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Tempo Vs Spazio

Contemporaneamente alle riflessioni di ieri su come il tempo speso sul sito possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento delle persone il caso vuole, diciamo, che Chartbeat, impresa statunitense dedicata all’analisi in tempo reale dei dati di accesso sui siti web degli editori, lanci un prodotto, un servizio che consente alle testate online di vendere agli inserzionisti ciò che fondamentalmente viene chiesto in primo luogo:  l’attenzione del loro pubblico.

Dall’analisi effettuata da Chartbeat emerge come il tempo speso sul sito sia indicativo della propensione a ritornare a visitare il sito, come mostra il grafico sotto riportato. Metrica che fa emergere apprezzamento e coinvolgimento rispetto ai contenuti trovati, a quanto letto o visto, terza fase di un processo di sviluppo dell’audience che può essere suddiviso, semplificando, in quattro passaggi:

  1. I visitatori arrivano, visitano il sito web della testata
  2. Trovano contenuto che gli interessa e li coinvolge
  3. Apprezzano quello che ottengono, e scelgono di tornare nuovamente al sito
  4. Se siete fortunati, condividono anche quello che hanno trovato con gli altri

Engagement Time Return on site

E’ sulla base di tali considerazioni che è stato lanciato ieri “Engaged Time”, strumento per fornire un valore numerico che misuri effettivamente, ed efficacemente, l’attenzione catturata verso il contenuto proposto e non semplicemente il numero di persone che si trovavano ad aprire la loro pagina, il loro sito web.

Con i servizi “accessori” di marketing che diventano sempre più una fonte rilevante per generare nuove fonti di ricavo per gli editori ed in un contesto dove tutti gli investimenti debbono portare sufficiente redditività la scelta della metrica, delle metriche corrette di misurazione è elemento cruciale di analisi e sviluppo, diviene argomentazione significante nei confronti degli investitori pubblicitari, delle imprese, e non costringe alla rincorsa ai volumi di traffico.

Se la quantità è un parametro importante lo è altrettanto la qualità. E’ fuori discussione, credo davvero, che il tempo dedicato sia IL parametro principale dell’attenzione e del coinvolgimento delle persone. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Brands Time

Sulla questione interviene Jeff Jarvis che parla appunto di “Selling ads by time, not space”. Da leggere ad integrazione.

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Diffusione ed Utilizzo di Codici QR

A fine 2015 RCS Mediagroup si attende di generare il 21% dei propri ricavi dal digitale, di riflesso questo significa che il cartaceo anche nel medio periodo continuerà a pesare ben oltre i due terzi del totale.

Con dati in picchiata della raccolta pubblicitaria anche nel primo trimestre di quest’anno e vendite dei giornali il cui calo non è certamente compensato dalle copie digitali resta il problema di come affrontare il processo di convergenza e di come tenere i ricavi della carta.

Se in generale il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” tratta a tutto campo l’argomento chi frequenta questa TAZ con assiduità sa quanto volte è stato affrontato l’argomento dell’utilizzo dei QR codes e della realtà aumentata come elemento di svecchiamento, di rinnovamento del prodotto cartaceo, sia in chiave pubblicitaria che in termini di miglioramento dei contenuti più strettamente giornalistici e, di riflesso, di recupero contributivo.

I codici QR sono la tecnologia più conosciuta tra le diverse soluzioni che offrono interattività ma molti nutrono dubbi sul loro effettivo utilizzo. A fornire i dati sulle dimensioni di quale sia l’uso di questa tecnologia arrivano ora due ricerche.

La prima, di ScanLife, il leader globale nella fornitura di soluzioni di connessione mobile cloud-based che portano  vita ai prodotti ed  alle informazioni, I dati, riassunti nell’infografica sottostante, si riferiscono ai primi tre mesi di quest’anno e mostrano la crescita costante con oltre 18 milioni di scansioni in solo nel primo trimestre del 2013, e con un picco nel solo mese di marzo con 6,7 milioni di scansioni nel mondo.

