Il Giornalaio

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Il mondo editoriale visto dall’edicola

Equilibri ed alleanze controcorrente

Mentre la battaglia contro gli aggregatori si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli e, apparenti, colpi di scena, c’è chi sembra aver preso buona nota dei consigli di Seth Godin e si muove controcorrente.

E’ il caso di UsaToday, giornale a maggior tiratura degli Stati Uniti, che già nel recente passato si era distinto per alcune iniziative interessanti, che ha annunciato di essere arrivato ad un accordo con l’aggregatore di notizie Fark.com per condividere i contenuti nelle rispettive sezioni dedicate alla tecnologia.

Jeff Webber, editore del giornale, secondo quanto riportato, ha affermato che: “Come UsaToday, Fark dà grande valore alla propria comunità di utenti fedeli. Essere in grado di condividere sia i contenuti che le audience mette in grado UsaToday e Fark di rafforzarsi reciprocamente”.

Se non manca chi, commentando l’alleanza, si chiede se sia, alternativamente, un colpo di genio, il segno dell’apocalisse o se semplicemente una pazzia, personalmente mi associo alla dichiarazione dell’amministratore delegato di Fark che afferma : “UsaToday dimostra di essere nel business del futuro mentre la maggioranza dei media resta ancorata al passato”.

Come sempre sono equilibri estremamente difficili da realizzare tra obiettivi di crescita dell’audience, alla quale certamente questa operazione assolve, ed il mantenimento della redditività, vera spina nel fianco sulla quale nessuno ad oggi ha ancora trovato un modello di business.

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El Pais Plus

Dalla scorsa settimana è disponibile il servizio per cellulari e smartphones El Pais Plus, che consente di avere oltre alle principali notizie della giornata anche contenuti esclusivi resi disponibili ad hoc per i sottoscrittori di questa proposta.

Inizialmente solo i clienti Vodafone potranno usufruirne mentre successivamente anche gli altri operatori telefonici saranno abilitati. Per il primo mese sarà possibile effettuare una prova gratuita ed in seguito verrà richiesto un pagamento di 1,5 € alla settimana.

Il modello di business si avvicina molto a quello al quale starebbe pensando da tempo anche il quotidiano anglosassone Guardian che pare stia valutando, appunto, la creazione di un club, di uno spazio esclusivo a pagamento, per i proprio lettori dove offrire contenuti premium attualmente non meglio specificati.

Valuto positivamente l’idea per la scelta di veicolare contenuti a pagamento sul telefono che mi pare la scelta più interessante e di maggior prospettiva sia per praticità che diffusione.

Non si può che apprezzare, infine, la coerenza del quotidiano in questione che dichiara di aver reso disponibile questo servizio: “Fiel a la filosofía de llegar a los ciudadanos a través de todo tipo de formatos y dispositivos” [*]. Filosofia che conferma come la carta non sia più la piattaforma di distribuzione esclusiva di una utenza che usa il web sia fisso che mobile per l’informazione di base e che, se integrata in un percorso di sviluppo strategico dell’impresa editoriale, sembrerebbe di prospettiva.

[*] Come sempre, se avete bisogno della traduzione chiedete e vi sarà dato.

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Unmask Corruption – Filtr

Continuando il discorso intrapreso qualche giorno fa relativamente alla [ri]valutazione del fumetto come media non solo per intrattenere ma anche per formare ed informare, su Filtr parlo di comics politico e di nuovi modi di fare giornalismo con particolare riferimento a due temi d’attualità: evasione fiscale e corruzione.

Cliccando sull’immagine avrete la possibilità di leggerlo integralmente.

Unmask Corruption 4 Filtr

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Interazione e Informazione locale

Il senso di comunità e la necessità di contenimento delle spese stanno spingendo il vento dell’informazione locale e dell’interazione tra giornalisti professionisti e blogger.

