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Il Piacere Laico del Mattino

«PressGazette» pubblica i dati presentati da Anthony Sullivan, group product manager del «The Guardian» durante un dibattito sulle notizie in mobilità: ”How to make journalism work on tablet computers” tenutosi l’11 aprile scorso.

I dati mostrano il consumo di notizie del quotidiano anglosassone nell’arco della giornata a seconda dei diversi supporti utilizzati.

Si conferma, come diceva Friedrich Hegel parlando di preghiera laica del mattino in riferimento ai giornali, che i quotidiani di carta hanno un picco di lettura nelle prime ore della giornata come mostra il grafico sottostante.

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Decisamente più “spalmato” nell’arco della giornata l’accesso al sito web del giornale britannico con un leggero picco verso l’intervallo di pranzo, mentre l’acceso in mobilità e la relativa applicazione mostrano come la fruizione avvenga durante i momenti di trasferimento casa-lavoro e viceversa. Per l’ennesima volta si ha la conferma che la fruizione attraverso i tablet avviene invece di sera in ambiente domestico, probabilmente mentre si stanno svolgendo altre attività.

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I dati confermano sostanzialmente la medesima analisi realizzata da Steve Wing, Business Director, Mobile, Guardian News and Media, pubblicata ad agosto dell’anno scorso che riprendeva i dati di marzo 2012 fornendo un maggiore dettaglio relativamente alle differenze tra applicazione per iPad e quella per iPhone/Android – per smartphone – e per l’app di Facebook, il social reader poi dismesso poco prima della fine del 2012.

La preghiera laica del mattino continua ad essere una realtà, i diversi supporti sono prevalentemente complementari tra loro e NON alternativi con occasioni di consumo, fruizione in distinti momenti della giornata.

La sfida NON è il digitale, la sfida è la convergenza come confermano, anche, i dati del «The Financial Times».

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Il BenEssere dei Periodici

La diffusione dei primi dati ADS sulle copie digitali dei periodici mostra come, ad eccezione dei due settimanali femminili di «la Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» che però sono in abbinamento con i rispettivi quotidiani, le vendite di settimanali e mensili rispetto alla versione cartacea abbiano un’incidenza risibile.

E così c’è chi pensa che valga la pena di continuare a tentare la strada tradizionale affidandosi a carta ed edicole anche per nuove proposte editoriali.

E’ il caso di Periodici San Paolo che il 21 marzo prossimo venturo lancia «BenEssere» mensile che si rivolge prevalentemente a donne di età 35-55 anni, attente alla salute e al proprio stile di vita.

La rivista è suddivisa in cinque aree: Essere & benessere, con interviste su salute e prevenzione, servizi e incontri con personaggi famosi che raccontano il loro rapporto con il vivere sano. Cibo & benessere, dedicata al buon cibo, alla corretta alimentazione, agli stili di vita, al fitness e alla cura del corpo. Notes è la guida ai servizi e ai diritti: assistenza, fisco, consumi, aspetti legali e uno “sportello reclami” per le segnalazioni dei lettori; Noi & gli altri, tra psicologia e spiritualità, argomenti legati alle relazioni interpersonali e al rapporto con il divino. In ultimo, Tempo libero dedicato agli itinerari, alla scoperta dei percorsi dello spirito, gli appuntamenti culturali ed enogastronomici da non perdere.

Il primo numero di «BenEssere» sarà in vendita al prezzo di lancio di 1 euro mentre dal secondo numerò passerà a prezzo pieno a 2.90. Il progetto grafico del nuovo mensile è stato affidato a Luca Pitoni, vincitore di numerosi premi [Premio compasso d'oro ADI, SPD Award, D&AD Award,European Newspaper Award e molti altri riconoscimenti ancora] e art director dei Periodici San Paolo.

Il lancio della nuova testata è supportato da una campagna di comunicazione importante di questi tempi con un budget tra above e belowe the line di circa 1 milione di euro. La pianificazione della campagna si articolerà su Tv [Sipra e Publitalia], Radio Rai e commerciali e stampa quotidiana e periodica. La tiratura complessiva prevista per i primi tre numeri è di 510 mila copie e, per quanto a me noto, il primo numero ha già una copertura del 100% delle pagine pubblicitarie.

