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Aumento dei Ricavi dal Cartaceo

Mentre il mondo della carta stampata si interroga su come recuperare dal digitale i ricavi calanti della versione tradizionale di giornali e riviste, la risposta parrebbe essere molto più a portata di mano di quanto si possa credere: alzare il prezzo di copertina.

Già nel 2012 uno studio di Simon-Kucher & Partners, società di consulenza internazionale specializzata in strategie, marketing, pricing e vendite, sui 25 principali quotidiani statunitensi  dimostrava come la domanda di giornali fosse relativamente inelastica e ad un aumento di prezzo non vi fosse corrispondente calo delle vendite portando complessivamente ad una crescita dei ricavi. Elemento confortato da un’analisi equivalente effettuata relativamente ai quotidiani inglesi [non tabloid] che mostrava gli stessi risultati per il periodo 2007-2010.

A ulteriore conforto arrivano ora i dati pubblicati da The Media Briefing che ha elaborato i dati di vendita dei quotidiani inglesi dal 2001 al 2012 e gli aumenti di prezzo degli stessi nel medesimo arco temporale.

Emerge come a fronte di un aumento del prezzo medio dei giornali del 208% negli ultimi 11 anni le vendite siano calate “solo” del 36% nello stesso periodo.

Prezzo Vs Vendite Quotidiani inglesi

Prezzo medio che è influenzato dal basso costo dei tabloid e che considerando esclusivamente i quotidiani “di qualità” anglosassoni cresce considerevolmente con una forchetta che va da 1,40£ del «The Guardian» [1,60€] –  che però il sabato viene venduto a 2,30£ [2,67€] – sino alle 2,50£ del «The Financial Times».

Come mostra il grafico di sintesi sottostante tutti i quotidiani, ad esclusione dell’Indipendent, hanno avuto una crescita dei ricavi dalle vendite della versione cartacea, ed è proprio il quotidiano economico-finanziario londinese che a dispetto di vendite calanti ottiene la maggior crescita di ricavi con aumenti di prezzo anche due volte l’anno dal 2005 in poi.

A fronte del trend, che pare inarrestabile, di flessione delle vendite parrebbe davvero che aumentare il prezzo non debba intimorire, anzi sia una possibilità da considerare con attenzione per aumentare i ricavi di quest’area.

Circulation Revenues

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La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

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Strutturale & Chiaro-Veggente

Nielsen, come certamente molti sapranno, ha diffuso i dati degli investimenti pubblicitari per mezzo del 2012.

Rispetto al 2011 si assiste ad un calo, ad un tracollo, a doppia cifra per tutti i mezzi televisione inclusa. Anche internet, per quanto riguarda Display, Performance e Classified/Directories, frena bruscamente e dai tassi di crescita double digits del primo semestre chiude al +5,3%  il totale anno a causa delle forti flessioni dei mesi di novembre [- 8.3%] e dicembre [- 10.3%].

ADV nielsen-tot2012

Il commento ai dati di Alberto Dal Sasso, advertising information services business director dell’istituto di ricerca e rilevazione, è stato riportato, facendo copia e incolla fondamentalmente [come d'abitudine?], da tutti i principali organi d’informazione ed ovviamente dalle testate specializzate:

In termini reali vale a dire che, al netto dell’inflazione (ISTAT), si torna addirittura a livelli del 1991; questo fa quindi pensare ad un cambio strutturale e non congiunturale nella sua composizione.

Nel commento c’è un termine che è la chiave di comprensione del problema, è la parola strutturale.

Spiega il dizionario che struttura in termini economici identifica “l’insieme dei fattori che determinano le caratteristiche di un sistema economico o di un mercato e ne caratterizzano i rapporti interni”. Aspetto che la derivazione etimologica del termine consente ulteriormente di approfondire poichè spiega che in fisiologia il significato è quello di “disposizione delle parti, dei tessuti e degli elementi organici che entrano nella composizione dei corpi viventi”.

