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Gli Italiani Sono Poco Social?

L’Office for National Statistics, l’equivalente della nostrana ISTAT per il Regno Unito, ha pubblicato le statistiche sul social networking in Europa basandosi su dati propri e su quelli di Eurostat.

E’ importante segnalare come per social networking si intenda la definizione più ampia del termine che comprende inviare messaggi a siti di chat, siti di social networking, blog, newsgroup, forum di discussione e l’uso di instant messaging. 

Dai dati emerge come l’Italia sia la nazione con il minor utilizzo di social network, nella accezione sopra riportata, di tutta Europa. Non solo, ma pur avendo un’elevata penetrazione di smartphones anche per quanto riguarda l’utilizzo di social network da mobile ci attestiamo al fondo della classifica sotto Bulgaria e Grecia.

Se certamente il dato nasce dalla bassa penetrazione di Internet in generale rispetto al totale della popolazione del nostro Paese rispetto alle altre nazioni, non ne va comunque trascurata la portata ed il significato di arretratezza sia in termini di infrastrutture che culturali, come dimostra, anche, la relativamente bassa penetrazione [esattamente la metà della media UE] anche per quanto riguarda la fascia di età 16-24 anni.

Per chi vive la Rete con intensità, come tra gli altri il sottoscritto, un richiamo alla realtà nazionale di quando in quando è tanto doloroso quanto necessario.

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Il Difficile Cammino Verso la Nuova Normalità dell’ Ecosistema dell’ Informazione

E’ stato pubblicato la scorsa settimana “The new normal for news. Have global media changed forever” titolo scelto per la sesta edizione del rapporto annuale di Oriella-PR-Network, realizzato per la prima volta nel 2008, che offre una fotografia dell’utilizzo dei social media e delle tecnologie digitali nel mondo dei media.

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory ne sintetizzo le principali evidenze emergenti fornendo la mia chiave di lettura dei risultati.

L’articolo si intitola “Il nuovo avanza ma a fatica” ed offre, credo davvero, un’interpretazione dei dati forniti dal network mondiale di pubbliche relazioni abbastanza diversa da quelle che ho letto in questi giorni al riguardo.

Se avete voglia di dirmi cosa ne pensate, come sempre, comment is free, qui o lì, o altrove dove meglio vi pare.

Buona lettura.

Oriella Infografica

Bonus track: In tema, sulle tendenze evolutive in corso, consiglio caldamente la lettura del pezzo di David Carr: “Big News Forges Its Own Path” che si chiude così:

Whether it’s dodgy video that purports to show a public official smoking crack or a huge advance in the public understanding of how our government watches us, news no longer needs the permission of traditional gatekeepers to break through. Scoops can now come from all corners of the media map and find an audience just by virtue of what they reveal.

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Il Grande Brusio della FIEG

Titolo “forte” stamattina, non perchè, ci tengo a specificarlo, ce l’abbia con qualcuno, non avendone fondamentalmente motivo da alcun punto di vista, ma perchè credo sia opportuno fare chiarezza, distinguere i fatti dalle, pur legittime per definizione, opinioni.

Se, a vario titolo, come il sottoscritto, vi interessate ai media ed all’informazione italiana, saprete certamente che ieri a Roma è stato presentato lo studio annuale “La Stampa in Italia” [ 2010-2012], curato dalla Federazione Italiana Editori Giornali.

La notizia, sulla quale si sono concentrate praticamente tutte le fonti di informazione, è il calo di vendite del 22% negli ultimi cinque anni, pari ad un milione di copie in meno vendute, e, per la prima volta, calo della readership emerso dalle ultime rilevazioni Audipress pubblicate a fine maggio. Al riguardo, a titolo di curiosità, si segnala lo strafalcione di Reuters che confonde calo delle copie con calo del lettorato e, presa dall’ansia prestazionale di “battere” il prima possibile la notizia, titola “Giornali, in 5 anni perso un lettore su 5, un milione di copie”.

