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Editoria Specializzata

 L’amico Angelo Centini, scegliendo proprio la notte degli oscar, insieme a un team di 7 giovani critici cinematografici, ha lanciato CineRunner, Blog-Magazine monotematico su tutto quel che riguarda il cinema, con un forte orientamento al web, ai social media e al mobile.

Il nome fa un vago riferimento a Blade Runner, presente anche nel logo con la silhouette di Rick Deckard, ma anche all’idea di un magazine pronto a cogliere le nuove sfide dettate dai media in continuo cambiamento.

Visitando CineRunner il lettore può consultare recensioni, analisi comparate su autori, temi, schede di film classificate e avere l’orario della programmazione nei cinema delle principali città.

Grazie ad un innovativo punteggio di valutazione meta-cinematografico, il “CineRunner Index”, che si basa su un algoritmo testato su un campione di circa 2000 film e che raccoglie oltre 80 fonti del mercato cinematografico globale e italiano, classificando questi punteggi in base al successo di critica, misurato in premi alle principali rassegne e festival cinematografici, e al successo di pubblico, misurato con i risultati raggiunti al botteghino.

E’ questo, a mio avviso, senza nulla togliere al resto, l’aspetto più interessante dell’iniziativa editoriale. Il database utilizzato per testare l’algoritmo del CineRunner Index è quello diffuso da David McCandless di Information is Beautiful che in occasione degli Oscar 2012 aveva prodotto un set di visualizzazioni davvero straordinario sull’industria cinematografica statunitense la cui completezza di informazioni aveva indotto il celebre Datablog del «The Guardian» a parlarne come esempio virtuoso di raccolta e visualizzazione di informazioni. Dati che ancora si utilizzano poco nell’ambito dei modelli di business, mentre la rivendita di analisi oggettive potrebbe essere un ulteriore spunto, un ulteriore fonte di ricavo.

Un punteggio chiaro e condivisibile, con parametri obiettivi e non affidati ai gusti dei singoli critici o agli umori del pubblico, con il rispetto della critica cinematografica che viene posta al centro e con i richiami al pubblico con il quale costruire spazi aperti al dibattito tramite commenti al sito, che hanno un sistema fortemente orientato alla creazione di community e, come sempre più spesso avviene, può continuare , anche sui canali social Facebook, Twitter e YouTube.

cinerunner-logo

Il mondo dell’editoria specializzata dell’editoria dedicata al cinema è estremamente variegato e vede riviste storiche e ben posizionate, perché popolari, come Ciak e FilmTV alla quale si affiancano riviste specializzate nell’approfondimento e nell’analisi critica, quali Segnocinema, Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana, Duellanti, Nocturno, distribuite in libreria. A questi si affiancano riviste solo online come Badtaste, Sentieri Selvaggi e Gli Spietati.

Chi ha la rivista cartacea pare spingere solo quella, come nel caso di Mondadori con Ciak. Le altre riviste citate, di alto livello qualitativo e culturale, hanno iniziato solo da poco ad affacciarsi nel mondo dei media e di internet. Nascono però nuovi modelli di business come per la testata Sentieri Selvaggi che propone i propri corsi con la Scuola di Cinema.

Un tempo l’opinione del critico era l’unico modo per valutare la qualità di un film prima di andare a visionarlo e molto spesso i punteggi del pubblico erano visti come superficiali e ancora oggi sono influenzati da un gusto di massa. Oggi questa concezione pare, se non del tutto superata, per lo meno modificata, poiché, ai tempi del web 2.0, le persone sono più inclini a fidarsi degli amici o dell’opinione di un gruppo di sconosciuti spettatori che lascia il proprio giudizio sui siti di raccolta recensioni da parte degli utenti.

Anche sotto questo profilo CineRunner lancia il suo messaggio per rompere questa divisione e con il già citato CineRunner Index valorizza sia il punteggio della critica che l’opinione degli spettatori.

Bella iniziativa con una buona dose di innovazione e spunti davvero interessanti nell’affollato mondo dell’editoria specializzata dedicata a cinema e dintorni. Buona fortuna.