Come sempre non ne faccio una questione semantica. Cambio strutturale significa fondamentalmente che vi è un cambiamento dal quale non si torna più indietro poichè il mutamento non è momentaneo ma, appunto, strutturale.

Scrivevo a giugno 2012, nella conclusione del commento ai dati degli investimenti pubblicitari del primo quadrimestre dell’anno, che: “Il mondo cambia”.

Aspetto che ho avuto modo di approfondire verso la fine di gennaio di quest’anno a commento dei dati delle rilevazioni degli investimenti pubblicitari in Italia suddivisi per mezzo per i primi 11 mesi del 2012 ed il relativo confronto con il pari periodo del 2011, affermando: “Vi sono elementi strutturali di cambiamento nel processo di relazione e comunicazione tra persone e brand, imprese, alle quali gli attuali format di comunicazione pubblicitaria, anche online, non sono in grado di dare una risposta utile. La pubblicità diviene sempre più, nella migliore delle ipotesi, un fastidio da sopportare per poter fruire di contenuti che interessano le persone”.

Credo sia questa l’interpretazione più corretta del commento prodotto da Nielsen ai dati diffusi. Credo altrettanto che per trovare forme e format di comunicazione d’impresa, o pubblicitaria se preferite, sia necessario disintermediare l’intermediazione attuale e creare un rapporto consulenziale, uscendo dalla attuale logica di venditori di spazio e/o di pixel, tra editori ed imprese, investitori pubblicitari, che consenta di sperimentare giochini stupidi che funzionano [et similia].

New Business Model

Sempre a proposito di cambiamenti strutturali e di chiaro-veggenza, di chiarezza di visione, dice l’amico Marco Dal Pozzo che “ci ho preso” anche per quanto riguarda il NYTimes. Tema ben analizzato da Nieman Journalism Lab.

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Casi di Successo

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory grazie ai dati diffusi dalla BDZV [Bundesverband Deutscher Zeitungsverleger e.V], l’Associazione Federale degli Editori di Giornali Tedeschi, si offre una panoramica del mercato dell’informazione tedesco, delle sue peculiarità e dei motivi per i quali i giornali in Germania hanno ancora motivo di sorridere. Se non lo aveste già fatto ieri quando è stato pubblicato, vi invito, se posso, a leggere l’articolo  che credo possa offrire spunti di riflessione interessanti.

Rivendita Giornali

Dall’altra parte dell’oceano, sempre ieri, The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha pubblicato lo studio “Newspapers Turning Ideas Into Dollars: Four Revenue Success Stories”. Musica per le orecchie di questi tempi.

Lo studio è il follow-up di ”The Search for a New Business Model”, pubblicato a marzo 2012 ed esamina, attraverso interviste in loco a dirigenti delle diverse testate, come quattro giornali statunitensi, il «The Deseret News», «The Naples Daily News», «The Santa Rosa Press Democrat» e «The Columbia Daily Herald», tutti con tirature modeste, abbiano sconfitto la crisi sviluppando nuovi modelli di business.

Dai risultati emergono alcuni aspetti di assoluto interesse. In particolare gli elementi di rilievo sono :