E’ recente l’ annuncio di ricerca di “beatblogger” da parte del Guardian per le piazze di Leeds, Cardiff ed Edimburgo, la cui assunzione da parte del quotidiano nazionale britannico dovrebbe consentire di sperimentare dal 2010 la copertura di notizie relative alle comunità locali. Nelle parole di Mercedes Bunz il senso dell’iniziativa: “This experimental project reflects both the shifting nature of journalism and the reality on the ground”.

Di maggior impatto e dimensione appare l’iniziativa del gruppo di quotidiani francesi Le Journaux du Midi che ha creato una piattaforma di blog che danno una ampissima copertura del territorio di riferimento. L’obiettivo è sia di riunire un numero cospicuo di fonti che diano una copertura efficace dell’area geografica che di catturare la pubblicità locale.

Contrariamente al caso del Guardian che offre un vero contratto di lavoro seppur a tempo determinato [12 mesi], il gruppo del Midì compenserebbe allo stato attuale i propri corrispondenti con un misero rimborso forfettario di soli 30 euro al mese.

L’idea di creazione di un portale di blogger dedicati all’informazione locale non è una novità assoluta. La Svezia ha visto nel recente passato diversi tentativi in tal senso che però, secondo quanto riportato, non avrebbero avuto né successo né quindi un seguito.

Sono iniziative che anche dall’altra parte dell’oceano sono state implementate senza esisti degni di nota ma che fanno parte della necessità di sperimentare nel percorso di innovazione che attraversa l’industria editoriale attualmente.

Local News

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Media ed Innovazione

E’ apparentemente paradossale che in un periodo quale quello attuale, in cui gli spunti e le possibilità offerte al giornalismo non sono forse mai stati così numerosi, si fatichi a trovare delle soluzioni condivise e condivisibili sul futuro dei media ed in particolare, per quanto di mio specifico interesse, su quale sarà il destino della carta stampata. Emblematico di questa situazione di frenesia e nevrosi l’HuffPost di ieri che chiede ai suoi lettori di votare per determinare chi sia “The ultimate game changer in media”.

Mi sembra assolutamente condivisibile rilevare come la complessità del problema e la relativa soluzione risiedano fondamentalmente sui modelli organizzativi ed industriali e nei risvolti politici dell’editoria tradizionale come ricorda al termine di un’ interessantissimo articolo Alberto D’ Ottavi.

Una accelerazione all’innovazione, almeno in termini di facilitatore strumentale , potrebbe venire da Managing News, la cui ultima versione, aggiornata al 21 ottobre scorso, consente di creare con semplicità ed efficacia al tempo stesso aggregazioni e conversazioni. La Knight Foundation fornisce più di cinquanta esempi di come questa soluzione, scaricata da oltre mille utenti nei primi cinque giorni dal momento in cui è stata resa disponibile, possa essere utilizzata.

Anche nel nostro paese si smuovono le acque e nascono iniziative che sicuramente tracciano la linea dell’orizzonte. Tra tutte quelle neonate e nascenti, di particolare interesse, a mio avviso, quella promossa dal duo GranieriMaistrello che nelle intenzioni va oltre la funzione di semplice aggregazione di contenuti rivolgendosi ad una fascia ampia di internauti con l’obiettivo di fornire loro servizio in termini di selezione e semplificazione. Iniziativa alla quale spero di poter fornire il mio contributo da giornalaio.

innovation

Vale la pena di ricordarsi, infine, come è stato sottolineato da Luca De Biase, che nel mondo dell’innovazione c’è solo un difetto peggiore che essere troppo in ritardo: essere troppo in anticipo.

L’innovazione non è una linea retta. Oscilla, rimbalza, sbanda e traballa” – John Naisbitt

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Giornalismi drogati

Il quotidiano statunitense “Denver Westword News” ha pubblicato recentemente l’annuncio di ricerca di un critico, un giornalista, che si occupi di recensire i diversi negozi che vendono marijuana valutando i distinti prodotti offerti.

Il giornalista dovrà occuparsi in maniera specifica di visitare i numerosi negozi dove si vende la cannabis e tutti gli “accessori” connessi al suo consumo per analizzarne la qualità ed il livello di servizio offerto dai “Ganjapreneurs” nei numerosi esercizi commerciali esistenti.

