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Ciao Mamma Sono alla Tele

Tech and the City è una trasmissione girata completamente con smartphone e tablet che va in onda tutte le domeniche alle 18 su Italia 7 Gold network televisivo nazionale.

Al suo interno Gianluigi Bonanomi, giornalista hi-tech, tiene una propria rubrica in cui ogni settimana viene recensito un libro. Domenica scorsa è toccato al mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Se in questa prima domenica di giunembre non avete di meglio da fare potete vederla, ascoltarla, nel video sottostante.

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Se Spunta il Sole sulle Edicole

Maniscalchi, ciabattini, lattai e perfino “spegnilumini” le professioni accomunate a quella dell’edicolante nei 132 commenti alla mia intervista-recensione pubblicata pochi giorni fa su «Il Fatto». Commenti che prevalentemente denotano un’ignoranza sul tema e che si aggrovigliano su luoghi comuni sfociando in querelle sul finanziamento pubblico ai giornali ed altre amenità distanti dal tema di fondo ma che concordano, quasi, tutti su un una cosa: il destino delle edicole, e della carta stampata, è irrimediabilmente segnato.

Newspaper seller

Il caso vuole, diciamo, che in un momento di slacking, di intermezzo durante la produzione compulsiva di slides per un corso che terrò la settimana prossima, incappi nell’edicola del sole. Edicola la cui storia è ben descritta su “L’Arancia”, progetto del Consiglio Nazionale del Notariato, che racconta come ci sia il tentativo di realizzare un  franchising di edicole su Roma, di software gestionali ed informatizzazione dell’edicola gestita e di quelle affiliate, e persino  di fidelity card e di un progetto di riqualificazione delle edicole, con “finanziamenti dal basso”, come riassume il video sottostante.

Temi proposti, in maniera più articolata, se posso dirlo, nel mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, che il caso dell’edicola del sole dimostra quanto, volendo, siano concretamente realizzabili.

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La Carta Stampata di Fatto

Oggi su «Il Fatto» una mia intervista che partendo dal mio libro: “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”, ne riprende i concetti principali.

Se l’indissolubile connubio tra edicole e carta stampata e gli sviluppi futuri vi interessano potete leggerla integralmente qui. Riporto solamente la frase introdutttiva:

Secondo Pier Luca Santoro, autore di “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole – Ovvero che fine farà la carta stampata”, internet non è nemico della carta, anzi: “Il loro futuro è sempre più inscindibile”

Bonus track la marketing map delle edicole del futuro ed il futuro delle edicole contenuta nell’e-book

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Grazie [e dintorni]

Nel primo giorno di lancio il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” è primo nella categoria giornalismo su Amazon e nella top ten di BookRepublic. Secondo TweetReach i numerosi contributors su Twitter hanno generato il raggiungimento di oltre 54mila account e 68.550 impression. Numerosissime le condivisioni anche su Facebook ed altri social media, social network.

Oltre a ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro e/o contribuito alla sua diffusione, resto in attesa di un feedback sulle proposte operative in esso contenute. Cosa che è possibile fare o all’interno dell’apposito spazio dei commenti o, se preferite, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica contenuto nel libro stesso o, ancora, attraverso i diversi social media e social network come sempre più avviene da tempo.

Si segnala inoltre che ora il libro è disponibile su tutte queste piattaforme, bookstores: Amazon, Apple Store, BookRepublic, Kobo Store, Mediaworld, Ultima Books. Come dicevo ieri, la lettura da PC, anche se più “povera”, è possibile utilizzando dei programmi liberamente scaricabili.

libro pls classifica Amazon

Il giorno prima della pubblicazione del libro, a Roma si è tenuta la conferenza stampa su “CARTA & WEB: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”. Come riportato sul sito web della FIEG, conferenza stampa della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione.

Osservando l’elenco delle associazioni presenti, promotrici – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg – non si può non rilevare la completa assenza della distribuzione e della rete di vendita, delle edicole. Una filiera che non raccoglie intorno a se, che non si confronta con lo sbocco commerciale dei propri prodotti fornisce la dimensione di chiusura e di pericolosità dell’approccio ai problemi in essere tenuto sin ora.

Proposte per la ripresa che non tengano conto di dove, come [e a chi] vengano venduti i prodotti editoriali sono zoppe, ad essere magnanimo, per definizione.

