Archivi tag: pubblicazioni editoriali

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edizione solo digitale di «Newsweek» dopo la decisione di abbandonare la versione cartacea.

Il settimanale statunitense per l’esordio sceglie di dedicare la storia di copertina alle esplorazioni sottomarine e titola “Have we hit the bottom” come mostra l’immagine sottoriportata.

newsweek-cover

Nel tentativo di dimostrare tutta la dedizione, l’impegno e la capacità di utilizzo dei formati digitali il settimanale rende la copertina animata. Quando infatti gli abbonati alla versione per tablet scaricano l’edizione di questa settimana si apre un’animazione di circa quattro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sottomarine in movimento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia perplessi non essendo esattamente una “storia da urlo”, ancor più dubbioso il valore dell’animazione sia per la realizzazione che non pare davvero di qualità straordinaria che, soprattutto, perchè forse non è questo il tipo di caratteristiche che il lettore cerca nel formato digitale come confermerebbe la scelta di «The Economist» e i dati di una ricerca recentemente pubblicata da PEW.

A questo si aggiunga che in realtà tali proposte non sono esclusiva del digitale ed anzi possono essere perfettamente realizzate anche nella versione cartacea come dimostra Aurasma al CES in corso in questi giorni a Las Vegas, per tornare ad una proposta di cui ho parlato spesso in questi spazi.

A «Newsweek» sono le scelte editoriali ad avere toccato il fondo a mio avviso.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

«Pubblico»: Perchè Business Plan & Marketing NON Sono un Optional

Come ormai molti sapranno con oggi «Pubblico», dopo soli 103 giorni, cessa le pubblicazioni, chiude. L’iter del quotidiano diretto da Luca Telese potrebbe facilmente definirsi cronaca di una morte annunciata ripercorrendone le diverse fasi.

Certamente, come segnalano i redattori del giornale,  un capitale sociale di 750mila euro è un segnale importante di quanta improvvisazione vi sia stata sin dalla nascita del quotidiano, basti pensare che «Linkiesta», testata all digital che dunque non deve sostenere i costi di carta, stampa e distribuzione, è stata fondata con un capitale sociale di un milione di euro ed ha ricapitalizzato per un pari importo nella primavera di quest’anno, per capire che più che crederci ci si provava.

Anche la compagine societaria, con due dei tre soci di maggioranza, Tommaso Tessarolo e Maurizio Feverati, senza esperienza alcuna nei giornali e con il primo dei due con alle spalle già un fallimento editoriale con Current TV, non era elemento di rassicurazione sulle prospettive del giornale.

Le cronache narrano che il business plan prevedesse breakeven a 9mila copie e l’obiettivo di vendita in una forbice compresa tra 10 e 15mile copie vendute a fronte di una tiratura di 30mila.

Un business plan perchè possa definirsi tale si articola su diverse sezioni tra le quali figurano elementi di analisi di mercato, di strategia di penetrazione del mercato, di marketing ed ovviamente di analisi economica e finanziaria.

Che 19 giornalisti, 3 poligrafici e 10 collaboratori fissi interni, unitamente ai precitati costi di stampa e distribuzione, fossero un costo fisso che necessitava di una capacità finanziaria decisamente superiore al capitale sociale in caso le vendite non avessero mantenuto la soglia di break even è un elemento che in qualunque business plan, anche il più scalcagnato, il più approssimativo, va inserito, va considerato.

Che poco più di tre mesi non sia un tempo per raggiungere il break even è altrettanto un elemento che, senza nulla togliere, persino un neolaureato in economia aziendale inserirebbe a chiare lettere nella sezione economico-finanziaria di un qualsiasi business plan. I casi sono dunque due: o il business plan non è mai stato fatto o, in alternativa, è stato realizzato partendo da basi di eccesso di ottimismo [per usare un eufemismo] atte solamente a convincere gli investitori ad apportare il loro contributo.

