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Il Segreto del Successo di Fanpage

Fanpage, testata giornalistica nativa digitale, è un caso di successo straordinario che nasce da una grandissima attenzione ai social media come dimostrano sia i dati presentati da Vincenzo Cosenza all’ultima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo che la classifica mensile di Socialbakers.

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory l’intervista a Francesco Piccinini, Direttore della testata all digital, approfondimento a tutto campo sulla struttura organizzativa del giornale, le problematiche dell’informazione online in Italia e, ovviamente, sulle strategie che l’hanno portata ad essere la fonte d’informazione con il maggior numero [oltre 1,5 milioni] di fan su Facebook.

Buona lettura.

Social Design

Image Credits: Social@Ogilvy

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Le Domande Fatele su Facebook

Socialbakers, una delle fonti più autorevoli ed attendibili di misurazione dei social media, ha rilasciato i dati della propria indagine periodica socially devoted, standard che fornisce risultati per i brand su Facebook e Twitter, i suoi principi si applicano a tutte le piattaforme di social networking, tra cui Google, YouTube e altri.

Secondo quanto pubblicato in questi giorni mediamente soltanto il 38% delle aziende, dei brand risponde alle persone su Twitter. Nonostante si noti una tendenza positiva rispetto alla precedente rilevazione, come mostra il grafico di sintesi dei risultati sotto riportato, per usare le parole di Socialbakers, “It’s Time for Brands to Wake Up”, è ora di svegliarsi.

Response Rate TW

Diversa la situazione su Facebook dove invece il tasso di risposta ha raggiunto il 60% a fronte di un numero di domande sempre crescente da parte delle persone sul social network più popoloso al mondo.

In attesa che le imprese capiscano finalmente come interagire anche su Twitter, le domande fatele su Facebook.

sociallydevoted-q1-2013

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12 Buone Pratiche su Facebook per le Media Companies

Vincenzo Cosenza, durante il Festival Internazionale del Giornalismo recentemente conclusosi, ha presentato i risultati dell’analisi effettuata sulle performance delle testate giornalistiche italiane sui social media.

A commento dell’analisi svolta scrive:

Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori. In definitiva si usano ancora i social media come discarica di link, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower [al momento solo La Stampa e Il Sole 24 Ore hanno un social media editor].

Aspetto che emergeva anche nell’intervista sul tema che i ragazzi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia hanno fatto a Lella Mazzoli ed al sottoscritto.

Ecco che allora possono tornare utili le 12 best practice per le aziende dei media che il Facebook Journalism Program Manager Vadim Lavrusik e Scott Hershkowitz, che si occupa di sviluppo di partner strategico nello sport e dei media per il social network, hanno pubblicato ieri.

I dodici punti forniscono numerosi esempi di buone pratiche che vale assolutamente la pena di leggere. In sintesi:

  1. Condividete le breaking news
  2. Usate un tono colloquiale e includete delle analisi
  3. Avviate delle conversazioni facendo domande e rispondendo
  4. Condividete delle storie che abbiano foto e video per attirare l’attenzione dei lettori, delle persone
  5. Premiate il pubblico con contenuti esclusivi
  6. Utilizzate Facebbok Insight – le statistiche fornite da Facebook – per comprendere i gusti delle persone
  7. “Targhettizzate” i post per portare il messaggio al gruppo giusto di persone
  8. Utilizzate delle miniature, delle anteprime, coinvolgenti per i link delle storie, delle notizie
  9. Consentite alle persone di partecipare attraverso crowdsourcing dei contenuti e commenti
  10. Variate il tipo di post. Gli utenti non si “ingaggiano”, non si coinvolgono sempre allo stesso modo
  11. Usate l’applicazione dedicata per caricare i contenuti da mobile
  12. Ottimizzate la pagina per Graph Search e Mobile

12 punti ai quali mi sento di aggiungerne almeno un’altro: definite la policy della vostra pagina e pubblicatela/lasciatela sempre in cima ai post che caricate quotidianamente. Stabilire delle regole è un presupposto indispensabile per una conversazione civile.

Buon lavoro.

