Il Giornalaio

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Il mondo editoriale visto dall’edicola

Non siamo qui per vendere ma per regalare

Il celebre ritornello di ogni ambulante e imbonitore che si rispetti diviene realtà, infatti “El Pais” di domenica annuncia che è’ stato recentemente inaugurato a Barcellona il primo negozio di prodotti gratuiti.

Esloultimo, questo il nome del negozio, ha solo tre semplici regole: una quota associativa di 5€ ogni sei mesi, ci si può recare presso l’esercizio commerciale massimo due volte al mese e prendere [gratis] non più di cinque prodotti ogni volta.

L’idea di fondo si basa sulla possibilità delle aziende di far conoscere e provare i nuovi prodotti – di qui il nome – ai consumatori e magari favorire in questo modo il passaparola sulle novità. E’, inoltre, prevista la partecipazione a sondaggi di opinione a fronte delle regalie offerte.

La società che si occupa della gestione dell’ iniziativa e del monitoraggio dei risultati prevede di realizzare 3,5 milioni di euro di fatturato nel primo anno grazie all’adesione delle imprese che vorranno conoscere i risultati delle inchieste svolte.

L’idea è nata osservando il successo dell’ omologo di origine giapponese ed entro la fine di quest’anno è prevista l’apertura di un altro punto vendita a Madrid. Nel 2010 dovrebbero realizzarsi le aperture nelle principali capitali d’ Europa: Parigi, Londra, Berlino, Roma ed Amsterdam.

Il marketing utopico trova una prima applicazione concreta.

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Visionario, mai termine è stato così mal utilizzato.Visionario è colui che è capace di <<sognare>> ad occhi aperti”. – Pier Luca Santoro -

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Il problema è di Clark Kent

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Advertorials & Berlustories

Gli advertorials, per chi non lo sapesse, sono articoli redazionali promozionali mascherati da notizia senza che ne venga, come obbligatorio, dichiarato con adeguata evidenza il fine pubblicitario.

Il quotidiano anglosassone “The Guardian” dalla metà di agosto in poi ha pubblicato una serie di articoli dedicati agli advertorials con particolare riferimento alle decisioni prese dall’ ASA – l’equivalente britannico del nostro Istituto di Autodisciplina Pubbblicitaria – nei confronti di “The Daily Express” che è stato sanzionato per ben quattro volte per questa pratica in sole due settimane.

Sono queste modalità che ingannano il pubblico ed al tempo stesso, a mio avviso, sviliscono ulteriormente la già scarsa credibilità del giornalismo, delle quali ho avuto modo di parlare relativamente di recente con specifico riferimento ad un giornale che ne ha addirittura fatto pratica quotidiana e dunque linea di prodotto, di business senza che nessuno [ad esclusione del sottoscritto] apparentemente abbia sollevato obiezioni al riguardo.

Non ci si sorprenda perciò se il nostro Presidente del Consiglio utilizza, anche, questo mezzo per promuovere la propria immagine affidandosi a Signore e Signorini di casa propria, confermando, coerentemente alla sua concezione di giornalismo e di utilizzo dei media, che il modello a lui caro era ed è rimasto quello di una informazione senza domande ed ovviamente senza risposte.

Esemplare sotto questo profilo l’apertura e la conclusione della intervista pubblicata ieri su “Il Giornale” [di casa] che a tutta pagina pubblicava con il titolo “Ecco cosa penso di questo momento” la visione di Mr B. sullo scenario mondiale passando, ovviamente per la querelle con “L’Avvenire” e con il quotidiano diretto da Ezio Mauro.

Insomma nell’epoca dell’ assopimento e dell’ intorpidimento delle coscienze, dell’ infotaitment, di [pardon] tette e culi,  il potere attualmente ha trovato un nuovo mezzo per proseguire sulla propria strada superandosi nella concezione manipolatoria di cosa sia informazione.

Se gli articoli promozionali mascherati da notizie vengono definiti con il neologismo advertorials , come dovremmo definire le interviste promozionali? Personalmente avrei pensato di coniare il termine Berlustories, si accettano suggerimenti.

