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Redazione e Notizie: Il Caso del Blackout di Internet in Siria

Il flusso dell’informazione ormai è costante nell’arco delle 24 ore e le redazioni dei principali giornali online si sono dovute inevitabilmente adeguare organizzandosi per fornire una copertura adeguata.

E’ il caso di Repubblica.it e del Corriere.it che sui rispettivi siti offrono aggiornamenti che coprono l’intera giornata. Al momento della redazione di questo articolo in testa appare l’orario dell’ultimo aggiornamento come mostrano i due screenshot sottostanti.

Corsera Updated

Repubblica Updated

Mentre è ampia la copertura dell’incidente al porto di Genova, avvenuto poco dopo le 23:00, nessuna notizia viene data relativamente al blackout di Internet in Siria avvenuto intorno alle 22:00 di ieri ora italiana.

Google Siria

Informazione che se forse non ha lo stesso appeal del disastro genovese certamente non è trascurabile e che viene riportata da tutte le principali fonti d’informazione internazionali e compare sia sul sito del Guardian che su quello di Le Monde da ore ed ovviamente è disponibile su Twitter con contributi anche da parte di fonti nostrane sufficientemente note.

Mante Siria

La domanda che sorge dunque spontanea è come mai? Se la risposta fosse perchè le agenzie italiane non hanno ancora “battuto” la notizia, o peggio perchè non fa tanti click, capiremmo molte cose sul reale funzionamento delle redazioni al di là delle dichiarazioni di “modernità” che vengono rese durante alcuni eventi, a cominciare dal recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. In caso contrario lo spazio dei commenti è, anche in questo caso, a disposizione.

Akamai

Update: Europa – alle 08.11 – ne parla; ma resta l’unico quotidiano italiano a farlo.

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Trova le Differenze

Durante il World Communication Forum 2013, l’evento che riunisce il Forum della Comunicazione e il Forum della Comunicazione Digitale, in tenutosi il 10 e 11 Aprile a Milano, l’Istituto Piepoli ha presentato i risultati della ricerca “OPINIONE PUBBLICA: parole chiave e comunicazione istituzionale attraverso i mass media”, sondaggio d’opinione giunto alla sua terza edizione, che indaga sulla percezione del ruolo della comunicazione in Italia, e il suo valore per lo sviluppo e la crescita del Paese.

La sintesi dei risultati principali è stata diffusa da Adnkronos l’11 aprile nel tardo pomeriggio. Affari Italiani, testata all digital che vanta, o che si vanta a seconda dei punti di vista, di essere stata pionieristica nell’informazione online, nella propria sezione dedicata ai media ieri  pubblica un articolo sul tema.

Vi invito, se posso, a trovare le differenze [*] tra i due articoli.

Trova le differenze

[*] Se in questo sabato, finalmente, di sole non aveste voglia di cliccare sui link. Posso anticipare che l’articolo su Affari Italiani cambia il titolo del lancio di agenzia ed effettua copia-incolla di tutto il resto senza citare la fonte, senza attribuire la paternità come d’abitudine. Ah, c’è anche un’altra differenza, Affari Italiani “spezza” in due la notizia così da fare un maggior numero di pagine viste. Comment is free!

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Autorappresentazione & Condivisione dell’Informazione

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Tema “caldo” del quale discuteremo al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 24 aprile prossimo nel panel “Social [In]Ability” , di cui sarò il moderatore, in cui, tra l’altro verrà presentata in anteprima nazionale la ricerca dell’Osservatorio sulle Nuove Forme di Consumo di Informazione e sulle Trasformazioni dell’Ecosistema Mediale dell’Università di Urbino su come si informano gli italiani.

Sul tema delle condivisioni 33Across, piattaforma per la condivisione sociale dei contenuti partner di 625mila editori, ha pubblicato i dati dell’analisi effettuata questo mese delle condivisioni delle persone delle 500 principali fonti d’informazione negli USA suddivise in 24 categorie.

Dalla sintesi dei risultati emerge una differenza estremamente rilevante tra gli argomenti più condivisi dalle persone e quelli che invece sono di maggior interesse, più cliccati. Se notizie di attualità, politica, ma anche intrattenimento e gossip, sono i temi più cliccati è ciò che ruota intorno alla scienza, ad argomenti scientifici quello che viene maggiormente condiviso dalle persone.

Una dicotomia che si può spiegare solamente con il desiderio di autorappresentarsi in maniera diversa da come si è realmente. Tentativo di presentarsi agli occhi dei propri contatti proiettando un’immagine di se desiderata, non reale.