ScanLife_TrendReport_Q1.2013

La seconda, di Forrrester, mostra l’utilizzo nell’ultimo mese offrendo il dettaglio di USA e della UE7, Italia compresa, con valori che si assestano intorno ad una media del 6% di coloro che posseggono uno smartphone  [oltre il 55% di coloro che hanno un telefonino nel nostro Paese]. Media che In Italia si assesterebbe oltre il 10%,

Come conclude l’analista della nota società di ricerche di mercato: “Nonostante la loro diffusione ancora limitata oggi, i codici a barre QR/2D hanno un grande futuro davanti a loro”, proseguendo “”L’integrazione di smartphone con la scansione di codici a barre 2D integrati come funzionalità di base della fotocamera [....] aiuterà a scalare le opportunità offerte dai codici a barre nei prossimi due o tre anni”.

Agli editori ancora una volta la scelta di perseguire, o meno, questa opportunità.

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Dare i Numeri

Dell’inattendibilità dei dati ADS, o quantomeno della necessità di leggere con attenzione tra le pieghe dei numeri i dati, ho avuto modo di parlare all’inizio di quest’anno segnalando alcune distorsioni che emergono dalla spaccatura per provincia.

I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici ed anche in questo caso apparentemente vi sono delle sorprese.

Come mostra la tabella sotto riportata, estratta per sintesi dai dati completi del mese di marzo diffusi alla fine della scorsa settimana,  i numeri degli abbonamenti digitali di cinque delle prime dieci testate per copie digitali, eccezion fatta per «Il Sole24Ore», sono decisamente superiori a quelli del cartaceo.

               
               
TESTATA TOTALE VENDITA Abbonamenti pagati TOTALE PAGATA vendite
copie digitali
vendite multiple
copie digitali
vendite abbinate
copie digitali
totale vendite
cartacea + digitale
  4 9 10 a b c d
  (5+8)   (4+9)       (10 + a + b)
               
CORRIERE DELLA SERA 387.950 6.269 394.219 42.858 1.394 14.240 438.470
FATTO QUOTIDIANO (IL) 54.285 1.391 55.676 11.071 0 0 66.746
REPUBBLICA (LA) 341.118 2.633 343.751 42.532 5.945 0 392.226
SOLE 24 ORE (IL) 150.435 73.474 223.909 11.264 26.481 21.204 261.654
STAMPA (LA) 202.424 27.683 230.107 7.684 0 0 237.791

Tralasciando la gara a chi ce l’ha più lungo, si nota come gli abbonamenti digitali siano per tre quotidiani su cinque fino a dieci volte maggiori rispetto alle sottoscrizioni alla versione cartacea.

In particolare «Il Sole24Ore» realizza una quota significativa di abbonamenti carta+digitale. Con la formula “business class” lanciata di recente che offre condizioni vataggiose [solo 5€ in più per edizione digitale a chi è già abbonato alla carta].

Anche una quota non irrilevante degli abbonamenti a «Il Corriere della Sera» è fatta in abbinata carta + digitale; opzione prevista dall’abbonamento “ore7″, non essendoci però in questo caso, contrariamente al quotidiano di Confindustria, un vantaggio economico, il numero di abbonamenti sorprende.

Diverso il caso di «Il Fatto Quotidiano» e di «La Stampa» che offrono l’abbonamento alla versione digitale ad un prezzo che è circa un terzo del cartaceo.

Mentre, se certamente «La Repubblica» sta spingendo forte sull’edizione digitale con una promozione che prevede un iPad a soli 149€ ed altri vantaggi, ci si domanda comunque se sia una motivazione sufficiente a generare una tale impennata.

Insomma sembrerebbe davvero che il regolamento ADS abbia davvero bisogno di una revisione come contempla l’Art.11 dello stesso e che, più in generale, l’autocertificazione rischi, a maggior ragione in momenti difficili come gli attuali, di essere un meccanismo che porti a dare i numeri nel senso popolare del termine. Continuerò a monitorare la questione nel tempo, promesso.

top-ten-quotidiani-700

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One Man Sciò

Quando all’inizio dell’anno Andrew Sullivan aveva annunciato  la sua iniziativa editoriale indipendente il mondo intero aveva guardato con attenzione ed interesse al “freemium-based meter” interpellandosi sulle effettive possibilità del modello proposto.