Lo studio, anche se per chi segue quotidianamente questi aspetti non contiene fondamentalmente nulla di nuovo, anzi in alcuni casi contiene informazioni datate pur essendo disponibili dati più aggiornati, vale comunque la lettura. Al suo interno, in particolare, vi sono almeno due aspetti che vale la pena di sottolineare, di evidenziare.

1. COSTI

L’azione di contenimento dei costi non è efficace da diversi punti di vista. I ricavi editoriali nel 2012 diminuiscono del 9%, a fronte dei quali il complesso dei costi operativi calano per poco più della metà [-5,0%]. La FIEG punta il dito su inversione di tendenza del costo del lavoro, aumentato del 1.1%, e, soprattutto, su aumento delle materie prime, la carta.

Per quanto riguarda l’incidenza del costo del lavoro, le stime del 2012 pubblicate all’interno del rapporto, sono di un peso del 35.1% contro il 27.2 del periodo “pre-crisi” [2007]. Nello stesso arco temporale la popolazione poligrafica, i poligrafici occupati, calano del 27.6% passando da 6.995 unità a 5.065, e quella giornalistica, i giornalisti e pubblicisti occupati, calano del 10.9% passando da 11.117 unità a 9.908. Nonostante dunque i tagli occupazionali, come sempre avviene per i costi fissi, l’incidenza cresce poichè diminuiscono i ricavi come dimostra il crollo del MOL [Margine Operativo Lordo] che registra un -85% nel 2012 rispetto al 2011.

Il rapporto fornisce il dettaglio delle vendite, e delle rese. Per quanto riguarda i quotidiani l’incidenza dei resi nel 2012 è stata del 42%. Per i Periodici, per i quali il canale edicole pesa il 79% delle vendite [3^ nazione tra le 15 prese in considerazione], i settimanali nel 2012 hanno un’incidenza delle rese sul venduto del 35.4% ed i mensili  schizzano addirittura oltre il 50% [52.5%].

LA soluzione, di cui ho sottolineato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto semplice quanto sinora inapplicata, si chiama informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle “micro rotture di stock” che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema e consentendo un saving che stimo possa avere percentualmente un’incidenza a doppia cifra. Saving che, come insegna il manualetto della casalinga di Voghera, andrebbe immediatamente ad impattare sull’ultima riga del conto economico: quella dei ricavi.

Sul tema, Giulio Anselmi, Presidente della Fieg, nella sua relazione, dopo aver sottolineato che “la carta stampata, che resta il core business ben conosciuto e sperimentato, e tuttora produce oltre il 90 % dei ricavi”, non spende una parola al riguardo ed anche nella “lettera aperta al Governo e proposte di intervento” l’unico riferimento è agli sgravi fiscali concessi dall’allora Sottosegretario Paolo Peluffo per il 2012; dimenticando evidentemente che ora siamo a giugno 2013.  Al riguardo non posso che consigliare  la lettura del mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” che contiene un ampio capitolo dedicato all’informatizzazione delle edicole ed ai benefici, anche, per gli editori.

Insomma, emerge fondamentalmente che le azioni di contenimento dei costi non vengono fatte efficientemente e che, a prescindere dalla necessaria gestione da “buon padre di famiglia”, è sui ricavi che bisogna agire.

FIEG MOL

 2. ONLINE/DIGITALE

I ricavi da editoria online delle imprese editrici di quotidiani sono l’1.4% del totale, mentre nei gruppi di maggiori dimensioni la loro incidenza sul fatturato complessivo ha superato la soglia del 5.5%. Siamo ancora davvero agli inizi, e si vede.

Infatti, se pochi giorni fa avevano suscitato scalpore una parte delle dichiarazioni rese dal neo Sottosegretario Giovanni Legnini in una sua intervista a «Il Corriere della Sera» , quelle contenute  nel rapporto e riprese nell’intervento di Anselmi sono, a mio avviso, di gran lunga più preoccupanti oltre che contraddittorie

Nel rapporto infatti si legge, nell’introduzione, che: “Oggi il giornalismo è un gigantesco ping pong di notizie, rimbalzate sulla rete da infinite racchette, agitate da milioni di giocatori, professionisti e no. Le testate giornalistiche faticano a incassare i benefici delle pur pregevoli prestazioni professionali dei loro redattori perché il sistema dell’informazione a rete, facendo circolare freneticamente notizie, servizi e reportage, indipendentemente da chi li ha prodotti, ne riduce la valorizzazione sul mercato”. Proseguendo “Ci sono segnali incoraggianti: come l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Concetto, appunto, ripreso nella relazione del Presidente della Fieg che spiega: “È assai positivo l’accorrere dei navigatori ai siti delle testate tradizionali, percepiti come brand che validano e garantiscono l’intervento, nel grande brusio della rete”.

