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Il Tirreno Aumentato

L’edizione di oggi di «Il Tirreno», quotidiano locale del gruppo editoriale Espresso-Repubblica, è interattiva.

Grazie ad un applicazione di realtà aumentata tutta italiana, puntando il proprio smartphone o tablet [sia android che iOS] dopo pochi istanti partirà il video di una canzone di Rondelli, quindi da un menu potranno essere scelti altri contenuti multimediali: foto, video oltre che collegamenti al sito del giornale e alla pagina Facebook della testata.

Che il futuro sia ibrido, che i codici QR e la realtà aumentata siano una parte del futuro, dell’evoluzione del prodotto cartaceo così come l’abbiamo conosciuto sin ora, e che queste tecnologie possano essere sfruttate sia per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria, restituendo appeal alla carta per gli investitori, che per i contenuti giornalisti, integrando i contenuti e rendendo l’esperienza di lettura più interessante è una tesi che sostengo da tempo e che fa parte delle conclusioni del mio libro.

Finalmente qualcosa si muove anche in Italia.

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Tempo Vs Spazio

Contemporaneamente alle riflessioni di ieri su come il tempo speso sul sito possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento delle persone il caso vuole, diciamo, che Chartbeat, impresa statunitense dedicata all’analisi in tempo reale dei dati di accesso sui siti web degli editori, lanci un prodotto, un servizio che consente alle testate online di vendere agli inserzionisti ciò che fondamentalmente viene chiesto in primo luogo:  l’attenzione del loro pubblico.

Dall’analisi effettuata da Chartbeat emerge come il tempo speso sul sito sia indicativo della propensione a ritornare a visitare il sito, come mostra il grafico sotto riportato. Metrica che fa emergere apprezzamento e coinvolgimento rispetto ai contenuti trovati, a quanto letto o visto, terza fase di un processo di sviluppo dell’audience che può essere suddiviso, semplificando, in quattro passaggi:

  1. I visitatori arrivano, visitano il sito web della testata
  2. Trovano contenuto che gli interessa e li coinvolge
  3. Apprezzano quello che ottengono, e scelgono di tornare nuovamente al sito
  4. Se siete fortunati, condividono anche quello che hanno trovato con gli altri

Engagement Time Return on site

E’ sulla base di tali considerazioni che è stato lanciato ieri “Engaged Time”, strumento per fornire un valore numerico che misuri effettivamente, ed efficacemente, l’attenzione catturata verso il contenuto proposto e non semplicemente il numero di persone che si trovavano ad aprire la loro pagina, il loro sito web.

Con i servizi “accessori” di marketing che diventano sempre più una fonte rilevante per generare nuove fonti di ricavo per gli editori ed in un contesto dove tutti gli investimenti debbono portare sufficiente redditività la scelta della metrica, delle metriche corrette di misurazione è elemento cruciale di analisi e sviluppo, diviene argomentazione significante nei confronti degli investitori pubblicitari, delle imprese, e non costringe alla rincorsa ai volumi di traffico.

Se la quantità è un parametro importante lo è altrettanto la qualità. E’ fuori discussione, credo davvero, che il tempo dedicato sia IL parametro principale dell’attenzione e del coinvolgimento delle persone. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Brands Time

Sulla questione interviene Jeff Jarvis che parla appunto di “Selling ads by time, not space”. Da leggere ad integrazione.

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Diffusione ed Utilizzo di Codici QR

A fine 2015 RCS Mediagroup si attende di generare il 21% dei propri ricavi dal digitale, di riflesso questo significa che il cartaceo anche nel medio periodo continuerà a pesare ben oltre i due terzi del totale.

Con dati in picchiata della raccolta pubblicitaria anche nel primo trimestre di quest’anno e vendite dei giornali il cui calo non è certamente compensato dalle copie digitali resta il problema di come affrontare il processo di convergenza e di come tenere i ricavi della carta.

Se in generale il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” tratta a tutto campo l’argomento chi frequenta questa TAZ con assiduità sa quanto volte è stato affrontato l’argomento dell’utilizzo dei QR codes e della realtà aumentata come elemento di svecchiamento, di rinnovamento del prodotto cartaceo, sia in chiave pubblicitaria che in termini di miglioramento dei contenuti più strettamente giornalistici e, di riflesso, di recupero contributivo.

I codici QR sono la tecnologia più conosciuta tra le diverse soluzioni che offrono interattività ma molti nutrono dubbi sul loro effettivo utilizzo. A fornire i dati sulle dimensioni di quale sia l’uso di questa tecnologia arrivano ora due ricerche.

La prima, di ScanLife, il leader globale nella fornitura di soluzioni di connessione mobile cloud-based che portano  vita ai prodotti ed  alle informazioni, I dati, riassunti nell’infografica sottostante, si riferiscono ai primi tre mesi di quest’anno e mostrano la crescita costante con oltre 18 milioni di scansioni in solo nel primo trimestre del 2013, e con un picco nel solo mese di marzo con 6,7 milioni di scansioni nel mondo.

ScanLife_TrendReport_Q1.2013

La seconda, di Forrrester, mostra l’utilizzo nell’ultimo mese offrendo il dettaglio di USA e della UE7, Italia compresa, con valori che si assestano intorno ad una media del 6% di coloro che posseggono uno smartphone  [oltre il 55% di coloro che hanno un telefonino nel nostro Paese]. Media che In Italia si assesterebbe oltre il 10%,

Come conclude l’analista della nota società di ricerche di mercato: “Nonostante la loro diffusione ancora limitata oggi, i codici a barre QR/2D hanno un grande futuro davanti a loro”, proseguendo “”L’integrazione di smartphone con la scansione di codici a barre 2D integrati come funzionalità di base della fotocamera [....] aiuterà a scalare le opportunità offerte dai codici a barre nei prossimi due o tre anni”.

Agli editori ancora una volta la scelta di perseguire, o meno, questa opportunità.

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12 Buone Pratiche su Facebook per le Media Companies

Vincenzo Cosenza, durante il Festival Internazionale del Giornalismo recentemente conclusosi, ha presentato i risultati dell’analisi effettuata sulle performance delle testate giornalistiche italiane sui social media.

A commento dell’analisi svolta scrive:

Scarso l’uso di tecniche di coinvolgimento del lettore: i link puri e semplici vengono preferiti alle foto, che però risultano essere più apprezzate dai lettori. In definitiva si usano ancora i social media come discarica di link, senza una cura del contenuto postato su Facebook e Twitter, né del dialogo con fan e follower [al momento solo La Stampa e Il Sole 24 Ore hanno un social media editor].

Aspetto che emergeva anche nell’intervista sul tema che i ragazzi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia hanno fatto a Lella Mazzoli ed al sottoscritto.

Ecco che allora possono tornare utili le 12 best practice per le aziende dei media che il Facebook Journalism Program Manager Vadim Lavrusik e Scott Hershkowitz, che si occupa di sviluppo di partner strategico nello sport e dei media per il social network, hanno pubblicato ieri.

I dodici punti forniscono numerosi esempi di buone pratiche che vale assolutamente la pena di leggere. In sintesi:

  1. Condividete le breaking news
  2. Usate un tono colloquiale e includete delle analisi
  3. Avviate delle conversazioni facendo domande e rispondendo
  4. Condividete delle storie che abbiano foto e video per attirare l’attenzione dei lettori, delle persone
  5. Premiate il pubblico con contenuti esclusivi
  6. Utilizzate Facebbok Insight – le statistiche fornite da Facebook – per comprendere i gusti delle persone
  7. “Targhettizzate” i post per portare il messaggio al gruppo giusto di persone
  8. Utilizzate delle miniature, delle anteprime, coinvolgenti per i link delle storie, delle notizie
  9. Consentite alle persone di partecipare attraverso crowdsourcing dei contenuti e commenti
  10. Variate il tipo di post. Gli utenti non si “ingaggiano”, non si coinvolgono sempre allo stesso modo
  11. Usate l’applicazione dedicata per caricare i contenuti da mobile
  12. Ottimizzate la pagina per Graph Search e Mobile

12 punti ai quali mi sento di aggiungerne almeno un’altro: definite la policy della vostra pagina e pubblicatela/lasciatela sempre in cima ai post che caricate quotidianamente. Stabilire delle regole è un presupposto indispensabile per una conversazione civile.

Buon lavoro.

stampa_facebook_2013

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Brutti Tempi per l’Informazione Online

Il tempo speso sul sito del giornale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore. Indicatore che, per essere speculativo viste le difficoltà complessive di monetizzazione, che può essere speso per aumentare il valore di vendita per CPM o, ancora meglio, identificare altri elementi e forme di ricavo.

Secondo quanto pubblicato da eMarketer gli internauti del Regno Unito, fatto cento il tempo trascorso online. dedicherebbero alla lettura delle notizie solamente tre minuti per ogni ora dedicata alla Rete, pari al 5% del tempo complessivo.

Come ho avuto modo di sottolineare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui operare sono fondamentalmente due.

Creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale ed implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Senza engagement non c’è partita, non c’è, qualunque esso sia, un futuro dei giornali. Deve essere questa la priorità assoluta. Chi ha tempo non aspetti tempo o, in alternativa, non si stupisca dei brutti tempi, e delle relative difficoltà economiche, dell’informazione online.

