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Le Notizie più Social del 2012 in Italia

Human Highway, , società di ricerche di mercato che, tra l’altro,  ha realizzato UAC Meter, strumento di osservazione e analisi della diffusione dell’informazione online sui social network, ha reso disponibili i dati relativi alle condivisioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel nostro Paese nel 2012.

Dall’analisi dell’amplificazione sociale delle notizie emerge come ogni giorno in Italia le diverse fonti d’informazione, dalle versioni online dei quotidiani ai blog passando per le testate all digital, vengano pubblicati mediamente 2mila articoli al giorno che vengono condivisi da 250mila persone quotidianamente.

Evidenza di come i social media siano, anche, mezzi di distribuzione e diffusione dei mass media, come segnalava Tom Foremski, autorevole [ex] giornalista del «Financial Times», che ne ha  riassunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distribution of Mass Media]. Evidenza inoltre sia del passaggio dall’impression all’expression, dalla pura esposizione ai contenuti di un media a quello di lettura, apprezzamento e condivisione che del passaggio dallo user generated content allo user amplified content.

Il tasso di amplificazione sociale delle notizie di una testata diventa così un indice che esprime adesione, consenso o dissenso, partecipazione e coinvolgimento.

Per il 2012 sono state analizzate 40 testate che hanno prodotto 644mila articoli generando 54 milioni di “like” su Facebook e 4 milioni di tweet.

Se si conferma, come era già emerso dalle precedenti analisi,  che a primeggiare sono «La Repubblica» ed «Il Corriere della Sera», che da soli accorpano il 66,1% del totale delle condivisioni, la sorpresa viene da «Giornalettismo», testata all digital che si colloca al quarto posto, dopo «Il Fatto Quotidiano», per numero di condivisioni e che colpisce l’immaginario collettivo con un articolo su distrazione e potenzialità cerebrali dell’uomo che colleziona 112.749 condivisioni facendone la notizia più condivisa in assoluto nel 2012.

E’ interessante notare come la quarta notizia più condivisa [76.648 condivisioni] sia relativa ad una “bufala” pubblicata da «Il Mattino» di Napoli e poi dallo stesso corretta.

Grazie alla collaborazione di @nelsonmau, data journalist e recente co-fondatore di Dataninja, sito di recente creazione nato per raccogliere una serie di esperimenti di data-journalism, i dati pubblicati da Human Highway sono stati ulteriormente elaborati per approfondire il tema.

Emerge come il 72,2% delle condivisioni sia attinente ad argomenti relativi alla cronaca o alla politica del nostro Paese mentre lo sport raccoglie solo il 5,2%. O gli  sportivi dunque preferiscono continuare a discutere al bar oppure i quotidiani sportivi non stanno facendo un buon lavoro sui social network.

Si evidenzia inoltre la conferma dell’assoluto strapotere di Facebook rispetto a Twitter e Google+. Picchi nel numero di condivisioni si osservano il 23 febbraio, l’11 marzo, il 9 maggio ed il 24 di giugno. Date che non corrispondono agli hashtag più utilizzati su Twitter, quali terremoto o Brindisi per citarne alcuni, e che evidenziano le differenze tra Facebook e Twitter.

Argomenti più condivisi 2012

Differenza che emerge anche dalla spaccatura di quali siano le testate maggiormente condivise su Facebook e quali invece su Twitter con il primo più tradizionalista ed il secondo che lascia maggior spazio a testate all digital quali «Il Post» o «Linkiesta».

Come “sottoprodotto” infine, emerge, o meglio si conferma, la profonda differenza tra “like” e coinvolgimento, tra contare i “followers” e avere una conversazione con loro, come testimonia, a titolo esemplificativo, «La Gazzetta dello Sport» che su Facebook ha 773.569 “mi piace” ma non compare tra i primi dieci, e che altrettanto su Twitter conta 623.125 “followers” ma raccoglie un numero di condivisioni infinitesimale.