Affermazioni che, a prescindere da tutte le considerazioni alle quali si prestano rispetto ad una manifesta non conoscenza dell’online, non sono vere. Come mostra il grafico di sintesi sottostante infatti, gli utenti unici nel giorno medio intercettati dai quotidiani online registrano una crescita che è meno della metà rispetto a quella del numero di persone che accedono alla Rete. Non pare assolutamente che “accorrano”, direi. Anzi, per la precisione, il rapporto tra totale utenti unici nel giorno medio e quelli che visitano i siti web dei quotidiani passa dal 46.5% del 2011 al 43.9% nel 2012.

Il grande brusio della Fieg.

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Tempi Duri per le Auto Elettriche

E’ stato presentato al congresso mondiale dei quotidiani a Bangkok l’ultimo World Press Trend, il rapporto annuale della World Association of Newspapers and News Publishers. I dati sono disponibili tramite abbonamento al database interattivo dell’ associazione ma ampie sintesi sono state diffuse sugli aspetti principali. Per quanto riguarda il nostro Paese ne hanno parlato ieri con proprietà e buon dettaglio sia Marco Bardazzi su «La Stampa» che LSDI.

WorldPressTrends-Newspaper-Circs-Ad-Revenues-in2012-June2013

Per i dettagli, al di là del grafico di sintesi sopra riportato, vi rimando alle fonti precitate, ma quello che emerge, oltre ad aspetti e trend più che noti, è che ci sono 2,5 miliardi di persone che leggono un quotidiano su carta e circa 600 milioni che invece accedono all’informazione online, ai siti web dei giornali. Siti web che sono ancora una piccola parte del consumo totale di internet, rappresentando solo il 7% delle visite, solo l’ 1,3% del tempo speso, e solo lo 0,9% del totale delle pagine viste.

Aspetto sul quale, giustamente, si concentra l’attenzione di Vincent Peyrègne, CEO di WAN-IFRA, che spiega: “The news industry’s future is about how citizens engage and participate in their society”. La sfida è dunque sul coinvolgimento, inevitabilmente sulla fiducia, e, di riflesso, sul tempo speso dalle persone nella fruizione di informazione che, come mostrano i dati è assolutamente marginale rispetto al totale del tempo speso online.

Si tratta di un tema al quale ho dedicato, spero di poter dire, la dovuta attenzione per tutto il mese di maggio concentrandomi, a partire da dati ed evidenze diverse, sul  valore del tempo che le persone on line dedicano  alle diverse attività, con particolare riferimento al fatto di come questo possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento degli utenti e dunque metrica di riferimento per sorpassare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue, come dimostrano, anche, se necessario, gli ultimi dati Audiweb.

Argomento che Alberto Annicchiarico, online news desk al «Il Sole 24 Ore», rilancia su Twitter. 

La mia risposta non cambia. Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale ed implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Gamification not hype

Sotto il profilo industriale, come segnala Giuseppe Granieri, è intervenuto, sempre ieri, Mathew Ingram che traccia un parallelismo tra l’[ex] industria dell’informazione e quella automobilistica, per poi chiedersi chi sia l’attore più innovativo, il cui impatto sia stato maggiormente dirompente, tra i media, tra le testata online, arrivando a concludere che se prima lo era Huffington Post ora il trono, il primato, spetta a Buzzfeed.