Un motivo in più, se posso dirlo, per essere felice di aver scritto il mio libro sul tema e dell’attenzione sin qui ricevuta. Grazie ancora.

grazie tastiera

Update: Grazie anche ad Anna Masera per la segnalazione di oggi su «La Stampa»

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Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ disponibile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Seppure possa forse apparire singolare che un libro dedicato ad una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese sia esclusivamente in formato digitale, questo ha consentito tempi estremamente ridotti dalla stesura alla pubblicazione rendendo l’e-book aggiornato a fatti ed informazioni che risalgono a non più di dieci giorni fa e dunque di grande attualità.

Il libro introduce all’abc della filiera editoriale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far comprendere i meccanismi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore passando per i distributori – nazionali e locali –  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il saggio divulgativo ricco di informazioni ed opinioni e proposte, credo davvero, concrete, incisive, vengono analizzati punti sensibili del sistema editoriale tradizionale quali il finanziamento ai giornali e l’informatizzazione come strumento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto riportata riproduce l’indice del libro che sintetizza i contenuti dello stesso.

libro pls indice

L’e-book è arricchito da interviste condotte tra febbraio e marzo di quest’anno a diverse personalità nel mondo editoriale, che colgo l’occasione per ringraziare, da Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato con delega all’editoria ad Amilcare Digiuni, del sindacato nazionale giornalai d’Italia SINAGI, fino a Sergio Bonelli, Direttore commerciale de «La Stampa» e Massimo Ciarulli, illuminato edicolante di Terni.

Infine, tra i diversi contenuti all’interno del libro, ho elaborato la marketing map delle edicole inserendo, evidenziandoli, i prodotti ed i servizi dello sviluppo del canale e dunque del sistema editoriale tradizionale nel suo complesso.

Il prezzo di vendita, 2,99€, è davvero alla portata di tutti ed possibile acquistare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispositivo. In caso non aveste nessuno di questi device resta comunque la possibilità di leggerlo da PC utilizzando dei programmi liberamente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi paragrafi nel capitolo delle conclusioni del libro:

La rivoluzione che ha colpito l’editoria passa attraverso Internet ma non è causata dalla Rete di per se stessa. Il sistema editoriale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di proposta di lettura degli editori, alle rivendite, passando per distributori nazionali e locali, richiede un profondo ripensamento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto declamata rivoluzione digitale ma della staticità dell’offerta e del sistema nel suo complesso che allo scossone dato da crisi economica e dall’avanzare dei media digitali ha mostrato con chiarezza la propria inadeguatezza.

Ovviamente ogni feedback è assolutamente apprezzato ed il libro contiene anche il mio indirizzo di posta elettronica se preferite farlo in maniera privata. Buona lettura.

copertina libro PLS

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Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rilevazione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi precedenti ma rileva la diffusione dei singoli mesi. Se l’adozione di questa nuova metodologia ha lo svantaggio, sino ad aprile 2013, di rendere impossibile il confronto tra i dati del pari periodo dell’anno precedente in teoria oltre ad una maggiore attualità del dato, che viene fornito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in precedenza, doveva anche fornire maggior chiarezza e trasparenza su diffusioni e vendite soprattutto a beneficio degli investitori pubblicitari.

Che diffusioni e vendite dichiarate da alcuni editori non siano aderenti alla realtà è cosa che si sussurra in un orecchio  in confidenza da tempo e che anche il sottoscritto ha evidenziato come possibile recentemente.

Franco Abruzzo, giornalista di lungo corso ed ex Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia [e molto altro ancora], in un articolo pubblicato ieri sul suo sito a firma di Francesco M. De Bonis, scrive che “Sulle vendite e sui bilanci delle società editrici di quotidiani quotate in Borsa si impone, però, una grande “operazione verità”. I dati delle vendite sono circondati dal mistero più fitto. La diffusione è una realtà, le vendite in edicola sono un’altra realtà”.

L’articolo prosegue approfondendo la situazione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di dettaglio che è possibile visionare nell’area riservata, previa registrazione, del sito di Ads per capire che la situazione non è circoscritta al solo quotidiano di Confindustria.

E’ in particolare soffermandosi sui dati per provincia che si notano immediatamente le distorsioni. Ad esempio per quanto riguarda «Italia Oggi» questi sono i dati medi giornalieri 2011: Bologna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che regalate sono comprese tra le copie diffuse nei canali previsti dalle disposizioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con vendite medie del 2011: 5.789 copie mediamente a settimana a Milano, 2.747 a Roma e…..15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è trasferita in blocco a  Genova oppure è evidente che i dati sono falsati artificiosamente ad hoc.