Giornalismi Drogati

Secondo quanto riportato, sin ora, 120 persone hanno risposto all’annuncio per diventare il responsabile della rubrica settimanale del precitato quotidiano dal, suggestivo, titolo “Mile Highs and Lows”.

Nel momento in cui negli Stati Uniti ferve il dibattito relativamente all’opportunità di abolire completamente il consumo di questo tipo di droga, si resta in dubbio se si tratti di una strategia di marketing sulla falsariga della brillante operazione [in termini di risultati] condotta quest’estate per il miglior lavoro del mondo o meno.

Insomma, giornalisti contaminati o contaminanti?

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Giornalismi & Gnu Media

Fumetti e giochi sono mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro paese.

Per quanto riguarda il panorama editoriale in senso stretto sono davvero rari gli esempi, che solitamente si limitano a pubblicazioni di nicchia, di prodotti che vengono realizzati in quest’area.

Troppo spesso ci si sofferma sul mezzo e non si analizza il messaggio, molto spesso mancano le competenze tecniche e/o culturali per comprendere e diffondere il messaggio che il fumetto propone.

Come è stato correttamente rilevato, in Italia i fumetti sono ritenuti una letteratura per ragazzi [nel genere avventuroso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è importato dall’estero, dai fumettisti americani soprattutto e quello d’attualità, ricco di contenuti umoristici, politici o culturale, come in altre nazioni, non c’è.

Un raro esempio di caso di successo è rappresentato da Joe Sacco, presente in Italia al recente Festival Internazionale di Ferrara al dibattito sul Graphic journalism coordinato da Luca Sofri, “giornalista a fumetti” che a breve pubblicherà l’ultimo suo lavoro.

Da due mesi di “full immersion” dell’autore in Palestina nasce Footnotes in Gaza esemplare realizzazione di giornalismo investigativo a fumetti.

Nell’intervista rilasciata a “El Pais”, l’autore ne anticipa i contenuti affermando tra l’altro che: “I fumetti hanno una forza che non possiede nessuna altra forma di giornalismo. Le immagini ripetute mettono a fuoco la realtà in maniera più lenta, a volte silenziosa, talvolta con degli assaggi che lavorano nella mente del lettore permettendogli di scegliere il ritmo narrativo”.

The screening

Il fumetto come medium di cultura impegnata e di narrazione moderna dell’attualità sfugge all’assetto editoriale italiano, che ha coltivato nel tempo un facilitatore di lettura destinato a gente di bocca buona. La stessa storia delle origini evidenzia la contiguità con il fotoromanzo, quando la televisione non c’era e il film popolare anticipava i formati stile Maria De Filippi.

Prima di parlare – e straparlare – di “gnu media” si prega, gentilmente, di [ri]considerare i prodotti esistenti sin ora mal utilizzati. Una partnership tra vecchi e nuovi media non solo è auspicabile ma anche possibile; voglio immaginare che anche questa ipotesi di lavoro faccia parte della fase di “ricostruzione” che ci dovrebbe consentire di reimpossessarci della “prospettiva”.

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Ricette dal giornalismo del futuro

Nel tentativo di colmare il vuoto lasciato dalla recente cessazione delle pubblicazioni di “Gourmet”, nasce Zester Daily, pubblicazione esclusivamente on line dedicata all’enogastronomia.

Quello che appare d’interesse sono i presupposti di generazione dei contenuti e di remunerazione degli stessi sui quali si fonda la pubblicazione.

Infatti, secondo quanto pubblicato nel comunicato stampa diramato lunedì di questa settimana, il fondatore, autore per il Los Angeles Times, afferma che: “Zester Daily is not a reflection of one vision, but a collection of voices, making it a refreshingly authentic place for readers and a wonderfully liberating place for our writers”. Ed ancora: “Zester Daily upends the traditional publishing hierarchy by offering journalists the support of a dedicated team of editors, marketers and technical advisors, while allowing them to work independently, […..] This is not citizen journalism; rather it is a professional association where members are rewarded based on their reputations and their ability to find an audience for their work.”