Parallelismo che ho avuto modo di tracciare  da tempo dichiarando che “Il Futuro è Ibrido”, mutuando l’idea, il concetto, da quello automobilistico di veicoli a propulsione ibrida, dunque con due sistemi di spinta complementari e che ho esteso ed approfondito nel mio  libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” per quanto riguarda l’attuale sistema distributivo della filiera editoriale, riprendendo ed ampliando quanto era emerso dal confronto con Vittorio Pasteris già agli inizi del 2010.

Per concludere il parallelismo vale la pena di pensare alle auto elettriche, promessa e prospettiva dell’industria automobilistica, altro comparto industriale tradizionale in grandissima difficoltà che per tipologia di anzianità di concezione di produttore e caratteristiche della distribuzione presenta molte similitudini con quello editoriale tradizionale e le cui vendite, come appunto quelle dei giornali, sono come il sole: crescono ad est e tramontano, calano, ad ovest. Un segmento che a detta di molti esperti del settore dovrebbe rappresentare il futuro dell’automotive e che sin ora ha assolutamente deluso le attese di vendite e ricavi da parte dei maggior produttori, così come avvenuto altrettanto prevalentemente, sino a questo momento, per lo sviluppo online/digitale dell’industria dell’informazione.

Insomma le auto elettriche e l’online publishing, il digitale, sono il futuro ma non si è ancora capito come e per chi. Forse perchè si continua a pensare a come generare ricavi invece di pensare a come soddisfare i bisogni delle persone.

“When you design the business around the experience, [instead of the experience around the business] you create a more powerful and relatable offer” afferma Colin Raney, membro, tra l’altro, dell’ Advisory Board del MIT Media Lab. Al di là delle singole specificità, e delle relative soluzioni ad hoc, credo davvero che non possa che essere questo il punto focale della [ri]partenza.

Daily Newspaper Circulation

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Ce n’est qu’un début

Si parla diffusamente tra gli addetti ai lavori di rappresentazione dell’informazione, di nuove forme e formati per trasferire l’informazione alle persone in maniera sintetica ed efficace.

L’impressione per quanto riguarda il nostro Paese è che se parli molto ma si faccia poco, si sperimentino in maniera estremamente ridotta, o nulla, format informativi che escano dalla consuetudine. Basti vedere le home page di oggi sui risultati elettorali per constatarlo.

E’ partendo da queste considerazioni di fondo che ci siamo messi all’opera, passando finalmente dalla teoria, dalle enunciazioni, alla pratica, ed abbiamo [#] realizzato sia una mappa interattiva, basata sui dati ADS, della diffusione per provincia dei quotidiani. La mappa fornisce a colpo d’occhio la situazione della diffusione dei giornali e fa emergere immediatamente come la distribuzione sia decisamente più ridotta al sud del nostro Paese.

“Giocando” con la mappa, cosa che ovviamente, se posso, invito a fare, si scoprono cose interessanti a mio avviso. Cliccando su una provincia, il grafico si modifica e visualizza l’elenco dei 20 giornali più diffusi nella provincia selezionata. Cliccando sul nome di un giornale, la mappa si modifica e mostra la diffusione della testata nelle province italiane. Anche il grafico si modifica e mostra quali solo le 20 province dove la testata ha una maggiore diffusione. Si viene così a scoprire, ad esempio, che nella provincia di Milano dopo «Il Corriere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gazzetta dello Sport» i quotidiani maggiormente diffusi mentre «la Repubblica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Oltre alla mappa interattiva sono state realizzate altre forme di rappresentazione dei dati ADS che alla chiarezza informativa abbinasse elementi di bellezza di visualizzazione dei dati. Sono nate così tre infografiche che [di]mostrano l’estrema frammentazione del mercato sul territorio italiano e che al tempo stesso rappresentano le precitate informazioni in maniera tanto efficace quanto gradevole esteticamente con un effetto “bolle” che ha una bellezza propria.

Si tratta di una prima sperimentazione alla quale, posso annunciare senza timore di smentita, seguiranno ben presto altre. Come si sarebbe detto tempo fa, ce n’est qu’un début, continuons le combat.