Dopo il successo del primo giorno, con vendite nell’ordine delle 50mila copie, il giornale è immediatamente crollato al di sotto delle copie necessarie a garantirne la sopravvivenza. La mia frequentazione di alcuni gruppi di giornalai, di edicolanti [che colgo l'occasione di ringraziare per ospitarmi pur non avendone titolo]  già dopo una settimana mi aveva evidenziato con chiarezza che il giornale non si vendeva, ed infatti, secondo quanto dichiarato dallo stesso Telese, il venduto è intorno alle 4mila copie.

Se i segnali erano chiari e forti sin dall’inizio che il progetto editoriale non dava i frutti sperati come mai non è stato fatto nulla? Per quanto a me noto l’unica iniziativa è stata di procedere ad una distribuzione selettiva, di non fornire le copie a tutte le edicole. Aspetto che in assenza di una mappatura delle edicole, elemento sul quale mi soffermerò con la dovuta attenzione nei prossimi giorni, rischia solamente di deprimere ulteriormente le vendite generando rotture di stock laddove il giornale si vende.

Pubblico Edicola Ultimo Numero

Anche le visite al sito del giornale, che vengono sbandierate come un successo, erano invece un altro segnale che l’interesse intorno alla testata era scarso se vi fosse stato qualcuno in  grado di interpretare quei numeri.

Ed ancora qual’era il progetto editoriale, esisteva davvero? Quali le azioni di marketing? Da osservatore esterno balzano agli occhi diversi aspetti al riguardo.

Si procede ad abbassare ad un euro il prezzo del quotidiano, lanciato ambiziosamente a 1,50€, un altro errore nel posizionamento di prezzo per un giornale che dichiaratamente si rivolge agli “ultimi”, il 17 di novembre, dopo due mesi, quando ormai era evidente a chiunque che il giornale “non andava”.

Nessuna altra iniziativa, per così dire, di marketing risulta. Interazione e coinvolgimento pressochè nulli su Facebook, dove il numero di “fans” è decisamente basso per una testata nazionale, e la consueta autorefernzialità tipica dei mainstream media anche su Twitter facente funzione di megafono monodirezionale.

Oggi forse in molti, a cominciare paradossalmente dal quotidiano in questione come mostra l’immagine soprariportata tratta dal giornale di oggi, scriveranno che il problema è la carta, che pensare nel 2012 di lanciare un quotidiano in edicola oggi è una follia.

Personalmente non sono certo che sia davvero così ma quello di cui sono sicuro è che in qualunque settore si operi un piano strategico di medio periodo, ed i relativi aspetti economici che qualunque “buon padre di famiglia” deve considerare, un busness plan da utilizzare come bussola del proprio cammino e non come strumento per gettare fumo negli occhi e un’attività di marketing degna di questo nome non possono mancare in fase di avvio di un progetto, di una start up come è di moda dire.

Vale evidentemente ancorpiù, se possibile, in un mercato quale quello editoriale attraversato da dinamiche che non ne fanno esattamente un segmento facile da approcciare nè sul fronte tradizionale e neppure online.

La prima pagina di oggi, l’ultima di questa breve storia di «Pubblico» titola a caratteri cubitali “Grazie”. Forse sarebbe stato più opportuno un “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”[#].

pubblico prima pagina ultimo numero

[#] Il riferimento NON è ovviamente ai dipendenti del giornale.

7 commenti

Archiviato in Comunicazione, Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Salvare la Mamma!

Solo l’altro ieri segnalavo quanto povera fosse la cultura del fumetto nel nostro Paese e come fosse desolante l’assenza di comics di attualità , ricchi di contenuti umoristici, politici o culturali.

Una delle poche realtà esistenti è «Mamma!», mensile nato nel settembre 2009  dalle ceneri di «Paparazzin», il paginone satirico di «Liberazione», quotidiano poi, come noto, chiuso a gennaio di quest’anno.

«Mamma!», rivista cartacea con inevitabile estensione Web, sceglie la satira a fumetti per informare in maniera non convenzionale, formula ibrida che permette di fare informazione nel rigore dell’inchiesta giornalistica documentata ma con la libertà che la satira consente come richiamato dal pay off della testata: “Se ci leggi è giornalismo. Se ci quereli è satira”.