Il lancio del mensile salutistico rientra in un  più ampio piano di rilancio e sviluppo dei Periodici San Paolo che coinvolgerà tutto il portafoglio delle testate del gruppo sia con la rivisitazione “morbida” di «Famiglia Cristiana» che con altri nuovi prodotti con l’obiettivo di presidiare al meglio i segmenti di riferimento. In particolare i prossimi lanci riguarderanno l’area della religione con un nuovo settimanale e quella ragazzi con prodotti che andranno a presidiare le diverse fasce d’età.

Un percorso ambizioso che però, da quello che mi ha mostrato e raccontato in un nostro incontro ad inizio settimana Marco Basile, publisher dell’area famiglia e varia, che include appunto  «BenEssere», è stato concepito e sviluppato davvero con professionalità ed attenzione. Premessa indispensabile al successo che non si può che augurare all’iniziativa.

BenEssere SPaolo

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Editoria Specializzata

 L’amico Angelo Centini, scegliendo proprio la notte degli oscar, insieme a un team di 7 giovani critici cinematografici, ha lanciato CineRunner, Blog-Magazine monotematico su tutto quel che riguarda il cinema, con un forte orientamento al web, ai social media e al mobile.

Il nome fa un vago riferimento a Blade Runner, presente anche nel logo con la silhouette di Rick Deckard, ma anche all’idea di un magazine pronto a cogliere le nuove sfide dettate dai media in continuo cambiamento.

Visitando CineRunner il lettore può consultare recensioni, analisi comparate su autori, temi, schede di film classificate e avere l’orario della programmazione nei cinema delle principali città.

Grazie ad un innovativo punteggio di valutazione meta-cinematografico, il “CineRunner Index”, che si basa su un algoritmo testato su un campione di circa 2000 film e che raccoglie oltre 80 fonti del mercato cinematografico globale e italiano, classificando questi punteggi in base al successo di critica, misurato in premi alle principali rassegne e festival cinematografici, e al successo di pubblico, misurato con i risultati raggiunti al botteghino.

E’ questo, a mio avviso, senza nulla togliere al resto, l’aspetto più interessante dell’iniziativa editoriale. Il database utilizzato per testare l’algoritmo del CineRunner Index è quello diffuso da David McCandless di Information is Beautiful che in occasione degli Oscar 2012 aveva prodotto un set di visualizzazioni davvero straordinario sull’industria cinematografica statunitense la cui completezza di informazioni aveva indotto il celebre Datablog del «The Guardian» a parlarne come esempio virtuoso di raccolta e visualizzazione di informazioni. Dati che ancora si utilizzano poco nell’ambito dei modelli di business, mentre la rivendita di analisi oggettive potrebbe essere un ulteriore spunto, un ulteriore fonte di ricavo.

Un punteggio chiaro e condivisibile, con parametri obiettivi e non affidati ai gusti dei singoli critici o agli umori del pubblico, con il rispetto della critica cinematografica che viene posta al centro e con i richiami al pubblico con il quale costruire spazi aperti al dibattito tramite commenti al sito, che hanno un sistema fortemente orientato alla creazione di community e, come sempre più spesso avviene, può continuare , anche sui canali social Facebook, Twitter e YouTube.

cinerunner-logo

Il mondo dell’editoria specializzata dell’editoria dedicata al cinema è estremamente variegato e vede riviste storiche e ben posizionate, perché popolari, come Ciak e FilmTV alla quale si affiancano riviste specializzate nell’approfondimento e nell’analisi critica, quali Segnocinema, Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana, Duellanti, Nocturno, distribuite in libreria. A questi si affiancano riviste solo online come Badtaste, Sentieri Selvaggi e Gli Spietati.

Chi ha la rivista cartacea pare spingere solo quella, come nel caso di Mondadori con Ciak. Le altre riviste citate, di alto livello qualitativo e culturale, hanno iniziato solo da poco ad affacciarsi nel mondo dei media e di internet. Nascono però nuovi modelli di business come per la testata Sentieri Selvaggi che propone i propri corsi con la Scuola di Cinema.

