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Il Piacere Laico del Mattino

«PressGazette» pubblica i dati presentati da Anthony Sullivan, group product manager del «The Guardian» durante un dibattito sulle notizie in mobilità: ”How to make journalism work on tablet computers” tenutosi l’11 aprile scorso.

I dati mostrano il consumo di notizie del quotidiano anglosassone nell’arco della giornata a seconda dei diversi supporti utilizzati.

Si conferma, come diceva Friedrich Hegel parlando di preghiera laica del mattino in riferimento ai giornali, che i quotidiani di carta hanno un picco di lettura nelle prime ore della giornata come mostra il grafico sottostante.

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Decisamente più “spalmato” nell’arco della giornata l’accesso al sito web del giornale britannico con un leggero picco verso l’intervallo di pranzo, mentre l’acceso in mobilità e la relativa applicazione mostrano come la fruizione avvenga durante i momenti di trasferimento casa-lavoro e viceversa. Per l’ennesima volta si ha la conferma che la fruizione attraverso i tablet avviene invece di sera in ambiente domestico, probabilmente mentre si stanno svolgendo altre attività.

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I dati confermano sostanzialmente la medesima analisi realizzata da Steve Wing, Business Director, Mobile, Guardian News and Media, pubblicata ad agosto dell’anno scorso che riprendeva i dati di marzo 2012 fornendo un maggiore dettaglio relativamente alle differenze tra applicazione per iPad e quella per iPhone/Android – per smartphone – e per l’app di Facebook, il social reader poi dismesso poco prima della fine del 2012.

La preghiera laica del mattino continua ad essere una realtà, i diversi supporti sono prevalentemente complementari tra loro e NON alternativi con occasioni di consumo, fruizione in distinti momenti della giornata.

La sfida NON è il digitale, la sfida è la convergenza come confermano, anche, i dati del «The Financial Times».

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Correlazioni

Mark J. Perry, professore di economia e finanza alla School of Management dell’ University of Michigan, che recentemente aveva prodotto un interessante grafico sull’andamento dei ricavi pubblicitari, sia carta che online, dei quotidiani statunitensi, ora ha prodotto un altro grafico in cui mette in relazione l’andamento dei ricavi pubblicitari con il livello occupazionale.

Come ci si potrebbe attendere al calo della raccolta pubblicitaria corrisponde, in maniera più che proporzionale, un calo nel livello di occupazione all’interno dei giornali statunitensi. Un fenomeno che, come noto, non è caratteristico soltanto di quanto avviene oltreoceano ma che è altrettanto evidente, anche, nel nostro Paese come testimonia il SurvivalCamp che si terrà durante l’edizione 2013 del Festival Internazionale del Giornalismo la prossima settimana.

newspaper adv jobs

Si tratta di fenomeni che hanno attraversato altri comparti, altri segmenti di mercato, nel passato più o meno recente.

Se il taglio dei costi in periodi di crisi diviene spesso un male inevitabile, la sfida resta quella di come generare ricavi poichè è evidente come altrimenti l’involuzione sarebbe inevitabile.

Restando alla nostra realtà nazionale sorprende la dicotomia tra dichiarato e realizzato che emerge da una frase del Presidente di FIEG[*] Giulio Anselmi durante il convegno “Carta e Web: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”:

La carta rappresenta sempre il 90% dei ricavi del settore editoria – dice Giulio Anselmi, presidente della Fieg – L’editoria nel 2012 presenta dati in rosso per il quinto anno consecutivo nonostante l’integrazione in atto con il digitale, che dà segnali positivi. La filiera della carta occupa 213mila addetti, pari al 5% dell’occupazione nel settore manifatturiero, che diventano 740mila con i 527mila addetti dell’indotto. Serve un sostegno forte per un settore strategico per l’informazione e per l’economia del paese”.

Il mondo del web “rappresenta il nostro naturale interlocutore come via d’uscita da questa situazione – aggiunge Anselmi – ma la carta resta il nostro punto di riferimento. Non lo dico da nostalgico e non nativo digitale, ma lo dico guardando i numeri. L’online è il futuro, ma oggi la carta resta il nostro cuore

Dichiarazioni che stridono, come avevo già rilevato, rispetto allo scarso impegno, ed ai risultati nulli, relativamente all’informatizzazione delle edicole, tema al quale è dedicata una parte rilevante del mio libro pubblicato scorsa settimana.

Se le correlazioni tra calo dei ricavi e taglio dei costi del lavoro sono evidenti, restano invece inconsistenti quelle su un’area che potrebbe non solo garantire saving significativi ma anche produrre virtuosismi del sistema, della filiera editoriale, in grado di rilanciarlo.

copertina libro PLS

[*] Via 

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Grazie [e dintorni]

Nel primo giorno di lancio il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata” è primo nella categoria giornalismo su Amazon e nella top ten di BookRepublic. Secondo TweetReach i numerosi contributors su Twitter hanno generato il raggiungimento di oltre 54mila account e 68.550 impression. Numerosissime le condivisioni anche su Facebook ed altri social media, social network.

Oltre a ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro e/o contribuito alla sua diffusione, resto in attesa di un feedback sulle proposte operative in esso contenute. Cosa che è possibile fare o all’interno dell’apposito spazio dei commenti o, se preferite, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica contenuto nel libro stesso o, ancora, attraverso i diversi social media e social network come sempre più avviene da tempo.

Si segnala inoltre che ora il libro è disponibile su tutte queste piattaforme, bookstores: Amazon, Apple Store, BookRepublic, Kobo Store, Mediaworld, Ultima Books. Come dicevo ieri, la lettura da PC, anche se più “povera”, è possibile utilizzando dei programmi liberamente scaricabili.

libro pls classifica Amazon

Il giorno prima della pubblicazione del libro, a Roma si è tenuta la conferenza stampa su “CARTA & WEB: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologiche”. Come riportato sul sito web della FIEG, conferenza stampa della filiera carta, editoria, stampa e trasformazione.

Osservando l’elenco delle associazioni presenti, promotrici – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg – non si può non rilevare la completa assenza della distribuzione e della rete di vendita, delle edicole. Una filiera che non raccoglie intorno a se, che non si confronta con lo sbocco commerciale dei propri prodotti fornisce la dimensione di chiusura e di pericolosità dell’approccio ai problemi in essere tenuto sin ora.

Proposte per la ripresa che non tengano conto di dove, come [e a chi] vengano venduti i prodotti editoriali sono zoppe, ad essere magnanimo, per definizione.

Un motivo in più, se posso dirlo, per essere felice di aver scritto il mio libro sul tema e dell’attenzione sin qui ricevuta. Grazie ancora.

grazie tastiera

Update: Grazie anche ad Anna Masera per la segnalazione di oggi su «La Stampa»

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Che Fine Farà la Carta Stampata

E’ disponibile da oggi il mio libro “L’edicola del futuro, il futuro delle edicole. Ovvero che fine farà la carta stampata”.

Seppure possa forse apparire singolare che un libro dedicato ad una delle reti commerciali al dettaglio di maggior capillarità nel nostro Paese sia esclusivamente in formato digitale, questo ha consentito tempi estremamente ridotti dalla stesura alla pubblicazione rendendo l’e-book aggiornato a fatti ed informazioni che risalgono a non più di dieci giorni fa e dunque di grande attualità.

Il libro introduce all’abc della filiera editoriale mostrando l’edicola sotto diversi punti di vista con l’obiettivo di far comprendere i meccanismi di tutta la filiera editoriale-giornalistica: dall’editore passando per i distributori – nazionali e locali –  fino, appunto, alle edicole.

A cavallo tra il saggio divulgativo ricco di informazioni ed opinioni e proposte, credo davvero, concrete, incisive, vengono analizzati punti sensibili del sistema editoriale tradizionale quali il finanziamento ai giornali e l’informatizzazione come strumento per una riforma dell’intera filiera.

L’immagine sotto riportata riproduce l’indice del libro che sintetizza i contenuti dello stesso.

libro pls indice

L’e-book è arricchito da interviste condotte tra febbraio e marzo di quest’anno a diverse personalità nel mondo editoriale, che colgo l’occasione per ringraziare, da Paolo Peluffo, Sottosegretario di Stato con delega all’editoria ad Amilcare Digiuni, del sindacato nazionale giornalai d’Italia SINAGI, fino a Sergio Bonelli, Direttore commerciale de «La Stampa» e Massimo Ciarulli, illuminato edicolante di Terni.

Infine, tra i diversi contenuti all’interno del libro, ho elaborato la marketing map delle edicole inserendo, evidenziandoli, i prodotti ed i servizi dello sviluppo del canale e dunque del sistema editoriale tradizionale nel suo complesso.

Il prezzo di vendita, 2,99€, è davvero alla portata di tutti ed possibile acquistare l’e-book per Kindle, iPad o altro dispositivo. In caso non aveste nessuno di questi device resta comunque la possibilità di leggerlo da PC utilizzando dei programmi liberamente scaricabili. 

