Archivi categoria: Scenari Editoriali

Il Segreto del Successo di Fanpage

Fanpage, testata giornalistica nativa digitale, è un caso di successo straordinario che nasce da una grandissima attenzione ai social media come dimostrano sia i dati presentati da Vincenzo Cosenza all’ultima edizione del Festival Internazionale del Giornalismo che la classifica mensile di Socialbakers.

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory l’intervista a Francesco Piccinini, Direttore della testata all digital, approfondimento a tutto campo sulla struttura organizzativa del giornale, le problematiche dell’informazione online in Italia e, ovviamente, sulle strategie che l’hanno portata ad essere la fonte d’informazione con il maggior numero [oltre 1,5 milioni] di fan su Facebook.

Buona lettura.

Social Design

Image Credits: Social@Ogilvy

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

I Viaggi di El Pais alla Ricerca di Ricavi

«El Pais», come molti altri giornali, sta attraversando la peggior crisi da quando è stato fondato. Dopo la controversa ristrutturazione di fine novembre 2012 è di questi giorni la notizia delle dimissioni di Maruja Torres, giornalista firma storica del quotidiano, in aperta polemica con la direzione della testata spagnola. L’ennesimo segnale della tensione dovuta alle difficoltà economiche.

Maruja Torres

Per cercare di recuperare revenues, «El Pais», in collaborazione con Nautalia Viajes, gruppo turistico con una presenza in 85 paesi, ha lanciato ieri un nuovo portale dedicato ai viaggi.

In El Pais Viajes è possibile prenotare alberghi, voli aerei, crociere ed ogni altro tipo di pacchetto legato al turismo. In apertura si legge: “Se hai sempre scelto di rimanere informati attraverso El Pais, perché non gli dai la tua fiducia anche per i viaggi? Il quotidiano di riferimento in Spagna lancia Elpaisviajes.com una nuova agenzia che ti permetterà di viaggiare come desideri. Se sei una persona che ama leggere le storie di  EL VIAJERO [il supplemento dedicato ai viaggi], o hai sempre voluto viaggiare per il mondo in modo diverso, questa è la tua agenzia. Con qualità e sempre con le migliori offerte, progettato per voi e il vostro modo di viaggiare”.

Il difficile percorso alla ricerca di nuove fonti di ricavo per i giornali ora passa anche per le offerte turistiche. Una diversificazione che potrebbe anche funzionare a patto che il valore del brand della testata ed il rapporto fiduciario con i lettori non vengano sviliti.

El Pais Viajes

1 commento

Archiviato in Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Effetto Pagine Viste

Proseguiamo il ragionamento proposto nei giorni scorsi grazie al breve video di Epipheo, pubblicato in questi giorni, che intervista Ryan Holiday, autore di “Trust Me, I’m Lying”.

Nel breve filmato viene efficacemente descritta la generale scarsa qualità dell’informazione online. Notizie che non lo sono, gossip, congetture, rumors raccolti attraverso i social media e diffusi al solo scopo di fare pagine viste alla spasmodica ricerca di ricavi pubblicitari.

Come dicevo l’altro giorno, le versioni online non sono la fedele trasposizione del giornale di carta, non hanno gli stessi contenuti, e vengono “arricchiti” invece in molti casi della colonna destra con “boxini morbosi” che barattano traffico al posto della reputazione di marca della testata svilendo complessivamente il newsbrand.

L’effetto pagine viste sta avendo risultati disastrosi sulla qualità dell’informazione online e sul valore delle testate che rischiano di perdere il vantaggio competitivo acquisito negli anni con il lettore che identifica il brand della testata a prescindere se sia in versione cartacea o digitale, a pagamento, oppure online gratuitamente. Non tenerne conto potrebbe portare a risultati ben più gravi che la perdita di quale spicciolo raccolto con audience inesitabile.

Autocelebrativo

4 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Tempo Vs Spazio

Contemporaneamente alle riflessioni di ieri su come il tempo speso sul sito possa essere un’indicatore quantitativo di parametri qualitativi che [di]mostrano il coinvolgimento delle persone il caso vuole, diciamo, che Chartbeat, impresa statunitense dedicata all’analisi in tempo reale dei dati di accesso sui siti web degli editori, lanci un prodotto, un servizio che consente alle testate online di vendere agli inserzionisti ciò che fondamentalmente viene chiesto in primo luogo:  l’attenzione del loro pubblico.