Condivisioni per SNCliccando sulle immagini avrete accesso ai grafici qui pubblicati in forma interattiva ed altre infoirmazioni che consentono di approfondire ulteriormente.

Update: Poichè attraverso commenti sui social network si rileva che forse non era stato espresso originariamente con sufficiente chiarezza, si segnala che le analisi che sono state fatte in collaborazione con Dataninja [confronti tra testate, classificazione delle news, incidenza dei tre SN] non possono dirsi rappresentative del totale dell’informazione – i 644mila articoli – poichè sono prodotte solo sui top articoli censiti, analizzati da HH, pari a meno dell’1 per mille degli articoli pubblicati. La specificazione non è mai ovvia; sorry.

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Fattori Esogeni ed Endogeni

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory questa volta si focalizza l’attenzione sulle start up all digital dell’informazione nel nostro Paese.

Focus sia su realtà nazionali, quali «Linkiesta» ed «Il Post», che su testate locali, come «Varese News», per provare a capire problemi ed opportunità del giornalismo online in Italia.

Come anticipa il titolo, pare che l’insostenibile leggerezza dell’essere solamente online non sia solamente legato a fattori esogeni ma anche, o forse soprattutto, endogeni.

Buona lettura.

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Linkiesta Deve Ricapitalizzare

Già il recente rapporto, realizzato da Nicola Bruno e Rasmus Kleis Nielsen per il Reuters Institute for the Study of Journalism, aveva evidenziato come per le start up all digital dell’informazione del nostro paese la sopravvivenza fosse da considerarsi un successo.

«Italia Oggi» ieri ha riportato alcune indiscrezioni relative ad una di esse: «Linkiesta». Secondo quanto pubblicato i ricavi annuali attualmente si attesterebbero intorno ai 400mila euro mentre i costi, in base a quanto dichiarato dal Direttore Jacopo Tondelli e pubblicato nel precitato studio RSJ, si aggirerebbero intorno agli 800mila euro all’anno. Da qui la necessità di liquidità con gli 80 soci del quotidiano online only a ricapitalizzare per un totale di un milione di euro.

Nuovo ossigeno all’impresa del giornale che spera di arrivare a break even, e dunque di gererare ricavi per 800/850mila euro, entro un anno e mezzo grazie ad una migliore raccolta pubblicitaria affidata, pare, ad una nuova concessionaria, accordi con siti europei d’informazione giornalistica,  per creare un network internazionale che condivida notizie e approfondimenti e rafforzarne la visibilità, e di conseguenza il valore, agli occhi degli inserzionisti pubblicitari.

Aumento dei ricavi che passa anche attraverso una diversificazione ed un ampliamento dell’offerta con fornitura di contenuti propri originali a terzi, ad altre testate, e la pubblicazione di e-book. Probabile anche l’ingresso di un nuovo socio di capitali straniero, pare statunitense.

Ovviamente non si possono che fare i migliori auguri di successo a «Linkiesta». Allo stato attuale si conferna che “survival is success“.

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Infografiche Quotidiane [e dintorni]

Al termine della scorsa settimana è stato annunciato lo stanziamento complessivo di 123 milioni di euro di fondi diretti all’editoria, i tanto discussi e molto criticati fondi di stato di aiuto ai giornali, di carta, la cui finalità dovrebbe essere idealmente di garantire un pluralismo dell’informazione, da distinguere dagli ulteriori fondi indiretti quali agevolazioni IVA e tariffe postali ad esempio.

La notizia, forse complice la rilassatezza del fine settimana o forse a causa dell’interesse a non far emergere troppo la cosa da parte degli stessi beneficiari, non ha avuto una grande copertura mediatica da parte degli organi d’informazione tradizionali con solo «Il Corriere della Sera» tra i grandi quotidiani a parlarne.