007 - 50 anni dal primo film di James Bond

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Il Corriere della Sera e l’Innovazione

Poco più di un mese fa, il 25 gennaio per l’esattezza, il «Corriere della Sera» ha lanciato un nuovo progetto: «Ci – Corriere Innovazione» un magazine di 48 pagine, un sito internet, una rete di eventi, realizzando di fatto un sistema editoriale integrato tra carta, web e territorio.

La rivista mensile viene distribuita gratuitamente in tutto il triveneto in allegato a Sette e in alcune sezioni vengono offerti contenuti in realtà aumentata che utilizzando un’applicazione per smartphone  consentono di visualizzare video e immagini che vanno ad arricchirne il contenuto. Ulteriore elemento di integrazione editoriale.

Interessato all’iniziativa ho intervistato Luca Barbieri, caposervizio della redazione online del Corriere del Veneto e coordinatore editoriale dell’iniziativa, per approfondire, per comprendere quale fosse la concezione del progetto da parte di RCS.

Barbieri, oltre ad aver risposto alle tre domande poste, riportate di seguito, spiega che “ l’idea di base è quella di considerare Corriere Innovazione come una start-up: e quindi, essendo inseriti in un gruppo ben più ampio, abbiamo come mandato anche quello di sperimentare nuove modalità per dare profondità e verticalità all’informazione, iniziare ad utilizzare nuovi strumenti che possano poi essere applicati anche ad altre realtà editoriali”.

Si tratta insomma di un incubatore per sperimentare, per fare innovazione in ambito editoriale e verificare idee, intuizioni da applicare poi all’interno del gruppo RCS e fornire al territorio di riferimento un ritorno in termini di aggregazione e sviluppo su tutto quello che è innovazione.

Ho voluto approfondire perché fosse stato scelto proprio il tema dell’innovazione, come mai la scelta fosse caduta sul triveneto e quali gli obiettivi di marketing dell’operazione. Domande alle quali ho avuto risposte chiare e convincenti [grazie].

1) Perché è stato scelto il tema dell’innovazione?

> Perché è al centro dell’agenda politica e culturale del paese, è l’unica strada percorribile in un contesto di crisi come quello attuale per rimettere al centro la capacità di fare impresa e di trovare nuove soluzioni tipica del nostro Paese. A questo si è aggiunta la necessità di creare una rete fra tutti gli operatori che fanno innovazione affinché vi fosse un luogo di incontro unico in cui affrontare tutti i temi e renderli pubblici.

2) Perché è stato scelto il triveneto?

> Perché sede naturale di alcuni tra i maggiori protagonisti del fare innovazione a livello nazionale e perché culla storica di un certo modo di fare imprenditoria innovando continuamente. In più Corriere della Sera da anni presidia quotidianamente questi territori attraverso l’informazione locale dei suoi dorsi: Corriere del Veneto, Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige)

3) Quali gli obiettivi di marketing dell’operazione

> Mettere al centro il lettore utente, puntare ad una crescita in termini di audience allargata a più piattaforme – carta+online+eventi –  con nuove proposte di business aperte sia ai potenziali utenti pubblicitari [che troveranno un vero sistema attraverso cui fare comunicazione], che ai lettori/utenti che troveranno proposte commerciali sempre più profilate rispetto ai propri interessi.

Un’ottima iniziativa, alla quale non posso che augurare tutta la fortuna possibile, da prendere a riferimento nel convulso, e confuso, panorama editoriale italiano.

Corriere Innovazione

Bonus track sul tema dell’innovazione un articolo del «The Wall Street Journal»: “The Power of Imagination”

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La Notizia

Mala tempora currunt per l’editoria e per la carta stampata. I giornali continuano a perdere copie, la crisi di RCS, nonostante i conti del solo «Corriere della Sera» siano positivi, è il termometro della febbre di tutto il settore, anche, nel nostro Paese e il Web e il digitale, ad oggi, sono ben lontani dal garantire un recupero contributivo significativo.