Infografica Max Gentile

[#] Oltre al sottoscritto i contributors al progetto sono: Andrea Nelson Mauro, Massimo Gentile – che ha realizzato anche un splendida locandina dell’inziativa – e Raffaele Mastrolonardo. Un contributo all’organizzazione ed all’elaborazione dei dati ADS è venuto anche da parte di Stefano Durì.

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Le Domande Fatele su Facebook

Socialbakers, una delle fonti più autorevoli ed attendibili di misurazione dei social media, ha rilasciato i dati della propria indagine periodica socially devoted, standard che fornisce risultati per i brand su Facebook e Twitter, i suoi principi si applicano a tutte le piattaforme di social networking, tra cui Google, YouTube e altri.

Secondo quanto pubblicato in questi giorni mediamente soltanto il 38% delle aziende, dei brand risponde alle persone su Twitter. Nonostante si noti una tendenza positiva rispetto alla precedente rilevazione, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, per usare le parole di Socialbakers, “It’s Time for Brands to Wake Up”, è ora di svegliarsi.

Response Rate TW

Diversa la situazione su Facebook dove invece il tasso di risposta ha raggiunto il 60% a fronte di un numero di domande sempre crescente da parte delle persone sul social network più popoloso al mondo.

In attesa che le imprese capiscano finalmente come interagire anche su Twitter, le domande fatele su Facebook.

sociallydevoted-q1-2013

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[S]Fiducia e Lavoro nei Media in Europa

In occasione della giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa il Parlamento Europeo ha pubblicato un’infografica di sintesi sulla situazione in Europa dall’avvento della crisi, dal 2008, ad oggi.

Secondo i dati diffusi il mezzo d’informazione verso il quale gli europei nutrono maggior fiducia sarebbe la radio, seguito da televisione e carta stampata. L’informazione ottenuta attraverso la Rete gode di un livello di fiducia inferiore a quella riservata ai media tradizionali.

Emerge inoltre come in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, tra il 2008 ed il 2012 a causa della crisi siano stati più di 12mila i giornalisti che hanno perso il posto di lavoro.

Infine, Il Parlamento europeo ricorda che sta attualmente esaminando due rapporti sulla libertà di stampa. L’obiettivo è quello di “garantire una maggiore trasparenza e  libertà di informazione, in un momento in cui più della metà degli europei diffida di televisione e stampa” secondo i dati del Eurobarometro e si accentuano comportamenti non etici da parte dei media. Il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, scritto dal liberale olandese Marietje Schaake , dovrebbe essere sottoposto al voto del Parlamento in giugno di quest’anno.

EU Media Crisis

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Nodi & Snodi a IJF2013

A completamento del lavoro fatto in questi giorni abbiamo realizzato e pubblicato la  mappa di social network analysis delle principali conversazioni ed interazioni durante tutti i cinque giorni del Festival Internazionale del Giornalismo [e mio commento].

A breve verra’ pubblicato anche il database, in open data, per tutti coloro che volessero effettuare ulteriori elaborazioni.

La mappa delle interazioni di #ijf13

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Si segnala infine, che nel giorno successivo al termine della manifestazione, ieri, la coda lunga del festival ha prodotto 1852 tweet da parte di 1223 persone diverse, 908 pari al 49% sono stati retweets, 128 replies, risposte.

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Monitoraggio delle Conversazioni al Festival Internazionale del Giornalismo

Le condivisioni sui social network sono elemento di sempre maggiore rilevanza nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento per generare traffico ai siti web dei quotidiani online ma di un aspetto che rappresenta un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dei temi proposti. Le condivisioni sui social network creano notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Elementi che per essere valutati adeguatamente necessitano di strumenti che consentano di valutarne l’impatto come, tra gli altri, ha evidenziato Antony De Rosa, durante il suo key note al Festival Internazionale del Giornalismo conclusosi ieri dedicato, appunto, ai migliori strumenti e strategie per valutare l’impatto di ogni storia.

Grazie alla piattaforma realizzata da BuzzDetector il gruppo di lavoro [#], del quale ho fatto il supervisor durante il cinque giorni della manifestazione, sono state monitorate in tempo reale conversazioni ed interazioni delle persone su Twitter producendo quotidianamente una sintesi che ha offerto la visione dell’evento attraverso gli occhi delle persone sulla piattaforma di microblogging da 140 caratteri, newswire per eccellenza.

