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Agende e Analfabetismi Digitali

Si parla, poco, davvero troppo poco, dell’agenda digitale per l’Italia, ma forse non tutti sanno che la questione è da inserire nella più ampia agenda digitale Europea, programma di ampio respiro con obiettivi specifici alle quali ogni stato membro dell’Unione Europea deve adempiere entro il 2020 ed una serie di sotto-obiettivi con avanzamenti biennali.

Per quanto riguarda il biennio 2013-2014 l’UE ha stabilito una lista di priorità, di obiettivi da raggiungere in questi due anni, con  7 aree di intervento e 101 azioni che i governi di ciascun Paese devono intraprendere allo scopo. Le 7 macroaree sono:

  1. Mercato unico digitale
  2. Interoperabilità e standard
  3. Fiducia e sicurezza
  4. Accesso a Internet veloce e ultra-veloce
  5. La ricerca e l’innovazione
  6. Migliorare l’alfabetizzazione digitale, le competenze e l’inclusione
  7. Abilitazione dei benefici derivanti dall’ICT per la società dell’UE

Nell’area dedicata all’agenda digitale europea viene visualizzata una scoreboard, un cruscotto grafico che indica il livello di avanzamento relativamente agli obiettivi definiti.

Ne esiste una generale della media di tutte le nazioni ed una per ciascun Paese. Sottoriportate quella generale e quella relativa all’Italia così da mostrare a colpo d’occhio quale e quanta sia la distanza del nostro Paese rispetto alla media del totale delle nazioni dell’Unione Europea.

- Digital Agenda EU -

– Digital Agenda EU -

- Digital Agenda Italy -

– Digital Agenda Italy -

Sempre nell’area dedicata all’agenda digitale europea è possibile visualizzare graficamente una mole importanti di dati sul tema ed effettuare comparazioni al riguardo. Dati tutti di grande interesse la cui lettura vale assolutamente il tempo speso. Anche in questo caso, come d’abitudine non posso che consigliare di farlo.

Personalmente ne ho selezionati, anche per sintesi, tre.

Il primo è relativo al livello di alfabetizzazione informatica della popolazione italiana rispetto alla media dei 27 stati membri ed indica con chiarezza l’analfabetismo dilagante nel nostro Paese, anche, sotto il profilo della capacità di utilizzo dell’ICT. Si noti come la scuola sia completamente assente nel processo di formazione in tal senso.

Analfabeti Digitali

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Gli altri due grafici sottostanti sono inerenti alla penetrazione della lettura di fonti d’informazione online, con il primo che mostra la tendenza nel corso degli anni ed il confronto con la media UE, ed il secondo che fotografa la situazione nel 2011 [ultimo dato disponibile] per ciascuno stato membro.

In entrambi i casi balza all’occhio, ancora una volta, la distanza del nostro Paese dalla maggior parte delle altre nazioni ed ovviamente rispetto alla media degli stessi.

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Agende e analfabetismo digitali. Comment is free.

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Sovvertire l’Ordine [dei Giornalisti]

In occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell’ Ordine dei Giornalisti la scorsa settimana sono stati presentati i risultati della la ricerca “I giornalisti italiani, l’etica professionale e l’informazione on line” [via].

L’indagine è stata realizzata tra il 7 e il 19 gennaio 2013 tramite 1.681 interviste on line somministrate a un campione di giornalisti italiani: per il 57,9% professionisti, per il 35,3% pubblicisti, per il 6,8% praticanti o altro.

Lo studio si divide in due parti: la prima riguardante l’etica e la deontologia professionali, la seconda focalizzata sull’informazione via Internet e sulle sue conseguenze sul mondo dei media e della professione. Sul sito dell’ODG sono liberamente scaricabili sia la sintesi dei risultati che gli oltre 130 grafici di dettaglio, come sempre, se riuscite a ritagliarvi mezz’ora di tempo consiglio di leggere i secondi che consentono di approfondire.

Per quanto riguarda l’etica e la deontologia professionale dei giornalisti dei sedici comportamenti analizzati nessuno è presente in misura rilevante secondo la maggioranza dei giornalisti: anzi, in 15 casi su 16 non si raggiunge il 29% e in 11 casi addirittura il 19%. Dunque, a parere di gran parte della categoria in Italia il lavoro giornalistico non è messo in grado di rispettare adeguati standard etico-deontologici. Lo conferma la valutazione dell’etica relativamente ai diversi media – espressa tramite voto da 1/minimo a 10/massimo – secondo la quale solo la radio ottiene un voto medio di sufficienza [6.2] mentre i periodici specializzati arrivano a 5.7, i quotidiani a 5.4, Internet a 5.3, i periodici non specializzati a 5.1, la televisione pubblica a 4.8, la televisione privata a 4.1.