A tre mesi dal lancio abbiamo la risposta. Nonostante i cambiamenti apportati sia sulla quantità di articoli che è possibile leggere che per quanto riguarda le opzioni di pagamento. E’ lo stesso Sullivan a dichiarare che è altamente improbabile che venga raggiunto l’obiettivo di 900mila dollari:

It remains unlikely that we will reach our target of $900,000 by the end of the year, even though we have already brought in gross revenue of around $680,000 – three-quarters of the way there. The most passionate readers have already joined. It gets harder after that.

Il grafico sottostante riproduce l’andamento degli abbonamenti e mostra il forte rallentamento dell’ultimo mese con un aumento a 680mila dollari dai 635mila del 25 marzo scorso, come riporta paidContent. Segnale inequivocabile di come dopo il picco iniziale e la crescita positiva dei primi due mesi non vi siano praticamente piu stati nuovi abbonamenti a «The Dish».

Avanti il prossimo.

Daily Sales Sullivan

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Il Valore dell’Home Page dei Quotidiani Online Italiani

Sono stati diffusi i dati Audiweb del mese di marzo. Con tutti i se ed i ma sulla affidabilità, o quantomeno sulla parzialità, dei dati, uno sguardo approfondito ai principali quotidiani online, siano essi “la costola” della versione cartacea o invece pure players all digital, fa emergere alcuni aspetti interessanti.

Si assiste, in maniera non sorprendente, ad un calo generalizzato di tutti i principali quotidiani online che vedono una riduzione degli utenti unici rispetto al mese precedente caratterizzato dalle dimissioni del Papa e dai risultati della tornata elettorale. Evidentemente “il teatrino” post elezioni, conclusosi, come noto, solo pochi giorni fa ha coinvolto meno le persone, gli italiani. Unica eccezione di rilievo «Lettera43» che però realizza oltre il 50% degli utenti unici grazie alla sezione local, in realtà un network di quotidiani locali indipendenti evidentemente meno legati alla cronaca nazionale.

La tavola di sintesi sotto riportata evidenzia il dettaglio di ciascuna testata.

Audiweb Marzo Vs Febb 2013

Quello che a mio modo di vedere è di maggior interesse, al di là del calo che era facilmente preventivabile, è il peso, il valore dell’home page, che si può verificare dal dettaglio “brand and channel” per ciascuna testata, per le diverse fonti di informazione.

Dalla mia elaborazione i dati, laddove disponibili, fanno emergere come il peso dell’home page sia in alcuni casi estremamente ridotto e comunque, ad esclusione di «Il Fatto Quotidiano», mai superiore ai due terzi degli utenti unici, con «Lettera43» che arriva addirittura ad un peso specifico inferiore al 4%.

Quello che pare emergere è l’esistenza di sezioni specialistiche, siano esse la sezione finanza del «Il Sole24Ore», che ottiene oltre 70mila utenti unici nel giorno medio, o l’area cultura e spettacoli di «La Stampa» con ben 134mila utenti unici ed «Il Messaggero», solo per citare alcuni casi, che ottiene quasi 53mila utenti unici dalla sezione tecnologia, che attirano in maniera particolare i lettori interessati a determinate tematiche.

Di riflesso è possibile desumere che l’home page ha un valore inferiore a quello che normalmente gli viene attribuito.

Dati che dal mio punto di vista lasciano intravedere la possibilità, tanto discussa di questi tempi, di far effettuare al lettore un esborso economico per aree di interesse invece che ostinarsi, come continua ad avvenire prevalentemente, a tentare di ottenere ricavi dalla vendita dell’intero giornale anche in digitale/online. Credo davvero che testare e sperimentare l’ipotesi possa essere un’idea, no?

