come dimostrano nel complesso i tre quotidiani sportivi, lo sport tira sempre, appare davvero trascurata la posizione del «Messaggero» che, banalmente, in quanto quotidiano di Roma non dovrebbe avere difficoltà a coinvolgere più e meglio gli iscritti a Twitter. Da tralasciare allo stato attuale «Il Corriere della Sera» ed «Il Sole24Ore» che evidentemente hanno aperto solo di recente gli account ufficiali dopo aver veicolato per lungo tempo i loro messaggi con altri account.

Quotidiani Nazionali su Twitter Febbraio 2012

Tra i cosiddetti superblog la leadership è di Dagospia, sito a cavallo tra l’informazione e il gossip. Proporzionata alle dimensioni degli accessi online ed alla visibilità generale la presenza degli altri quotidiani all digital italiani che però, evidentemente, non sfruttano adeguatamente le potenzialità del mezzo.

E’ questa una caratteristica, una costante, che accomuna i quotidiani all digital a quelli che nascono dalla tradizione della carta. In entrambi i casi infatti non pare che allo stato attuale nessuno vada oltre la promozione dei propri  contenuti.

Non vi sono domande nè risposte, non esiste interazione alcuna con i followers assorti a elenco da mailing list a cui spammare con insistenza contenuti di dubbia validità ed interesse per gli stessi. Che Twitter abbia un peso relativamente modesto nel nostro Paese non è scusante per modalità di questo tipo che al contrario potrebbero, dovrebbero, permettere di sfruttare meglio l’opportunità di testare modalità di comunicazione e di relazione con le persone iscritte, con i followers.

Superblog su Twitter Febbraio 2012

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Il 50% degli Internauti Europei Visita un Sito di Informazione Online

comScore ha rilasciato ieri l’aggiornamento relativo all’utilizzo del Web in Europa.

Su 379 milioni di utenti che hanno utilizzato Internet in 49 Nazioni dell’Europa a Novembre 2011, 181.5 hanno visitato almeno una volta l’edizione online di un quotidiano d’informazione.

Strapotere del «Mail», che nella versione online raggiunge 20 milioni di utenti unici, seguito da un altro quotidiano inglese, «The Guardian», a 15 milioni. Al terzo posto il quotidiano turco «Hurriyet.com.tr», oltre i 10 milioni. I primi 10 quotidiani segnalati da comScore assommano 101,5 milioni di utenti unici pari al 56% del totale; un livello di concentrazione non trascurabile.

Motori di Ricerca, uno per tutti ancora una volta Google, e Facebook top referrers che portano traffico alle edizioni online dei quotidiani in Europa. Al raddoppio, almeno, l’incidenza di Facebook come fonte di riferimento dal quale arrivano vistatori ai siti web dei giornali. Peccato che non vengano forniti dettagli per le edizioni online dei quotidiani italiani che, evidentemente, si posizionano sotto i valori, top segnalati nell’estratto della rilevazione resa disponibile pubblicamente.

Un aggiornamento, un  tassello informativo interessante, che aiuta a riflettere su come, se per «Mail» & «The Guardian» le revenues derivanti da digitale continuano ad essere una porzione assolutamente trascurabile, sia ancora lontana la morte dei giornali così come li conosciamo oggi. Ulteriore elemento di riflessione anche rispetto all’accordo che porterà l’Huff Post all Italiana a breve sui nostri schermi.

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