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Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana ["L'Amaca"] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

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Passione & Giornalismi

La passione e la capacità di automotivarsi [nei limiti della ragionevolezza, ovviamente] sono due elementi fondamentali nell’individuo. Spesso si sintetizza questi fattori usando il termine proattività.

Personalmente credo di aver fatto il 99% delle mie scelte per passione. Non da ultimo è per passione che alla mia età ho scelto di fare una figlia e [scusate se mescolo “sacro e profano”] di dare vita a questo modesto spazio virtuale che aggiunge impegno ad un lavoro già estremamente gravoso per l’impegno temporale e la dedizione che richiede.

Per questo ho letto e riletto il commento di Federica [che, immagino, si riferisse alla << nuova >> vita sociale delle notizie] , giornalista sin dal ‘92 da quanto si legge nel suo blog, ed ancora pronta a scaldarsi con passione, come lei stessa conclude, sui temi che riguardano la sua professione. Per questo, con passione, ho deciso di riprendere le sue obiezioni, i suoi argomenti quest’oggi, sperando possano essere d’interesse generale.

I punti sollevati dal suo – gradito – intervento sono sostanzialmente tre:

  • Le notizie sono ciò in cui si sostanzia il lavoro di un giornalista. Le notizie sono un lavoro. E in quanto lavoro vanno pagate.

  • Qualcosa che Tizio produce perché ha visto Caio che faceva la tal cosa e allora lo scrive su Facebook. Questo non è notizia: questa è comunicazione interpersonale; e la sua credibilità è sostanzialmente zero, dal punto di vista professionale. La bidirezionalità non è di per sé un valore.

  • Che le notizie siano svalutate dipende da un processo storico che a che vedere con relazioni di potere, e non con asettiche congiunture tecnologiche. Che le notizie siano poco credibili dipende anch’esso da un processo storico che a a che vedere con relazioni di potere. È da lì che si deve partire, se si vuole comprendere cosa sta accadendo in Italia.

Giornalismo e Internet

Ritengo che il primo punto vada meglio specificato. Credo che produrre delle notizie che interessino e coinvolgano i diversi pubblici di riferimento è un lavoro che è giusto che venga remunerato. Il lavoro, qualunque lavoro, deve creare valore aggiunto – direttamente o indirettamente – per essere remunerato; pretendere la remunerazione tout court, come apparentemente avviene nel commento, chiude ogni prospettiva ed appare irrealistico oltre che inattuale.

Come dicevo/ricordavo recentemente: “….il valore attribuito da un consumatore è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo [o sacrificio] associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie”.

Ho una cosa che ti interessa e te la fornisco con comodità e sollecitudine, per questo sarai – più facilmente – disponibile a pagarmela, credo sia la migliore sintesi del concetto.

Il giornalismo è comunicazione ed i giornali sono un mezzo, appunto, di comunicazione. L’idea che l’atto comunicativo è un vettore unidirezionale che va dall’emittente a un emittente passivo: è modello “postale” e teoria “ipodermica”. L’efficacia della comunicazione non è solo questione di confezionamento e invio del messaggio. I partecipanti creano e condividono informazioni per raggiungere la mutua comprensione. Concordano sui significati della realtà che costruiscono e interpretano in modo dinamico e collaborativo. Il focus è l’integrazione [Per sintesi ho caricato su slideshare una presentazione liberamente scaricabile - “Clip di Comunicazione” - al riguardo].

Affermare, come è stato fatto, che la bidirezionalità non è di per stesso un valore è negare i principi più elementari e basici della comunicazione e/o immaginare che il giornalismo sia fatto per rivolgersi ai “soli 1500 eletti”.

Questo aspetto si ricollega direttamente, infine, all’ultimo punto, a quello che viene definito da Federica processo storico fatto da relazioni di potere ed alieno da asettiche congiunture tecnologiche.