Audiweb Peso HP

Sul tema vale la lettura: ”Every page is your homepage: Reuters, untied to print metaphor, builds a modern river of news”

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Crowdfunding di Fatto

All’inizio di quest’anno Peter Gomez, direttore dell’edizione online del «Il Fatto Quotidiano», aveva chiesto ai propri lettori come trovare l’equilibrio economico sul web per la testata ricevendo numerosi commenti ed indicazioni.

Ieri è sempre il suo direttore ad annunciare il lancio di un iniziativa di richiesta di sostegno al giornale che accoglie una parte di quelle indicazioni. Scrive Gomez che: “Quest’anno, se andrà bene, ilfattoquotidiano.it chiuderà 800.000 euro sotto il punto di pareggio. Che raggiungerà, forse, solo nel 2014″.

Ecco che allora per sostenere la crescita e lo sviluppo della testata online viene proposta la richiesta di un versamento di 3,99€ mensili per diventare utenti-sostenitori del quotidiano. Cifra che, secondo quanto riportato, permette di:

- Partecipare in diretta alla riunione di redazione de ilfattoquotidiano.it ogni giovedì alle ore 16.00, lasciare i tuoi commenti e suggerire gli argomenti e le notizie da trattare durante la settimana.
- Accedere a tre anni di archivio cartaceo html a partire da una settimana indietro rispetto alla data del giorno in corso
- Scegliere, tramite un sondaggio on line, una delle cinque inchieste proposte dalla redazione. L’inchiesta più votata sarà approfondita dai nostri giornalisti e video-reporter e pubblicata su ilfattoquotidiano.it

Utente sostenitore Fatto

Mi piace l’idea proposta di poter avere un filo diretto con la redazione anche se personalmente avrei trovato modalità diverse da quelle proposte che mi appaiono circoscritte ed eccessivamente limitate. Mi piace anche l’idea di rendicontare ogni quattro mese come sono state investite le somme ricevute a sostegno dello sviluppo del giornale e l’idea di base di co-creazione di valore, come avevo già scritto quattro mesi fa.

Non mi piace il nome di utente-sostenitore, che poteva trovare certamente una miglior definizione, un nome meno “meccanico”. Trovo debole la proposta di accesso all’archivio con una settimana di ritardo, una proposta di valore estremamente limitato che credo possa interessare un numero di persone esiguo.

Se, come viene detto, si tratta di un work in progress non resta che coglierne gli aspetti positivi ed attendere i futuri sviluppi e le inevitabili correzioni di tiro.

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Correlazioni

Mark J. Perry, professore di economia e finanza alla School of Management dell’ University of Michigan, che recentemente aveva prodotto un interessante grafico sull’andamento dei ricavi pubblicitari, sia carta che online, dei quotidiani statunitensi, ora ha prodotto un altro grafico in cui mette in relazione l’andamento dei ricavi pubblicitari con il livello occupazionale.

Come ci si potrebbe attendere al calo della raccolta pubblicitaria corrisponde, in maniera più che proporzionale, un calo nel livello di occupazione all’interno dei giornali statunitensi. Un fenomeno che, come noto, non è caratteristico soltanto di quanto avviene oltreoceano ma che è altrettanto evidente, anche, nel nostro Paese come testimonia il SurvivalCamp che si terrà durante l’edizione 2013 del Festival Internazionale del Giornalismo la prossima settimana.

newspaper adv jobs

Si tratta di fenomeni che hanno attraversato altri comparti, altri segmenti di mercato, nel passato più o meno recente.

Se il taglio dei costi in periodi di crisi diviene spesso un male inevitabile, la sfida resta quella di come generare ricavi poichè è evidente come altrimenti l’involuzione sarebbe inevitabile.