  • Gestire il digitale e le imprese preesistenti separatamente  - «The Deseret News». Il CEO di Deseret News Publishing Co., Clark Gilbert, ha una teoria dell’evoluzione dei media . Il patrimonio aziendale, la pubblicazione cartacea, è il coccodrillo, la creatura preistorica che si ridurrà, ma può sopravvivere. Il business digitale è il mammifero, la nuova forma di vita progettato per dominare il futuro . E hanno bisogno di essere gestiti separatamente . Così la società ha creato Deseret Digital Media per catturare la crescita futura, ridotto la redazione del Deseret News e riorientato la mission editoriale del giornale.
  • Innovare. Mantenere lo sviluppo di prodotti editoriali di nicchia - «The Columbia Daily Herald» . Negli ultimi anni, il Daily Herald ha lanciato una rivista mensile di successo sulla salute  ed una rivista di lifestyle per uomini e pianifica di introdurre un prodotto immobiliare all’inizio di questo anno, mantenendo molti dei costi in-house, all’interno. Anche se può sembrare un’impresa eccessivamente ambiziosa per una piccola realtà editoriale con risorse modeste, l’editore dice che il lancio della rivista di salute è stato “molto proficuo” ed primi risultati della nuova rivista maschile sono abbastanza positivi.
  • Decentrare il potere decisionale e Riorganizzare la forza vendita - «The Naples Daily News». Dopo  che l’editore e il suo team manageriale hanno rivisto la composizione della forza di vendita e la sua filosofia operativa, la carta ha visto una crescita complessiva delle entrate sia nel 2011 che 2012. Le protezione delle entrate dalla stampa – 44,876 copie medie giornaliere vendute - si è dimostrata essere una parte importante della storia di successo.
  • Creare un’agenzia digitale come area di business autonoma - «The Santa Rosa Press Democrat». La decisione chiave è stata quella di creare Media Lab agenzia digitale come un’entità separata con un personale separato per il suo funzionamento. Nell’ambito di un piano di rinnovamento e rilancio aziendale, il quotidiano ha sviluppato il Media Lab, agenzia digitale che offre una gamma completa di servizi di marketing online per i commercianti. Nel suo primo anno l’agenzia ha rappresentato circa il 25% delle entrate dell’area digitale del giornale e si prevede di aumentare i ricavi di circa il 60% nel 2013.
  • Ricostruisci la tua filosofia editoriale intorno a quello che sai fare meglio  - Deseret News. Il giornale, che è di proprietà della chiesa mormone, ha preso la decisione cruciale per spostare la sua missione editoriale di interesse generale per la copertura di aree tematiche come la fede e la famiglia. Ovviamente non è sicuramente un’area nella quale molti giornali sarebbero o potrebbero concentrarsi, ma Gilbert, il professore della  Harvard Business che ha operato come consulente, ritiene che le risorse in diminuzione all’interno della redazione debbano essere assegnate ai punti di forza editoriali dove la testata è in grado di offrire un valore aggiunto. “Bisogna differenziarsi”, dice, continuando “Investire in ciò in cui si può essere i migliori al mondo … La mancanza di effettuare una scelta significa scegliere di essere mediocri”.
  • Non rinunciare alla carta stampata - Daily News. A Naples, dove il franchising per la stampa è relativamente sano, l’editore rilancia dicendo: “stiamo reinventando la stampa” e immagina un futuro in cui il prodotto stampato può essere personalizzato per il singolo consumatore. Per molti quotidiani, con i ricavi dalla carta stampata al tracollo, può sembrare un eccesso di ottimismo. Ma la lezione di Naples è che nelle comunità in cui le condizioni sono favorevoli, o è possibile crearle senza grandi investimenti, una scommessa sulla stampa può ancora pagare.

Si tratta di quattro casistiche molto diverse tra loro dalle quali, al di là delle specificità, emerge, si conferma, come non esista LA soluzione ma sia possibile trovare UNA soluzione specifica per ciascuna realtà.

Come sempre vi invito a leggere i risultati integralmente e ad approfondire le quattro case history nel dettaglio. Se non aveste tempo, o voglia, di farlo, l’infografica sottostante integra la mia sintesi.

Newspapers casestudies-Infographic

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Tanto Rumore per Nulla

Come certamente molti ricordano la settimana scorsa è stato siglato l’accordo tra Google e l’Association de la presse d’information politique et générale, associazione della stampa francese nata nel maggio del 2012 proprio per rinforzare la capacità negoziale nei confronti del colosso di Mountain View.

L’accordo prevede la creazione di un fondo destinato a sostenere lo sviluppo dell’informazione online per un importo nei prossimi 3-5 anni di 60 milioni di euro e segue quello raggiunto a metà dicembre in Belgio del quale non sono però stati resi noti i termini economici rimandando ad una generica collaborazione tra i giornali in lingua francese e Google.