Comportamento aspirazionale, “wannabe”, che può essere utilizzato per la diffusione di argomenti specifici sui social media ma che non porta traffico al sito web.

Condivisioni Temi

Update: Sul tema da leggere Andrea Contino e Luca De Biase.

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Povero Lettering

Dal giorno precedente l’elezione del nuovo Papa l’«Avvenire» pare aver iniziato una revisione “morbida” della grafica del giornale e del lettering. E’ in particolare per quanto riguarda la foto-notizia principale del giorno che si nota il cambiamento [Vedi giornale del 12 Marzo e del 13 Marzo, e successivi].

Nel titolo della foto-notizia viene sempre evidenziata sia per dimensione del carattere che nel colore una sola parola. I limiti della scelta si mostrano con chiarezza nella prima pagina di oggi dove l’evidenziazione accentua la parola sbagliata [#] togliendo senso al messaggio del Pontefice o quanto meno distorcendolo.

Povero lettering.

Avvenire Lettering

[#] Per stressare adeguatamente il concetto espresso dal Papa sarebbe stato necessario evidenziare tre parole anziché una sola: “per i poveri”. Credo.

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I Risultati Elettorali dei Quotidiani Online

Dal mio personale termometro attraverso i gruppi di edicolanti su Facebook pare che la notizia epocale delle dimissioni di del Papa non abbiano sortito un effetto sulle vendite dei giornali nelle rivendite, poco meglio sembra sia andata anche per quanto riguarda i giorni delle elezioni.

Sono allora andato a verificare i dati Audiweb delle principali testate d’informazione online, non tanto per acquisire i valori assoluti, la cui affidabilità dovrebbe, finalmente, migliorare da settembre di quest’anno grazie alla rilevazione dell’audience in mobilità, quanto per vedere il trend, che al suo interno è omogeneo.

Se l’11 febbraio, giorno dell’annuncio delle dimissioni del Papa, si nota un lieve picco rispetto alla media dei browser unici dei quotidiani online, è il secondo giorno delle elezioni, il 25 febbraio, che si vede una vera e propria esplosione sia dei browser unici che delle pagine viste per quasi tutte le testate.

Stratosferico l’incremento per l’oligopolio dell’informazione online nostrana con Repubblica.it e Corriere.it che rispettivamente schizzano da 2,7 e 2,4 milioni di browser unici del 22 febbraio a 5,5 e 4 milioni del 25 febbraio. In funzione di un numero estremamente elevato di pagine viste, 86.8 milioni per Repubblica, il tempo medio di permanenza sul sito web raggiunge i 20 minuti per il quotidiano diretto da Ezio Mauro e 18 minuti per quello di De Bortoli.

Elezioni Browser Unici Corriere Repubblica

Numeri, in valori assoluti inferiori, ma incrementi anche in questo caso davvero importanti, sempre a tripla cifra, per tutti gli altri quotidiani online che registrano sempre una crescita vicina o superiore al raddoppio del numero di browser unici come nel caso di La Stampa, Il Sole24Ore, Il Fatto, Il Messaggero ed Il Giornale, che addirittura triplica, e L’Unità, che però tra i quotidiani nazionali è la testata con i valori assoluti più modesti.

Così non è invece complessivamente per i quotidiani locali dove gli incrementi, che pure vi sono, hanno un’entità decisamente più modesta.

Tra le testate all digital, di cui Audiweb Report fornisce i dati solamente di alcuni di loro escludendo nel trend giornaliero Linkiesta ed il Post, impennata di Huffington Post Italia il 25 mentre Lettera 43 addirittura cala quel giorno per invece, in controtendenza rispetto a tutti gli altri quotidiani online, crescere il 26. Come mostra il grafico di di sintesi sottostante per entrambe le testate considerate i numeri restano comunque modesti rispetto alle versioni online dei quotidiani nazionali che hanno sempre superato abbondantemente [ad esclusione di L'Unità] il milione di browser unici.

Elezioni Browser Unici HuffPost Ita e Lettera43

Complessivamente sono stati 18,2 milioni i browser unici per le edizioni online delle testate cartacee incluso il circuito Quotidiano.net e l’insieme dei quotidiani locali del Gruppo Repubblica-Espresso. Numeri superiori 4 volte alle vendite dei quotidiani su carta ed ai dati Auditel dello stesso giorno che però a partire dalle 18.30 nella fascia 18.30-20.30 ha avuto un’audience di 23,8 milioni di persone per arrivare a 30,6 tra le 20.30 e le 23.00; un dato non di troppo superiore a quello delle altre giornate se si esclude Mentana che arriva a 3,3 milioni di telespettatori nel TG serale.