E’ in questo quadro che esordisce «La Notizia» nuova testata, nuovo quotidiano che sarà online dal 5 marzo prossimo, disponibile anche su smartphone e tablet –  sia per iOs che Android  – e nelle edicole a partire dal 12 marzo in formato berliner ed una foliazione di 24 pagine ad un prezzo di 0,80€ per cinque giorni alla settimana. 25mila le copie stampate e distribuzione selettiva limitata solo ai centri cittadini.

Secondo le anticipazioni pubblicate sul numero di febbraio di «Prima Comunicazione» in uscita oggi, il taglio editoriale è quello del giornalismo d’inchiesta e i responsabili dell’iniziativa dicono di ispirarsi al modello di Milena Gabanelli.

“Nè di destra nè di sinistra: noi vogliamo intercettare il disagio, l’arrabbiatura della gente e supportare un’idea di Paese che si fonda sul merito” dichiara il Direttore Gaetano Pedullà, che però aggiunge “se proprio vogliamo trovare una connotazione politica direi che è un giornale  renziano ma lui non lo sa”.

L’edizione online avrà alcune aree dove verranno realizzate delle inchieste “on demand” a pagamento.

Gestione interna della vendita pubblicitaria, dalla quale ci si attende un milione di euro per il primo anno, e forse a breve la creazione di una vera e propria concessionaria.  Due sedi, a Milano e a Roma, 13 giornalisti, tutti soci all’1%, ed un piano dei costi di 2,3 milioni di euro.

Di questi tempi è davvero LA notizia.

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La Carta è Morta e il Digitale non si Sente Tanto Bene

Le vendite di copie digitali di mensili e settimanali sono in crescita ma il calo delle versioni cartacee è di dieci volte superiore.

I dati sulle diffusioni dei periodici in  Gran Bretagna mostrano una crescita del 16%, pari a 29mila repliche digitali delle riviste aggiuntive, che portano il totale a 224mila copie nel secondo semestre del 2012. Nello stesso periodo le edizioni tradizionali cartacee hanno avuto un calo del 3,6% pari a 314mila copie in meno vendute. Nel complesso dunque il calo è stato di 285mila copie. Un rapporto di 10 a uno tra calo della carta e crescita del digitale.

Per la stragrande maggioranza dei periodici le repliche digitali pesano meno del 3% del totale delle copie vendute come mostra l’elaborazione realizzata da The Media Briefing dei dati sopra riportati. Anche per riviste di grande prestigio quale, una per tutti, «The Economist» il peso delle versioni digitali non raggiunge il 5% del totale con 30mila copie digitali rispetto alle 640mila della carta [versione USA esclusa].

Periodici Inglesi Carta vs Digitale

Sono cifre che anche nel mercato d’oltreoceano sono estremamente simili come tendenza e rapporto tra calo della carta e crescita del digitale che negli USA pesa l’1,7% del totale delle copie.

Il problema è duplice. Da un lato risulta evidente come attualmente l’acquisto delle versioni digitali dei periodici non compensi minimamente il crollo delle vendite di quella su carta. Dall’altro lato la definizione di copia digitale adottata nelle rilevazioni è castrante poichè si limita strettamente a quelle che sono le repliche digitali, termine utilizzato sin qui non a caso, della versione cartacea frenando pesantemente in questo modo l’innovazione nel settore.

E’ un problema che si presenterà a breve anche in Italia. Da gennaio infatti ADS ha iniziato, finalmente, il calcolo delle copie digitali di quotidiani e riviste nel nostro Paese e da marzo tali dati saranno pubblicamente disponibili.

Se ci sono voluti almeno due anni perché si arrivasse finalmente a una rilevazione sulle copie digitali, le definizioni di ADS sono fortemente restrittive sia per quanto riguarda le caratteristiche che deve avere una copia digitale che ancor più per quanto riguarda i dati sulla readership ed infatti c’è chi si è immediatamente adeguato, al ribasso.

La carta è morta e il digitale non si sente tanto bene.