Mamma! E’ il grido del disperato un attimo prima di morire, ma e’ anche la prima parola del bambino un attimo dopo aver conquistato il potere di esprimersi, e in questa danza tra vita e morte, tra nascita e distruzione, tra speranza e porcherie del mondo, tra merda e pannamontata vogliamo creare una macedonia di allegria, incazzatura, riflessione profonda e rilassamento leggero, dove il testo e l’illustrazione si guardano e si parlano, diversi ma indispensabili l’uno all’altro come l’uomo e la donna, come scrivono nel manifesto di fondazione della rivista.

«Mamma!» e’ una rivista autoprodotta, fenomeno di microeditoria della quale tanto si discute, e diffusa solo su abbonamento, con punti stampa e redazioni decentrate il cui modello, nella sua artigianalità dovuta alla carenza di risorse economiche, è esempio virtuoso di crowdsoucing e concretizzazione del modello fotovoltaico tanto richiamato dall’amico Marco Dal Pozzo.

Distribuzione Mamma

Rivista innovativa, unica nel suo genere, che ora rischia di chiudere per mancanza di risorse economiche, di fondi.

La campagna abbonamenti era partita all’inizio del 2012 con l’obiettivo minimo di 300 sottoscrizioni e restano 24 giorni e 16 ore, al momento della redazione di questo articolo, per non far fallire questo interessante progetto editoriale come visualizza il counter posto sotto l’header del sito web. Lo dice a chiare lettere, a suo modo, Carlo Giubitosa, co – fondatore della testata, che spiega: “Mancano 78 abbonati e ci salviamo. Leggete Mamma! senno’ mi costringete a cercare lavori da ingegnere”.

Le formule di abbonamento sono diverse e davvero alla portata di tutte le tasche partendo dai 15 € del “socio” sino ai 100 € di “eroe”, che oltre alla rivista dà diritto a ricevere un disegno originale di un autore di «Mamma!» e tutti i libri, passando per i 25 € di “abbonato” ed i 35 di “sostenitore”. Davvero poca cosa per non salvare la Mamma.

Copertina Mamma

Se prima di decidere se fornire il vostro contributo a pluralismo e innovazione nell’informazione voleste verificare i conti della rivista, potete farlo qui ,dove sono pubblicati nella massima trasparenza costi e ricavi della rivista.

1 commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Vendite Editoria

Graphic Journalism

Fumetti e giochi sono entrambi mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro Paese. Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

In Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.  Unico raro esempio di relativa notorietà e successo è rappresentato dalla produzione di Joe Sacco che viene tradotto e distribuito da Mondadori.

Mentre la notizia della chiusura del quotidiano per tablet di Murdoch faceva il giro del mondo scatenando una ridda di commenti, congetture e interrogativi [qui la mia opinione], viene alla luce, viene lanciato «Symbolia», magazine che fonde comics e giornalismo.

Se sin ora prevalentemente, a cominciare dal «The Daily», quotidiani e periodici nella loro versione per tablet non hanno certo brillato nè per originalità nè per usabilità, riproducendo sostanzialmente contenuti disponibili altrove, come rileva giustamente Felix Salomon, «Symbolia», “The tablet magazine of illustrated journalism”, rappresenta finalmente una novità sia nella produzione di informazione che più in generale tra le riviste.

Il magazine bimestrale è attualmente disponibile per iPad, ed a breve lo sarà anche nella versione per Android e Kindle Fire.

Erin Polgreen, fondatore, caporedattore ed editore della testata, ne ha spiegato il concept in un’intervista a the International Women’s Media Foundation, che ha finanziato l’iniziativa, affermando che “quando parla di illustrated journalism [...] si riferisce all’integrazione tra giornalismo investigativo   con comics, infografiche ed altri elementi interattivi per creare nel lettore un’esperienza inedita”.

Symbolia Erin

Il primo numero della rivista è di 77 pagine con 5 storie che vanno da un pezzo sull’ambiente marino alla vita nel Kurdistan iracheno ed è davvero ben realizzato, interattivo, con suoni e opzioni di lettura che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo e di avere un’esperienza di lettura davvero interessante.

