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Digital First Does NOT Mean Print Last

Randy Parker has published the diagram they use internally at the «York Daily Record» in delivering breaking news in a multiplatform environment.

The workflow provides a great analysis showing each step in a digital first environment.

As he points out:

Charting out these concepts also helps us wrap our heads around the concept of Digital First. That concept does not mean that the print newspaper has no value, or even that print is “last” among our priorities. As this chart illustrates, digital delivery must – by its very nature – be first among our priorities because it is the fastest, most efficient means of sharing information with our audience.

But print is not last among priorities. Print simply needs to be dealt with at the appropriate time.

Digital first doesn’t mean print last.

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Corse di Cavalli

Sono stati diffusi ieri i dati relativi al secondo periodo di rilevazione, aprile – luglio 2011, dell’indagine periodica svolta da Audipress relativamente alla lettura di quotidiani e pubblicazioni periodiche [settimanali e mensili] nel nostro paese.

L’indagine, oltre a confermare che l’Italia è una Repubblica basata sulla “Gazza”, rende disponibili finalmente anche i dati relativi ai visitatori al sito web della testata corrispondente.

Se per i quotidiani i valori sono significativamente diversi da quelli diffusi da Audiweb, suscitando inevitabilmente qualche perplessità sul valore effettivo delle rilevazioni, paradossale è la situazione di settimanali e mensili.

Due sono i fattori critici che emergono dai dati diffusi.

Emerge come i valori in gioco, il numero di visitatori sia davvero marginale con, ad esempio, Quattroruote o Focus tra i mensili e L’Espresso e Donna Moderna per i settimanali che hanno un rapporto almeno di 1 a 10 tra utenza sul web e lettori su carta.   Uno per tutti, Sorrisi e Canzoni TV che ha circa 4,3 milioni di lettori per la versione cartacea e 28mila visitatori alla propria edizione online.

Si evidenzia inoltre come moltissime testate anche di ampia diffusione, ancora una volta a titolo esemplificativo, quali Chi o Al Volante, non abbiano neppure un sito web.

La grande marcia al digitale pare più una corsa di cavalli zoppi per l’editoria nostrana.

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I Rigori li Sbaglia Solo chi ha il Coraggio di Tirarli

Guardian e Observer nel tardo pomeriggio di ieri hanno annunciato la strategia per il futuro prossimo venturo riassumendola in “digital first”.

La notizia ha subito fatto il giro del mondo. Al momento della redazione di questo articolo i commenti di maggior interesse, a mio avviso, sono da parte di:   GigaOM, Strange Attractor, Martin CloakeThe Corsair, e The Media Blog.  Opportuna anche la visione del grafico realizzato da Malcom Coles.

In buona sostanza i due maggiori responsabili di Guardian News & Media, Alan Rusbridger e Andrew Miller, hanno delineato la strategia per i prossimi cinque anni del gruppo editoriale al quale fanno capo Guardian ed Observer annunciando un cambio in termini di filosofia di approccio e di organizzazione che trasformerà la media company da una basata sulla carta stampata ad una la cui filosofia, e pratica, si fonderà, appunto sul digital first.

Sarà ovviamente necessario attendere che l’annuncio si trasformi in pratica per poterne analizzare a fondo l’impatto effettivo ma è indubbio che si tratti di una vera e propria rivoluzione.

Vi sono degli aspetti che mi pare siano stati tralasciati, o quantomeno non adeguatamente evidenziati, forse perchè ingannati dall’accento posto sul digitale, che mi pare interessante ed opportuno riprendere.

In sintesi:

  • In primis è opportuno rilevare come l’analisi dei comportamenti dei lettori abbia guidato la scelta. Oggi il lettore [credo non solo del Guardian] consulta le “notizie fresche” al mattino dalle fonti online e successivamente approfondisce quelle di maggior interesse nella versione cartacea. E’ in quest’ottica che va interpretata la scelta che infatti trasformerà l’edizione stampata in una versione dedicata maggiormente alle analisi e agli approfondimenti.
  • La decisione, finalmente, attribuisce a ciascun mezzo un ruolo definito e realizza concretamente la tanto auspicata [anche in questi spazi] convergenza editoriale.
  • Le possibilità e le prospettive del Guardian, con 50 milioni di utenti unici mensili nell’edizione on line [dei quali il 25% dagli USA], non sono quelle di altri che non hanno, ed in specifico riferimento al nostro paese mai avranno, una tale base di riferimento.
  • Non solo digital ma anche, o forse soprattutto, open è la filosofia del Guardian. [vd]
  • Come giustamente rileva Miller, in un momento di crisi attendere, non fare nulla non è un opzione
  • Le revenues, i ricavi attesi in prospettiva dal digitale non si basano soltanto sugli investimenti pubblicitari ma sono fondati su 10 aree distinte  per generare degli introiti.

Diceva Diego Armando Maradona che i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli, non siamo oggi in grado di tirare le somme della scelta del Guardian ma dobbiamo certamente riconoscergli il valore concettuale ed il coraggio della stessa.

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