Dall’analisi effettuata da Chartbeat emerge come il tempo speso sul sito sia indicativo della propensione a ritornare a visitare il sito, come mostra il grafico sotto riportato. Metrica che fa emergere apprezzamento e coinvolgimento rispetto ai contenuti trovati, a quanto letto o visto, terza fase di un processo di sviluppo dell’audience che può essere suddiviso, semplificando, in quattro passaggi:

  1. I visitatori arrivano, visitano il sito web della testata
  2. Trovano contenuto che gli interessa e li coinvolge
  3. Apprezzano quello che ottengono, e scelgono di tornare nuovamente al sito
  4. Se siete fortunati, condividono anche quello che hanno trovato con gli altri

Engagement Time Return on site

E’ sulla base di tali considerazioni che è stato lanciato ieri “Engaged Time”, strumento per fornire un valore numerico che misuri effettivamente, ed efficacemente, l’attenzione catturata verso il contenuto proposto e non semplicemente il numero di persone che si trovavano ad aprire la loro pagina, il loro sito web.

Con i servizi “accessori” di marketing che diventano sempre più una fonte rilevante per generare nuove fonti di ricavo per gli editori ed in un contesto dove tutti gli investimenti debbono portare sufficiente redditività la scelta della metrica, delle metriche corrette di misurazione è elemento cruciale di analisi e sviluppo, diviene argomentazione significante nei confronti degli investitori pubblicitari, delle imprese, e non costringe alla rincorsa ai volumi di traffico.

Se la quantità è un parametro importante lo è altrettanto la qualità. E’ fuori discussione, credo davvero, che il tempo dedicato sia IL parametro principale dell’attenzione e del coinvolgimento delle persone. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Brands Time

Sulla questione interviene Jeff Jarvis che parla appunto di “Selling ads by time, not space”. Da leggere ad integrazione.

4 commenti

Archiviato in Comunicazione, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Attenzione e Coinvolgimento nell’Informazione

Le pagine viste sono morte, lunga vita al coinvolgimento, scrive Paps Shaikh, General Manager Europa di Say Media, in una interessante disamina su come le pagine viste, il parametro attualmente più utilizzato come metrica per la vendita pubblicitaria online, non siano un indicatore di qualità, non siano indice da tenere in considerazione nè per gli editori nè per gli investitori pubblicitari, per le aziende.

Che sia invece il tempo speso il principale elemento da tenere in considerazione,  l’aspetto di valore in termini di attenzione e coinvolgimento è una tesi che anche il sottoscritto ha ribadito a più riprese e che molti adottano, come mostra il grafico tratto dalla presentazione di Chiara Galli, Head of Business Development Italy di ComScore, sulle caratteristiche e le tendenze del mercato pubblicitario sul Web italiano, che mette in diretta relazione engagement e tempo speso per categoria evidenziando, tra l’altro, come la categoria delle notizie, dell’informazione sia ai minimi livelli e come, in particolare, i quotidiani online italiani siano al fondo, ultimi tra le diverse categorie prese in considerazione per tempo speso.

– Clicca per Ingrandire -

– Clicca per Ingrandire -

Che il tempo sia un indicatore quantitativo che rappresenta in realtà altri elementi qualitativi lo ricorda, come sempre, egregiamente Mathew Ingram commentando i dati diffusi da Fast Company sui risultati in termini di tempo speso, appunto, grazie ad una maggior attenzione a proposte di long-form journalism.

Personalmente, come ho avuto modo di affermare a più riprese, sono convinto che le leve su cui operare siano fondamentalmente due: creazione, ed alimentazione, di comunità d’interesse all’interno del sito del giornale e implementazione di tecniche riconducibili alla gamification, che può essere elemento di grande ausilio poichè l’ applicazione all’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, delle persone, crea coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance di business aziendali.

Sul tema sono stati diffusi in questi giorni dei dati emergenti da una ricerca condotta da McKinsey che mostrano come il 35% del tempo dedicato al consumo di informazione sia per i giornali [di carta], il 16% per la radio, il 41% per la televisione mentre tablet e smartphone peserebbero solo il 2% e desktop, il pc, il 4%, come mostra il grafico sottostante.