Il magazine viene venduto in abbonamento annuale [6 numeri] a 11,99 $ o a 2,99 $ ad uscita. Per coloro che non possiedono un tablet è disponibile anche una versione in PDF che però è più povera perdendo la multimedialità dell’edizione eletronica. PDF che per il primo numero è liberamente scaricabile.

In tempi in cui si cercano disperatamente nuove fonti di ricavo e modalità di coinvolgimento del lettore, «Symbolia» è un esempio da seguire, dando spazio a nuovi autori, producendo contenuti inediti ed esclusivi e creando dunque valore aggiunto per le persone. Come diceva Carl Sagan, astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza statunitense, “è meglio accendere una candela piuttosto che maledire il buio”.

Symbolia Copertina

A margine, da leggere: “Why Magazine Apps Suck”

1 commento

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi

Il Sole Brilla sulla Carta

Rinnovamenti in corso per gli inserti del «Il Sole24Ore».

Si parte domani con «Plus24», inserto del sabato dedicato a notizie e informazioni per la gestione della finanza personale, che è oggetto di un profondo rinnovamento.  Si passa da 6 a 5 colonne, sulla struttura del “sistema Plus” [Casa24 è stato il primo]. Colore portante il giallo  – come si evince già dalla testata -  fortemente voluto da Adriano Attus, Direttore Creativo del quotidiano di Confindustria, per costruirvi intorno un sistema semplice e chiaro per segnalare al lettore cosa va bene e cosa va male, cosa comprare e cosa vendere [verde/rosso] con una chiave cromatica molto intuitiva.

Tutta l’infografica e il sistema tabellare è stato ridisegnato con una font “numeric” avente spaziatura e dimensione “tabellare” non proporzionale  Whitney Numeric e la font portante è la font custom Sole disegnata da Luciano Perondi. Qui sotto, in anteprima, il mock up di come sarà il design dell’inserto da domani.

Interessante anche la campagna di “teasing” pre lancio su Twitter partita mercoledì 28 ed ancora in corso, fatta di piccoli indizi, una “mini-gamification”, che sollecitano le persone a scoprire le nuove caratteristiche dell’inserto.

Novità in vista anche per «Domenica», il dorso culturale del giornale che tratta e approfondisce temi inerenti l’arte, la poesia, la letteratura, la filosofia, il teatro, il cinema, la pittura, l’antiquariato, l’architettura e il design, che in occasione del suo trentennale raddoppia i contenuti e raddoppia l’appuntamento.

A partire da domenica 2 dicembre, l’inserto domenicale si arricchisce della nuova sezione “Domenica da collezione”: dalla bibliografia al mercato dell’arte, dai memorabilia ai viaggi d’autore e saranno 8 le pagine in più. Al mercoledì due pagine di “anteprima” sulla cultura della domenica e in regalo una copia anastatica di una copertina storica del dorso oggetto di un profondo restyling a fine 2010.

Per l’occasione «Il Sole24Ore» sceglie il premium price e mantiene un prezzo di copertina di due euro, al quale si era già portato offrendo obbligatoriamente i libretti a 0,50 €. I libretti non ci saranno più ma resta il prezzo a 2 euro. Una scelta che mi sento di condividere e che non credo inciderà più di tanto sulle vendite del quotidiano ma sicuramente consentirà un recupero contributivo interessante.

 

3 commenti

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Vendite Editoria

Live Blogging: Content Curation & Coinvolgimento del Lettore

Una ricerca svolta del dipartimento di giornalismo della City University of London, che ha analizzato la produzione, la forma e il contenuto di 146 liveblogs pubblicati tra l’aprile 2011 e il giugno 2011 sul sito del «The Guardian», mostra che  tempi di lettura dei live blogs hanno prestazioni decisamente superiori rispetto ai classici elementi statici quali una foto gallery o un articolo, con minuti spesi in pagina di gran lunga maggiori rispetto alle altre due categorie, più tradizionali, prese in considerazione.

Le implicazioni sono sia giornalistiche che economiche.