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Social [In]Ability

Avevo promesso che avrei segnalato a coloro che non avessero potuto essere presenti l’url per la diretta streaming del panel di mercoledì 24 scorso sulle strategie di presenza nelle reti sociali da parte dell’informazione italiana. Promessa che mio malgrado non sono stato in grado di mantenere per motivi tecnici.

Sono ora in grado di rimediare, di consentire a chi fosse interessato di vedere ed ascoltare contributi ed opinioni emersi. Se in questo grigio sabato, dal punto di vista metereologico,  aveste voglia di ritagliarvi un’oretta di tempo per ascoltare i contributi dei diversi relatori sul tema non vi resta che sedervi comodamente e guardare il video sottostante.

Comment is free!

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Condivisione dell’Informazione nelle Reti Sociali

Inizia oggi la settima edizione del Festival del Giornalismo di Perugia. Edizione che, come ho già sottolineato, quest’anno ha un programma davvero di spessore ed interesse straordinario.

Tra i diversi argomenti, oggi alle 15:00 si terrà il panel: “Social [In]Ability?”, titolo bonariamente provocatorio per discutere del significato e delle strategie di presenza nelle reti sociali da parte dell’informazione italiana. Panel del quale sarò il moderatore che vede la presenza di Giacomo Fusina, fondatore di Human Highway società di ricerche che ha messo a punto da tempo uno strumento di analisi delle condivisioni dell’informazione, Vincenzo Cosenza, social media strategist di riconosciuto valore a livello internazionale, Daniele Chieffi, esperto di online media relations, Maurizio Tesconi, figura chiave nello sviluppo di  Social Trends, un’applicazione web che ha come obiettivo il monitoraggio, l’analisi e lo studio dei social media e della loro evoluzione nel tempo e, last but not least, Renato Vichi head of media relations Italy and senior vice president per uno dei più importanti gruppi bancari del nostro Paese.

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Sul tema Daniele Chieffi ha prodotto nei giorni scorsi una riflessione sulla morte della condivisione e la Rete gossippara che sicuramente sarà importante spunto di discussione su dinamiche e motivazioni alla condivisione di informazione sul web. Altrettanto, non ho dubbi, lo saranno i dati di Social Trends che ha una sezione specificatamente dedicata alla condivisione dell’informazione sui principali social network, così come il contributo di Vincenzo Cosenza al quale strapperò sicuramente qualche anticipazione sulla sua analisi sulla reale capacità dei giornali italiani di utilizzare i social media per che verrà presentata domani sempre nell’ambito della manifestazione.

Altri spunti al confronto ed al dibattito sul tema potranno venire dall’analisi svolta recentemente dal sottoscritto per conto dell’European Journalism Observatory su alcune testate, sia all digital che non, cercando di verificare comportamenti, strategie messe in atto e livello di coinvolgimento delle persone all’interno delle reti sociali.

Altro “pezzo forte” del panel l’analisi condotta ad hoc per questo incontro da Giacomo Fusina sulla condivisione sociale online delle notizie di attualità nel mese di marzo di quest’anno. Analisi che partendo da i ben 60mila URL del mese di Marzo, raccoglie per ciascuno di essi la Categoria di appartenenza e i termini che ne connotano il “mood”, sia in positivo che in negativo, usando i quali è stata generata “la temperatura” [termini positivi + termini negativi] e il “sentiment” [termini positivi – termini negativi], che, tra l’altro, prova, vista dai dati e dalla statistica, che lo stile narrativo più carico e forte stimola maggiori condivisioni e che le brutte notizie si diffondono più facilmente di quelle buone seppure con alcune eccezioni, come ad esempio per “Religioni e Fedi” l’effetto di Papa Francesco.

Insomma un’ora e mezzo di dibattito davvero ricco di spunti sui quali riflettere e confrontarsi. Se venite ci vediamo lì con grande piacere altrimenti potete seguire in diretta streaming [#] e porre le vostre domande usando l’hashtag #siijf13. A tra poco.

Peso FB & Twitter[#] Non appena disponibile aggiornerò nel corso della giornata articolo con URL per video streaming.

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Sempre Connessi

IDC ha condotto un sondaggio per conto di Facebook per investigare come le persone usano gli smartphones. Sono stati intervistati online 7446 statunitensi di età compresa tra i 18 ed i 44 anni possessori di un iPhone o di Android.