Vi lascio con quello che è uno degli ultimi paragrafi nel capitolo delle conclusioni del libro:

La rivoluzione che ha colpito l’editoria passa attraverso Internet ma non è causata dalla Rete di per se stessa. Il sistema editoriale, la sua filiera, dall’organizzazione interna e dal tipo di proposta di lettura degli editori, alle rivendite, passando per distributori nazionali e locali, richiede un profondo ripensamento. L’attuale crisi non è il frutto della tanto declamata rivoluzione digitale ma della staticità dell’offerta e del sistema nel suo complesso che allo scossone dato da crisi economica e dall’avanzare dei media digitali ha mostrato con chiarezza la propria inadeguatezza.

Ovviamente ogni feedback è assolutamente apprezzato ed il libro contiene anche il mio indirizzo di posta elettronica se preferite farlo in maniera privata. Buona lettura.

copertina libro PLS

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Copie Digitali

Sono stati diffusi ieri i dati ADS di febbraio per la carta stampata. I dati da inizio anno contemplano, finalmente, seppur in maniera restrittiva, le copie digitali di quotidiani e periodici.

Tralasciando per un momento le distorsioni del sistema anche da questo punto di vista, emergono alcuni aspetti che vale la pena di considerare, di sottolineare.

Secondo i dati pubblicati su «Prima Comunicazione» [quotidiani, settimanali, mensili] il quotidiano di Confindustria consolida il primato come quotidiano digitale, soprattutto grazie alle vendite multiple ed a quelle in abbinata carta+digitale, come mostra la tavola di sintesi sottostante, ed accelera sull’offerta digitale con nuovi pacchetti per i lettori.

vendite-carta-digitale-febbraio

 Approfondendo si notano due aspetti:

  • I primi 12 quotidiani aumentano tutti, seppur con le dovute differenze, la vendita di copie digitali rispetto al mese di gennaio [cliccando sul grafico sotto riportato avrete accesso alla versione interattiva con dettaglio dei dati - blu: febbraio, rosso: gennaio]
  • Il contributo delle copie digitali torna a “far sorridere” i giornali che complessivamente aumentano grazie alle stesse le vendite

 Strabiliante il dato di «L’Unione Sarda» con quasi 7mila copie digitali.

- Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva -

– Clicca per ingrandire ed accedere a versione interattiva -

Molto diversa la situazione per i periodici che invece, se si escludono i settimanali abbinati ai quotidiani, hanno vendite delle copie digitali decisamente contenute, in alcuni casi davvero risibili.

Per i settimanali spiccano le oltre 34mila copie di «Sorrisi e Canzoni Tv» a cui seguono a distanza considerevole le 5mila circa di «L’Espresso» e le 1215 di  «Topolino» ultimo nella top ten delle vendite di copie digitali a febbraio.

Ancora minori le vendite per i mensili con il primo per vendite, «Cucina Moderna», a poco meno di 19mila copie e l’ultimo tra i primi dieci, «Focus» a 2826 copie.

Pare insomma che l’interesse per la versione digitale dei periodici sia di gran lunga inferiore a quella per i quotidiani e che il percorso per il recupero delle vendite sia decisamente più accidentato, se possibile, rispetto ai quotidiani.

Alla prossima puntata.

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Quotidiani e Twittersfera

Marco Toledo Bastos ha condotto una ricerca sulla notiziabilità all’interno della twittersfera  e sui flussi d’informazione dei principali quotidiani internazionali nella piattaforma di microblogging da 140 caratteri.

Per quattro mesi ha monitorato la diffusione degli articoli dei principali giornali di Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Brasile e Germania. Su Polis, della London School of Economics’ Media and Communications Department, sono stati pubblicati, anticipando i risultati definitivi della desk research, i dati relativi alle prime due settimane di ottobre del 2012. I dati forniti da Bastos sono il risultato del monitoraggio di 2.842.699 di articoli twittati nel periodo.

Nel complesso emerge come la quota di voce maggiore sia dei giornali statunitensi che pesano il 35% del totale, seguono quelli spagnoli con il 28% e gli inglesi con il 19%. Ai quotidiani tedeschi va solo il 4% di share of voice, evidenza di una bassa attività generale da parte degli stessi.

Tra le elaborazioni realizzate una delle più interessanti riguarda la comparazione tra la quota di vendite della versione cartacea e la percentuale di notizie diffuse su Twitter. Rispetto alla quota di mercato nel proprio Paese tutti i principali quotidiani considerati, da «El Pais» al «The Guardian», passando per «Die Welt» e «The New York Times», hanno una diffusione ed una quota di voce sulla piattaforma di microblogging di gran lunga superiore alle vendite come mostra il grafico di sintesi dei risultati sottostante.