Fortemente critici “gli esclusi”, i quotidiani all digital o superblog come spesso vengono definiti, con «Lettera 43» e «Linkiesta»  a pestar giù duro evidenziando tutte le distorsioni del sistema ed «Il Post» a dar man forte rilanciando nonostante la sensatezza e la pacatezza delle opinioni del suo Direttore.

Una reazione tanto comprensibile quanto eccessiva di fronte ad un incertezza di riferimenti per il futuro e ad un quadro che parrebbe avere elementi di maggior equilibrio per il futuro con criteri apparentemente più equilibrati che il caso vuole siano parzialmente simili a quelli suggeriti in questi spazi:

  • No a finanziamento su tirature, se del caso su diffusioni/vendite
  • Finanziamento crescente al diminuire dell’affollamento pubblicitario
  • Bonus su finanziamento dei cittadini; per esempio se X numero di cittadini gira il suo 8 per mille a favore di un quotidiano c’e un bonus statale
  • No a finanziamento di organi di partito; con l’esistenza già dei finanziamenti ai partiti non c’è bisogno di una duplicazione
  • Finanziamento a soglia: si fissa una soglia di sopravvivenza e si interrompe il finanziamento al superaramento della soglia [*]

Certamente, nonostante risultati che finalmente appaiono incoraggianti, i motivi di tensione per chi si è avventurato, per scelta o per obbligo che sia, nella realizzazione di un organo di informazione all digital,   non mancano. E’ proprio per questa ragione che complessivamente, come credo di aver già avuto modo di affermare, sottoscrivo la tesi di Matteo Bartocci: “la cellulosa è troppo importante per lasciarla solo a chi se la può permettere”.

Proprio sulla cellulosa, sullo stato, di malattia endemica, dei giornali «Linkiesta» ha realizzato una serie di infografiche che ben fotografano lo stato dell’essere dei quotidiani italiani anche se l’obiettivo è dichiaratamente di sparare a zero, ancora una volta, sulla questione dei finanziamenti pubblici.

Per quanto riguarda le edicole, il cui dato attuale non è riportato nell’infografica che cita solo il riferimento del 2004, le stime parlano di un numero compreso tra 28 e 30mila con, almeno, 10mila di queste a forte rischio di chiusura nei prossimi tre anni.

E’ opportuno, inoltre, segnalare che i dati di vendita soprariportati di riferiscono solamente alle vendite in edicola ed escludono la quota di abbonamenti che per alcuni quotidiani, «Il Sole24Ore» ed «Avvenire» in primis, è consistente.

Si conferma lo strapotere del mezzo televisivo in Italia. Media che rispetto alle altre nazioni ha un peso, politico e di ricavi, sensibilmente superiore nel nostro Paese. Fuorviante [pour cause?] l’indicazione sugli investimenti per mezzo e proiezioni che sono fuori contesto riferendosi a realtà estremamente distanti dalla nostra per dimensioni, situazione attuale e prospettive.

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Quotidiani: Carta vs Digitale

In occasione del recente lancio, il nuovo quotidiano online “Linkiesta” ha realizzato un teaser, un video promozionale,  che gioca con sapiente ironia sul tema dell’informazione digitale rispetto a quella tradizionale su carta.

A cinque giorni dal lancio la mia personale impressione è positiva. Apprezzabile l’introduzione di rubriche interessanti a partire dal podcasting della rassegna stampa del giorno.

Unica nota stonata l’editoriale di apertura troppo focalizzato  sulle prospettive di giornalisti e modelli di business a tutt’oggi traballanti più che sui lettori. Pur essendo preoccupazioni assolutamente legittime [oltre che un tema di mio grande interesse], confermate anche dal recentissimo rapporto “State of the Media 2011” , personalmente avrei centrato la mia attenzione maggiormente sul valore aggiunto che si intende fornire agli utenti così come lo spot su YouTube lascia intendere.

Buon lavoro comunque. Con piacere, a prescindere dalle puntualizzazioni, auguro i migliori successi all’iniziativa.

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