Un tempo l’opinione del critico era l’unico modo per valutare la qualità di un film prima di andare a visionarlo e molto spesso i punteggi del pubblico erano visti come superficiali e ancora oggi sono influenzati da un gusto di massa. Oggi questa concezione pare, se non del tutto superata, per lo meno modificata, poiché, ai tempi del web 2.0, le persone sono più inclini a fidarsi degli amici o dell’opinione di un gruppo di sconosciuti spettatori che lascia il proprio giudizio sui siti di raccolta recensioni da parte degli utenti.

Anche sotto questo profilo CineRunner lancia il suo messaggio per rompere questa divisione e con il già citato CineRunner Index valorizza sia il punteggio della critica che l’opinione degli spettatori.

Bella iniziativa con una buona dose di innovazione e spunti davvero interessanti nell’affollato mondo dell’editoria specializzata dedicata a cinema e dintorni. Buona fortuna.

007 - 50 anni dal primo film di James Bond

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Il Corriere della Sera e l’Innovazione

Poco più di un mese fa, il 25 gennaio per l’esattezza, il «Corriere della Sera» ha lanciato un nuovo progetto: «Ci – Corriere Innovazione» un magazine di 48 pagine, un sito internet, una rete di eventi, realizzando di fatto un sistema editoriale integrato tra carta, web e territorio.

La rivista mensile viene distribuita gratuitamente in tutto il triveneto in allegato a Sette e in alcune sezioni vengono offerti contenuti in realtà aumentata che utilizzando un’applicazione per smartphone  consentono di visualizzare video e immagini che vanno ad arricchirne il contenuto. Ulteriore elemento di integrazione editoriale.

Interessato all’iniziativa ho intervistato Luca Barbieri, caposervizio della redazione online del Corriere del Veneto e coordinatore editoriale dell’iniziativa, per approfondire, per comprendere quale fosse la concezione del progetto da parte di RCS.

Barbieri, oltre ad aver risposto alle tre domande poste, riportate di seguito, spiega che “ l’idea di base è quella di considerare Corriere Innovazione come una start-up: e quindi, essendo inseriti in un gruppo ben più ampio, abbiamo come mandato anche quello di sperimentare nuove modalità per dare profondità e verticalità all’informazione, iniziare ad utilizzare nuovi strumenti che possano poi essere applicati anche ad altre realtà editoriali”.

Si tratta insomma di un incubatore per sperimentare, per fare innovazione in ambito editoriale e verificare idee, intuizioni da applicare poi all’interno del gruppo RCS e fornire al territorio di riferimento un ritorno in termini di aggregazione e sviluppo su tutto quello che è innovazione.

Ho voluto approfondire perché fosse stato scelto proprio il tema dell’innovazione, come mai la scelta fosse caduta sul triveneto e quali gli obiettivi di marketing dell’operazione. Domande alle quali ho avuto risposte chiare e convincenti [grazie].

1) Perché è stato scelto il tema dell’innovazione?

> Perché è al centro dell’agenda politica e culturale del paese, è l’unica strada percorribile in un contesto di crisi come quello attuale per rimettere al centro la capacità di fare impresa e di trovare nuove soluzioni tipica del nostro Paese. A questo si è aggiunta la necessità di creare una rete fra tutti gli operatori che fanno innovazione affinché vi fosse un luogo di incontro unico in cui affrontare tutti i temi e renderli pubblici.

2) Perché è stato scelto il triveneto?

> Perché sede naturale di alcuni tra i maggiori protagonisti del fare innovazione a livello nazionale e perché culla storica di un certo modo di fare imprenditoria innovando continuamente. In più Corriere della Sera da anni presidia quotidianamente questi territori attraverso l’informazione locale dei suoi dorsi: Corriere del Veneto, Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige)

3) Quali gli obiettivi di marketing dell’operazione

> Mettere al centro il lettore utente, puntare ad una crescita in termini di audience allargata a più piattaforme – carta+online+eventi –  con nuove proposte di business aperte sia ai potenziali utenti pubblicitari [che troveranno un vero sistema attraverso cui fare comunicazione], che ai lettori/utenti che troveranno proposte commerciali sempre più profilate rispetto ai propri interessi.

Un’ottima iniziativa, alla quale non posso che augurare tutta la fortuna possibile, da prendere a riferimento nel convulso, e confuso, panorama editoriale italiano.