Colpisce la differenza, in molti casi davvero significativa, tra le persone, i lettori, ed i giornalisti relativamente a quali siano le azioni necessarie per accrescere l’etica. Come mostra la tavola di sintesi sottostante l’opinione di cosa sia necessario fare è davvero molto diversa. Un possibile indicatore della attuale distanza tra pubblico, tra “clienti” [i lettori] ed “i fornitori” [i giornalisti].

Miglioramenti Etica Giornalismo

Una distanza che si aggrava pesantemente per quanto riguarda l’importanza delle diverse caratteristiche dell’informazione, delle notizie. Da parte dei giornalisti viene attribuita una forte rilevanza alla comodità di fruizione delle notizie, con il 76,2% dei rispondenti che ritiene molto o abbastanza importante che le notizie siano facili da trovare, veloci da trovare e comode da leggere e, per contrasto, nel 51,8%   dei casi ritiene che sia poco o per niente importante che siano vere, verificate, serie ed affidabili, aspetto quest’ultimo che, giustamente, è invece rilevante per il 75,7% della popolazione.

Anche su livello di approfondimento delle notizie, sulla loro affidabilità e, significativamente, sul rispetto della dignità delle persone la divergenza di opinioni non è trascurabile come illustra una delle due tabelle di sintesi dei risultati sul tema riportata qui sotto. La tavola sinottica degli indici – slide 55 – mostra come solo per il 12,3% dei giornalisti sia molto importante l’utilità dell’informazione fornita; percentuale che scende al 10,8% per quanto riguarda l’approfondimento. Sono tutti aspetti pericolosamente preoccupanti, credo davvero, sulla deriva dei professionisti dell’informazione.

Importanza caratteristiche notizie

Sono aspetti che vengono confermati nell’analisi del profilo d’immagine dei diversi media. In particolare per quanto riguarda Internet e l’informazione online, giudicata molto o abbastanza in crescita dal 95% dei rispondenti, emerge forte concentrazione sul contenitore e sul modo di porgere e scarsa importanza del contenuto. Non sorprende che dunque, di riflesso, solo il 37,1% del campione ritenga che nei prossimi cinque anni sempre più italiani saranno disposti a pagare per avere su Internet notizie e commenti di qualità o comunque da da loro desiderati – vd slide 122 -.

Distanza che è confermata dal profilo ideale dei diversi media che era emerso dall’indagine “Ping pong tra carta e rete”, realizzata sempre da Astra Ricerche, a metà ottobre 2012.

E’ davvero necessario sovvertire, urgentemente, l’ordine [dei giornalisti].

Profilo d'Immagine Internet

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Acquisizione e Condivisione dell’Informazione di Attualità

Human Highway, per conto di Liquida, ha condotto una ricerca sul ruolo dell’online nell’informazione di attualità nel nostro Paese analizzando il processo di acquisizione delle notizie e su come avvenga la distribuzione attraverso partecipazione e condivisione dei lettori, delle persone. I risultati della ricerca, effettuata su un campione stratificato di 2029 casi, rappresentativo degli utenti internet italiani, sono stati pubblicati ieri in tarda serata.

La ricerca analizza gli effetti dei social network nell’informazione di attualità, quelle che vengono definite le 4 fasi di vita della notizia, dall’acquisizione della notizia sino alla condivisione e diffusione in Rete passando per l’approfondimento successivo e il confronto sociale sulla notizia, e il passaggio dallo user generated content allo user amplified content.

E’ stato monitorato l’andamento del numero di condivisioni per giorno negli ultimi 300 giorni rilevando i 38 principali siti di informazione italiani, sia appartenenti alla categoria dei quotidiani cartacei che alle testate all digital. Le condivisioni prese in esame sono quelle prodotte su Facebook, Twitter e Google Plus.