Restando alla nostra realtà nazionale sorprende la dicotomia tra dichiarato e realizzato che emerge da una frase del Presidente di FIEG[*] Giulio Anselmi durante il convegno “Carta e Web: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”:

La carta rappresenta sempre il 90% dei ricavi del settore editoria – dice Giulio Anselmi, presidente della Fieg – L’editoria nel 2012 presenta dati in rosso per il quinto anno consecutivo nonostante l’integrazione in atto con il digitale, che dà segnali positivi. La filiera della carta occupa 213mila addetti, pari al 5% dell’occupazione nel settore manifatturiero, che diventano 740mila con i 527mila addetti dell’indotto. Serve un sostegno forte per un settore strategico per l’informazione e per l’economia del paese”.

Il mondo del web “rappresenta il nostro naturale interlocutore come via d’uscita da questa situazione – aggiunge Anselmi – ma la carta resta il nostro punto di riferimento. Non lo dico da nostalgico e non nativo digitale, ma lo dico guardando i numeri. L’online è il futuro, ma oggi la carta resta il nostro cuore

Dichiarazioni che stridono, come avevo già rilevato, rispetto allo scarso impegno, ed ai risultati nulli, relativamente all’informatizzazione delle edicole, tema al quale è dedicata una parte rilevante del mio libro pubblicato scorsa settimana.

Se le correlazioni tra calo dei ricavi e taglio dei costi del lavoro sono evidenti, restano invece inconsistenti quelle su un’area che potrebbe non solo garantire saving significativi ma anche produrre virtuosismi del sistema, della filiera editoriale, in grado di rilanciarlo.

copertina libro PLS

[*] Via 

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Grazie [e dintorni]

Nel primo giorno di lancio il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” è primo nella categoria giornalismo su Amazon e nella top ten di BookRepublic. Secondo TweetReach i numerosi contributors su Twitter hanno generato il raggiungimento di oltre 54mila account e 68.550 impression. Numerosissime le condivisioni anche su Facebook ed altri social media, social network.

Oltre a ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro e/o contribuito alla sua diffusione, resto in attesa di un feedback sulle proposte operative in esso contenute. Cosa che è possibile fare o all’interno dell’apposito spazio dei commenti o, se preferite, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica contenuto nel libro stesso o, ancora, attraverso i diversi social media e social network come sempre più avviene da tempo.

Si segnala inoltre che ora il libro è disponibile su tutte queste piattaforme, bookstores: Amazon, Apple Store, BookRepublic, Kobo Store, Mediaworld, Ultima Books. Come dicevo ieri, la lettura da PC, anche se più “povera”, è possibile utilizzando dei programmi liberamente scaricabili.

libro pls classifica Amazon

Il giorno prima della pubblicazione del libro, a Roma si è tenuta la conferenza stampa su “CARTA & WEB: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”. Come riportato sul sito web della FIEG, conferenza stampa della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione.

Osservando l’elenco delle associazioni presenti, promotrici – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg – non si può non rilevare la completa assenza della distribuzione e della rete di vendita, delle edicole. Una filiera che non raccoglie intorno a se, che non si confronta con lo sbocco commerciale dei propri prodotti fornisce la dimensione di chiusura e di pericolosità dell’approccio ai problemi in essere tenuto sin ora.

Proposte per la ripresa che non tengano conto di dove, come [e a chi] vengano venduti i prodotti editoriali sono zoppe, ad essere magnanimo, per definizione.

Un motivo in più, se posso dirlo, per essere felice di aver scritto il mio libro sul tema e dell’attenzione sin qui ricevuta. Grazie ancora.

grazie tastiera

Update: Grazie anche ad Anna Masera per la segnalazione di oggi su «La Stampa»

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Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ disponibile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Seppure possa forse apparire singolare che un libro dedicato ad una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese sia esclusivamente in formato digitale, questo ha consentito tempi estremamente ridotti dalla stesura alla pubblicazione rendendo l’e-book aggiornato a fatti ed informazioni che risalgono a non più di dieci giorni fa e dunque di grande attualità.