Ne parlo quest’oggi nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory. Buona lettura.

Da leggere, sempre basati, anche, sui risultati dello studio, “Readers like it live and the beautification of news” pubblicato sul sito di International Journalism Festival 2013 e “Why liveblogs outperform other online news formats by up to 300%” pubblicato da Journalism UK.

3 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Dal Web alla Carta

Di ritorno dalla “gita” milanese al convegno dell’ANES per parlare davanti ad un’attenta platea di 150 editori delle opportunità,  dei modi, e soprattutto delle ragioni, della mia previsione di un futuro “ibrido”, anche, per l’editoria tecnica professionale specializzata, ha attirato la mia attenzione una neo nata pubblicazione: «Spam Magazine».

La rivista, che viene pubblicata con cadenza mensile, è stata lanciata il 10 ottobre, ha una foliazione di 112 pagine ed un formato di 14,8 x 21 cm. Per il primo numero è stata fatta una tiratura di 10mila copie distribuite gratuitamente a Milano in 100 punti di distribuzione e attraverso delle hostess negli atenei universitari della città.

Mentre le riviste passano dalla carta al digitale, SPAM passa dal digitale alla carta. Il free magazine nasce  per portare su carta i pensieri e le idee più interessanti della rete: recensioni, articoli, grafiche, fotografie, illustrazioni, ricette, video, per un totale di 12 sezione che vanno dall’attualità all’ambiente passando per letteratura e multimedia.

«Spam Magazine» si propone come il primo magazine da sfogliare con uno smartphone: per collegarsi alla fonte degli articoli e delle foto proposte nel magazine, per fruire di contenuti multimediali extra, per connettersi direttamente a landing page commerciali, giochi interattivi creati ad-hoc dagli inserzionisti o per visualizzare pagine pubblicitarie che sfruttano la tecnologia della realtà aumentata. Per  ogni articolo grazie all’utilizzo dei QR codes, o meglio action codes come li ho ormai ribattezzati, sono forniti contenuti supplementari fruibili con il proprio smartphone.

Molto interessante anche l’approccio alla comunicazione pubblicitaria che più che basarsi sui format tradizionali, sulle classiche pagine pubblicitarie, si propone di integrare il più possibile gli annunci promozionali con i contenuti del magazine al fine di rendere più naturale e interessante la loro presenza, rendendo così la proposta più in sintonia con i lettori e dunque di maggior appeal per gli investitori pubblicitari, per le aziende.

Interessante esempio concreto di convergenza editoriale e conferma di come sia possibile innovare anche sulla carta.

5 commenti

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi

Quando Old & New Media si Incontrano

Non c’è dubbio che si stia assistendo a un massiccio spostamento delle modalità di consumo dei media. I vecchi media, ed in particolare la carta stampata,  sono sotto pressione sia per la migrazione delle persone verso Internet che per la riduzione dei ricavi pubblicitari, con le imprese alla ricerca sia di soluzioni più economiche che più efficaci attraverso il digitale che a loro volta diventano editori.

In questo spazio si è dedicata buona attenzione a soluzioni che possono integrare new e old media, a cominciare dalla realtà aumentata, evidenziandone i vantaggi di creazione di valore aggiunto sia sotto il profilo giornalistico, con la possibilità di mostrare contenuti aggiuntivi che sulla carta non trovano spazio, che per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria con le imprese che, volendo, ad esempio, possono portare le persone direttamente sul loro sito web dallo smartphone.

Dopo che già il mese scorso la copertina di «Glamour» aveva realizzato la propria copertina in realtà aumentata, che consentiva alle lettrici di accedere ad un video di Jovanotti, ora nel numero in edicola da ieri  tutte le pagine pubblicitarie del mensile sono in realtà aumentata, con contenuti video interattivi [spot, backstage, pillole di campagne pubblicitarie, navigazione di siti e condivisione di contenuti] ed anche la copertina permette di vedere il video di backstage del servizio fotografico di Rita Ora. Copertina che, secondo quanto riportato, d’ora in poi avrà in maniera permanente le caratteristiche di interattività ed approfondimento consentite dall’utilizzo della augmented reality.