Emerge la netta predominanza dei siti d’informazione che hanno un corrispondente cartaceo rispetto ai pure players del digitale. Un aspetto che conferma la differenza di ampiezza della base di lettori, come confermano anche i dati Audiweb di luglio con, prendendo a titolo esemplificativo i due top di ciascuna categoria, «VareseNews» a 48.076 utenti unici e «Repubblica» 1.337.329 utenti unici, e che fa riflettere sulle difficoltà ed il percorso da compiere per le testate all digital nel nostro Paese.

Anche per quanto riguarda i social network spicca la assoluta predominanza di Facebook che produce il 91,6% delle condivisioni mentre Twitter, teoricamente newswire dell’informazione, pesa solo il il 7,5%. “Città fantasma” Google Plus al 0,9% del totale delle condivisioni come mostra il grafico di sintesi sottoriportato.

Le fonti informative di riferimento nel caso di un evento straordinario per gli utenti internet del nostro Paese sono i motori di ricerca [Google] che ottiene il 50,6% delle preferenze e resta “top of mind” seppure in calo rispetto al 2011, la televisione 40,1% e i quotidiani online al 28%. Rispetto all’anno scorso acquistano considerazione Facebook [14,6%] e Twitter [3,6%] a scapito degli aggregatori/motori di notizie. Se certamente, come nel caso del confronto tra i siti di informazione di testate nate dalla carta e quelli solo online, pesa la differenza di ampiezza della base di persone iscritte a Facebook rispetto a Twitter, risulta evidente come la piattaforma di microblogging da 140 caratteri  sia fonte di riferimento attualmente per le notizie solo per una sparuta minoranza seppure in forte crescita; sarà bene tenerne conto.

Anche per quanto riguarda l’amplificazione sociale prodotta dalla Rete, dai social network, in termini assoluti, è Facebook a regnare sovrano con  4,7 milioni di segnalazioni rispetto ai 800mila tweet/retweet e 1 milione di post e commenti sui blog e 900mila segnalazioni a conoscenti via mail.

Relativamente al percorso della notizia, ed alle 4 fasi di vita già citate, la prima fonte d’informazione resta la televisione che è anche il mezzo di comunicazione utilizzato per approfondire e riprendere la notizia in tempi successivi seppure, come già emergeva, motori di ricerca e siti d’informazione primeggino, 59% versus 56% della TV, in questo passaggio, nella fase di approfondimento dell’informazione. Social media e social network giocano invece un ruolo determinante nel processo di amplificazione e diffusione dell’informazione come mostra la tavola di sintesi sottoriportata. L’amplificazione sociale per certi temi e certe testate dell’online rappresenta la prima risorsa di attenzione e di traffico sul sito.

La distribuzione dei contenuti passa dunque in maniera sempre più rilevante attraverso social media e social network ed è in corso il passaggio dall’impression all’expression, dalla pura esposizione ai contenuti di un media a quello di lettura, apprezzamento e condivisione. Facebook e Twitter diventano “luoghi” nei quali gli editori distribuiscono e promuovono il proprio contenuto alimentando il rapporto con i propri lettori.

Passaggio dallo user generated content allo user amplified content che lascia comunque il timone in mano all’industria dell’informazione con vantaggi e oneri, di attenzione e capacità di relazione con le persone, come sempre avviene in questi casi.

“At the heart of journalism today is a great paradox: the industry is in the midst of uncertainty caused by the very same technologies that allow journalism to reach far broader audiences, more quickly, and with greater input, feedback, and resources than ever before. We feel strongly that journalism’s future is very bright. Technology is changing journalism forever, but the core techniques of quality journalism are more important than they have ever been” -  The New Journalist: Roles, Skills, and Critical Thinking, Benedetti, Currie e Kierans, 2010 -

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Leggere Oggi le Notizie di Oggi

«Firstpost», testata all digital indiana in lingua inglese, ha prodotto il secondo soggetto di una campagna pubblicitaria televisiva.

Se la prima versione, on air a fine maggio, puntava sulla sensibilità ecologica del lettore  mostrando l’impatto ambientale della produzione dei giornali nella versione tradizionale cartacea, il secondo spot gioca sul contrasto del giornalista old style che eroicamente lavora sino a tarda notte per la raccolta delle informazioni e la produzione di articoli che arriveranno al lettore con un giorno di ritardo. Entrambe le versioni concludono con il payoff: “Read today’s news today” [leggi le notizie di oggi oggi].