Time spent per media information

A commento, sia l’autore dell’articolo che, ancora una volta Mathew Ingram, obiettano che il minor tempo dedicato alla lettura di informazione online non sia necessariamente un indicatore di una performance negativa ma che anzi potrebbe essere indice di maggior efficienza informativa e che il valore aggiunto risieda nella partecipazione, attraverso commenti e social media, generando complessivamente un’esperienza migliore rispetto alla lettura “passiva” che avviene sul cartaceo.

Tesi che, nonostante l’indubbia autorevolezza di entrambi, mi appare poco supportata da evidenze fattuali che invece parrebbero dimostrare il contrario, con allo stato attuale l’esperienza di lettura digitale, per usare un eufemismo, ampiamente migliorabile sia in termini di lettura ed attenzione che di proposta di contenuti. Aspetti ancora più veri e validi nel nostro Paese dove, contrariamente agli Stati Uniti, le versioni online non sono la fedele trasposizione del giornale di carta, non hanno gli stessi contenuti, e vengono “arricchiti” invece in molti casi della colonna destra con “boxini morbosi” che barattano traffico al posto della reputazione di marca della testata svilendo complessivamente il newsbrand.

Insomma quel che appare certo è che non avremo tempo per annoiarci, il lavoro da fare è ancora davvero molto.

one minute

8 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Dare i Numeri

Dell’inattendibilità dei dati ADS, o quantomeno della necessità di leggere con attenzione tra le pieghe dei numeri i dati, ho avuto modo di parlare all’inizio di quest’anno segnalando alcune distorsioni che emergono dalla spaccatura per provincia.

I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici ed anche in questo caso apparentemente vi sono delle sorprese.

Come mostra la tabella sotto riportata, estratta per sintesi dai dati completi del mese di marzo diffusi alla fine della scorsa settimana,  i numeri degli abbonamenti digitali di cinque delle prime dieci testate per copie digitali, eccezion fatta per «Il Sole24Ore», sono decisamente superiori a quelli del cartaceo.

               
               
TESTATA TOTALE VENDITA Abbonamenti pagati TOTALE PAGATA vendite
copie digitali
vendite multiple
copie digitali
vendite abbinate
copie digitali
totale vendite
cartacea + digitale
  4 9 10 a b c d
  (5+8)   (4+9)       (10 + a + b)
               
CORRIERE DELLA SERA 387.950 6.269 394.219 42.858 1.394 14.240 438.470
FATTO QUOTIDIANO (IL) 54.285 1.391 55.676 11.071 0 0 66.746
REPUBBLICA (LA) 341.118 2.633 343.751 42.532 5.945 0 392.226
SOLE 24 ORE (IL) 150.435 73.474 223.909 11.264 26.481 21.204 261.654
STAMPA (LA) 202.424 27.683 230.107 7.684 0 0 237.791

Tralasciando la gara a chi ce l’ha più lungo, si nota come gli abbonamenti digitali siano per tre quotidiani su cinque fino a dieci volte maggiori rispetto alle sottoscrizioni alla versione cartacea.

In particolare «Il Sole24Ore» realizza una quota significativa di abbonamenti carta+digitale. Con la formula “business class” lanciata di recente che offre condizioni vataggiose [solo 5€ in più per edizione digitale a chi è già abbonato alla carta].

Anche una quota non irrilevante degli abbonamenti a «Il Corriere della Sera» è fatta in abbinata carta + digitale; opzione prevista dall’abbonamento “ore7″, non essendoci però in questo caso, contrariamente al quotidiano di Confindustria, un vantaggio economico, il numero di abbonamenti sorprende.

Diverso il caso di «Il Fatto Quotidiano» e di «La Stampa» che offrono l’abbonamento alla versione digitale ad un prezzo che è circa un terzo del cartaceo.

Mentre, se certamente «La Repubblica» sta spingendo forte sull’edizione digitale con una promozione che prevede un iPad a soli 149€ ed altri vantaggi, ci si domanda comunque se sia una motivazione sufficiente a generare una tale impennata.