Sul tema Simply Zesty ha pubblicato recentemente una raccolta dei casi più significativi  che credo valga la pena di riprendere per [di]mostrare ulteriormente validità, efficacia e possibilità di utilizzo esistenti integrando diversi supporti quali carta, online e mobile.

1) Wonderbra

La famosa marca di reggiseni push up ha rilasciato una app decoder che permetteva agli utenti di smartphone di “spogliare” la modella slovacca Adriana Cernanova. L’annuncio era disponibile in formato cartaceo, formato esterno e video.

2) Lexus

L’annuncio realizzato da Lexus è una brillante combinazione che illustra le possibilità di espandere i contenuti di una rivista ai tablet.

3) Reporters Without Borders

Come si fa a trasmettere il messaggio che le persone vengono messe a tacere da brutali dittatori? Con uno dei più intelligenti usi di codici QR, un app e un annuncio su una rivista dando, letteralmente, voce al problema

4) IKEA

Il Catalogo IKEA è uno degli elementi chiave del suo successo. L’impresa svedese ha lanciato un catalogo interattivo di massa per l’edizione 2013.

5) Murat Parigi Gioiell

Piuttosto che cercare di portare le persone nei punti vendita, questo marchio ha creato un applicazione per iPhone che consente agli utenti di provare i gioielli. Gli utenti possono scorrere i vari prodotti all’interno dell’annuncio nella rivista.

6) Volkswagen

Una delle più grandi sfide per le marche di auto è convincere la gente in showroom. E se questo concetto è stato ripensato e la gente potrebbe provare su strada la vettura all’interno di un annuncio stampa? Questo è esattamente quello che ha fatto Volkswagen con questa applicazione innovativa e annunci stampa.

7) Entertainment Weekly

La rivista di cinema e televisione statunitense ha addirittura inserito nella propria edizione di due settimane fa uno smartphone che consentiva di vedere il live stream su Twitter di un programma. Social TV e Stampa insieme.

Il tema di come innovare sulla carta mi è particolarmente caro. Avrò occasione di approfondire ulteriormente durante il mio intervento, dal titolo, appunto, “Il futuro è ibrido”, al convegno dell’ANES il 30 ottobre prossimo. Se venite ci vediamo lì.

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi

I Fantasmi del Giornalismo

E’ stato pubblicato meno di un mese fa “Il giornalista fantasma” e-book a cavallo tra il saggio ed il giornalismo narrativo, più spesso noto come long form journalism, scritto dall’amico Carlo Felice Dalla Pasqua, caposervizio della redazione Internet del «Gazzettino».

Lettura davvero consigliata per grandi e piccini, per chi si occupa di giornalismo da tempo e per i giovani che si stanno avvicinando alla professione, descrive con puntualità ed efficacia le trasformazioni del mestiere di giornalista e l’impatto del digitale, dell’online per le redazioni e i giornali nel loro insieme.

Credo che il modo migliore per spiegare il libro, ed incentivarne la lettura, sia riprendendone un passaggio, quello a pagina 15 che mi ha colpito più di altri, nel paragrafo che inizia all’insegna di “Mostrare la notizia, non raccontarla” e che esprime concetti che anche il sottoscritto, tra gli altri, ha cercato di identificare.

La notizia non può più essere soltanto detta, deve essere mostrata: il giornalista più bravo è colui che la mostra meglio, non colui che la scrive meglio o la scrive per primo. Nel tempo dell’information overload si perde il valore assoluto della velocità (basta non arrivare dopo due giorni) ed emerge più nitido quello della precisione, che è come un customer care efficiente di un’azienda. E’ chiaro che in questo contesto, anche la tanto raccomandata brevità perde valore assoluto: il lettore si concede forse meno tempo prima di leggere, ma ne trova ancora meno quando si rende conto che le notizie sono quasi tutte uguali su qualunque giornale. Essere originali ed essere anche lunghi (senza esagerazioni) può essere una carta vincente per recuperare l’attenzione dei lettori.