Corriere Innovazione

Bonus track sul tema dell’innovazione un articolo del «The Wall Street Journal»: “The Power of Imagination”

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La Notizia

Mala tempora currunt per l’editoria e per la carta stampata. I giornali continuano a perdere copie, la crisi di RCS, nonostante i conti del solo «Corriere della Sera» siano positivi, è il termometro della febbre di tutto il settore, anche, nel nostro Paese e il Web e il digitale, ad oggi, sono ben lontani dal garantire un recupero contributivo significativo.

E’ in questo quadro che esordisce «La Notizia» nuova testata, nuovo quotidiano che sarà online dal 5 marzo prossimo, disponibile anche su smartphone e tablet –  sia per iOs che Android  – e nelle edicole a partire dal 12 marzo in formato berliner ed una foliazione di 24 pagine ad un prezzo di 0,80€ per cinque giorni alla settimana. 25mila le copie stampate e distribuzione selettiva limitata solo ai centri cittadini.

Secondo le anticipazioni pubblicate sul numero di febbraio di «Prima Comunicazione» in uscita oggi, il taglio editoriale è quello del giornalismo d’inchiesta e i responsabili dell’iniziativa dicono di ispirarsi al modello di Milena Gabanelli.

“Nè di destra nè di sinistra: noi vogliamo intercettare il disagio, l’arrabbiatura della gente e supportare un’idea di Paese che si fonda sul merito” dichiara il Direttore Gaetano Pedullà, che però aggiunge “se proprio vogliamo trovare una connotazione politica direi che è un giornale  renziano ma lui non lo sa”.

L’edizione online avrà alcune aree dove verranno realizzate delle inchieste “on demand” a pagamento.

Gestione interna della vendita pubblicitaria, dalla quale ci si attende un milione di euro per il primo anno, e forse a breve la creazione di una vera e propria concessionaria.  Due sedi, a Milano e a Roma, 13 giornalisti, tutti soci all’1%, ed un piano dei costi di 2,3 milioni di euro.

Di questi tempi è davvero LA notizia.

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La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

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Quando il Prodotto Editoriale è il Giornalista

Dalle ceneri di «De Pers», free press olandese chiuso circa un anno fa, nasce all’inizio di questa settimana  DNP De Nieuwe Pers, il nuovo Pers, applicazione che offre ai lettori la possibilità di sottoscrivere un abbonamento anche ad un singolo giornalista.

DNP attualmente offre la possibilità di abbonarsi a dodici giornalisti ma ben presto l’offerta potrebbe allargarsi ad un numero superiore di giornalisti ed includere anche alcuni fotografi. Il costo dell’abbonamento è di 1.79€ al mese per singolo giornalista [16.99€ annui] o 4.49€ per il pacchetto completo dei 12 giornalisti [37.99€ annui].

Jan-Jaap Heij, responsabile dell’iniziativa, ha dichiarato: “We see ourselves as a combination of a newspaper, a news app and a publishing platform. People have asked me whether this is the answer to the crisis in journalism and I have said I don’t think it’s *the* answer, but it is one possible answer.”

Redazione

L’idea è sicuramente interessante perchè finalmente esce dalla tradizionale idea, legata alla concezione di prodotto editoriale cartaceo, di offrire al lettore, di costringere le persone ad acquistare un giornale o una rivista “completa” con contenuti che va da sè in parte sicuramente non interessano.

Dall’altro lato però trasforma il giornalista in brand. Se di fatto si tratta di una tendenza già in atto come testimonia il fatto che molti giornalisti, anche in Italia, abbiano individualmente più followers su Twitter e Facebook   che le testate per le quali lavorano, pone una ulteriore minaccia per i newsbrand.

Non è un caso infatti che in diverse testate, una per tutti «The Economist», non compaiano mai le firme, i nomi dei giornalisti che hanno redatto l’articolo poichè “la garanzia”  è data dal marchio della testata.

Quando il prodotto editoriale è il giornalista le pubblicazioni editoriali perdono immagine e  forza, appeal, anche nei confronti degli investitori pubblicitari oltre che del lettore. E’ un aspetto al quale prestare estrema attenzione.