Insomma sembrerebbe davvero che il regolamento ADS abbia davvero bisogno di una revisione come contempla l’Art.11 dello stesso e che, più in generale, l’autocertificazione rischi, a maggior ragione in momenti difficili come gli attuali, di essere un meccanismo che porti a dare i numeri nel senso popolare del termine. Continuerò a monitorare la questione nel tempo, promesso.

top-ten-quotidiani-700

2 commenti

Archiviato in Distribuzione Editoria, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

One Man Sciò

Quando all’inizio dell’anno Andrew Sullivan aveva annunciato  la sua iniziativa editoriale indipendente il mondo intero aveva guardato con attenzione ed interesse al “freemium-based meter” interpellandosi sulle effettive possibilità del modello proposto.

A tre mesi dal lancio abbiamo la risposta. Nonostante i cambiamenti apportati sia sulla quantità di articoli che è possibile leggere che per quanto riguarda le opzioni di pagamento. E’ lo stesso Sullivan a dichiarare che è altamente improbabile che venga raggiunto l’obiettivo di 900mila dollari:

It remains unlikely that we will reach our target of $900,000 by the end of the year, even though we have already brought in gross revenue of around $680,000 – three-quarters of the way there. The most passionate readers have already joined. It gets harder after that.

Il grafico sottostante riproduce l’andamento degli abbonamenti e mostra il forte rallentamento dell’ultimo mese con un aumento a 680mila dollari dai 635mila del 25 marzo scorso, come riporta paidContent. Segnale inequivocabile di come dopo il picco iniziale e la crescita positiva dei primi due mesi non vi siano praticamente piu stati nuovi abbonamenti a «The Dish».

Avanti il prossimo.

Daily Sales Sullivan

1 commento

Archiviato in Distribuzione Editoria, Nuovi Prodotti Editoriali, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

Il Valore dell’Home Page dei Quotidiani Online Italiani

Sono stati diffusi i dati Audiweb del mese di marzo. Con tutti i se ed i ma sulla affidabilità, o quantomeno sulla parzialità, dei dati, uno sguardo approfondito ai principali quotidiani online, siano essi “la costola” della versione cartacea o invece pure players all digital, fa emergere alcuni aspetti interessanti.

Si assiste, in maniera non sorprendente, ad un calo generalizzato di tutti i principali quotidiani online che vedono una riduzione degli utenti unici rispetto al mese precedente caratterizzato dalle dimissioni del Papa e dai risultati della tornata elettorale. Evidentemente “il teatrino” post elezioni, conclusosi, come noto, solo pochi giorni fa ha coinvolto meno le persone, gli italiani. Unica eccezione di rilievo «Lettera43» che però realizza oltre il 50% degli utenti unici grazie alla sezione local, in realtà un network di quotidiani locali indipendenti evidentemente meno legati alla cronaca nazionale.

La tavola di sintesi sotto riportata evidenzia il dettaglio di ciascuna testata.

Audiweb Marzo Vs Febb 2013

Quello che a mio modo di vedere è di maggior interesse, al di là del calo che era facilmente preventivabile, è il peso, il valore dell’home page, che si può verificare dal dettaglio “brand and channel” per ciascuna testata, per le diverse fonti di informazione.

Dalla mia elaborazione i dati, laddove disponibili, fanno emergere come il peso dell’home page sia in alcuni casi estremamente ridotto e comunque, ad esclusione di «Il Fatto Quotidiano», mai superiore ai due terzi degli utenti unici, con «Lettera43» che arriva addirittura ad un peso specifico inferiore al 4%.

Quello che pare emergere è l’esistenza di sezioni specialistiche, siano esse la sezione finanza del «Il Sole24Ore», che ottiene oltre 70mila utenti unici nel giorno medio, o l’area cultura e spettacoli di «La Stampa» con ben 134mila utenti unici ed «Il Messaggero», solo per citare alcuni casi, che ottiene quasi 53mila utenti unici dalla sezione tecnologia, che attirano in maniera particolare i lettori interessati a determinate tematiche.

Di riflesso è possibile desumere che l’home page ha un valore inferiore a quello che normalmente gli viene attribuito.