Il libro, in una domenica di pioggia come oggi, si legge in giornata e consente di far lavorare la propria testa ad un costo davvero irrisorio. Un’occasione da non perdere per scacciare i fantasmi del giornalismo.

Ad integrazione, il video su perchè il passato è diverso dal futuro, constatazione apparentemente banale sulla quale poi non si riflette mai abbastanza in realtà.

1 commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi

Cyberattivismo e Libertà d’Informazione

Nella mia rubrica settimanale per l’European Journalism Observatory uno sguardo al fenomeno Anonymous ed al rapporto tra hacker attivismo e libertà d’informazione.

Sul fenomeno di Anonymous, gruppo di hacker attivisti, ombrello sotto il quale è racchiusa una vera e propria subcultura di Internet, si è detto di tutto e di più, tanto da spingere giornali e giornalisti a parlare di cani sciolti, recuperando dall’armamentario da bassa sociologia categorie ed etichette nati nei movimenti indiani metropolitani del ’77, arrivando a definirli gli hippy della Rete.

A fare chiarezza sul fenomeno arrivano ora due libri d’inchiesta di due donne, due giornaliste: Antonella Beccaria e Carola Frediani che, per inciso, sono anche due amiche.

Entrambi i libri sono un importante contributo per riflettere sulle sfide di un movimento di “senza volto” che si propone di difendere la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni.

Buona lettura.

Per gentile concessione di Carola Frediani, dal suo ebook – saggio: “Dentro Anonymous Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti”, un’anticipazione del capitolo Una, cento, mille op – L’azione sull’Ilva di Taranto:

È l’alba dell’8 agosto 2012 a Taranto. La città pugliese è stremata da giorni di discussioni pubbliche e prove di forza tra diversi organi dello Stato. In gioco c’è il destino della più grande acciaieria d’Europa, dei suoi oltre 11mila dipendenti, e degli abitanti di un’area che sta vivendo, per usare le parole del gip di Taranto Patrizia Todisco, una “grave e attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria”. (…)

In questo scenario entra in campo all’improvviso un soggetto del tutto inaspettato.

Quella stessa mattina infatti il sito del comune di Taranto viene defacciato. Al posto della home compare l’immagine di una città pesantemente inquinata, accanto al simbolo dell’Ilva e a all’uomo senza testa che rappresenta Anonymous. “Operai, cittadini siamo con voi”, si legge in una scritta. E poi, nel comunicato, rivolgendosi ai lavoratori: “Nessuno è moralmente autorizzato a chiederti di sacrificare la vita; neanche tua moglie o i tuoi figli. Nessun ideale o bisogno materiale vale la tua esistenza. Operai, occupiamo la fabbrica e sabotiamo ogni impianto!”.

L’operazione però non finisce qui. Contemporaneamente gli anonimi sono riusciti a entrare nei database dei siti dell’Ilva, in particolare di IlvaTaranto.com e IlvaGroup.com, e a prelevare parecchio materiale. Mettono tutto online, linkandolo dal loro blog a più riprese.

Ci sono lunghe liste di indirizzi email di dipendenti, dirigenti e giornalisti, nomi di documenti interni (non linkati) riguardanti prodotti del gruppo industriale. Ma soprattutto ci sono una serie di tabelle sui valori di sostanze inquinanti emesse dalle acciaierie. Anonymous ne mette in evidenza soprattutto una sulle emissioni di furfurano, un contaminante ambientale persistente noto per la sua tossicità. Secondo gli hacktivisti, l’analisi dei dati mostrerebbe che a fine maggio 2012 i valori di furfurano immessi nell’atmosfera avrebbero superato i limiti di legge. E che l’Ilva avrebbe “mascherato” il dato alzando arbitrariamente il limite consentito nelle proprie tabelle.

L’analisi dei dati rilasciati però non è semplice. Gli stessi anonimi segnalano il leak a varie associazioni ambientaliste, non ricevendo nell’immediato alcuna risposta. E i media non hanno la più pallida idea di che farsene del leak. Continua a leggere

1 commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi