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Magna Carta

Come segnalavo ieri, nello spazio di stamattina all’Internet Festival 2012, curato da Dig.it, verranno raccontate le cose concrete realizzate da luglio ad oggi e vi sarà il confronto sul ruolo del giornalista, sui nuovi scenari dell’informazione on line, sulle forme di sostegno pubblico e privato e sulle trasformazioni in atto nel rapporto tra internet e società.

Sempre nell’ambito della 4 giorni dedicata alla Rete ed al suo impatto, nel pomeriggio parteciperò come relatore, insieme a Vittorio Zambardino, Simone Spetia e  Antonio Pavolini, al panel, moderato da Luca Alagna, “Dalla Carta a Twitter”. Un’ora e mezza per riflettere su giornali, giornalismo, evoluzioni e tecnologia.

Ho pensato, e concordato, di focalizzare il mio intervento su un’area specifica così da essere il più concreto possibile in uno spazio temporale ristretto che inevitabilmente  altrimenti potrebbe, a mio avviso, rischiare di risultare dispersivo.

Come mostra la presentazione sottostante preparata per l’occasione, mi concentrerò sulla parte tradizionale, cartacea, ed in particolare come la tecnologia può aiutare sia per il tanto necessario recupero dei ricavi da parte dell’industria dell’informazione nostrana che per l’altrettanto indispensabile miglioramento di relazione con il lettore.

Anche in questo caso, spero davvero che ci sia la possibilità di incontrarci lì. In tal caso ricordatevi che per twittare l’ hashtag della manifestazione è #if2012 ed è stato creato anche un altro hashtag specifico di questo panel per domande o commenti: #cartaTwitter. Se non poteste essere presenti, è possibile seguire l’intero Internet Fesival, e dunque anche questo panel, in video streaming sul  sito della manifestazione, su Intoscana.it e su Altratv.tv e su tutte le Web TV del circuito.

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Stampa & Distribuzione del Financial Times

Il video mostra come avviene la stampa e la distribuzione in tre stati [New York/ New Jersey / Connecticut] del celebre quotidiano economico.

Pochi mesi fa ho avuto l’opportunità [grazie!] di fare una visita guidata all’interno del centro di stampa di uno dei principali quotidiani nazionali del nostro paese e sono rimasto davvero colpito dal processo di produzione che parte dalla “stagionatura” delle bobine per la stampa sino ad aspiratori che risucchiano gli allegati per inserirli nel giornale.

Se lavorassi all’interno di un quotidiano di questi video ne farei circolare di più.

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Come Produrre Notizie “Smart” per il Telefonino

A margine dell’articolo pubblicato ieri relativamente alla “bocciatura” dei siti web per mobile dei quotidiani e delle applicazioni per smartphones realizzate allo scopo, nei commenti su friendfeed, si è mescolato stupore rispetto ad una inadeguatezza che pare scontata per chi vive la rete con intensità e frequenza.

Nella stessa giornata, l’eccellente Monday Note, ha toccato lo stesso argomento arricchendolo da una prospettiva diversa e contribuendo a comprendere l’ovvio, quello che, come spesso avviene, si ha dinnanzi eppure non si vede.

Nell’articolo vengono portati avanti due possibili spiegazioni sulla realtà delle applicazioni per le notizie su smartphones.

La prima è che non saranno mai “ricche” come quelle per l’accesso ai contenuti da pc poiché rispondo ad un bisogno diverso. Frédéric Filloux sostiene che la lettura da telefonino risponde ad una esigenza molto più vicina a quella della lettura tradizionale su carta, senza le “distrazioni” che l’ipertesto, con rimandi ed approfondimenti esterni, genera. Nella sua visione il web avrebbe una funzione sociale mentre il telefonino sarebbe più orientato alla lettura in quanto tale.

Filloux, inoltre, sostiene che la semplicità delle applicazioni deriverebbe dall’essere frutto del lavoro di tecnici e che un miglioramento in tal senso si può ottenere solamente nel momento in cui saranno invece i giornalisti e l’area della redazione [che dovrà sviluppare competenze in tal senso] a dedicarsi a quest’ambito.

Sono considerazioni che, da un lato, confermano la complementarietà dei diversi mezzi e, dall’altro lato, rappresentano una sfida che anche nella mia esperienza rappresenta molto spesso una difficoltà oggettiva allo sviluppo, all’innovazione, all’interno delle imprese: la difficoltà reciproca di comunicazione tra reparti, funzioni, aziendali, con particolare riferimento al conflittuale rapporto tra tecnici che sviluppano un prodotto [in questo caso le app per telefonini di ultima generazione] e chi poi veicola, valorizza, questo lavoro presso l’utenza finale.

La sfida su questo fronte, in ambito editoriale come negli altri settori, è aperta da sempre.

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Distribuzione Editoriale & Allocazione delle Quantità

Successivamente alla redazione del postulato editoriale e di quello dell’edicolante, grazie all’esperienza maturata nel tempo, è possibile ora proporre la formula del criterio di allocazione delle quantità di giornali seguite dai distributori locali:

“Spalmatura delle Quantità” + “Necessità di Fatturazione” : Numero di Edicole x Casualità = Quantità per singola testata – Punto vendita.

Per approfondimenti.

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E se provassimo a fare Marketing?

La distribuzione commerciale non ha mai brillato per la comunicazione ed il marketing limitandosi prevalentemente ad affidarsi alle politiche delle aziende fornitrici o, al massimo, puntando alla leva del prezzo per contrastare la concorrenza più diretta.