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I Media Spagnoli Scommettono sul Gioco

Il crollo degli investimenti pubblicitari nella maggior parte delle nazioni del sud Europa, Italia compresa,  unitamente al forte calo delle vendite per quanto riguarda la carta stampata, richiedono la ricerca di nuove forme di ricavo, l’abbandono del tradizionale binomio basato su vendite e raccolta pubblicitaria che non basta più.

Se molti nei mesi scorsi hanno iniziato a sperimentare, attraverso applicazioni di realtà aumentata, la possibilità di effettuare degli acquisti direttamente dai, sui, giornali come fonte supplementare di guadagno, in Spagna alcuni media su buttano sul gaming online, sulle scommesse.

Antena 3, gruppo radio-televisivo di rilevanza nazionale, Mediaset España, controllata dalla nostrana Mediaset e da Prisa, il gruppo editoriale che tra gli altri detiene «El Pais», e Unidad Editorial, gruppo editoriale che è di proprietà di RCS e che è causa di grandi problemi per l’editore di via Solferino, a giungo dell’anno scorso hanno ottenuto le necessarie licenze da parte dello Stato Spagnolo per operare nel settore delle scommesse online.

A fine 2012 «Marca», il principale quotidiano sportivo spagnolo, di proprietà appunto di Unidad Editorial, ha annunciato la nascita di Marca Apuestas sito web di scommesse sportive.

Marca Apuestas

Accordo che il direttore generale del giornale sportivo, Nicola Speroni, ha definito un importante passo per il futuro digitale del quotidiano e Unidad Editorial da tempo organizza delle conferenze sulle opportunità dell’ e-commerce e dell’ m-commerce.

Nei giorni scorsi è partita la campagna di promozione di Marca Apuestas con un video collocato su YouTube, preambolo sicuramente di una campagna pubblicitaria che coinvolgerà altri media.

Che il gaming online sia un segmento in fortissima espansione e che possa generare ricavi interessanti è fuori discussione, credo, ma resto perplesso sulle ricadute sull’immagine dei media che scegliessero di seguire questa strada. Molto meglio valorizzare i newsbrand in un altro modo a mio avviso.

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Tendenze & Formati

Il Giuramento di Obama per il secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti stabilisce un nuovo record su Twitter con 1,1 milione di tweet durante i 67 minuti della cerimonia. L’intero discorso di Obama è stata twittato dal suo staff ed ogni frase ha ottenuto migliaia di retweet con un picco di 27.295 tweet al minuto mentre il Presidente diceva “non possiamo confondere l’assolutismo con i principi, o sostituire lo spettacolo alla politica o trattare gli insulti come un dibattito ragionato”. Frase che ha ottenuto 3.304 retweet ed è stata aggiunta ai preferiti da 1.203 persone e che, per inciso, mi pare di gran lunga più interessante di quella sui giusti diritti degli omosessuali di cui invece parlano molte delle prime pagine dei giornali italiani oggi.

Obama Giuramento Twitter

In occasione della cerimonia e dei festeggiamenti che hanno seguito il «The Washington Post» adotta un formato di live blogging multimediale: “live grid”, letteralmente griglia dal vivo. Nuovo format a mio avviso davvero interessante poichè, oltre ai vantaggi che questa modalità apporta ai giornali, in un unico spazio si raccolgono tutti gli elementi proposti dalle reti sociali, dai video ai tweet passando per le foto di instagram, inglobandoli in un unico spazio, dandogli un senso e, inevitabilmente, beneficiando dei volumi di traffico  e del tempo speso sul sito che questo può generare.

Proposta di format che ha come sottoprodotto non trascurabile il riconoscimento, finalmente, del giusto credito alle persone. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qualsiasi relazione, e dunque anche in quella tra giornali e lettori, persone, dalla quale alcuni quotidiani italiani hanno ancora molto da imparare.

WP Grid

– Screenshot “live grid” -

Sempre il «The Washington Post», ed ancora una volta in riferimento al rapporto informazione e reti sociali, altro argomento che verrà affrontato il 24 aprile al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo in un panel nel quale anche in questo caso parteciperò come “valletto-moderatore” e che vedrà, tra gli altri, la presenza dell’amico Vincenzo Cosenza, è stato lanciato il 15 gennaio scorso “Post Pulse”.