La piattaforma ha consentito, oltre alla definizione dei consueti parametri quantitativi: numero di utenti attivi, numero di tweet ed interazioni, anche la  comparazione tra i top commentatori, coloro che per numeri e rilevanza appaiono sempre nelle sintesi degli eventi, e gli altri, “i normali”, coloro che sono stati selezionati non per popolarità ma per la qualità dei loro commenti.

Ad integrare i dati e la loro interpretazione, sono state realizzate anche delle Word Cloud giornaliere, che consentono di comprendere termini e temi di maggior interesse e, soprattutto, mappe di social network analysis che evidenziano le dinamiche delle conversazioni in rete e i nodi, le persone, cruciali. Un analisi sia quantitativa che qualitativa che permette di conoscere ciò che può sfuggire annullando il rumore di fondo.

Dati ed analisi che nel caso specifico costituiscono una base per comprendere gli interessi delle persone, dei partecipanti al festival e che ha decretato anche in questo modo l’incredibile successo della settima edizione dell’International Journalism Festival con 9184 persone che hanno generato quasi  44mila tweet tra il 24 ed il 28 aprile.

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[#] I componenti del gruppo di lavoro sono stati: Pier Luca Santoro, esperto di Comunicazione e Media, Angelo Centini, data scientist per Buzzdetector, Aarti C. Thobhani, freelance journalist volontaria per il festival, Matteo Di Renzoni, freelance data journalist volontario per il festival, Alessandro Belotti, giornalista e volontario per il festival, Gianandrea Facchini, CEO e fondatore di Buzzdetector.

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Social Media Intelligence al Festival Internazionale del Giornalismo

Il Festival Internazionale del Giornalismo, a Perugia dal 24 al 28 aprile prossimi, giunge alla sua settima edizione. Edizione che quest’anno ha un programma davvero di spessore ed interesse straordinario.

Un programma che al suo interno quotidianamente vede spazi di confronto, di discussione ed anche di apprendimento dedicati ai social media ed al loro ruolo sia in termini di fonte di informazione che a livello della loro condivisione e diffusione, a testimonianza, se necessario, della crescente rilevanza di social media e social network all’interno dell’ecosistema dell’informazione.

Dopo le sperimentazioni dell’anno scorso di mappatura delle conversazioni su Twitter con l’analisi, sia quantitativa che qualitativa, dei tweet contenenti l’hashtag ufficiale #ijf12, monitorati e analizzati per tutta la durata del festival, in questa edizione si amplia il monitoraggio.

Grazie alla piattaforma realizzata ad hoc da BuzzDetector, con l’apporto di un gruppo di volontari, forza viva di questo evento, guidati da Angelo Centini, team leader del progetto come l’anno passato, ed il sottoscritto in qualità di supervisor, oltre alla social network analysis, e relative mappe, verrà effettuata una sintesi che contribuirà alla narrazione della manifestazione.

Quotidianamente effettueremo, dopo la verifica, il filtraggio delle informazioni, il racconto del Festival Internazionale del Giornalismo visto con gli occhi dei partecipanti. Saranno realizzate diverse forme di sintesi grafica come le mappe di social network analysis ma anche le tag cloud e word cloud. Oltre ai “top tweet”, ai tweet piu ritwittati, saranno forniti in tempo reale e attraverso una sintesi giornaliera disponibile sul sito web ufficiale della manifestazione, alcuni dati statistici come le persone più popolari, immagini e video più diffusi, più condivisi, e selezionati, con quello che abbiamo chiamato “editor picks”, le mention, le affermazioni che meglio raccontano la manifestazione.

Durante l’evento potete seguirci, oltre che dalle pagine del sito web del festival, andando a visitare la piattaforma di monitoraggio in tempo reale, già attiva, e ovviamente attraverso Twitter con gli hashtag #ijf13 e #buzzflow.

- #ijf12 Twitter Influence Graph -

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