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La Carta Stampata di Fatto

Oggi su «Il Fatto» una mia intervista che partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, ne riprende i concetti principali.

Se l’indissolubile connubio tra edicole e carta stampata e gli sviluppi futuri vi interessano potete leggerla integralmente qui. Riporto solamente la frase introdutttiva:

Secondo Pier Luca Santoro, autore di “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole – Ovvero che fine farà la carta stampata”, internet non è nemico della carta, anzi: “Il loro futuro è sempre più inscindibile”

Bonus track la marketing map delle edicole del futuro ed il futuro delle edicole contenuta nell’e-book

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Grazie [e dintorni]

Nel primo giorno di lancio il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” è primo nella categoria giornalismo su Amazon e nella top ten di BookRepublic. Secondo TweetReach i numerosi contributors su Twitter hanno generato il raggiungimento di oltre 54mila account e 68.550 impression. Numerosissime le condivisioni anche su Facebook ed altri social media, social network.

Oltre a ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro e/o contribuito alla sua diffusione, resto in attesa di un feedback sulle proposte operative in esso contenute. Cosa che è possibile fare o all’interno dell’apposito spazio dei commenti o, se preferite, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica contenuto nel libro stesso o, ancora, attraverso i diversi social media e social network come sempre più avviene da tempo.

Si segnala inoltre che ora il libro è disponibile su tutte queste piattaforme, bookstores: Amazon, Apple Store, BookRepublic, Kobo Store, Mediaworld, Ultima Books. Come dicevo ieri, la lettura da PC, anche se più “povera”, è possibile utilizzando dei programmi liberamente scaricabili.

libro pls classifica Amazon

Il giorno prima della pubblicazione del libro, a Roma si è tenuta la conferenza stampa su “CARTA & WEB: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”. Come riportato sul sito web della FIEG, conferenza stampa della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione.

Osservando l’elenco delle associazioni presenti, promotrici – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg – non si può non rilevare la completa assenza della distribuzione e della rete di vendita, delle edicole. Una filiera che non raccoglie intorno a se, che non si confronta con lo sbocco commerciale dei propri prodotti fornisce la dimensione di chiusura e di pericolosità dell’approccio ai problemi in essere tenuto sin ora.

Proposte per la ripresa che non tengano conto di dove, come [e a chi] vengano venduti i prodotti editoriali sono zoppe, ad essere magnanimo, per definizione.

Un motivo in più, se posso dirlo, per essere felice di aver scritto il mio libro sul tema e dell’attenzione sin qui ricevuta. Grazie ancora.

grazie tastiera

Update: Grazie anche ad Anna Masera per la segnalazione di oggi su «La Stampa»

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Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ disponibile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Seppure possa forse apparire singolare che un libro dedicato ad una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese sia esclusivamente in formato digitale, questo ha consentito tempi estremamente ridotti dalla stesura alla pubblicazione rendendo l’e-book aggiornato a fatti ed informazioni che risalgono a non più di dieci giorni fa e dunque di grande attualità.

Il libro introduce all’abc della filiera editoriale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far comprendere i meccanismi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore passando per i distributori – nazionali e locali –  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il saggio divulgativo ricco di informazioni ed opinioni e proposte, credo davvero, concrete, incisive, vengono analizzati punti sensibili del sistema editoriale tradizionale quali il finanziamento ai giornali e l’informatizzazione come strumento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto riportata riproduce l’indice del libro che sintetizza i contenuti dello stesso.

libro pls indice

L’e-book è arricchito da interviste condotte tra febbraio e marzo di quest’anno a diverse personalità nel mondo editoriale, che colgo l’occasione per ringraziare, da Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato con delega all’editoria ad Amilcare Digiuni, del sindacato nazionale giornalai d’Italia SINAGI, fino a Sergio Bonelli, Direttore commerciale de «La Stampa» e Massimo Ciarulli, illuminato edicolante di Terni.

Infine, tra i diversi contenuti all’interno del libro, ho elaborato la marketing map delle edicole inserendo, evidenziandoli, i prodotti ed i servizi dello sviluppo del canale e dunque del sistema editoriale tradizionale nel suo complesso.

Il prezzo di vendita, 2,99€, è davvero alla portata di tutti ed possibile acquistare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispositivo. In caso non aveste nessuno di questi device resta comunque la possibilità di leggerlo da PC utilizzando dei programmi liberamente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi paragrafi nel capitolo delle conclusioni del libro:

La rivoluzione che ha colpito l’editoria passa attraverso Internet ma non è causata dalla Rete di per se stessa. Il sistema editoriale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di proposta di lettura degli editori, alle rivendite, passando per distributori nazionali e locali, richiede un profondo ripensamento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto declamata rivoluzione digitale ma della staticità dell’offerta e del sistema nel suo complesso che allo scossone dato da crisi economica e dall’avanzare dei media digitali ha mostrato con chiarezza la propria inadeguatezza.

Ovviamente ogni feedback è assolutamente apprezzato ed il libro contiene anche il mio indirizzo di posta elettronica se preferite farlo in maniera privata. Buona lettura.

copertina libro PLS

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Infografiche Quotidiane [e dintorni]

Al termine della scorsa settimana è stato annunciato lo stanziamento complessivo di 123 milioni di euro di fondi diretti all’editoria, i tanto discussi e molto criticati fondi di stato di aiuto ai giornali, di carta, la cui finalità dovrebbe essere idealmente di garantire un pluralismo dell’informazione, da distinguere dagli ulteriori fondi indiretti quali agevolazioni IVA e tariffe postali ad esempio.