Che le notizie ed i giornali siano un prodotto svalutatosi nel tempo è una amara constatazione. Concordo come il problema, in termini di contenuti erogati, non è nel mezzo ma nel messaggio e nelle modalità [unidirezionali, ribadisco!] con le quali sono stati portati sin ora i messaggi. Adesso bisogna concentrarsi su come cambiare questa situazione rendendo giornalismo e giornali – di carta – appetibili per i pubblici/lettori ed al tempo stesso remunerativo per gli attori della filiera.

Abbiamo una mezza idea di lavorarci sopra seriamente, dal basso con passione, se anche Federica volesse partecipare è benvenuta come chiunque altro lo desideri.

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Agenda setting criminale

L’Osservatorio di ricerca dei media di Pavia [partner dell'università ] ha effettuato un monitoraggio delle notizie relative alla criminalità nei telegiornali di Rai e Mediaset . Il monitoraggio copre il periodo che va dal 1 gennaio 2005 al 30 giugno 2009 ed i risultati sono stati rilasciati recentissimamente.

I dati elaborati provengono dall’indicizzazione notizia per notizia dei telegiornali del prime time delle reti succitate, nel documento di sintesi dei risultati sono spiegati i criteri di pertinenza adottati.

Sono stati analizzati un totale di oltre 20mila records ed i dati sono disponibili suddivisi per singolo canale televisivo.

Fonte: Osservatorio di Pavia - Sicurezza & Media

Fonte: Osservatorio di Pavia - Sicurezza & Media

Dal grafico dell’andamento è possibile osservare come non vi sia un rapporto effettivo tra l’andamento dei reati commessi e la diffusione di notizie al riguardo. Dubitando personalmente della casualità della diffusione delle notizie non ho potuto fare a meno di notare come i picchi delle reti [ed in particolare di Mediaset] siano coincidenti dapprima con il periodo precedente all’affossamento del governo Prodi ed in seguito, più recentemente, in coincidenza con la discussione del decreto sicurezza .

Insomma c’è chi commissiona gli omicidi per aumentare lo share televisivo del proprio show e chi attraverso la diffusione pilotata di notizie influenza il sentiment della popolazione per trarne un vantaggio per la propria organizzazione o per la propria causa politica. Se prima ne avevamo il sentore ora ne abbiamo pressoché la certezza.

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Il pacco

La crisi dell’editoria ha ovviamente colpito i giornalai e la ricerca di aree di business nuove o complementari è doverosa per poter guardare con fiducia al futuro delle edicole.

E’ così che, stimolato da diverse pagine pubblicitarie apparse nei giorni precedenti sui quotidiani, ho contattato il call center segnalato nell’annuncio per valutare la proposta che sulla carta appariva interessante. Con adeguata professionalità sono stato ricontattato ed abbiamo fissato un appuntamento per visionare la proposta.

Il venditore dell’azienda in questione è molto aggressivo nell’illustrare la sua proposta, si sente molto sicuro di se stesso [tanto da spostare gli sgabelli presenti nel mio punto vendita per accomodarvisi senza chiedere il permesso] e della bontà dell’affare. Posso valutare osservandolo come sia stato sapientemente istruito alla vendita in prima visita, ha una forte aspettativa positiva ed un forte desiderio di avere successo nell’affare.

Al termine del monologo il venditore arriva alla proposta economica, vantaggiossima per me ovviamente, un esborso di soli 5mila euro che è possibile dilazionare in rate mensili da 119€. Questo significa in soldoni che devo pensare di produrre marginalità per quell’importo dai servizi erogati per raggiungere il punto di pareggio e da lì in poi guadagnare. La proposta economica non è sconcertante, inizio a fare alcuni calcoli mentalmente e cerco di approfondire. In particolare chiedo se nel contratto sia prevista la possibilità di rescissione e se esista una sorta di esclusiva di zona. Vengo rassicurato su entrambi gli aspetti verbalmente ma la visione approssimativa della documentazione mostrata celermente non mi soddisfa,cerco di approfondire ma non ottengo risposte degne di questo nome. Ringrazio dicendo che valuterò la proposta e chiedo se mi può essere lasciata della documentazione. Il venditore, persa buona parte della baldanza, mi risponde che è tutto sul sito web, grazie.