Do not read me

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Casi di Successo

Nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory grazie ai dati diffusi dalla BDZV [Bundesverband Deutscher Zeitungsverleger e.V], l’Associazione Federale degli Editori di Giornali Tedeschi, si offre una panoramica del mercato dell’informazione tedesco, delle sue peculiarità e dei motivi per i quali i giornali in Germania hanno ancora motivo di sorridere. Se non lo aveste già fatto ieri quando è stato pubblicato, vi invito, se posso, a leggere l’articolo  che credo possa offrire spunti di riflessione interessanti.

Rivendita Giornali

Dall’altra parte dell’oceano, sempre ieri, The Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism ha pubblicato lo studio “Newspapers Turning Ideas Into Dollars: Four Revenue Success Stories”. Musica per le orecchie di questi tempi.

Lo studio è il follow-up di ”The Search for a New Business Model”, pubblicato a marzo 2012 ed esamina, attraverso interviste in loco a dirigenti delle diverse testate, come quattro giornali statunitensi, il «The Deseret News», «The Naples Daily News», «The Santa Rosa Press Democrat» e «The Columbia Daily Herald», tutti con tirature modeste, abbiano sconfitto la crisi sviluppando nuovi modelli di business.

Dai risultati emergono alcuni aspetti di assoluto interesse. In particolare gli elementi di rilievo sono :

  • Gestire il digitale e le imprese preesistenti separatamente  - «The Deseret News». Il CEO di Deseret News Publishing Co., Clark Gilbert, ha una teoria dell’evoluzione dei media . Il patrimonio aziendale, la pubblicazione cartacea, è il coccodrillo, la creatura preistorica che si ridurrà, ma può sopravvivere. Il business digitale è il mammifero, la nuova forma di vita progettato per dominare il futuro . E hanno bisogno di essere gestiti separatamente . Così la società ha creato Deseret Digital Media per catturare la crescita futura, ridotto la redazione del Deseret News e riorientato la mission editoriale del giornale.
  • Innovare. Mantenere lo sviluppo di prodotti editoriali di nicchia - «The Columbia Daily Herald» . Negli ultimi anni, il Daily Herald ha lanciato una rivista mensile di successo sulla salute  ed una rivista di lifestyle per uomini e pianifica di introdurre un prodotto immobiliare all’inizio di questo anno, mantenendo molti dei costi in-house, all’interno. Anche se può sembrare un’impresa eccessivamente ambiziosa per una piccola realtà editoriale con risorse modeste, l’editore dice che il lancio della rivista di salute è stato “molto proficuo” ed primi risultati della nuova rivista maschile sono abbastanza positivi.
  • Decentrare il potere decisionale e Riorganizzare la forza vendita - «The Naples Daily News». Dopo  che l’editore e il suo team manageriale hanno rivisto la composizione della forza di vendita e la sua filosofia operativa, la carta ha visto una crescita complessiva delle entrate sia nel 2011 che 2012. Le protezione delle entrate dalla stampa – 44,876 copie medie giornaliere vendute - si è dimostrata essere una parte importante della storia di successo.
  • Creare un’agenzia digitale come area di business autonoma - «The Santa Rosa Press Democrat». La decisione chiave è stata quella di creare Media Lab agenzia digitale come un’entità separata con un personale separato per il suo funzionamento. Nell’ambito di un piano di rinnovamento e rilancio aziendale, il quotidiano ha sviluppato il Media Lab, agenzia digitale che offre una gamma completa di servizi di marketing online per i commercianti. Nel suo primo anno l’agenzia ha rappresentato circa il 25% delle entrate dell’area digitale del giornale e si prevede di aumentare i ricavi di circa il 60% nel 2013.
  • Ricostruisci la tua filosofia editoriale intorno a quello che sai fare meglio  - Deseret News. Il giornale, che è di proprietà della chiesa mormone, ha preso la decisione cruciale per spostare la sua missione editoriale di interesse generale per la copertura di aree tematiche come la fede e la famiglia. Ovviamente non è sicuramente un’area nella quale molti giornali sarebbero o potrebbero concentrarsi, ma Gilbert, il professore della  Harvard Business che ha operato come consulente, ritiene che le risorse in diminuzione all’interno della redazione debbano essere assegnate ai punti di forza editoriali dove la testata è in grado di offrire un valore aggiunto. “Bisogna differenziarsi”, dice, continuando “Investire in ciò in cui si può essere i migliori al mondo … La mancanza di effettuare una scelta significa scegliere di essere mediocri”.
  • Non rinunciare alla carta stampata - Daily News. A Naples, dove il franchising per la stampa è relativamente sano, l’editore rilancia dicendo: “stiamo reinventando la stampa” e immagina un futuro in cui il prodotto stampato può essere personalizzato per il singolo consumatore. Per molti quotidiani, con i ricavi dalla carta stampata al tracollo, può sembrare un eccesso di ottimismo. Ma la lezione di Naples è che nelle comunità in cui le condizioni sono favorevoli, o è possibile crearle senza grandi investimenti, una scommessa sulla stampa può ancora pagare.