Se la giornata dei primi risultati elettorali ha generato picchi di traffico straordinari per l’informazione online, frutto della ricerca immediata di notizie da parte del 30% della popolazione italiana, fanno riflettere la fortissima concentrazione informativa con il 50% del totale dei browser unici solo per i due “big players” ed i numeri ancora relativamente modesti delle testate solo online, chiaro segnale del valore del brand nato sulla carta che si trasferisce all’online.

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La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Berlusconi ha sortito il suo effetto e la boutade sul rimborso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri ed è la notizia principale di apertura di tutti i quotidiani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto prevalentemente con amarezza ed ironia dalle persone su Twitter. Secondo Topsy, strumento tra i più affidabili tra quelli disponibili gratuitamente, l’hashtag #propostashock e stato twittato 20.578 volte sino alla mezzanotte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la versione proposta dal PD #propostasciocc ha avuto 3.622 mention con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è relativo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi giornali sulle precedenti promesse, come noto non mantenute, di tagli fiscali da parte del Cavaliere, mentre per il solo #propostashock è l’affermazione di Cetty D., specializzata in satira, che ottiene 651 retweet e 169 favoriti.

Clicca per ingrandire ed accedere alla versione interattiva

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Nonostante, come mostra l’immagine sopra riportata, la tag più utilizzata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i principali giornali online hanno ripreso la questione, ad esclusione di quelli apertamente schierati a favore delle “Berlustories”, neologismo che credo valga la pena di coniare ispirandosi al più famoso advertorials.

Se fortunatamente in questo caso, ad eccezione del «Messaggero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene risparmiato il tweet anonimo il trattamento delle due corazzate dell’informazione online italiana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Corriere della Sera» che «la Repubblica» pubblicano una fotogallery di alcuni tweet da loro selezionati. Una scelta che evidentemente non può essere giustificata da difficoltà tecniche nell’embeddare, nell’inserire il tweet originale [e relativo link alla fonte] stante anche le recenti migliorie apportate da Twitter in tal senso create proprio allo scopo.

La fotogallery genera pagine viste, è dunque lampante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispettosa del lettore, degli autori dei tweet e neppure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia possibile farlo lo dimostra, se necessario, «La Stampa» che invece, fortunatamente, sceglie una strada diversa pubblicando lo storify dei principali tweet dando un senso editoriale attraverso una selezione ragionata.

La mia “propostasciocc” è quella di adottare, ad esempio, il format realizzato recentemente dal «The Washington Post» in occasione del giuramento di Obama. Proposta di format che ha come sottoprodotto non trascurabile il riconoscimento, finalmente, del giusto credito alle persone  e che consente comunque di monetizzare presentando numerosi vantaggi rispetto alle fotogallery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qualsiasi relazione, e dunque anche in quella tra giornali e lettori, persone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quotidiani italiani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e relativo link al testo integrale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra informazione che mi pare non venga riportata integralmente dalle testate online. L’informazione credo sia sempre meglio fornirla completa altrimenti se non di parte resta certamente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Febbraio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

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Quando Social Media Marketing e Buon Giornalismo Coincidono

L’engagement non è di per se stesso un obiettivo strategico nello sviluppo di un piano di social media marketing ma rappresenta uno dei principali parametri, se non IL parametro, per valutare la bontà delle azioni adottate.

Le poche volte in cui il termine inglese viene tradotto si utilizza, anche da parte del sottoscritto, come sinonimo coinvolgimento. Esiste però un altro termine che probabilmente è più adatto, più consono: ingaggiare. Termine che, come spiega il dizionario etimologico, significa impegnare, far si che qualcuno si impegni in una determinata azione.

Ingaggiare

Cory Bergman, per chi non lo conoscesse General Manager di Breaking News [NBC News], fondatore di Lost Remote [Mediabistro], co-fondatore di Next Door Media,  membro di Poynter e professore del Master of Communications in Digital Media dell’ University of Washington [e molto altro ancora], ha scritto un interessante articolo, tutto da leggere, su come misurare l’impatto di un articolo e più in generale del giornalismo. Nelle conclusioni scrive:

There still isn’t a trusted set of “impact metrics” for journalism, but as I’ve written before, I believe newsrooms must help create that connection by including action paths from current storytelling.   If we enable consumers to take action directly from stories — when they care the most — then we’re increasingly able to measure a given story’s impact.