Dilbert and Sales

Tra i tanti errori commessi dal venditore forse il più grossolano è stato proprio quello di suggerirmi la visione del sito web, infatti una volta connesso ad internet ho avuto modo di verificare i miei dubbi ed appurare quale fosse la natura della proposta commerciale, del pacco.

I servizi proposti non funzionano, il contratto che avrei firmato è assolutamente vessatorio e non è possibile rescinderlo, il web strabocca di lamentele nei gruppi di discussione e nei forum circa la disonestà dell’impresa in questione. Si tratta, non vi è dubbio alcuno, di un pacco, di una truffa ai danni di edicolanti, tabaccai e negozianti in genere.

Sarà bene tornare a concentrarsi su proposte concrete e diffidare dai diversi soggetti che attualmente si stanno affacciando nel canale edicole con il solo obiettivo di spolparlo ulteriormente.

“Per arrivare all’alba non c’è che la notte” afferma  Kalil Gibran, speriamo di vedere la luce al più presto.

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Voi siete qui

Fibrillazione in casa Mediaset per le nuove nomine nel settore informazione – scusate il termine – del gruppo. Secondo indiscrezioni, i favoriti in lizza per il Tg5 sarebbero due. Si tratta di Fuffy Star, un golden retriver di tre anni molto bravo a riportare la pallina e a leccare la mano del padrone, e un indipendente di chiara fama, Paco «machete» Sanchez, già portavoce degli squadroni della morte in Salvador, considerato però da Confalonieri troppo liberale. Al telegiornale della rete giovane Italia Uno si attende un ricambio. Dopo anni di tette, culi e scemenze prodotte dalla casa, ci sarà un rimescolamento degli elementi informativi: si punterà tutto su scemenze della casa, culi e tette. A gestire il rinnovamento verrà chiamato un costume da bagno di Belen Rodriguez, che il comitato di redazione considera «tutto d’un pezzo», mentre l’azienda preferirebbe che a dirigere Studio Aperto fosse soltanto uno slip. Per il Tg4 si era pensato a un salvaschermo con i pesci rossi, ma troppa autonomia politica spiazzerebbe gli spettatori, abituati a Emilio Fede….. [continua]

voi siete qui

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Marketing alla griglia

In maniera assolutamente casuale e con spirito giocoso e di condivisione un gruppo di amici [vecchi e nuovi] tra i quali il sottoscritto avrebbe deciso di dar vita ad un incontro assolutamente informale.

Se voleste partecipare sarà un piacere conoscerci de visu.

In tal caso, per motivi organizzativi, vi pregherei entro martedì 21 di confermare la vostra gradita presenza a Pierluca Santoro via FF o pierlucasantoro at gmail.com

Marketing alla Griglia

Marketing Alla Griglia 2009 ~ domenica 26 luglio dalle 11 AM fino a quando volete ~ Programma: pranzo con divisione costi variabili; birra, vino ed analcolici/acqua offerte dal padrone di casa. Pomeriggio, discussioni a bordo piscina: portate pure costumi, bambini, mariti/mogli, cani. A 3 Km dall’uscita FE Nord [mappa fornita in seguito a chi conferma la propria presenza].

Casaglia Pool Nearer

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Integrazioni e Aggiornamenti

Da ieri The New York Times è presente su FriendFeed.  Se volete iscrivervi e seguire attraverso questo canale il quotidiano ora è possibile.

Personalmente mi sento molto più a mio agio con FriendFeed di quanto avvenga con Twitter e lo uso con sempre maggior frequenza per lo scambio di opinioni o solo di informazioni. C’è anche chi lo utilizza per sondaggi d’opinione; ma se non avete la stessa autorevolezza evitate, fallireste miseramente, garantisco.

 Change

Relativamente all’articolo pubblicato in questi spazi un paio di giorni fa,  consultando il blog redatto da Marco Bardazzi apprendo che c’è che mette in dubbio metodologia e conclusioni dello studio. Mi sembrava giusto dirvelo per completezza di informazione.

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