E’ sulla base di questi presupposti che, peraltro, è possibile proporre e pubblicare i propri articoli.

crowdsourcing model

La concezione della linea editoriale, il modello organizzativo ed i criteri di remunerazione proposti ai contributors mi paiono la concreta esemplificazione di quelli che sono i più attuali criteri di costruzione della notizia in termini di collaborazione e di remunerazione.

I limiti del crowdsourcing e del citizen journalism, rappresentati, anche, dalla non retribuzione del lavoro effettuato, come ricordava Dan Gillmor recentemente, vengono superati nel modello proposto dal Zester Daily.

Direi che siamo sulla strada giusta, finalmente una buona ricetta e non più piatti immangiabili.

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Sobillare alla lettura

Il vizio di leggere è un piacere irrefrenabile e inestinguibile che impedisce a chi lo prova di trattenersi davanti alla tentazione di qualunque testo scritto

Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno comprato un libro sono soltanto il 45% di quest’ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per i quotidiani, comprati da poco meno di una persona su dieci e per l’informazione giornalistica online, i cui siti sono frequentati da un Italiano su quindici, qualsiasi tipo di diffusione considerata.

In compenso siamo un paese che abbonda di fiere del libro, letture in pubblico e distribuzione di quotidiani nelle scuole, negli alberghi e nei condomini, tutte operazioni promozionali dal bassissimo ritorno in lettori.

Ci sono però ancora irriducibili lettura-dipendenti, che riescono a trovare le più impensabili occasioni e i modi più insoliti per abbandonarsi al vizio di leggere, veri e propri superstiti di un paese, che avverte l’obbligo di fare a meno di libri e giornali e guardare solo la televisione, pressappoco come accadeva nel libro e nel film predittivo «Fahrenheit 451». Nell’opera di Ray Bradbury o di François Truffaut, Vittorio Sermonti potrebbe essere il ribelle Granger, che incitava il gruppo dei fuorilegge, scampati nella foresta vicino a Londra, a disobbedire al divieto di conservare e diffondere l’abitudine della lettura.

Sermonti ha appena pubblicato «Il vizio di leggere», Rizzoli, Milano, 2009, una raccolta di 160 brani degli autori, che ha più amato, delle etichette, avvertenze e norme di sicurezza, che più lo hanno impressionato. Ci sono, in una galleria personale, Faulkner e Saffo, Auden e Melville, Pound e Fellini, le etichette dei liquori, i foglietti illustrativi dei farmaci, le lunghezze minime dei pesci, ammesse in un mercato, l’Almanacco illustrato del calcio, le figurine Panini: una pratica viziosa, vecchia di settant’anni, trasformata in una lettura insolita e affascinante.

Il libro è nato da una rubrica preparata per la radio e ha radici all’epoca del ginnasio.

«Quell’adolescente, che divorava con ingordigia animalesca i romanzi di Salgari (“pusher della mia bibliodipendenza”) e decantava a voce alta i drammi shakespeariani chiuso nella sua stanza, non ha mai smesso di coltivare la perversa inclinazione a perdersi tra le pagine dei libri. E offre oggi ad altri viziosi un campionario (“una tombola col trucco”) delle parole degli autori più amati».

Sermonti ha accumulato brani e frasi memorabili per indurre al vizio, alla virtù e all’arte del leggere, che rende più complicata, ma anche più bella la vita. «Finchè il fatto non sarà perseguibile a termini di legge», promette che si consentirà lo «spregevole lusso di sobillare il suo prossimo alla lettura».

editoria

[Estratto da IrioSpark – notizie, commenti e riflessioni sull'attualità manageriale ]

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Come vendere le notizie on line: Una checklist

Alan Mutter, giornalista di lungo corso e professore a Berkley di giornalismo, cura un blog [Reflections of a Newsosaur] che non può mancare nella lista dei preferiti di chi è interessato e coinvolto nell’argomento.