Si tratta di quattro casistiche molto diverse tra loro dalle quali, al di là delle specificità, emerge, si conferma, come non esista LA soluzione ma sia possibile trovare UNA soluzione specifica per ciascuna realtà.

Come sempre vi invito a leggere i risultati integralmente e ad approfondire le quattro case history nel dettaglio. Se non aveste tempo, o voglia, di farlo, l’infografica sottostante integra la mia sintesi.

Newspapers casestudies-Infographic

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Incubatori

Il «The New York Times» ha annunciato pochi giorni fa la creazione di TimeSpace incubatore per start-up nel mondo dei media.

Chi ha un’idea o un’impresa nascente nell’ambito dei media e della multimedialità, mobile, social, video, tecnologia pubblicitaria, analisi, e-commerce o altro, avrà la possibilità di trascorrere quattro mesi negli uffici del quartier generale del quotidiano statunitense lavorando a contatto con chi si occupa di digitale all’interno del giornale, mostrando loro la demo di prodotto ed imparando da quella che la Direttrice, Jill Abramson, ha deciso debba essere la miglior redazione digitale del pianeta

Il perchè lo spiegano senza mezzi termini nello spazio dedicato al progetto: “Il New York Times, ed i media in generale, sono nel bel mezzo di cambiamenti senza precedenti. Il nostro obiettivo centrale rimane quella di migliorare la società, creando, raccogliendo e distribuendo notizie di alta qualità e di informazione. Vogliamo spingere noi stessi e spingere gli altri a trovare il modo migliore per farlo, e siamo convinti che TimeSpace può essere una parte di questo processo”.

Si tratta insomma di un’iniziativa che apporta benefici ad entrambi, con il giornale che potrà raccogliere e valutare idee fresche e innovative ed i neo imprenditori che potranno certamente avere un ritorno positivo dal contatto professionale con l’expertise di uno dei più importanti quotidiani al mondo che magari potrebbe decidere anche di partecipare finanziariamente alla loro proposta.

Una modalità attraverso la quale, finalmente, il crowdsourcing non è più un processo top down che apporta benefici a solo una delle parti, l’impresa. Un’idea che visti i tempi farebbero bene ad imitare anche i giornali italiani.

Time Space

Idea che, oltre alla modesta opinione del sottoscritto, viene sposata anche da Anthony De Rosa, Social Media Editor per Reuters, che infatti la suggerisce, in poco più di tre minuti, nella video intervista sottostante.

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La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washington Post» tira aria di cambiamento e innovazione. Dopo “Live Grid”, formato di live blogging multimediale, e “Post Pulse”, segnalati e commentati il 22 gennaio scorso, adesso viene lanciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Teller”, ancora in fase di prototipo, è un’applicazione realizzata da quotidiano statunitense con il finanziamento della Knight Foundation che verifica le affermazioni dei politici in tempo reale.

Secondo quanto spiega il giornale viene utilizzata la tecnologia di Microsoft Audio Video Indexing Service [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei politici e trasformarli in testo combinandoli al database di informazioni del quotidiano o a fonti esterne per il fact checking, la verifica delle affermazioni in tempo reale.

Guardando le prime realizzazioni pubblicate il risultato è davvero interessante. In un unico spazio vi è il video del discorso, la trascrizione dello stesso al cui interno sono evidenziate le porzioni di testo che sono state verificate alle quali si ha accesso come mostra lo screenshot sottostante.