Dai dati non pare emergere un effetto traino sulle vendite di copie cartacee dalla presenza su Twitter che invece sicuramente è funzionale per generare brand awareness, notorietà di marca delle testate, e accessi al sito web.

Circulation Vs Tweets

I dati pubblicati forniscono anche la distribuzione oraria, i client utilizzati e le tipologie di piattaforme diffuse [mobile, desktop].

Vengono inoltre analizzate la quota di voce complessiva sulle testate prese in considerazione, con «El Pais» a primeggiare su «The New York Times» e «The Wall Street Journal». E’ sempre il quotidiano spagnolo, seguito dai due statunitensi a primeggiare per numero di retweet. Il volume di tweet sembra dunque influenzare direttamente la sua diffusione attraverso gli utenti presenti su Twitter. Si tratta di un aspetto non trascurabile sia per quanto riguarda il modo con il quale le persone ricevono l’informazione attraverso i loro contatti che in termini più strettamente promozionali.

Twittersfera

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Il BenEssere dei Periodici

La diffusione dei primi dati ADS sulle copie digitali dei periodici mostra come, ad eccezione dei due settimanali femminili di «la Repubblica» ed «Il Corriere della Sera» che però sono in abbinamento con i rispettivi quotidiani, le vendite di settimanali e mensili rispetto alla versione cartacea abbiano un’incidenza risibile.

E così c’è chi pensa che valga la pena di continuare a tentare la strada tradizionale affidandosi a carta ed edicole anche per nuove proposte editoriali.

E’ il caso di Periodici San Paolo che il 21 marzo prossimo venturo lancia «BenEssere» mensile che si rivolge prevalentemente a donne di età 35-55 anni, attente alla salute e al proprio stile di vita.

La rivista è suddivisa in cinque aree: Essere & benessere, con interviste su salute e prevenzione, servizi e incontri con personaggi famosi che raccontano il loro rapporto con il vivere sano. Cibo & benessere, dedicata al buon cibo, alla corretta alimentazione, agli stili di vita, al fitness e alla cura del corpo. Notes è la guida ai servizi e ai diritti: assistenza, fisco, consumi, aspetti legali e uno “sportello reclami” per le segnalazioni dei lettori; Noi & gli altri, tra psicologia e spiritualità, argomenti legati alle relazioni interpersonali e al rapporto con il divino. In ultimo, Tempo libero dedicato agli itinerari, alla scoperta dei percorsi dello spirito, gli appuntamenti culturali ed enogastronomici da non perdere.

Il primo numero di «BenEssere» sarà in vendita al prezzo di lancio di 1 euro mentre dal secondo numerò passerà a prezzo pieno a 2.90. Il progetto grafico del nuovo mensile è stato affidato a Luca Pitoni, vincitore di numerosi premi [Premio compasso d'oro ADI, SPD Award, D&AD Award,European Newspaper Award e molti altri riconoscimenti ancora] e art director dei Periodici San Paolo.

Il lancio della nuova testata è supportato da una campagna di comunicazione importante di questi tempi con un budget tra above e belowe the line di circa 1 milione di euro. La pianificazione della campagna si articolerà su Tv [Sipra e Publitalia], Radio Rai e commerciali e stampa quotidiana e periodica. La tiratura complessiva prevista per i primi tre numeri è di 510 mila copie e, per quanto a me noto, il primo numero ha già una copertura del 100% delle pagine pubblicitarie.

Il lancio del mensile salutistico rientra in un  più ampio piano di rilancio e sviluppo dei Periodici San Paolo che coinvolgerà tutto il portafoglio delle testate del gruppo sia con la rivisitazione “morbida” di «Famiglia Cristiana» che con altri nuovi prodotti con l’obiettivo di presidiare al meglio i segmenti di riferimento. In particolare i prossimi lanci riguarderanno l’area della religione con un nuovo settimanale e quella ragazzi con prodotti che andranno a presidiare le diverse fasce d’età.

Un percorso ambizioso che però, da quello che mi ha mostrato e raccontato in un nostro incontro ad inizio settimana Marco Basile, publisher dell’area famiglia e varia, che include appunto  «BenEssere», è stato concepito e sviluppato davvero con professionalità ed attenzione. Premessa indispensabile al successo che non si può che augurare all’iniziativa.

BenEssere SPaolo

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Informazione Iconica

Siamo, da tempo, nella società della conoscenza, dell’informazione e della comunicazione iconica.

Deve essere da questa constatazione che è partito il designer parigino Sylvain Boyer per creare «Icon Times» aggregatore di notizie che seleziona articoli da The New York Times, The Guardian, Reuters, CNN ed altri e le tratta in forma grafica fornendo una rappresentazione iconografica del tema sul quale è centrata la notizia.