Durga Raghunath, Vice Presidente della testata, nell’articolo di presentazione del filmato pubblicitario rimarca la dedizione al digitale scrivendo che: “Vogliamo che voi [i lettori] sappiate che il nostro gruppo di giornalisti sono e saranno focalizzati sul digitale. Noi vogliamo spezzare la tradizione conservatrice giornalistica e dedicarci al Web. Siamo fortemente convinti che le notizie non debbano essere conservate per la carta; il lettore ha il diritto di conoscere le notizie quando succedono”

Il Reuters Institute for the Study of Journalism ha pubblicato ieri “Digital News Report 2012″, ricerca condotta ad aprile di quest’anno sulle abitudini di consumo delle notizie online degli internauti di Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Germania e Stati Uniti.

Come avverte correttamente RISJ, trattandosi esclusivamente di lettori di notizie online inevitabilmente la stampa è sottorappresentata rispetto alla realtà generale; ciònonostante il rapporto dei risultati è di grande interesse per comprendere le differenze di fonti d’informazione privilegiate nelle diverse nazioni e sui pattern di lettura.

La ricerca fornisce anche elementi relativi al consumo di notizie nell’arco della giornata evidenziando come, ad esclusione delle persone tra i 16 ed i 24 anni, i momenti topici di lettura delle informazioni siano subito alla mattina, come richiamato dalla campagna del «Firstpost», e poi in prima serata. Lettura che avviene prevalentemente tra le mura domestiche sempre più attraverso l’utilizzo di device diversi [pc, smartphones, tablet] a seconda del momento della giornata.

Fenomeno che, seppur ancora con una penetrazione minore rispetto ai Paesi dello studio in questione, avviene anche in Italia e che sembra  essere confermato dai dati di diffusione dei quotidiani a Maggio con solo «Il Corriere della Sera» a trarre vantaggio dall’ondata emotiva del terremoto in Emilia e tutti gli altri quotidiani sostanzialmente stabili se non in calo rispetto ad aprile.

Il chiaro segnale che le informazioni sono state trovate e lette da altre fonti. Se le persone sempre più vogliono leggere le notizie di oggi oggi, è la struttura intera della versione cartacea dei quotidiani generalisti che deve essere ripensata, rivoluzionata per adeguarsi ai nuovi percorsi di approvigionamento delle informazioni in un ambiente multipiattaforma. L’alternativa è l’estinzione.

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Linkiesta Deve Ricapitalizzare

Già il recente rapporto, realizzato da Nicola Bruno e Rasmus Kleis Nielsen per il Reuters Institute for the Study of Journalism, aveva evidenziato come per le start up all digital dell’informazione del nostro paese la sopravvivenza fosse da considerarsi un successo.

«Italia Oggi» ieri ha riportato alcune indiscrezioni relative ad una di esse: «Linkiesta». Secondo quanto pubblicato i ricavi annuali attualmente si attesterebbero intorno ai 400mila euro mentre i costi, in base a quanto dichiarato dal Direttore Jacopo Tondelli e pubblicato nel precitato studio RSJ, si aggirerebbero intorno agli 800mila euro all’anno. Da qui la necessità di liquidità con gli 80 soci del quotidiano online only a ricapitalizzare per un totale di un milione di euro.

Nuovo ossigeno all’impresa del giornale che spera di arrivare a break even, e dunque di gererare ricavi per 800/850mila euro, entro un anno e mezzo grazie ad una migliore raccolta pubblicitaria affidata, pare, ad una nuova concessionaria, accordi con siti europei d’informazione giornalistica,  per creare un network internazionale che condivida notizie e approfondimenti e rafforzarne la visibilità, e di conseguenza il valore, agli occhi degli inserzionisti pubblicitari.

Aumento dei ricavi che passa anche attraverso una diversificazione ed un ampliamento dell’offerta con fornitura di contenuti propri originali a terzi, ad altre testate, e la pubblicazione di e-book. Probabile anche l’ingresso di un nuovo socio di capitali straniero, pare statunitense.

Ovviamente non si possono che fare i migliori auguri di successo a «Linkiesta». Allo stato attuale si conferna che “survival is success“.

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Citofonare al Direttore

Non si placano le polemiche sull’attendibilità di Twitter come fonte d’informazione. Ieri giornata densa di avvenimenti su questo fronte.

Se il falso d’autore della moglie di Murdoch pare sia dovuto ad un banale errore umano, in base al quale Twitter addirittura non avrebbe certificato, validato, la vera Wendi Deng a favore invece del “fake”, «Associated Press» riporta di una protesta ufficiale da parte del Governo Cubano nei confronti della piattaforma di microblogging accusata di aver favorito la diffusione della, falsa, morte di Fidel Castro.