L’autore del precitato articolo suggerisce di “pensare a una autorità [l’Agcom?] alla quale conferire il potere di condurre accertamenti penetranti”, proseguendo “Gli stessi contributi pubblici vanno rapportati ad elementi sicuri e certificati. la libera stampa è il perno del sistema democratico e non può tollerare zone opache e tenebrose. Gli inserzionisti  si possono recuperare con  una politica improntata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anticiparlo, sto scrivendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona profondità al contrario, sorry, di Francesco M. De Bonis che evidentemente non è aggiornato sulla situazione legislativa al riguardo.

Esiste già un obbligo di tracciabilità delle vendite, disposizione di legge alla quale appare evidente perchè ci si voglia sottrarre. Non c’è bisogno di nessuna autorità garante rispetto a quelle già esistenti che garantisca trasparenza sia nei confronti degli investitori pubblicitari  che relativamente ai contributi statali, c’è bisogno di rimuovere lacci e laccioli, blocchi e veti incrociati tra FIEG da un lato e rappresentanze sindacali delle rivendite, dei giornalai, dall’altro lato e procedere con alla massima sollecitudine  alla fine del processo da amanuensi ed informatizzare le edicole costruendo una volta per tutte un applicativo che dialoghi direttamente tra punti vendita ed editori al quale il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finanziamenti statali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene prezioso per il Paese bisogna stabilirlo definitivamente ed agire di conseguenza, se invece è un prodotto come tutti gli altri lasciamolo pure a coloro che continuano a confondere il marketing con le marchette.

flussi-nella-distribuzione

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[Ar]Resi

L’industria dell’informazione, come noto, sta attraversando quella che probabilmente è la sua più grave crisi da Gutenberg ai giorni nostri. L’Italia non fa eccezione.

In questo desolante quadro complessivo i giornali di carta stampata soffrono con vendite in calo costante da anni ed i costi di stampa e distribuzione hanno un’incidenza pesante sui traballanti conti degli editori del nostro Paese.

Partendo dai dati ADS dei quotidiani per il mese di novembre 2012, ultimo dato disponibile diffuso pochi giorni fa, sono andato a verificare l’incidenza delle rese sulla “pagata”, sulle copie vendute in edicola e gli abbonamenti a pagamento.

Per i 15 quotidiani presi in considerazione l’incidenza media si assesta al 50,4% con picchi sino al 230% [ovvero per ogni copia venduta ne vengono rese più di due]. L’incidenza delle rese sembra essere influenzata da tre fattori: dimensione delle vendite, come mostrano i dati di «L’Unità» e «Il Manifesto», distribuzione nazionale o locale, vedasi «Il Messaggero» e «Il Resto del Carlino»  e ovviamente la forte incidenza degli abbonamenti sul totale delle vendite come nel caso di «L’Avvenire» ed «Il Sole24Ore» [per i dettagli vd. tabella a fondo articolo].

Incidenze Rese su Pagata

LA soluzione, di cui ho sottolineato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto semplice quanto sinora inapplicata, si chiama informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle micro rotture di stock che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema e consentendo un saving che stimo possa avere percentualmente un’incidenza a doppia cifra. Saving che, come insegna il manualetto della casalinga di Voghera, andrebbe immediatamente ad impattare sull’ultima riga del conto economico: quella dei ricavi.

Sono due gli attori che, è ormai lapalissiano, “remano contro” l’informatizzazione delle edicole. Alcuni tra gli editori stessi che evidentemente non hanno interesse ad una effettiva tracciabilità delle vendite che porterebbe qallo scoperto come i dati dichiarati siano gonfiati e, ancor più, i distributori locali vero anello debole della filiera.

I distributori locali guadagnano, anche, su quanto trasportano e sulla lavorazione delle rese, non sono dunque legati esclusivamente alle vendite come invece è il caso di editori, che però, come sappiamo, hanno ricavi significativi –  seppur calanti – anche dalla vendita di spazi pubblicitari, e edicolanti, che invece vivono solo di quello.