Le edicole, da un lato agevolate, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trattamento e dalla possibilità di rendere l’invenduto non fanno eccezione, anzi, se possibile, sono carenti di qualsiasi politica di canale come ho evidenziato a più riprese in questi spazi.

Oggi la situazione non è più sostenibile. Dalla prima, farsesca, liberalizzazione ad oggi oltre 6mila giornalai hanno già chiuso e moltissimi annaspano attualmente stretti nella morsa creditizia costretti a finanziare quotidianamente le necessità di cassa di una moltitudine di operatori non qualificati che affollano il canale.

Dopo i segnali e gli strumenti realizzati dal Sinagi, recentemente anche lo Snag ha proposto di affiggere una locandina i cui contenuti, come mostra l’immagine sottostante, sono identici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il problema sia effettivo e che penalizzi, ancor più in questo momento di grave crisi, i giornalai non vi è dubbio ed io stesso ho sostenuto questa campagna; non credo però che sia né l’atteggiamento corretto né tanto meno la soluzione ai problemi di questo canale e dei singoli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edicola sia poco interessato a sapere se la sua pubblicazione preferita è assente per colpa del suo edicolante o per responsabilità dell’editore. Penso che comunque l’immagine complessiva ne esca assolutamente sbiadita con il risultato di rendere il pubblico ancora meno affezionato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio immaginare che si otterrebbero risultati di gran lunga migliori se le locandine che ci viene proposto di affiggere sulle porte dei nostri negozi parlassero di altri argomenti con altri linguaggi.

Perché non evidenziare la funzione di servizio pubblico assolta dalle edicole, la loro capillarità in termini di presenza sul territorio ed ancora il servizio offerto con orari di apertura vicini alle 24h/die.

Credo che positivizzare il messaggio sia una delle regole base della comunicazione e possa essere uno dei primi e più elementari principi che ci guidano nella relazione con la clientela.

Insomma, e se provassimo a fare Marketing?

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Sottoscrivo!

Nel corso del fine settimana sono stati resi noti i dati e le considerazioni conclusive relativamente all’indagine conoscitiva sullo stato attuale dell’editoria quotidiana, periodica e multimediale.

Sia “Il Sole24Ore” che Franco Abruzzo hanno diffuso una sintesi di quelle che sembrano essere le risultanze emergenti. Il documento è ricco di informazioni sia sulla struttura della filiera editoriale italiana che di dati riguardanti quelle di Francia, Germania e Gran Bretagna; sono 51 pagine dense di dati e considerazioni che devono assolutamente essere lette integralmente da chi opera – a vario titolo e livello – in questo settore/mercato.

Riprendere i dati salienti emergenti e sintetizzarli dalla mia prospettiva, è doveroso stante la forte concentrazione del documento rispetto alle edicole ed alla rete distributiva nel suo complesso.

In Italia esistono circa 38mila punti vendita che trattano quotidiani e pubblicazioni periodiche. Nell’ 87% dei casi, come illustrato dalla tabella di sintesi sottostante, sono esercizi al dettaglio che in quasi la metà dei casi [chiosco + negozio esclusivo] sono caratterizzati da esclusività merceologica; non vendono cioè nessun altro prodotto fisico.

Stuttura distributiva editoria

Un edicola, un punto vendita specializzato o promiscuo mediamente ha la gestione di 3 – 4 mila pubblicazioni, a seconda dell’allocazione geografica, su un tot. di 6mila registrate in Italia. Le difficoltà di gestione, l’affollamento dei punti vendita e le problematiche di gestione economica – finanziaria dei punti vendita sono aspetti che nel tempo ho documentato con dovizia di particolari e che il testo del documento riprende puntualmente.

E’ anche la struttura dei margini operativi lordi ad essere oggetto dell’attenzione dell’Antitrust che rileva come, tra l’altro, le operazioni di price cut decise unilateralmente dagli editori ed il principio di parità di trattamento siano elementi di necessaria revisione delle regole del gioco.

Fattori che emergevano con chiarezza, mi pare di poter dire, all’interno di quella che è la proposta effettuata da queste pagine.

Remunerazione filiera editoriale

L’introduzione di fattori ed elementi qualitativi relativamente alla remunerazione del trade sono nella mia opinione aspetti imprescindibili del processo di adeguamento e modernizzazione della filiera.

Non sorprende che l’attenzione dei media si sia concentrata, ancora una volta, quasi esclusivamente sull’eventuale liberalizzazione delle edicole, tralasciando come sotto esame sia tutto il sistema distributivo editoriale nel suo complesso, come emerge invece con assoluta chiarezza nelle conclusioni dell’indagine svolta dall’antitrust.

I richiami dell’Autorità alle disefficienze della rete di distribuzione nel suo insieme e alla necessità di revisione di sedicenti pubblicazioni editoriali che pur non essendolo ingolfano il sistema e godono di sovvenzioni statali sono molteplici e di straordinaria chiarezza.

Che l’edicola del futuro ed il futuro delle edicole debba passare per una riorganizzazione delle logiche e delle dinamiche attuali è un dato di fatto assodato. Come viene affermato nel paragrafo conclusivo del documento: “È cruciale che la revisione delle modalità di funzionamento del sistema sia compiuta in modo organico, con l’intento di rimuovere, per quanto possibile, tutte le restrizioni o anomalie che vincolano ingiustificatamente l’efficiente svolgimento dell’attività distributiva. L’esperienza di parziale liberalizzazione dell’attività di rivendita avviata nel 1999 ha mostrato che il pieno successo di simili iniziative richiede l’applicazione di un pacchetto integrato di misure tra loro coerenti e orientate allo stesso obiettivo”.

Sottoscrivo!

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