Debenedetti, giornalista freelance, già noto per azioni simili in Italia, si è sostituito a ben cinque ministri del nuovo esecutivo spagnolo guidato da Rajoy, per dimostrare, appunto, la scarsa sicurezza delle reti sociali, “perché la gente comprenda che le reti sociali favoriscono l’inganno e la comunicazione fraudolenta”.   Allo stesso tempo, EFE, agenzia stampa spagnola, vieta ai giornalisti che vi collaborano di diffondere i lanci delle notizie su Twitter.

Tesi sposata, pare da Gianni Riotta che in risposta ad una mia segnalazione di un ottimo articolo di Luca De Biase proprio sul tema in questione, risponde critico ancora una volta. Su questo fronte, anche se sono fondamentalmente suggerimenti legati al buon senso, vale la pena di leggere i 6 punti su come scoprire un falso su Twitter e le considerazioni di oggi di Augusto Valeriani.

Sempre ieri, «Giornalettismo», testata digitale d’informazione, riprende la classifica di direttori e giornalisti su Twitter realizzata da «Italia Oggi». Classifica che oltre ad essere parziale, per ammissione stessa degli autori, è talmente incompleta, inconsistente ed insignificante da avermi fatto venire voglia di approfondire. Cosa che ho fatto.

Nell’elenco ho preso in considerazione solo i direttori di quotidiani nazionali o comunque con una diffusione rilevante. Per ciascun nominativo, in ordine alfabetico per testata, è indicato: il nome, l’account su Twitter, il nome del giornale, numero di followers e di persone seguite, il numero di tweets e la data di iscrizione alla piattaforma da 140 caratteri. Cliccando su collegamento dei dettagli per ciascuno è possibile visualizzare informazioni supplementari quali: media giornaliera di tweets, ranking complessivo ed altro ancora.

L’elenco realizzato dimostra che con un minimo di padronanza e dimestichezza con gli strumenti disponibili in Rete è possibile fare un lavoro decisamente più accurato rispetto a quanto svolto dalla testata economico-finanziaria in questione e, spiace constatarlo, da chi si è limitato a riportare tout court senza verificare o approfondire, lasciando emergere la differenza tra aggregare e curare informazione.

Direttori Quotidiani Nazionali

  • Ferruccio de Bortoli – @DeBortoliF – Corsera – 39637 vs 533 – 533 Tweets – su Twitter dal 15.07.2011 – dettagli
  • Stefano Menichini – @smenichini – Europa – 6327 vs 772 – 9659 Tweets – Su Twitter dal 14.05.2009 – dettagli
  • Mario Sechi – @masechi – Il Tempo – 4507 vs 133 – 729 Tweets – Su Twitter da 29.03.2009 – dettagli
  • Antonio Padellaro – @padellaronews – Il Fatto – 4644 vs 6 – 33 Tweets – Su Twitter dal 29.03.2011 – dettagli
  • Mario Giordano – @mariogiordano5 – Il Giornale – 1886 vs 32 [NO Belpietro No Sallusti] – Su Twitter dal 08.11.2011 – dettagli
  • Mauro Tedeschini – @MauroTedeschini – La Nazione – 82 vs 6 – 6 Tweets – Su Twitter dal 03.11.2011 – dettagli
  • Mario Calabresi – @mariocalabresi – La Stampa – 10129 vs 79 – 229 Tweets – Su Twitter dal 09.07.2009 – dettagli
  • Ezio Mauro – @eziomauro – Repubblica – 14853 vs 46 – 375 Tweets – Su Twitter dal 31.08.2011 – dettagli
  • Paolo De Paola – @DepaolaP – Tuttosport – 86 vs 18 – 9 – Su Twitter dal 25.11.2011 – dettagli

Al di là dell’intensità soggettiva di utilizzo del mezzo, pare emergere, dando per scontata la bontà di contenuti da parte di tutti coloro compresi nell’elenco, una relazione tra notorietà del quotidiano e numero di followers. La data d’iscrizione suggerisce come prevalentemente  i direttori dei giornali abbiano scoperto Twitter recentemente se non recentissimamente. Si evidenzia inoltre come queste persone siano ancora una minoranza con la maggioranza dei loro colleghi [vd sotto] che non hanno ancora deciso di mettersi a lavare i piatti.