La notizia, forse complice la rilassatezza del fine settimana o forse a causa dell’interesse a non far emergere troppo la cosa da parte degli stessi beneficiari, non ha avuto una grande copertura mediatica da parte degli organi d’informazione tradizionali con solo «Il Corriere della Sera» tra i grandi quotidiani a parlarne.

Fortemente critici “gli esclusi”, i quotidiani all digital o superblog come spesso vengono definiti, con «Lettera 43» e «Linkiesta»  a pestar giù duro evidenziando tutte le distorsioni del sistema ed «Il Post» a dar man forte rilanciando nonostante la sensatezza e la pacatezza delle opinioni del suo Direttore.

Una reazione tanto comprensibile quanto eccessiva di fronte ad un incertezza di riferimenti per il futuro e ad un quadro che parrebbe avere elementi di maggior equilibrio per il futuro con criteri apparentemente più equilibrati che il caso vuole siano parzialmente simili a quelli suggeriti in questi spazi:

  • No a finanziamento su tirature, se del caso su diffusioni/vendite
  • Finanziamento crescente al diminuire dell’affollamento pubblicitario
  • Bonus su finanziamento dei cittadini; per esempio se X numero di cittadini gira il suo 8 per mille a favore di un quotidiano c’e un bonus statale
  • No a finanziamento di organi di partito; con l’esistenza già dei finanziamenti ai partiti non c’è bisogno di una duplicazione
  • Finanziamento a soglia: si fissa una soglia di sopravvivenza e si interrompe il finanziamento al superaramento della soglia [*]

Certamente, nonostante risultati che finalmente appaiono incoraggianti, i motivi di tensione per chi si è avventurato, per scelta o per obbligo che sia, nella realizzazione di un organo di informazione all digital,   non mancano. E’ proprio per questa ragione che complessivamente, come credo di aver già avuto modo di affermare, sottoscrivo la tesi di Matteo Bartocci: “la cellulosa è troppo importante per lasciarla solo a chi se la può permettere”.

Proprio sulla cellulosa, sullo stato, di malattia endemica, dei giornali «Linkiesta» ha realizzato una serie di infografiche che ben fotografano lo stato dell’essere dei quotidiani italiani anche se l’obiettivo è dichiaratamente di sparare a zero, ancora una volta, sulla questione dei finanziamenti pubblici.

Per quanto riguarda le edicole, il cui dato attuale non è riportato nell’infografica che cita solo il riferimento del 2004, le stime parlano di un numero compreso tra 28 e 30mila con, almeno, 10mila di queste a forte rischio di chiusura nei prossimi tre anni.

E’ opportuno, inoltre, segnalare che i dati di vendita soprariportati di riferiscono solamente alle vendite in edicola ed escludono la quota di abbonamenti che per alcuni quotidiani, «Il Sole24Ore» ed «Avvenire» in primis, è consistente.

Si conferma lo strapotere del mezzo televisivo in Italia. Media che rispetto alle altre nazioni ha un peso, politico e di ricavi, sensibilmente superiore nel nostro Paese. Fuorviante [pour cause?] l’indicazione sugli investimenti per mezzo e proiezioni che sono fuori contesto riferendosi a realtà estremamente distanti dalla nostra per dimensioni, situazione attuale e prospettive.

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Faites Votre Jeu

Le sovvenzioni all’editoria, il loro ruolo, significato, e l’equità o meno delle stesse, sono un tema controverso non soltanto nel nostro paese.

Tra gli e-books liberamente scaricabili pubblicati da OWNI.fr uno è specificatamente dedicato a questo argomento, che viene esaminato con una riccezza di dettagli che ne rende la lettura consigliabile a chiunque, a vario titolo, si interessi ai modelli economici del comparto editoriale pur non essendo francese.

La conferma della rilevanza di questo tema, se necessario, arriva ancora una volta da OWNI.fr che ha realizzato un applicazione interattiva, un gioco sull’argomento.

Nella sua relativa semplicità, il gioco illustra come sono allocati i finanziamenti pubblici all’editoria svelandone le piccole e le grandi contraddizioni.

Provarlo consente, rubando poco tempo a questa giornata festiva, di comprendere cosa sia il gioco informativo. Sotto ogni profilo.

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Informazione Pulita

Molto spesso il dibattito sull’informazione, sulla sua sostenibilità e sul suo futuro, sfocia in confronti sulla correttezza del finanziamento pubblico a giornali ed al sistema editoriale.

Personalmente condivido il principio dal quale nasce la legge sul finanziamento all’editoria ma non apprezzo assolutamente le storture che ha creato con le consuete astuzie dei furbetti del quartierino che sottraggono risorse agli onesti.

Su iniziativa di Antonella Beccaria e Bernardo Parrella nasce <<Informazione Pulita>>, una proposta che potrebbe finalmente mettere d’accordo le diverse posizioni favorendo una soluzione equilibrata ad un tema tanto complesso quanto delicato.

Informazione Pulita si basa su tre principi cardine:

- Finanziamenti alle imprese editoriali stabiliti dai cittadini in base a indicazioni espresse nella dichiarazione dei redditi con un meccanismo simile a quello del cinque per mille.

- Condizione di giornalista in termini di serio e vincolante impegno professionale che chiunque può’ contrarre liberamente, e non di appartenenza ad un gruppo chiuso e privilegiato.

- Le persone responsabili della produzione e del controllo dell’informazione pubblica siano espressione di un sistema democratico e non pedine sulla scacchiera del potere.

Sono criteri che mi sento assolutamente di condividere e che ho sottoscritto pubblicamente.

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