Sostenendo in buona sostanza che l’abilitare le persone a svolgere un’azione di loro interesse e più in generale per la comunità di riferimento sia l’elemento perniante e premiante di valutazione del giornalismo. Tesi che mi sento di condividere in toto, e che, fortunatamente, è adottata anche alle nostre latitudini con quale caso di buone pratiche quotidiane.

La dimostrazione che, al di là di pregiudizi e ritrosie reciproche, social media marketing, se ben concepito rispetto agli obiettivi dell’impresa editoriale, e buon giornalismo possono assolutamente coincidere.

Sul tema da leggere la presentazione di Serena Carpenter, ricca di casi concreti su, appunto, [buon] giornalismo ed engagement.

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Tendenze & Formati

Il Giuramento di Obama per il secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti stabilisce un nuovo record su Twitter con 1,1 milione di tweet durante i 67 minuti della cerimonia. L’intero discorso di Obama è stata twittato dal suo staff ed ogni frase ha ottenuto migliaia di retweet con un picco di 27.295 tweet al minuto mentre il Presidente diceva “non possiamo confondere l’assolutismo con i principi, o sostituire lo spettacolo alla politica o trattare gli insulti come un dibattito ragionato”. Frase che ha ottenuto 3.304 retweet ed è stata aggiunta ai preferiti da 1.203 persone e che, per inciso, mi pare di gran lunga più interessante di quella sui giusti diritti degli omosessuali di cui invece parlano molte delle prime pagine dei giornali italiani oggi.

Obama Giuramento Twitter

In occasione della cerimonia e dei festeggiamenti che hanno seguito il «The Washington Post» adotta un formato di live blogging multimediale: “live grid”, letteralmente griglia dal vivo. Nuovo format a mio avviso davvero interessante poichè, oltre ai vantaggi che questa modalità apporta ai giornali, in un unico spazio si raccolgono tutti gli elementi proposti dalle reti sociali, dai video ai tweet passando per le foto di instagram, inglobandoli in un unico spazio, dandogli un senso e, inevitabilmente, beneficiando dei volumi di traffico  e del tempo speso sul sito che questo può generare.

Proposta di format che ha come sottoprodotto non trascurabile il riconoscimento, finalmente, del giusto credito alle persone. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qualsiasi relazione, e dunque anche in quella tra giornali e lettori, persone, dalla quale alcuni quotidiani italiani hanno ancora molto da imparare.

WP Grid

– Screenshot “live grid” -

Sempre il «The Washington Post», ed ancora una volta in riferimento al rapporto informazione e reti sociali, altro argomento che verrà affrontato il 24 aprile al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo in un panel nel quale anche in questo caso parteciperò come “valletto-moderatore” e che vedrà, tra gli altri, la presenza dell’amico Vincenzo Cosenza, è stato lanciato il 15 gennaio scorso “Post Pulse”.

Lo spazio è dedicato agli articoli del quotidiano americano che ricevono il maggior traffico, il maggior numero di visite dai diversi social network. “Post Pulse” è aggiornato ogni 15 minuti e vi si può accedere o attraverso lo specifico “bottone” dedicato di ciascun articolo o dalla home page del sito mobile del giornale; ulteriore elemento di attenzione al sempre più stretto rapporto nell’utilizzo delle reti sociali in mobilità attraverso smartphones e tablets.

Per ciascun articolo viene mostrato titolo, anteprima dei contenuti e la tendenza delle visite dai social network nell’ultimo quarto d’ora. Anche in questo caso, come per “live grid” il beneficio di permanenza e possibilità di monetizzazione è, credo davvero, evidente ospitando al suo interno, come mostra l’immagine sottostante, diversi formati pubblicitari.

Tendenze e formati che ritengo possa essere interessante sperimentarne l’efficacia adattandone i principi al pubblico di riferimento, alle persone con le quali ciascun quotidiano, in funzione delle sue caratteristiche e del suo relativo posizionamento, si relaziona.

PostPulse

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Avercelo Lungo

Se siete approdati a questo articolo alla ricerca di righelli e dintorni conviene che chiudiate immediatamente la pagina. Non è quello l’argomento, mi spiace.

“Snow Fall”, storia di grande successo di una terribile valanga sulle Cascade Mountains realizzata recentemente dal «The New York Times», ha riaperto il dibattito su le opportunità offerte, sia sotto il profilo giornalistico che economico, da quello che viene definito longform journalism, termine la cui miglior approssimazione in italiano è giornalismo narrativo.