Dopo l’utilizzo della posta elettronica e la navigazione su Internet l’attività più popolare [70% dei rispondenti] è quella di collegarsi a Facebook, seguono l’utilizzo di mappe e giochi. La lettura di notizie è svolta nel 44% dei casi.

Secondo i risultati pubblicati, nei primi 15 minuti dal risveglio 4 persone su 5 controllano il proprio smartphone. Il 69% del campione lo utilizza appena sveglio, percentuale che sale all’89%  per la fascia di età 18-24 anni.

L’utilizzo dello smartphone è costante nell’arco della giornata e si triplica durante i fine settimana. I social, Facebook in primis ma anche Twitter e Linkedin sono utilizzati costantemente durante le attività quotidiane dallo shopping alla preparazione dei pasti passando per cinema, palestra ed eventi.

L’eccitazione viene trasmessa utilizzando Instagram, aggiornando Linkedin o mandando un messaggio diretto via Twitter, mentre la curiosità è soddisfatta attraverso Facebook, Twitter ed Instagram.

La grafica di sintesi sottostante riassume le attività più comunemente svolte su Facebook e la loro intensità. Dopo la lettura delle notizie provenienti dai propri contatti i giochi sono la principale, seguono i gruppi di interesse.

Siamo sempre connessi, le interazioni sociali sono costanti. Le imprese posso scegliere di partecipare, con educazione, alla conversazione o esserne estromesse se adottano modalità non  consone, non adeguate.

Utilizzo FB Smartphones

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Gamification ed Engagement

Nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione ha un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

E’ una tesi che sostengo da tempo anche in questi spazi e sulla quale attualmente sto lavorando per un importante player nel video-giornalismo partecipativo.

Tema che ahimè continua a restare assolutamente marginale in Italia ed ancor più, se possibile, per quanto riguarda l’editoria italiana e che sarà trattato al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia il 25 aprile prossimo nel panel “La gamification dell’informazione funziona”, di cui sarò il moderatore, in cui verranno illustrati casi concreti e testimonianze sul tema.

In attesa di quel giorno la conferma arriva da Gygia, impresa statunitense che fornisce le infrastutture per gamificare il proprio sito web, che ha pubblicato un’infografica di sintesi dei risultati dei propri clienti, tra i quali figurano, per citarne alcuni del mondo dei media, Forbes e MTV, che fornisce i dati sugli obiettivi raggiunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.

Dai dati pubblicati emerge come grazie alla gamification i commenti siano aumentati del 13%, le condivisioni su Twitter, Facebook e gli altri social network del 22% e la ricerca di contenuti sia cresciuta di ben il 66% con un tasso di coinvolgimento complessivo che ha aumentato l’engagement dei visitatori mediamente di quasi un  terzo [29%].

La gamification funziona.

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La Comunicazione da Pari a Pari Funziona

Forrester ha pubblicato i risultati di “How To Build Your Brand With Branded Content”, rapporto dell’indagine online effettuata su oltre 70mila persone negli Stati Uniti ed in Europa, Italia compresa, che esplora come le persone reagiscono ai differenti contenuti e tipi di messaggi, alla comunicazione.

La tabella di sintesi pubblicata da TechCrunch sul livello di fiducia nei diversi mezzi, nelle diverse modalità di comunicazione, conferma ancora una volta che il passaparola è il veicolo più efficace e che le persone hanno maggior fiducia in quello che dicono altre persone come loro.

Tutto ciò che è “interruzione”, come i banner o gli sms promozionali, non gode di alcuna fiducia da parte delle persone. Anche la comunicazione corporate sui social media non ottiene grande fiducia.

Forrester Trust Media

Se l’invasività dei banner e lo scarsissimo gradimento da parte di chi naviga in Rete non è una sorpresa, basti pensare che alcune statistiche recentemente pubblicate mostrano come sia più probabile sopravvivere ad un disastro aereo che cliccare su un banner, la bassa fiducia nella comunicazione aziendale attraverso i social media dovrebbe, si spera, insegnare molto al riguardo.