Dati che dal mio punto di vista lasciano intravedere la possibilità, tanto discussa di questi tempi, di far effettuare al lettore un esborso economico per aree di interesse invece che ostinarsi, come continua ad avvenire prevalentemente, a tentare di ottenere ricavi dalla vendita dell’intero giornale anche in digitale/online. Credo davvero che testare e sperimentare l’ipotesi possa essere un’idea, no?

Audiweb Peso HP

Sul tema vale la lettura: ”Every page is your homepage: Reuters, untied to print metaphor, builds a modern river of news”

3 commenti

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria

[S]Fiducia e Lavoro nei Media in Europa

In occasione della giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa il Parlamento Europeo ha pubblicato un’infografica di sintesi sulla situazione in Europa dall’avvento della crisi, dal 2008, ad oggi.

Secondo i dati diffusi il mezzo d’informazione verso il quale gli europei nutrono maggior fiducia sarebbe la radio, seguito da televisione e carta stampata. L’informazione ottenuta attraverso la Rete gode di un livello di fiducia inferiore a quella riservata ai media tradizionali.

Emerge inoltre come in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, tra il 2008 ed il 2012 a causa della crisi siano stati più di 12mila i giornalisti che hanno perso il posto di lavoro.

Infine, Il Parlamento europeo ricorda che sta attualmente esaminando due rapporti sulla libertà di stampa. L’obiettivo è quello di “garantire una maggiore trasparenza e  libertà di informazione, in un momento in cui più della metà degli europei diffida di televisione e stampa” secondo i dati del Eurobarometro e si accentuano comportamenti non etici da parte dei media. Il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, scritto dal liberale olandese Marietje Schaake , dovrebbe essere sottoposto al voto del Parlamento in giugno di quest’anno.

EU Media Crisis

Lascia un commento

Archiviato in Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali

Crowdfunding di Fatto

All’inizio di quest’anno Peter Gomez, direttore dell’edizione online del «Il Fatto Quotidiano», aveva chiesto ai propri lettori come trovare l’equilibrio economico sul web per la testata ricevendo numerosi commenti ed indicazioni.

Ieri è sempre il suo direttore ad annunciare il lancio di un iniziativa di richiesta di sostegno al giornale che accoglie una parte di quelle indicazioni. Scrive Gomez che: “Quest’anno, se andrà bene, ilfattoquotidiano.it chiuderà 800.000 euro sotto il punto di pareggio. Che raggiungerà, forse, solo nel 2014″.

Ecco che allora per sostenere la crescita e lo sviluppo della testata online viene proposta la richiesta di un versamento di 3,99€ mensili per diventare utenti-sostenitori del quotidiano. Cifra che, secondo quanto riportato, permette di:

- Partecipare in diretta alla riunione di redazione de ilfattoquotidiano.it ogni giovedì alle ore 16.00, lasciare i tuoi commenti e suggerire gli argomenti e le notizie da trattare durante la settimana.
- Accedere a tre anni di archivio cartaceo html a partire da una settimana indietro rispetto alla data del giorno in corso
- Scegliere, tramite un sondaggio on line, una delle cinque inchieste proposte dalla redazione. L’inchiesta più votata sarà approfondita dai nostri giornalisti e video-reporter e pubblicata su ilfattoquotidiano.it

Utente sostenitore Fatto

Mi piace l’idea proposta di poter avere un filo diretto con la redazione anche se personalmente avrei trovato modalità diverse da quelle proposte che mi appaiono circoscritte ed eccessivamente limitate. Mi piace anche l’idea di rendicontare ogni quattro mese come sono state investite le somme ricevute a sostegno dello sviluppo del giornale e l’idea di base di co-creazione di valore, come avevo già scritto quattro mesi fa.

Non mi piace il nome di utente-sostenitore, che poteva trovare certamente una miglior definizione, un nome meno “meccanico”. Trovo debole la proposta di accesso all’archivio con una settimana di ritardo, una proposta di valore estremamente limitato che credo possa interessare un numero di persone esiguo.

Se, come viene detto, si tratta di un work in progress non resta che coglierne gli aspetti positivi ed attendere i futuri sviluppi e le inevitabili correzioni di tiro.

5 commenti

Archiviato in Comunicazione, Passaggi & Paesaggi, Scenari Editoriali, Vendite Editoria