Recente anche la presenza in Rete del celebrato Alfonso Signorini, Direttore di «Chi» & «Sorrisi e Canzoni»,  NON Mondadori/Mediaset come scritto dal “quotidiano giallo”, che, comunque, ottiene un successo [Alfonso Signorini - @alfosignorini – Chi & Sorrisi e Canzoni – 89046 vs 119 – 471 Tweets – Su Twitter dal 02.12.2011 - dettagli]  inferiore ad altre starlette del circo mediatico approdate ultimamente su Twitter.

Direttori Quotidiani All Digital

  • Luca Sofri – @lucasofri – Il Post – 21723 vs 312 – 7851 Tweets – Su Twitter dal 15.02.2009 – dettagli
  • Paolo Madron – @paolomadron – Lettera 43 – 1003 vs 17 – 1126 Tweets – Su Twitter dal 31.08.2010 – dettagli
  • Jacopo Tondelli – @jacopotondelli – L’Inkiesta – 1350 vs 114 – 513 Tweets – Su Twitter dal 14.12.2009 – dettagli

Tra i direttori dei quotidiani all digital, i cosìdetti superblog, primeggia Luca Sofri. Non bisogna dimenticare, ovviamente, che la presenza e la notorietà dell’attuale Direttore del «Post» nasce, in Rete, dal suo blog personale ancora oggi citatissimo e visitatissimo.

A titolo di curiosità, sempre tra i direttori di testate, spicca Vera Montanari [Vera Montanari - @VeraMontanari – Grazia & Flair – 111 vs 9 -1 tweet del 1 giugno – Su Twitter dal 27.03.2009 - dettagli] il cui unico tweet, come lei stessa afferma, non pare averle portato fortuna.

Siamo ancora insomma in una fase di “new shiny object”, come ricorda Vincenzo Cosenza, per quanto riguarda Twitter nel nostro Paese. Proprio per questo mi preoccupo, mi occupo prima, di attenzione e responsabilità.

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Un Mondo di Tweets

Twitter è assorto definitivamente a news network, piattaforma di diffusione partecipata dell’informazione, spesso prima dei media tradizionali. Immediatezza e velocità di diffusione delle notizie sono sicuramente i due principali punti di forza della piattaforma.

Anche «The New York Times» ha creato recentemente un nuovo feed, un nuovo account su Twitter specificatamente dedicato a fornire informazione in tempo reale su eventi di particolare rilevanza.  Le motivazioni dietro alla creazione di un ulteriore canale oltre a quello già esistente sono ben spiegate dal Nieman Journalism Lab. Si tratta della consacrazione definitiva di Twitter come canale d’informazione.

Come ho già avuto modo di segnalare, puntare tutto sulla velocità d’informazione rischia di creare un fenomeno definito “hamsterization” che, parafrasando la corsa all’interno della ruota del criceto, conferma in tutta la sua negatività i rischi  dell’effetto auditel sull’informazione online.

La tempestività dell’informazione non è sempre necessariamente un valore, ancor meno se finisce per essere elemento di disturbo alla selezione qualificata ed all’affidabilità. Tema sul quale il contributo di Luca Alagna, certamente un riferimento qualificato in quest’ambito, sulla attenzione da porre nell’utilizzare Twitter come fonte d’informazione e sulla capacità del sistema di autoregolarsi, è assolutamente da leggere.

Ieri è stata una giornata in cui vi sono stati diversi casi che forniscono ulteriori spunti di riflessione sull’argomento in questione. Oltre alla bufala della morte di Fidel Castro, che Luca Alagna utilizza come case study nel suo articolo pre citato, è emerso come l’accont della moglie di Murdoch, apparentemente sbarcata su Twitter contemporaneamente al marito, fosse un  falso d’autore.  Episodio che Mathew Ingram, dal sempre interessante Gigaom, descrive con preoccupazione rispetto alla mancanza di trasparenza che implica.

Una realizzazione, una volta tanto tutta italiana, permette di visualizzare sulla mappa del pianeta l’intesità e la localizzazione dei tweets. Oltre alla mappatura dei cinquettii sono offerte una serie di statistiche sull’utilizzo per ciascuna nazione ed il relativo ranking.  Si apprende in questo modo che l’Italia, nonostante i recente ingresso massivo di personaggi di grande notorietà,  pesa solamente l’1,19% del totale, dodicesima dietro Spagna, Olanda e Malesia.