Un distributore locale è responsabile della ” buona distribuzione “, per poter operare correttamente deve avere le statistiche di vendita, solo basandosi sullo storico delle vendite potrà affinare le forniture limitando l’inutile esposizione finanziaria imposta al rivenditore, al giornalaio. Ma il distributore locale non ha interesse alcuno in tal senso, anzi. Oltre a quanto soprariportato, i DL hanno interesse a caricare i punti vendita così da avere un vantaggio finanziario con l’edicolante che genera cassa per loro, non è un caso che anche le circa 5mila edicole attualmente informatizzate [con due applicativi distinti di cui - Inforiv - "creato" da FIEG] abbiano in dotazione un software che dialoga solo con il distributore locale che poi provvede a trasmettere i dati ["aggiustati" ad hoc?] a distributori nazionali e editori.

Inoltre questa procedura è possibile solo con le pubblicazioni che hanno già un discreto numero di uscite, non ci possono essere statistiche di vendita se non dopo almeno quattro o cinque numeri distribuiti. Aspetto che evidentemente penalizza le nuove testate e rende impossibili nuove iniziative.

Credo sia indubbio che editori, i molti che sono certo vogliono lavorare “onestamente”, e rivendite hanno un interesse comune nel procedere con la massima sollecitudine all’informatizzazione delle edicole. Credo che questo processo debba essere implementato anche in un’ottica di possibile rinascita di una collaborazione tra editori e rivendite che apporterebbe indubbi vantaggi ad entrambi.

Oltre ai fattori evidenziati infatti, come, ancora una volta, ho sottolineato a più riprese, l’informatizzazione delle edicole agevola la possibilità di sondaggi, di ricerche su argomenti ad hoc e favorisce l’implementazione di servizi a partire, per citarne almeno uno, dalla raccolta di dati sul lettore, attraverso delle card, sia mono editore che pluri editore, sulla falsariga di quelle da tempo utilizzate dalla grande distribuzione organizzata, che consentano di profilare l’offerta editoriale e pubblicitaria, che permettano di raccogliere informazioni sul lettore ed avviare programmi di fidelizzazione nel canale edicole.

L’informatizzazione delle edicole consente, termine in voga, di disintermediare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza ai concetti sopra riportati e a tutti quelli che è possibile aggiungere.

Ora o mai più.

Incidenza Rese Valori Asssoluti

Se voleste approfondire ulteriormente, consiglio l’intervista rilasciata dal Segretario Nazionale del Si.Na.G.I. [Sindacato Nazionale Giornalai d'Italia] a Ciao Radio TV pochi giorni fa in  occasione delle proteste che hanno avuto luogo a Bologna proprio su questi aspetti.

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Amanuensi

Dal primo di gennaio di quest’anno è obbligatoria per legge la tracciabilità delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici. Lo ha stabilito il decreto legge di metà maggio dell’anno scorso, successivamente convertito con al cune modifiche dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonche’ di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicita’ istituzionale.

L’obbligo, che ricade sull’intera filiera distributiva, ha come obiettivo quello di favorire la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita della stampa quotidiana e periodica e di assicurare una adeguata certificazione delle copie distribuite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finanziamenti statali.

In quest’ambito l’informatizzazione delle edicole gioca un ruolo cruciale poichè senza la stessa diviene estremamente difficile se non impossibile garantire un’effettiva tracciabilità.

Informatizzazione Edicole

L’informatizzazione delle edicole, consente, dialogo, comunicazione, e dunque conoscenza specifica, di ogni singola realtà.

L’informatizzazione delle edicole [ad oggi sono circa 5mila - su 3omila - quelle informatizzate con due applicativi distinti che dialogano solo con il distributore locale] consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle micro rotture di stock che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema.

L’informatizzazione delle edicole agevola la possibilità di sondaggi, di ricerche su argomenti ad hoc e favorisce l’implementazione di servizi a partire, per citarne almeno uno, dalla raccolta di dati sul lettore, attraverso delle card, sia mono editore che pluri editore, sulla falsariga di quelle da tempo utilizzate dalla grande distribuzione organizzata, che consentano di profilare l’offerta editoriale e pubblicitaria, che permettano di raccogliere informazioni sul lettore ed avviare programmi di fidelizzazione nel canale edicole.

L’informatizzazione delle edicole consente, termine in voga, di disintermediare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza ai concetti sopra riportati e a tutti quelli che è possibile aggiungere.

Se a parole la FIEG già prima dell’approvazione della legge dichiarava di star già lavorando all’informatizzazione delle edicole, ad oggi, con un obbligo legislativo preciso, non vi è traccia alcuna della piattaforma software promessa nè pare realistico che la soluzione arrivi in tempi brevi come testimonia la lettera del 18 dicembre scorso inviata dalle rappresentanze sindacali degli edicolanti al Presidente ed al Direttore Generale della Federazione Italiana Editori Giornali che contiene riferimenti specifici al riguardo.