Il libro introduce all’abc della filiera editoriale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far comprendere i meccanismi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore passando per i distributori – nazionali e locali –  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il saggio divulgativo ricco di informazioni ed opinioni e proposte, credo davvero, concrete, incisive, vengono analizzati punti sensibili del sistema editoriale tradizionale quali il finanziamento ai giornali e l’informatizzazione come strumento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto riportata riproduce l’indice del libro che sintetizza i contenuti dello stesso.

libro pls indice

L’e-book è arricchito da interviste condotte tra febbraio e marzo di quest’anno a diverse personalità nel mondo editoriale, che colgo l’occasione per ringraziare, da Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato con delega all’editoria ad Amilcare Digiuni, del sindacato nazionale giornalai d’Italia SINAGI, fino a Sergio Bonelli, Direttore commerciale de «La Stampa» e Massimo Ciarulli, illuminato edicolante di Terni.

Infine, tra i diversi contenuti all’interno del libro, ho elaborato la marketing map delle edicole inserendo, evidenziandoli, i prodotti ed i servizi dello sviluppo del canale e dunque del sistema editoriale tradizionale nel suo complesso.

Il prezzo di vendita, 2,99€, è davvero alla portata di tutti ed possibile acquistare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispositivo. In caso non aveste nessuno di questi device resta comunque la possibilità di leggerlo da PC utilizzando dei programmi liberamente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi paragrafi nel capitolo delle conclusioni del libro:

La rivoluzione che ha colpito l’editoria passa attraverso Internet ma non è causata dalla Rete di per se stessa. Il sistema editoriale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di proposta di lettura degli editori, alle rivendite, passando per distributori nazionali e locali, richiede un profondo ripensamento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto declamata rivoluzione digitale ma della staticità dell’offerta e del sistema nel suo complesso che allo scossone dato da crisi economica e dall’avanzare dei media digitali ha mostrato con chiarezza la propria inadeguatezza.

Ovviamente ogni feedback è assolutamente apprezzato ed il libro contiene anche il mio indirizzo di posta elettronica se preferite farlo in maniera privata. Buona lettura.

copertina libro PLS

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Copie Digitali

Sono stati diffusi ieri i dati ADS di febbraio per la carta stampata. I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici.

Tralasciando per un momento le distorsioni del sistema anche da questo punto di vista, emergono alcuni aspetti che vale la pena di considerare, di sottolineare.

Secondo i dati pubblicati su «Prima Comunicazione» [quotidiani, settimanali, mensili] il quotidiano di Confindustria consolida il primato come quotidiano digitale, soprattutto grazie alle vendite multiple ed a quelle in abbinata carta+digitale, come mostra la tavola di sintesi sottostante, ed accelera sull’offerta digitale con nuovi pacchetti per i lettori.

vendite-carta-digitale-febbraio

 Approfondendo si notano due aspetti:

  • I primi 12 quotidiani aumentano tutti, seppur con le dovute differenze, la vendita di copie digitali rispetto al mese di gennaio [cliccando sul grafico sotto riportato avrete accesso alla versione interattiva con dettaglio dei dati - blu: febbraio, rosso: gennaio]
  • Il contributo delle copie digitali torna a “far sorridere” i giornali che complessivamente aumentano grazie alle stesse le vendite

 Strabiliante il dato di «L’Unione Sarda» con quasi 7mila copie digitali.

- Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva -

– Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva -

Molto diversa la situazione per i periodici che invece, se si escludono i settimanali abbinati ai quotidiani, hanno vendite delle copie digitali decisamente contenute, in alcuni casi davvero risibili.

Per i settimanali spiccano le oltre 34mila copie di «Sorrisi e Canzoni Tv» a cui seguono a distanza considerevole le 5mila circa di «L’Espresso» e le 1215 di  «Topolino» ultimo nella top ten delle vendite di copie digitali a febbraio.

Ancora minori le vendite per i mensili con il primo per vendite, «Cucina Moderna», a poco meno di 19mila copie e l’ultimo tra i primi dieci, «Focus» a 2826 copie.

Pare insomma che l’interesse per la versione digitale dei periodici sia di gran lunga inferiore a quella per i quotidiani e che il percorso per il recupero delle vendite sia decisamente più accidentato, se possibile, rispetto ai quotidiani.

Alla prossima puntata.

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