Perchè allora tanto interesse, tanta rilevanza, anche da parte dei media tradizionali del nostro Paese, intorno a Twitter? Semplice. Perchè al suo interno si sta formando anche in Italia un’elite di opinion leaders in grado di influenzare l’agenda setting sia in termini politici che di informazione.

Proprio per questo, per la capacità di influenza che ottiene e sempre più otterrà, è necessario che ad una corretta vigilanza dei proprietari della piattaforma si abbini un atto concreto di responsabilità da parte di coloro che vi partecipano. Ci stiamo lavorando.

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Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, sperando possa essere condiviso, l’obiettivo di stilare una prima bozza del codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network entro la seconda settimana di Gennaio 2012. Una base di confronto e di raffinamento grazie alla quale arrivare ad una definizione definitiva dei criteri di autoregolamentazione da mettere a disposizione di chi crede che fiducia e responsabilità siano principi cardine dai quali non possono esimersi i blog e, più in generale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a questa timetable, sto procedendo alla raccolta di materiali, dei pro ed anche dei contro, relativi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già fornito la loro adesione e disponibilità [grazie!], gradirei, a loro piacendo, coinvolgere anche Ernesto Bellisario & Guido Scorza che con il loro expertise sono certo potrebbere essere di grande aiuto.

Un riferimento prezioso è stata stilato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Marketing Association] che fornisce un codice di condotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fondano su fiducia, integrità, rispetto, onestà e responsabilità.  Riferimenti per i professionisti della comunicazione che, a mio avviso, ben si integrano con i quattro principi per l’informazione di qualità proposti da Timu.

Se il concetto del diritto romano di diligenza del buon padre di famiglia è noto ed applicato come criterio di correttezza e buona fede, di responsabilità, grazie ad una segnalazione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pratiche dei blogger che è a disposizione di tutti, e che propone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pubblicità sui propri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare davvero, e cerca di raccogliere vari aspetti legati alle caratteristiche, ed alla eventuale monetizzazione, dei blog, definendo, anche, tre livelli di blogging [ADV free, light, pro]. Si tratta di criteri, che, comunque sia, personalmente integrerò nella mia blog policy. Parametri ben stilati, condivisibili, e che rappresentano ulteriore elemento di arricchimento verso il raggiungimento della stesura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un contributo importante, un altro passo partecipattivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

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Fare Luce sui Blog

Da un paio di giorni è in corso un dibattito trasversale [l'ennesimo?] su morte e resurrezione dei blog, che forse sono colpevole di aver stimolato. Confronto che ha per principali protagonisti persone che seguo sempre con attenzione per la stima che ho nei loro confronti. Tra tutti la posizione che maggiormente condivido è quella espressa da Giuseppe Granieri.

Personalmente ritengo che il termine blog sia ormai una “parola scatolone”, troppo ampia di significati per poter dare un senso unico ed univoco al dibattito che pure continuo a seguire con attenzione ed i cui sviluppi mi piacerebbe affrontassero la questione del blog come format editoriale adottato anche da quotidiani e, appunto, superblog. Confido in Giovanni Boccia Artieri [e in tutti gli altri che verranno] per approfondire quest’aspetto. Nel frattempo continuo a privilegiare il termine TAZ per la definizione di questo spazio.

Far luce sui blog, anche se da una prospettiva diversa, è anche l’obiettivo di una proposta che ho lanciato un paio di settimane rispetto alla quale sto procedendo alla silenziosa raccolta di contributi e disponibilità per poi procedere all’elaborazione condivisa di un codice di autodisciplina per chi fa informazione  attraverso blog e social network.

Una necessità che risulta ancora più pressante dopo alcune verifiche che ho fatto su campagne promozionali, di “buzz”, svolte sui blog.

Avevo già segnalato come esistano proposte che circolano per la Rete che stanno al content marketing come le tecniche di black hat stanno al SEO, scorciatoie utilizzate da persone senza scrupoli che rapidamente si ritorcono contro chi ne fa uso e abuso.

Scopro ora di un’operazione lanciata da Enel, un concorso che premierebbe i migliori blogger, a sostegno della quale un’agenzia [non vi sarà difficile scoprire quale] ha lanciato una campagna di “sponsored conversation”, di blog che parlano del concorso.