Time spent online UK

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Gamification dell’Informazione

Il panel al Festival Internazionale del Giornalismo: “La Gamification dell’Informazione Funziona” ha raccolto contributi davvero interessanti con la “provocazione” di Garrett Goodman che ha spiegato, come sempre con grande professionalità, la differenza tra badgification, pointification, spesso utilizzati, e invece il processo della gamification e la sua applicazione per il coinvolgimento del lettore, le dinamiche del gioco, i suoi meccanismi e valori per le persone egregiamente argomentati da Fabio Viola e la spiegazione del perchè YouReporter abbia deciso di inserire elementi di gamification nella piattaforma di video-giornalismo partecipativo.

Aspetti ai quali sono seguite domande di approfondimento da parte dei presenti in sala e qualche mia incursione da “talebano” della gamification. Se il tema vi interessa, o se al contrario vi è sconosciuto, non posso che consigliarvi di prendervi il tempo per vedere il video integrale del panel.

Come sempre, comment is free.

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Social [In]Ability

Avevo promesso che avrei segnalato a coloro che non avessero potuto essere presenti l’url per la diretta streaming del panel di mercoledì 24 scorso sulle strategie di presenza nelle reti sociali da parte dell’informazione italiana. Promessa che mio malgrado non sono stato in grado di mantenere per motivi tecnici.

Sono ora in grado di rimediare, di consentire a chi fosse interessato di vedere ed ascoltare contributi ed opinioni emersi. Se in questo grigio sabato, dal punto di vista metereologico,  aveste voglia di ritagliarvi un’oretta di tempo per ascoltare i contributi dei diversi relatori sul tema non vi resta che sedervi comodamente e guardare il video sottostante.

Comment is free!

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La Gamification dell’Informazione Funziona

La scorsa settimana si è tenuto Editor’s Lab  hackathon organizzato dal «The New York Times» che ha riunito giornalisti, designers e programmatori delle principali organizzazioni dei media statunitensi per dare vita a progetti concreti.

Un’area è stata dedicata alla gamification dell’informazione ed ai newsgames ed al termine della due giorni sono stati sviluppati 12 diversi progetti tra i quali è stato selezionato quello prodotto dal «Chicago Tribune»: “Game Center” che mira a gamificare nella sua interezza l’edizione online, il sito web del quotidiano in questione. Per chi desiderasse approfondire è possibile leggere il concept del progetto.

Gamification Game Center

Che nel tempo speso sul sito del giornale l’industria dell’informazione abbia un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore è una tesi che sostengo da tempo. L’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere elemento di grande ausilio poiché l’applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Nell’ambito del Festival del Giornalismo di Perugia oggi alle 17:00 si terrà il panel: “La Gamification dell’Informazione Funziona”. L’incontro, che modererò, con il contributo di Garrett Goodman, consulente per i nuovi media che attualmente sta lavorando allo sviluppo della startup Worldcrunch e che ha sviluppato un’esperienza concreta e significativa di gamification del giornalismo partecipativo in precedenza con Citizenside, Angelo Cimarosti, co-fondatore di YouReporter, piattaforma di video-giornalismo partecipativo che sta introducendo[#] la gamification come elemento di engagement ma anche di “controllo qualità” dei contenuti, e Fabio Viola che, tra l’altro, nel 2011 ha pubblicato “Gamification. I videogiochi nella vita quotidiana“, vedremo casi concreti e testimonianze sul tema, approfondendo quanto emerso l’anno scorso, per convincere anche i più ostinati che la gamification dell’informazione funziona.

motivation_design_framework

[#] Disclaimer: YouReporter nel processo di gamification è assistita dal sottoscritto in qualità di consulente.

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Condivisione dell’Informazione nelle Reti Sociali

Inizia oggi la settima edizione del Festival del Giornalismo di Perugia. Edizione che, come ho già sottolineato, quest’anno ha un programma davvero di spessore ed interesse straordinario.

Tra i diversi argomenti, oggi alle 15:00 si terrà il panel: “Social [In]Ability?”, titolo bonariamente provocatorio per discutere del significato e delle strategie di presenza nelle reti sociali da parte dell’informazione italiana. Panel del quale sarò il moderatore che vede la presenza di Giacomo Fusina, fondatore di Human Highway società di ricerche che ha messo a punto da tempo uno strumento di analisi delle condivisioni dell’informazione, Vincenzo Cosenza, social media strategist di riconosciuto valore a livello internazionale, Daniele Chieffi, esperto di online media relations, Maurizio Tesconi, figura chiave nello sviluppo di  Social Trends, un’applicazione web che ha come obiettivo il monitoraggio, l’analisi e lo studio dei social media e della loro evoluzione nel tempo e, last but not least, Renato Vichi head of media relations Italy and senior vice president per uno dei più importanti gruppi bancari del nostro Paese.