Si tratta di un chiaro indicatore di come nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni delle generalizzazioni che però restano tali, anche i social media vengano utilizzati prevalentemente dalle imprese con finalità smaccatamente promozionali come testimonia l’ampio utilizzo di offerte ed appunto promozioni [una recente di Fiat ha "fatto storia"] e non per stabilire una relazione e dunque una conversazione con le persone sulla base dei loro interessi. Dati che fanno anche riflettere anche sul valore di sponsored tweets o sponsored stories.

La fiducia è importante e viene dal coinvolgimento su affinità su interessi comuni non dall’interruzione invasiva. La comunicazione da pari a pari funziona il resto no, o comunque molto meno.

Audiences

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The State of the News Media 2013

E’ stato pubblicato ieri “State of the News Media 2013″ rapporto annuale realizzato da PEW Research Center’s Project for Excellence in Journalism sullo stato dei media, dalla televisione alla stampa passando ovviamente per il web e social media, negli Stati Uniti, giunto alla sua decima edizione.

L’edizione di quest’anno si basa in parte su 2009 interviste telefoniche ad adulti over 18, con affidabilità del campione che può avere oscillazioni dell 2,5%  in funzione della numerosità che inficia sul valore statistico, e in parte sull’aggregazione dei dati e delle evidenze di ricerche svolte nel corso del 2012 da PEW stessa e da altri istituti di ricerca e fonti diverse.

La ricerca è davvero estremamente ampia e, per coloro che sono interessati a queste tematiche, è un must la lettura completa delle diverse aree, dei diversi media che lo studio analizza. Per sintesi e focalizzazione ho concentrato la mia analisi alla parte relativa ai quotidiani, alla stampa ed al digitale.

In larga parte si confermano fondamentalmente fatti già ampiamente noti ed evidenze già emerse da altre ricerche sul tema.

La ricerca nel complesso evidenzia come l’approccio prevalente alla quantità rispetto alla qualità dell’informazione sia perdente. Il taglio dei costi, lo snellimento delle redazioni implicano una complessiva riduzione della qualità dell’informazione e le persone lo percepiscono. Il 65% del campione afferma di aver abbandonato una o più fonti d’informazione perchè non più funzionale ai propri bisogni. Nel 48% dei casi le persone affermano di percepire una minor completezza informativa rispetto al passato.

Ancora una volta il passaparola da familiari e conoscenti, amici, è il veicolo d’informazione più rilevante, il modo attraverso il quale le persone ricevono informazioni [e notizie]. I social media sono la seconda fonte attraverso la quale le persone acquisiscono informazioni. Informazioni che poi nel 77% dei casi vengono approfondite spesso o abbastanza spesso.

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Social media il cui ruolo è in costante espansione con il 19% degli americani che afferma di aver visto una notizia o il titolo di una notizia il giorno prima attraverso di questi [era il 9% nel 2010]. Twitter seppure abbia una minor penetrazione rispetto a Facebook si conferma essere la fonte alla quale le persone attingono per le “breaking news”.

Social media e crescente utilizzo della Rete in mobilità accrescono la pressione sulle fonti d’informazione e moltiplicano le sfide da affrontare in quest’ambito.

Se da un lato il numero di persone che acquisiscono informazioni online e dal digitale è in costante crescita ed è ormai la seconda fonte d’informazione dopo la televisione, dall’altro lato resta il ben noto problema dei ricavi in un mercato fortemente concentrato nelle mani di pochi players che continuano a dominare prepotentemente lasciando poco spazio all’industria dell’informazione. Per dirla in una battuta, il futuro è qui adesso ma non è equamente distribuito.

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I giornali iniziano lentamente a stabilizzarsi ed i dati del 2012 finalmente contengono elementi di positività, seppur ancora decisamente moderata.

In  particolare sono le vendite dei giornali ad dare adito ad un cauto ottimismo e spesso il paywall, come evidenziato e richiamato più volte in questi spazi, sono funzionali per aumentare le vendite della versione cartacea.