Pare che stia funzionando visto che Google restituisce quasi un milione di risultati per “enel+concorso blogger” e addirittura oltre due milioni di risultati per “concorso blogger awards”.  Un successo che, da informazioni raccolte dal sottoscritto, sarebbe dovuto al compenso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che vengono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di energia; un elargizione davvero generosa che supera i compensi che spesso i giornalisti di professione ricevono per un pezzo originale che, by the way, lascia immaginare quanto costi al committente.

Approfondendo si viene a scoprire che non tutti segnalano la dicitura “articolo sponsorizzato”, come dovrebbe essere, al termine del post e da una verifica a campione ne ho trovati almeno tre che non si curano di avvertire il lettore che in buona sostanza si tratta di comunicazione pubblicitaria [1 - 2 - 3].

C’è una questione di correttezza e di trasparenza, che è poi alla base dell’idea di codice di autodisciplina precitato, verso le persone che leggono i nostri blog, le nostre segnalazioni sui diversi social network, [quasi sempre] in buona fede condividono ulteriormente quanto proposto poichè hanno fiducia in noi. E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.

C’è in questo caso, anche, una questione di efficacia. Sia perchè, come spiega oggi «The Economist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad apparire in spazi che, letteralmente, fanno due palle quadre ai lettori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.

Come dice l’amico Vittorio Pasteris: un problema di fiducia & responsabilità, le marchette lasciamole ad altri. E’ davvero giunto il momento di fare luce sui blog.

Update: Via Twitter Enel risponde così ad una domanda di Vincenzo Cosenza: “L’accordo prevede la dicitura “sponsorizzato”, gli altri potrebbero non rispettare l’accordo o essere spontanei, ma controlleremo”

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Condivisione, Fiducia & Responsabilità

La proposta lanciata un paio di giorni fa in questi spazi di di stilare un decalogo, partendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di autodisciplina prima di restare schiacciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale, ha già raccolto un’adesione fin oltre le aspettative, segno evidente che esiste la percezione diffusa del problema.

Sino a questo momento hanno manifestato il loro interesse e disponibilità a co-elaborare Gigi Cogo, Pino Bruno, e Nicola D’Agostino.  Ulteriori dimostrazioni di interesse in Rete sono state manifestate su Facebook e da parte degli amici di LSDI ed anche di chi ne ha fatto propria la visione proposta.

Come ho avuto modo di sottolineare in precedenza , l’idea di responsabilità, sorpassando il concetto di colpa – perdono che spesso innesta una spirale viziosa, implica sia la facoltà di operare che la volontà di rendersi garante dell’azione , deve essere il concetto guida per guardare con prospettiva al futuro. In tal senso, l’idea di Response Ability è idealmente superiore a quella, già importante, di responsabilità. Implica, infatti, oltre ai concetti propri della responsabilità, da un lato, l’idea di non riversare i fatti colpevolizzando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima persona proattivi, con volontà e capacità risolutiva.

Idea di responsabilità che Luca De Biase sottolinea nel rimarcare il senso dell’iniziativa di Timu che ho citato come base di partenza

Ulteriore evidenza della necessità di un codice di autodisciplina, dunque volontario, arriva da quanto riportato da Gigaom che racconta il caso di una banca svedese seriamente danneggiata da rumors, infondati, diffusi in Rete.

L’eccesso di facilità, spesso di faciloneria, con la quale vengono condivisi i contenuti online [lo dico da "link pusher" come mi ha simpaticamente definito l'amico Gianluca Diegoli] richiede corrispondenza tra generosità e responsabilità.

Nel momento in cui, anche nel nostro Paese, il Web ottiene un credito, una fiducia superiore ad altri media sottovalutare la portata e l’impatto della diffusione crescente, al pari dell’utilizzo, di “bufale”, rischia di instaurare dinamiche pericolose che certamente tutti coloro che tengono ad una informazione tanto libera quanto responsabile non devono trascurare.

Non si tratta di criminalizzare la Rete e i social network, come viene invece fatto spesso con altrettanta faciloneria, nè di escludere da questo processo i media tradizionali ovviamente, che di fatto stanno già pagando la perdita di credibilità a caro prezzo, letteralmente.

Le persone che leggono i nostri blog, le nostre segnalazioni sui diversi social network, [quasi sempre] in buona fede condividono ulteriormente quanto proposto poichè hanno fiducia in noi. E’ ora di assumersi la giusta responsabilità personale che la concessione di fiducia da sempre implica.

E’ su queste basi che vorrei collavorare al codice di autodisciplina.

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