Lo spazio è dedicato agli articoli del quotidiano americano che ricevono il maggior traffico, il maggior numero di visite dai diversi social network. “Post Pulse” è aggiornato ogni 15 minuti e vi si può accedere o attraverso lo specifico “bottone” dedicato di ciascun articolo o dalla home page del sito mobile del giornale; ulteriore elemento di attenzione al sempre più stretto rapporto nell’utilizzo delle reti sociali in mobilità attraverso smartphones e tablets.

Per ciascun articolo viene mostrato titolo, anteprima dei contenuti e la tendenza delle visite dai social network nell’ultimo quarto d’ora. Anche in questo caso, come per “live grid” il beneficio di permanenza e possibilità di monetizzazione è, credo davvero, evidente ospitando al suo interno, come mostra l’immagine sottostante, diversi formati pubblicitari.

Tendenze e formati che ritengo possa essere interessante sperimentarne l’efficacia adattandone i principi al pubblico di riferimento, alle persone con le quali ciascun quotidiano, in funzione delle sue caratteristiche e del suo relativo posizionamento, si relaziona.

PostPulse

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Informazione [In]Sensibile al Crowdfunding?

Información Sensible è una nuova piattaforma di crowdfunding, di finanziamento di massa in Rete, in castigliano [quello che normalmente - erroneamente - chiamiamo spagnolo], che a breve sarà operativa per finanziare progetti legati all’informazione sia sotto forma di articoli, e-books o documentari.

La piattaforma non avrà pubblicità al suo interno per mantenersi maggiormente indipendente nei contenuti proposti affidandosi esclusivamente alle donazioni delle persone per finanziare ciascun progetto giornalistico. Il sito web si presenterà al visitatore con una doppia veste, quella di testata d’informazione, dove saranno progressivamente pubblicati i contenuti finanziati, e quella, appunto, di piattaforma di crowdfunding sulla falsariga, per citare la più celebre di Spot.us.

Al suo interno è stata creato un sistema di gestione della reputazione che riassume il profilo professionale di ciascun autore e premia coloro che producono contenuti più completi, che hanno ottenuto le migliori valutazioni dei lettori e/o sono di maggiore impatto sociale.

Una volta arrivati alla cifra necessaria i contenuti saranno pubblicati sotto licenza Creative Commons 3.0 rendendo possibile a chiunque, anche a coloro che non hanno co-finanziato i progetti,  leggerla, condividerla o riprodurla altrove.

Il video sottostante ne riassume le caratteristiche principali mentre la pagina web dedicata all’iniziativa fornisce tutti i dettagli  sia in generale sulle caratteristiche della piattaforma che le indicazioni utili a giornalisti e lettori.

Se l’iniziativa pare certamente meritevole di attenzione e successo è sull’efficacia del modello di finanziamento proposto che, in specifico riferimento all’area dell’informazione che resto perplesso, dubbioso sulle effettive possibilità.

Infatti il grafico di sintesi pubblicato da «The Economist» relativamente alle tipologie di progetti che hanno ottenuto maggior successo nel 2012 su Kickstarter, la maggior piattaforma di crowdfunding al mondo, secondo quanto dichiarato dai gestori stessi, non lascia ben sperare.

Come mostra l’immagine sottostante la categoria del publishing si colloca al fondo sia per quanto riguarda gli importi mediamente versati da ciascuna persona che, soprattutto, per il tasso di successo, per il raggiungimento della cifra necessaria.

L’impressione è che in ambito strettamente informativo sia difficile entusiasmare e coinvolgere “a scatola chiusa” lasciando immaginare che in quest’area sia più funzionale, e funzionante, un modello freemium che non quello di crowdfunding che invece funziona molto bene per quanto riguarda i giochi.

Combinando questi aspetti mi pare possibile ipotizzare un buon grado di probabilità di successo per iniziative di crowdfunding incentrate sui newsgames per quanto riguarda l’informazione.

Tema che, posso anticipare, verrà trattato in un panel ad hoc al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo  al quale parteciperò come valletto, come moderatore. Come si suol dire, se il tema vi interessa, stay tuned.

Crowdfunding

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