Ora Francisco Pinto Balsemao, Presidente dell’EPC [European Publishers Council], secondo quanto riportato da Reuters,  dice che l’offerta di Google deve essere estesa in tutta Europa. Necessità che tra gli altri anche il Presidente della FIEG, Giulio Anselmi, ha ribadito recentemente.

The Media Briefing, in un articolo sulla questione, parla giustamente di vittoria di Pirro mostrando quale sia l’incidenza dei 60 milioni di euro rispetto al fatturato del settore in Francia ma anche solo rispetto a quello del Figaro Group.

Come spiega Louis Dreyfus, CEO di «Le Monde»: “…questo accordo non cambia il modello economico della stampa e coloro che si basano sugli aiuti, siano essi il fondo di Google o i fondi statali, per tirare avanti sbagliano. I media possono contare solamente su se stessi e sulla capacità di rinnovare la propria offerta per uscire dalla crisi”.

Tanto rumore per nulla.

Google Contributi Francesi

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Intervistato

Al termine della lezione tenuta al master in giornalismo scientifico digitale della SISSA all’inizio di questo mese i partecipanti mi hanno chiesto se potevano intervistarmi per fare una sintesi delle cose che ci eravamo detti quel pomeriggio.

Me ne ero quasi dimenticato finchè non ho visto pubblicato il video dell’intervista su «OggiScienza» la testata che viene realizzata da Sissa Medialab.  L’articolo che accompagna il video è così ricco di complimenti ed apprezzamenti nei miei confronti da lasciarmi più che imbarazzato anche se inevitabilmente lusingato del giudizio favorevole alla lezione.

Nell’intervista, in poco meno di cinque minuti, i miei due cents, come si suol dire,  sulla Rete, l’utilizzo dei social network da parte dei quotidiani e il mutamento del ruolo del giornalista. Buona visione.

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Informazione [In]Sensibile al Crowdfunding?

Información Sensible è una nuova piattaforma di crowdfunding, di finanziamento di massa in Rete, in castigliano [quello che normalmente - erroneamente - chiamiamo spagnolo], che a breve sarà operativa per finanziare progetti legati all’informazione sia sotto forma di articoli, e-books o documentari.

La piattaforma non avrà pubblicità al suo interno per mantenersi maggiormente indipendente nei contenuti proposti affidandosi esclusivamente alle donazioni delle persone per finanziare ciascun progetto giornalistico. Il sito web si presenterà al visitatore con una doppia veste, quella di testata d’informazione, dove saranno progressivamente pubblicati i contenuti finanziati, e quella, appunto, di piattaforma di crowdfunding sulla falsariga, per citare la più celebre di Spot.us.

Al suo interno è stata creato un sistema di gestione della reputazione che riassume il profilo professionale di ciascun autore e premia coloro che producono contenuti più completi, che hanno ottenuto le migliori valutazioni dei lettori e/o sono di maggiore impatto sociale.

Una volta arrivati alla cifra necessaria i contenuti saranno pubblicati sotto licenza Creative Commons 3.0 rendendo possibile a chiunque, anche a coloro che non hanno co-finanziato i progetti,  leggerla, condividerla o riprodurla altrove.

Il video sottostante ne riassume le caratteristiche principali mentre la pagina web dedicata all’iniziativa fornisce tutti i dettagli  sia in generale sulle caratteristiche della piattaforma che le indicazioni utili a giornalisti e lettori.

Se l’iniziativa pare certamente meritevole di attenzione e successo è sull’efficacia del modello di finanziamento proposto che, in specifico riferimento all’area dell’informazione che resto perplesso, dubbioso sulle effettive possibilità.

Infatti il grafico di sintesi pubblicato da «The Economist» relativamente alle tipologie di progetti che hanno ottenuto maggior successo nel 2012 su Kickstarter, la maggior piattaforma di crowdfunding al mondo, secondo quanto dichiarato dai gestori stessi, non lascia ben sperare.