Ieri ha reso disponibile una checklist di 8 punti relativamente a quelli che a suo avviso sono gli aspetti salienti da verificare prima di tentare di far pagare le notizie on line.

Mutter nella premessa afferma che:

  • Non è possibile far pagare per alcuni contenuti che di fatto sono “commodities” quali le notizie sul mondo, nazionali, affari, sport ed intrattenimento

  • Potrebbe essere possibile richiedere il pagamento per notizie locali se fossero informazioni talmente esclusive ed esaustive da renderle interessanti per i residenti di una specifica comunità

  • In ambito business-to-business, è molto probabile riuscire a far pagare notizie che aiutano a far soldi, a non perderne o, idealmente, entrambe le cose al tempo stesso

  • E’ probabile riuscire a far pagare i contenuti ai consumatori per due aspetti: (a) intrattenimento esclusivo (b) informazioni che consentano di risparmiare e/o di valorizzare i propri soldi.

Mutter suggerisce di usare – classicamente – una scala di valori da 1 a 5 per l’utilizzo della checklist che propone per riuscire a quantificare le probabilità di successo.

Gli attributi, gli 8 punti chiave della checklist, che il professore californiano identifica sono:

Uniqueness – Quante possibilità esistono che lo stesso contenuto venga trovato altrove? Maggiormente esclusivo sarà il contenuto maggiore il punteggio da attribuire a quest’area.

Routineness – I contenuti sono di una tipologia specifica o ordinaria quali il tempo, punteggi sportivi, quotazioni borsistiche….etc. Contenuti speciali ottengono un punteggio elevato quelli ordinati no.

Time sensitivity – Il valore dell’informazione si deteriora nel tempo? Più l’informazione ha un valore legato allo scorrere del tempo maggiore il punteggio. Ad esempio conoscere informazioni che influenzano il risultato borsistico di un titolo.

Business urgency – Si tratta di una informazione che aiuterà qualcuno a far soldi o ad evitare di perderli? Maggiore la criticità dell’informazione maggiore il punteggio.

Targetability – Quanto strettamente indirizzata agli interessi del consumatore è l’informazione? Più è personalizzata l’informazione maggiore il punteggio.

Entertainment value – Contenuti esclusivi, quali la possibilità, ad esempio, di ascoltare in anteprima un cantante famoso, ottengono un punteggio extra.

Localness – Più vicino a casa sarà quel determinato contenuto maggiore il valore; particolarmente se esclusivo.

Home economics – Se aiutano il consumatore a risparmiare – come ad esempio le classi di consumo energetico [banalmente] per i frigoriferi – i contenuti ottengono un punteggio superiore.

Dopo aver analizzato gli 8 punti suggeriti rendeteli in forma grafica come nell’immagine di esempio sottostante.

Come è possibile notare il b2b è in blu mentre i contenuti orientati al consumatore che hanno maggiori possibilità di essere pagati sono in arancio.

L’opportunità effettiva di far pagare delle notizie, dei contenuti, sembra maggiore in ambito b2b che b2c; i responsabili dei siti web del Wall Street Journal e del Finanacial Times probabilmente già lo sapevano.

pay content on the web

Si noti come attualmente la maggior parte delle informazioni che gli editori vorrebbero far pagare non rientrano nelle categorie soprariportate ed otterrebbero punteggi davvero striminziti. Questo suggerisce la necessità da parte degli editori di creare prima dei prodotti vendibili e successivamente di tentare di farli pagare.

Sono aspetti che in ordine di priorità nel nostro paese, lascerei tranquillamente nelle ultime posizioni stante la situazione attuale e le abitudini consolidate di alcuni rappresentanti dell’editoria nostrana.

Commesso il primo errore strategico, commetterne un secondo nel tentativo, vano, di rimediare al primo sarebbe forse fatale. Spero che l’aver reso disponibile la checklist nel nostro idioma serva, anche, ad evitare questo.

There is far more good work to do than there is time. Chose carefully“.

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