Ben diverso il panorama dei ricavi pubblicitari che nel digitale/online complessivamente sono cresciti “solo” del 3% nel 2012. Una tendenza troppo modesta per compensare  le perdite [-7,7%] del cartaceo. Per quanto riguarda l’online la continua discesa dei prezzi è ulteriore elemento di preoccupazione ed evidenza di come sia necessario trovare altre fonti di ricavo, modelli di business differenti dal passato per i giornali e l’industria dell’informazione.

Nel complesso la direzione è verso i “new” media ma gli “old” media sono ancora molto presenti e rilevanti, ben distanti dalla morte troppe volte annunciata [pour cause?].

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Molto simile a quella dei giornali la situazione dei periodici settimanali e mensili. Vendite del cartaceo e ricavi pubblicitari in calo con il digitale che cresce ma ha un peso davvero modesto e non compensa le perdite. Una tendenza che non pare avere mutamenti significativi nel medio termine come mostra il grafico di sintesi sottostante.

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“State of the News Media 2013″ è probabilmente la più esaustiva ed accurata fotografia della situazione dei media negli USA. Va però ricordato come la realtà statunitense sia spesso distante da quella nostrana e come in molti casi i fenomeni che si verificano oltreoceano non necessariamente abbiano luogo a distanza di tempo nel nostro Paese. Come tutte le fotografie è un’instantanea di un momento, utile a fissare idee e concetti ma da elaborare affinchè possa essere fonte di ispirazione. La fotografia fondamentalmente la conoscevamo già a prescindere dal contributo del rapporto comunque prezioso, il film, per continuare nella metafora, dobbiamo costruircelo noi, ciascuno per la propria specifica realtà.

L’infografica sotto riportata riassume altri elementi del rapporto, che come sempre torno ad invitare a leggere integralmente, che non sono stati toccati dalla mia personalissima sintesi e decodifica delle informazioni rese disponibili.

Altre sintesi e letture dei dati del rapporto sono ovviamente ampiamente disponibili. Tra le tante consiglio quella del NYTimes che si concentra sulle tendenze delle televisioni locali, di Poynter che approfondisce lo sbilanciamento tra qualità e quantità dell’informazione citato in apertura e Mattew Ingram su Paid Content che parla di luci ed ombre all’orizzonte.

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Quando il Prodotto Editoriale è il Giornalista

Dalle ceneri di «De Pers», free press olandese chiuso circa un anno fa, nasce all’inizio di questa settimana  DNP De Nieuwe Pers, il nuovo Pers, applicazione che offre ai lettori la possibilità di sottoscrivere un abbonamento anche ad un singolo giornalista.

DNP attualmente offre la possibilità di abbonarsi a dodici giornalisti ma ben presto l’offerta potrebbe allargarsi ad un numero superiore di giornalisti ed includere anche alcuni fotografi. Il costo dell’abbonamento è di 1.79€ al mese per singolo giornalista [16.99€ annui] o 4.49€ per il pacchetto completo dei 12 giornalisti [37.99€ annui].

Jan-Jaap Heij, responsabile dell’iniziativa, ha dichiarato: “We see ourselves as a combination of a newspaper, a news app and a publishing platform. People have asked me whether this is the answer to the crisis in journalism and I have said I don’t think it’s *the* answer, but it is one possible answer.”

Redazione

L’idea è sicuramente interessante perchè finalmente esce dalla tradizionale idea, legata alla concezione di prodotto editoriale cartaceo, di offrire al lettore, di costringere le persone ad acquistare un giornale o una rivista “completa” con contenuti che va da sè in parte sicuramente non interessano.

Dall’altro lato però trasforma il giornalista in brand. Se di fatto si tratta di una tendenza già in atto come testimonia il fatto che molti giornalisti, anche in Italia, abbiano individualmente più followers su Twitter e Facebook   che le testate per le quali lavorano, pone una ulteriore minaccia per i newsbrand.

Non è un caso infatti che in diverse testate, una per tutti «The Economist», non compaiano mai le firme, i nomi dei giornalisti che hanno redatto l’articolo poichè “la garanzia”  è data dal marchio della testata.

Quando il prodotto editoriale è il giornalista le pubblicazioni editoriali perdono immagine e  forza, appeal, anche nei confronti degli investitori pubblicitari oltre che del lettore. E’ un aspetto al quale prestare estrema attenzione.

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