Ma quanto viene effettivamente adottato questo format dai giornali e quale è la tendenza di questo tipo di proposte informative? Ed ancora, è sensato ricercare una correlazione tra lunghezza degli articoli e qualità dell’informazione?

A queste domande ha cercato di dare una risposta «Colombia Journalism Review» che ha analizzato gli articoli di lunghezza superiore alle 2mila parole pubblicate su «The New York Times», «The Wall Street Journal», «The Washington Post» e «The Los Angeles Times», dal 2003 al 2012.

Come mostra il grafico di sintesi dei risultati il numero di articoli con una lunghezza maggiore alle 2mila parole si è ridotto per tutte le testate prese in considerazione. Calo che complessivamente nell’arco temporale considerato è stato dell’86%.

Articoli + 2mila parole

 Se, come specifica sin dall’inizio l’articolo pubblicato su CJR, non vi è una diretta corrispondenza tra lunghezza del pezzo giornalistico e qualità dello stesso, certamente vi sono argomenti complessi, quali la crisi finanziaria o altro, che richiedono di essere articolati in maniera ampia per poter essere compresi dal pubblico.

Tutti i responsabili delle testate coinvolte nell’indagine hanno dichiarato che ricercare una correlazione tra qualità dell’informazione e lunghezza non è corretto. Tra questi Sara Blask del «The Wall Street Journal»  che afferma:

The number of words in an article has never been the barometer by which the quality of a publication or its value to readers should be measured. Every article is reported with unique facts and anecdotes that are needed to best tell the story. We consider those factors, while respecting our readers’ busy lives, when determining the length of an article. Our very strong circulation numbers suggest that readers think we’re doing a good job.

Uno studio condotto dall’ University of Bristol e dalla School of Journalism della Cardiff University su 498 diverse fonti d’informazione online in lingua inglese [USA & Regno Unito] per un arco temporale di dieci mesi analizzando 15 principali aree di informazione,  argomenti, i cui risultati sono stati pubblicati a dicembre 2012, ha evidenziato un deficit di leggibilità e chiarezza proprio per i temi di maggior spessore, di maggior valore in termini di contributo alla formazione di conoscenza e consapevolezza che un’informazione di qualità, un buon giornalismo, dovrebbe fornire.

Se certamente una correlazione tra qualità dell’informazione e lunghezza degli articoli andrebbe esaminata in maggior profondità, è indubbio che il declino sia evidente per tutti i giornali esaminati ad esclusione del «The New York Times» che invece vede crescere la quota di articoli di tale lunghezza sul totale di quanto pubblicato.

La domanda resta aperta, la preoccupazione anche.

longformpercent

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Rendere Obsoleta la Censura

Reporters Without Borders ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa volta alla pubblicazione esclusivamente di contenuti censurati. Il progetto è stato co-finanziato dall’Unione Europea e dal Comune di Parigi

Su “We Fight Censorship”, questo il nome dato all’iniziativa, dopo una verifica preventiva da parte dello staff di RWB, vengono pubblicati contenuti che sono stati censurati, bannati o che hanno dato luogo a rappresaglie contro gli autori siano essi giornalisti o meno. Il sito web ospita contenuti sia testuali che multimediali [foto, video, audio] nella loro lingua originale qualunque essa sia che poi vengono tradotti in inglese e francese ed eventualmente da documentazione di supporto.

Il sito web è costruito per essere duplicato ["mirroring"], così come era avvenuto inizialmenente anche per WikiLeaks, e, ovviamente, viene garantito l’anonimato a chi invia il materiale attraverso una “cassaforte digitale”, un sistema protetto di invio dei files. Allo scopo esiste una specifica sezione che rende disponibile un kit di sopravvivenza online con materiali e spiegazioni ed un’altra che sintetizza le principali forme di censura in Rete ed i principali Paesi coinvolti.

Sul sito sono già presenti contenuti relativi a casi in diverse nazioni del mondo quali Vietnam e Bielorussia passando per Iran e Chad, tutte nazioni inserite da Reporters Without Borders tra i nemici di Internet.

L’obiettivo è quello di rendere obsoleta la censura dimostrando che privare di libertà d’espressione chi produce contenuti, informazione, non ne previene comunque la diffusione, anzi ne amplifica la portata come dimostra il ben noto “effetto streisand”. Impossibile, almeno per quanto mi riguarda, non condividerne lo spirito.

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