Se la versione cartacea di quotidiani e riviste resterà centrale in termini di ricavi ancora a lungo, come confermano anche i piani strategici di RCS e Gruppo Sole24Ore, il recupero di efficienza contributiva e le prospettive offerte dall’informatizzazione delle edicole sono IL passaggio necessario per la ripresa di tutta la filiera editoriale dagli editori ai giornalai.

Non averci lavorato genera il sospetto che forse si preferisca tentare di scavalcare la legge in essere, magari provando a farne rinviare l’implementazione effettiva di un anno per “impossibilità di adempiervi”, per convenienza rispetto ai contributi statali e forse anche alle cifre diffuse agli investitori pubblicitari su copie vendute e readership.

Che nel 2013 un intero settore e la sua capillare rete distributiva siano rimasti ancora al tempo degli amanuensi è vergognoso.  Sintomo, evidenza di miopia grave, di un’arretratezza culturale che non lascia sperare niente di buono per il futuro dei giornali qualsiasi esso sia.

Bambina Giornali

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Soluzioni all’Obsolescenza della Carta

Tutti i giornali italiani ieri sono usciti con una prima pagina che era vecchia, obsoleta. Mentre in Rete, ma anche in televisione ed alla radio, la vittoria di Obama era ormai notizia nota, i quotidiani del nostro Paese uscivano con titoli incerti sul risultato delle presidenziali statunitensi. Ne parla Marco Pratellesi che sintetizza ottimamente la situzione in “Obama, la stampa, la rete e un sistema che invecchia senza cambiare”.

Situazione che si è verificata in tutta Europa poichè la differenza di fuso orario non ha consentito di uscire con quella che indubbiamente era LA notizia del giorno. In realtà, spulciando tra le diverse testate europee si scopre che alcuni quotidiani sono riusciti ad arrivare ai loro lettori con un giornale che fosse aggiornato. E’ il caso del «The Guardian» che citavo ieri ma anche, per restare in Gran Bretagna, del «The Times» ai quali si aggiungono il tedesco «Bild», l’olandese «Het Parol», il belga – in lingua fiamminga – «DM Morgen», lo spagnolo «La Vanguardia» e la brillante prima pagina dello svizzero – in lingua tedesca «Aargauer Zeitung» [di]mostrando che con un’adeguata organizzazione delle redazioni è possibile, a parità di condizione per quanto riguarda la filiera distributiva, arrivare in edicola con un prodotto fresco, aggiornato.

 

                                                                                                                                  Un’organizzazione, una struttura organizzativa aziendale deve essere adattata, adatta, al mercato in cui l’impresa opera, si tratta di un fatto noto che le differenze tra i 7 quotidiani europei succitati ed “il resto del mondo” evidenzia con chiarezza.

Una soluzione complementare arriva dall’esempio del quotidiano sportivo belga «DH Le Sports».  Il quotidiano francofono ha infatti adottato una brillante soluzione: quella di utilizzare un QR code che collocato in prima pagina sul viso del candidato forniva al lettore la possibilità di conoscere in tempo reale il vincitore delle elezioni.

Se sin ora l’utilizzo degli “action code” era stato prevalentemente in ambito pubblicitario, il caso del giornale belga conferma come questi possano essere utilizzati in ambito giornalistico offrendo sia la possibilità di mostrare contenuti aggiuntivi che sulla carta non trovano spazio che, come in quest’occasione, per offrire alle persone un’esperienza di lettura ed una velocità di aggiornamento che la carta di per se stessa non è in grado di offrire.

Il futuro della carta è ibrido.

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Filiera Editoriale: Andare Oltre l’Emergenza

Il «Corriere della Sera» ha pubblicato ieri un’inchiesta sul mondo delle edicole dal titolo “Sos: le edicole chiudono”.

Se, da un lato, è perlomeno stravagante che un giornale debba far condurre un’inchiesta su un tema che dovrebbe padroneggiare alla perfezione essendo parte integrante ed essenziale del proprio business, dall’altro lato ha il merito di aver portato all’attenzione di un pubblico più vasto quello che all’interno di questi spazi viene regolarmente segnalato con cadenza periodica sin dagli inizi.