Ottima iniziativa sia perchè riporta, finalmente, il giornalismo ed i giornali al loro ruolo di watchdog che per la pregevole realizzazione grafica, oltre che tecnologica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la storia principale.

Truthteller

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Informazione [In]Sensibile al Crowdfunding?

Información Sensible è una nuova piattaforma di crowdfunding, di finanziamento di massa in Rete, in castigliano [quello che normalmente - erroneamente - chiamiamo spagnolo], che a breve sarà operativa per finanziare progetti legati all’informazione sia sotto forma di articoli, e-books o documentari.

La piattaforma non avrà pubblicità al suo interno per mantenersi maggiormente indipendente nei contenuti proposti affidandosi esclusivamente alle donazioni delle persone per finanziare ciascun progetto giornalistico. Il sito web si presenterà al visitatore con una doppia veste, quella di testata d’informazione, dove saranno progressivamente pubblicati i contenuti finanziati, e quella, appunto, di piattaforma di crowdfunding sulla falsariga, per citare la più celebre di Spot.us.

Al suo interno è stata creato un sistema di gestione della reputazione che riassume il profilo professionale di ciascun autore e premia coloro che producono contenuti più completi, che hanno ottenuto le migliori valutazioni dei lettori e/o sono di maggiore impatto sociale.

Una volta arrivati alla cifra necessaria i contenuti saranno pubblicati sotto licenza Creative Commons 3.0 rendendo possibile a chiunque, anche a coloro che non hanno co-finanziato i progetti,  leggerla, condividerla o riprodurla altrove.

Il video sottostante ne riassume le caratteristiche principali mentre la pagina web dedicata all’iniziativa fornisce tutti i dettagli  sia in generale sulle caratteristiche della piattaforma che le indicazioni utili a giornalisti e lettori.

Se l’iniziativa pare certamente meritevole di attenzione e successo è sull’efficacia del modello di finanziamento proposto che, in specifico riferimento all’area dell’informazione che resto perplesso, dubbioso sulle effettive possibilità.

Infatti il grafico di sintesi pubblicato da «The Economist» relativamente alle tipologie di progetti che hanno ottenuto maggior successo nel 2012 su Kickstarter, la maggior piattaforma di crowdfunding al mondo, secondo quanto dichiarato dai gestori stessi, non lascia ben sperare.

Come mostra l’immagine sottostante la categoria del publishing si colloca al fondo sia per quanto riguarda gli importi mediamente versati da ciascuna persona che, soprattutto, per il tasso di successo, per il raggiungimento della cifra necessaria.

L’impressione è che in ambito strettamente informativo sia difficile entusiasmare e coinvolgere “a scatola chiusa” lasciando immaginare che in quest’area sia più funzionale, e funzionante, un modello freemium che non quello di crowdfunding che invece funziona molto bene per quanto riguarda i giochi.

Combinando questi aspetti mi pare possibile ipotizzare un buon grado di probabilità di successo per iniziative di crowdfunding incentrate sui newsgames per quanto riguarda l’informazione.

Tema che, posso anticipare, verrà trattato in un panel ad hoc al prossimo Festival Internazionale del Giornalismo  al quale parteciperò come valletto, come moderatore. Come si suol dire, se il tema vi interessa, stay tuned.

Crowdfunding

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Il Ritorno del Denaro

No, non si parla, ahimè, della ripresa economica, che temo bisognerà attendere ancora a lungo, ma della ripresa delle pubblicazioni di «Il Denaro», quotidiano economico della Campania che aveva sospeso le pubblicazioni il 15 dicembre scorso, ad eccezione di due numeri speciali di fine anno, con la promessa di riprenderle dopo un mese. Così è stato.

Se la ripresa delle pubblicazioni di un giornale di carta di questi tempi è già di per se una notizia, sono altri gli aspetti che colpiscono e che può valere la pena di riprendere dall’editoriale del Direttore del quotidiano campano.