Come mostra l’immagine sottostante la categoria del publishing si colloca al fondo sia per quanto riguarda gli importi mediamente versati da ciascuna persona che, soprattutto, per il tasso di successo, per il raggiungimento della cifra necessaria.

L’impressione è che in ambito strettamente informativo sia difficile entusiasmare e coinvolgere “a scatola chiusa” lasciando immaginare che in quest’area sia più funzionale, e funzionante, un modello freemium che non quello di crowdfunding che invece funziona molto bene per quanto riguarda i giochi.

Combinando questi aspetti mi pare possibile ipotizzare un buon grado di probabilità di successo per iniziative di crowdfunding incentrate sui newsgames per quanto riguarda l’informazione.

Tema che, posso anticipare, verrà trattato in un panel ad hoc al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo  al quale parteciperò come valletto, come moderatore. Come si suol dire, se il tema vi interessa, stay tuned.

Crowdfunding

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L’[Un]Social Media Marketing dell’Informazione Italiana

Terminata la pausa natalizia ritorna la mia rubrica per l’European Journalism Observatory. Si inaugura il 2013 con un’analisi di un campione di alcune testate nazionali, sia all digital che non, cercando di verificare comportamenti, strategie messe in atto e livello di coinvolgimento delle persone su Facebook e Twitter.

L’infografica sottostante sintetizza i principali risultati mentre i dati completi ed il commento agli stessi sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Europeo di Giornalismo.

Infografica Engagement Informazione Italiana

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La Lezione di Business Insiders

Business Insiders, testata all digital statunitense, si racconta e svela molte informazioni riservate sul suo successo, su come in 5 anni sia passata da mille ad un milione di visitatori al giorno. Una case history di grande interesse per cercare di comprendere quali dinamiche e leve per ottenere interesse e redditività con l’informazione online.

Cinque anni dopo il lancio il suo Direttore, Henry Blodget, identifica le quattro chiavi, i quattro elementi del successo:

  • Contenuto pensato esclusivamente per il digitale, elemento che le edizioni online delle testate tradizionali nella grande maggioranza dei casi faticano a proporre, o non propongono del tutto, privilegiando spesso la versione cartacea in tal senso.
  • Adattamento ad una distribuzione multischermo, multipiattaforma, con un forte accento su ottimizzazione dei contenuti in ottica SEO e reti social, social network
  • Misurazione dei risultati in tempo reale
  • Alta produttività della redazione

Un modello di giornalismo digitale estremamente aggressivo nella sua strategia di crescita dell’audience fatto di un mix di informazione economica e specializzata nel mondo della tecnologia e del business proposta con uno stile da intrattenimento di largo consumo.

Qui di seguito cinque immagini selezionate, quelle che mi sono apparse più significative, più rivelatrici, che meglio spiegano l’approccio e la strategia di Business Insider, tratte dalla presentazione completa che, ancora una volta, consiglio di leggere e “digerire” attentamente.

BI Digital Content

BI Distribution

BI Mix

BI Analitycs

BI Newsroom

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Uno Sguardo all’Industria dell’Informazione Italiana

Oggi al master in giornalismo scientifico digitale della SISSA International School for Advanced Studies di Trieste a tenere una lezione, un crash course sulla situazione attuale dell’industria dell’informazione italiana.

Qui sotto trovate le slide che utilizzerò, tenendo presente ancora una volta che sono un punto di appoggio per ragionare insieme ai partecipanti sul tema.

Update del 10.12: Dopo la lezione, il confronto sul tema, mi sono accorto che alcuni dei partecipanti twittavano le cose che gli sembravano più interessanti tra quelle che ho detto. Ne riporto i principali così da integrare le slide e dare maggior senso alle stesse. Tre ore di lezione davvero multimediale, grazie alle ragazze ed ai ragazzi ed ovviamente a SISSA e Sergio Maistrello.

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