Oltre alla questione dell’esposizione finanziaria che l’approvazione recente dell’Art.39 sul tema della liberalizzazione del sistema di vendita della stampa quotidiana e periodica dovrebbe aver, finalmente, risolto, il servizio evidenzia sia la gravità e l’onerosità di un sistema di cattiva gestione di forniture e rese che la conflittualità, la divergenza di interessi, tra i distributori locali ed i loro clienti: le edicole, come testimonia la parte con l’intervento da parte di uno di essi.

Nel servizio, come mostra il video, le percentuali di resa vengono stimate complessivamente nell’ordine del 50% del consegnato alle edicole con “punte del 90% per determinate pubblicazioni”. Livelli di invenduto che secondo il rapporto “La Stampa in Italia 2009-2011”, curato dal Centro studi della Federazione Italiana Editori Giornali e pubblicato a metà del mese scorso, si attestano al 34% sul venduto per quanto riguarda i settimanali [25% sulle tirature] ed al 50% per i mensili [30 sulle tirature].

Un sistema di commercializzazione che produce livelli così elevati di invenduto ha al suo interno elementi di diseconomicità che richiedono un processo di modernizzazione che dovrebbe avere nell’informatizzazione della rete di vendita il suo fulcro, come evidenza, anche, il precitato studio della FIEG.Approfondiamo, ancora una volta.

Gli editori, coloro che hanno il ruolo di “channel leader” sanno poco o nulla di quel che avviene quando il loro prodotto uscito dalle rotative viene caricato sui camion.

E’ evidentemente una situazione assolutamente anomala rispetto a quanto avviene in altri mercati anche di dimensioni inferiori a quello editoriale, è, altrettanto, una situazione che di fatto non consente di fatto una gestione del brand, del prodotto. Una situazione generata dallo strapotere della logistica con distributori nazionali e, se possibile, ancor più i distributori locali nel ruolo di feudatari che “tengono per le palle” [sorry per il francesismo, ma non trovo termine più efficace] gli editori inibendo, ostacolando il processo informativo necessario alla effettiva conoscenza del proprio business da parte di coloro che dovrebbero esserene detentori: gli editori, appunto.

La soluzione, come punto di partenza, è tanto semplice quanto, sin ora, inapplicata. Si chiama, appunto, informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole, consente, dialogo, comunicazione, e dunque conoscenza specifica, di ogni singola realtà.

L’informatizzazione delle edicole [ad oggi sono circa 5mila - su 3omila - quelle informatizzate con due applicativi distinti che dialogano solo con il distributore locale] consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle micro rotture di stock che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti.

L’informatizzazione delle edicole agevola la possibilità di sondaggi, di ricerche su argomenti ad hoc e favorisce l’implementazione di servizi a partire, per citarne almeno uno, dalla possibilità di effettuare in edicola il servizio di print on demand, che consentirebbe la quadra tra desiderio di personalizzazione da parte del lettore e mancanza di redditività che questo ottiene online nella sua declinazione all digital.

L’informatizzazione delle edicole consente, termine in voga, di disintermediare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a questi concetti e a tutti quelli che è possibile aggiungere.

Altri fattori qualificanti sono stati precedentemente espressi e vengono qui di seguito ripresi, adattandoli al passare del tempo, alle evoluzioni intercorse, per facilità di lettura:

  • Censimento e stratificazione dei circa 30mila punti vendita al dettaglio che coprono il territorio nazionale, affinché per ciascuna realtà possano essere adottate le logiche di fornitura e distribuzione realmente adeguate alle esigenze nonchè si renda possibile l’implementazione di azioni di comunicazione, di merchandising, di vendita adeguate a realtà omogenee.
  • Introduzione di incontri mensili a livello provinciale tra giornalai, distributore locale e un editore a rotazione.
  • Creazione di un osservatorio permanente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro composto da rappresentanti di tutta la filiera [inclusi giornalisti e concessionarie pubblicità] che con cadenza semestrale si confrontino, aggiornino e lavorino congiuntamente sul tema.

Sono certo che effettuando questi interventi quello che, ad oggi, rappresenta mediamente l’80% dei ricavi sarebbe sostanzialmente migliorato e tutelato consentendo significativi recuperi contributivi alla filiera permettendo perciò di guardare con maggiore prospettiva e miglior solidità patrimoniale a tutte le evoluzioni future dell’ecosistema dell’informazione.

Sono, anche in questo caso, a disposizione di chi volesse ulteriormente approfondire gli spunti sopra descritti.

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