Un nuovo formato che è la metà di quello adottato tradizionalmente dai giornali, non solo una questione di risparmio di carta, che certamente comunque rappresenta una variabile da non sottovalutare, ma anche un richiamo ai tablet ai quali assomiglia  parecchio per dimensioni.

Formato che è adottato per le uscite dal martedì al venerdì, giorni nei quali il quotidiano viene venduto a 0,50 €, mentre il sabato viene proposto nel formato classico al prezzo di 1 €, con una proposta di abbonamento di 99 € annuali per l’abbinamento sia della versione cartacea che di quella digitale ed a soli 30 € per quella esclusivamente elettronica.

Anche l’organizzazione dei contenuti ha chiari riferimenti al digitale con il richiamo in prima pagina delle 4 sezioni principali del giornale: Fast, Smart, Smack, e Slow. Fast News per un rapido giro di orizzonte su quello che accade nei campi di preminente interesse del giornale: economia, politica, professioni. Smart News per illustrare quello che di buono e innovativo avanza nel campo delle imprese e delle pubbliche amministrazioni con un occhio particolare ai giovani talenti. Smack News per accendere una luce sul mondo spesso in ombra della sussidiarietà, del volontariato, del terzo settore dove avremo una guida d’eccezione. Slow News per riflettere sui temi che meriteranno approfondimenti.

Secondo quanto riporta «Editoria Tv», testata all digital, sempre di origine campana, dedicata all’editoria italiana, la tiratura del cartaceo è partita con un numero di copie che si aggira tra le 7 e 10mila. Tiratura che considerando la specializzazione del giornale sia in termini di contenuti che geografici non è trascurabile. La versione integrale del quotidiano cartaceo viene resa disponibile integralmente anche per i non abbonati dalle ore 14 fino a fine gennaio 2013.

«Il Denaro», con grande coraggio, dimostra che è possibile fare innovazione anche sulla carta adottando formati e linguaggi fuori dall’ordinario. Non si può che formulare gli auguri di una lunga vita.

Denaro

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Un Laboratorio di Idee per Salvare i Banner

Se il formato display, i banner sostanzialmente, continua ad essere il più utilizzato la sua [in]efficacia ed il valore riconosciuto per cpm sono un problema importante da risolvere per l’advertising online compresa la, modesta, quota parte che arriva all’industria dell’informazione che in questa dinamica ha un problema nel problema.

«The New York Times»  tra le sua aree di sperimentazione create circa tre anni ha anche Idea Lab, laboratorio di idee come dice il nome al cui interno lavorano una decina di persone dello staff della ricerca e sviluppo del quotidiano.

Tra i vari temi di sperimentazione ve ne è uno specificatamente dedicato all’innovazione dei contenuti e dei formati da cui è nato anche recentemente “Snow Fall“, format editoriale di grandissimo successo [3,5 milioni di utenti unici hanno letto la pubblicazione]  ed un altro invece si concentra sull’innovazione nell’ambito della comunicazione pubblicitaria.

Al suo interno vengono presentate numerosissime sperimentazioni realizzate dal gruppo di lavoro del quotidiano statunitense in collaborazione con gli investitori pubblicitari, con le aziende,  a seconda dell’obiettivo di comunicazione. Sono presenti, e disponibili a chiunque sia interessato a leggerle, circa una cinquantina di case histories, di casi di studio con il concept e la demo della campagna realizzata per aziende come General Electric, Porsche, Reuters o Target, per citarne solo alcune.

Ed è proprio per Target che è stata realizzata una soluzione di comunicazione a dicembre 2012 che tra le tante mi pare di particolare interesse con oltre che il banner in testa alla pagina una timeline personalizzata che si aggiorna in maniera dinamica e si attiva ed è integrata con Twitter e Facebook.

Al di là delle specificità di ciascuna campagna le realizzazioni del «The New York Times» [di]mostrano due cose: la necessità di innovare e sperimentare e la differenza tra essere dei consulenti di comunicazione, dei partner del cliente e dei venditori di pixel come invece avviene nella maggior parte dei casi.

Non vi è dubbio, credo davvero, che il recupero di redditività dall’online per le testate, per i giornali, passi inevitabilmente da questi aspetti.

Target NYTimes

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