Le condivisioni sui social network sono un elemento essenziale nell’attuale ecosistema dell’informazione. Non si tratta soltanto di un elemento di traffic building ma di un parametro significativo dell’interesse e dell’attenzione nei confronti della testata e degli articoli, dell’informazione della testata stessa. Le condivisioni sui social network creano brand awareness, notorietà di marca, e costruiscono fiducia, grazie al passaparola online degli utenti sul valore del giornale.

Sul tema Daniele Chieffi ha prodotto nei giorni scorsi una riflessione sulla morte della condivisione e la Rete gossippara che sicuramente sarà importante spunto di discussione su dinamiche e motivazioni alla condivisione di informazione sul web. Altrettanto, non ho dubbi, lo saranno i dati di Social Trends che ha una sezione specificatamente dedicata alla condivisione dell’informazione sui principali social network, così come il contributo di Vincenzo Cosenza al quale strapperò sicuramente qualche anticipazione sulla sua analisi sulla reale capacità dei giornali italiani di utilizzare i social media per che verrà presentata domani sempre nell’ambito della manifestazione.

Altri spunti al confronto ed al dibattito sul tema potranno venire dall’analisi svolta recentemente dal sottoscritto per conto dell’European Journalism Observatory su alcune testate, sia all digital che non, cercando di verificare comportamenti, strategie messe in atto e livello di coinvolgimento delle persone all’interno delle reti sociali.

Altro “pezzo forte” del panel l’analisi condotta ad hoc per questo incontro da Giacomo Fusina sulla condivisione sociale online delle notizie di attualità nel mese di marzo di quest’anno. Analisi che partendo da i ben 60mila URL del mese di Marzo, raccoglie per ciascuno di essi la Categoria di appartenenza e i termini che ne connotano il “mood”, sia in positivo che in negativo, usando i quali è stata generata “la temperatura” [termini positivi + termini negativi] e il “sentiment” [termini positivi – termini negativi], che, tra l’altro, prova, vista dai dati e dalla statistica, che lo stile narrativo più carico e forte stimola maggiori condivisioni e che le brutte notizie si diffondono più facilmente di quelle buone seppure con alcune eccezioni, come ad esempio per “Religioni e Fedi” l’effetto di Papa Francesco.

Insomma un’ora e mezzo di dibattito davvero ricco di spunti sui quali riflettere e confrontarsi. Se venite ci vediamo lì con grande piacere altrimenti potete seguire in diretta streaming [#] e porre le vostre domande usando l’hashtag #siijf13. A tra poco.

Peso FB & Twitter[#] Non appena disponibile aggiornerò nel corso della giornata articolo con URL per video streaming.

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Internet Pesa Meno del 2% degli Investimenti Pubblicitari nel Mondo

Nielsen ha rilasciato la sintesi degli investimenti pubblicitari nel mondo suddivisi per medium contenuti nel report Global Adview Pulse.

L’Europa è l’unico continente dove gli investimenti pubblicitari sono in calo [-4,2%], con le nazioni del mediterraneo, ad esclusione della Francia che cresce del 2,5%, in fortissima flessione Italia compresa. Trend che in specifico riferimento al nostro Paese è ulteriormente peggiorato nei primi due mesi di quest’anno passando dal -14,5% del 2012 ad un -16,5% nel primo bimestre del 2013.

La tendenza complessiva a livello mondiale è invece di una crescita del 3,2%. Il grafico di sintesi sottostante illustra le dinamiche per mezzo nei diversi continenti.

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Sempre a livello mondiale è solamente la carta stampata a registrare una flessione degli investimenti con periodici in calo del 1,6% e giornali al -0,2%; tutti gli altri mezzi registrano una crescita.

La televisione è il medium che attrae la quota maggiore di investimenti con il 62,8% sul totale; una smentita secca a chi parla di anomalia italiana per la pubblicità in TV.

Nonostante gli investimenti pubblicitari su Internet crescano del 9,9% [search non inclusa] ed insieme all’outdoor sia il mezzo che mostra una tendenza positiva in tutte le macroaree, in tutti in continenti, il peso sul totale è inferiore al 2% – 1,9% -. Nonostante il calo, gli investimenti sulla carta stampata continuano ad attirare oltre un quarto della spesa complessiva con buona pace per i sostenitori della morte della carta. Amen!

Quota Media Investimenti ADV 2012

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