La home page si presenta come un insieme di icone con solo il titolo della notizia. Per ogni articolo viene pubblicato un estratto della notizia e fornito il link alla fonte originale per la lettura completa.

Icon Times

Ogni icona è originale ed è disegnata partendo dalla premessa di contribuire alla comprensione della notizia in modo semplice.

Secondo quanto dichiarato da Boyer ”i principali siti di notizie offrono informazioni di difficile lettura. Ci sono troppe informazioni, troppi titoli … un overdose di informazioni che confonde i lettori.  [...] I segni forniscono un’informazione chiara, semplice e universale”. E questo è proprio quello che ci siamo proposti di fare: “Icon Times è un sito che trasforma le notizie in informazione grafiche sotto forma di segnale.”

Alcune icone sono davvero ben realizzate, efficaci. Interessante evoluzione di quanto l’amico Massimo Gentile, “collega” di Boyer, realizza da tempo per quanto riguarda l’attualità italiana.

Sanità

Sempre in tema di design dell’informazione, il «The New York Times» ha pubblicato ieri il prototipo del nuovo sito che sarà completamente ridisegnato rispetto all’attuale.

Dalle informazioni disponibili il visual complessivamente è molto simile a quello di un’applicazione per tablet, offre un accesso più diretto alle sezioni del giornale di proprio interesse e promette una nuova esperienza di lettura con una maggior integrazione di immagini, video ed altri elementi multimediali interattivi. Anche l’impatto visivo della pubblicità dovrebbe ottenere un beneficio dal re design.

Dopo il recente lancio dell’app realizzata in html5, stante l’elevato numero di abbonati all’edizione online/digitale del quotidiano, il nuovo sito potrebbe rappresentare un’ulteriore mossa verso la scelta di bypassare l’Apple Store, e le sue esose commissioni, come già il caso del «The Financial Times».

All’iniziativa, che verrà sviluppata in base al feedback ottenuto da un selezionato gruppo di lettori, è stato dedicato un blog.

NYTimes 1st Look

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Editoria Specializzata

 L’amico Angelo Centini, scegliendo proprio la notte degli oscar, insieme a un team di 7 giovani critici cinematografici, ha lanciato CineRunner, Blog-Magazine monotematico su tutto quel che riguarda il cinema, con un forte orientamento al web, ai social media e al mobile.

Il nome fa un vago riferimento a Blade Runner, presente anche nel logo con la silhouette di Rick Deckard, ma anche all’idea di un magazine pronto a cogliere le nuove sfide dettate dai media in continuo cambiamento.

Visitando CineRunner il lettore può consultare recensioni, analisi comparate su autori, temi, schede di film classificate e avere l’orario della programmazione nei cinema delle principali città.

Grazie ad un innovativo punteggio di valutazione meta-cinematografico, il “CineRunner Index”, che si basa su un algoritmo testato su un campione di circa 2000 film e che raccoglie oltre 80 fonti del mercato cinematografico globale e italiano, classificando questi punteggi in base al successo di critica, misurato in premi alle principali rassegne e festival cinematografici, e al successo di pubblico, misurato con i risultati raggiunti al botteghino.

E’ questo, a mio avviso, senza nulla togliere al resto, l’aspetto più interessante dell’iniziativa editoriale. Il database utilizzato per testare l’algoritmo del CineRunner Index è quello diffuso da David McCandless di Information is Beautiful che in occasione degli Oscar 2012 aveva prodotto un set di visualizzazioni davvero straordinario sull’industria cinematografica statunitense la cui completezza di informazioni aveva indotto il celebre Datablog del «The Guardian» a parlarne come esempio virtuoso di raccolta e visualizzazione di informazioni. Dati che ancora si utilizzano poco nell’ambito dei modelli di business, mentre la rivendita di analisi oggettive potrebbe essere un ulteriore spunto, un ulteriore fonte di ricavo.

Un punteggio chiaro e condivisibile, con parametri obiettivi e non affidati ai gusti dei singoli critici o agli umori del pubblico, con il rispetto della critica cinematografica che viene posta al centro e con i richiami al pubblico con il quale costruire spazi aperti al dibattito tramite commenti al sito, che hanno un sistema fortemente orientato alla creazione di community e, come sempre più spesso avviene, può continuare , anche sui canali social Facebook, Twitter e YouTube.

cinerunner-logo

Il mondo dell’editoria specializzata dell’editoria dedicata al cinema è estremamente variegato e vede riviste storiche e ben posizionate, perché popolari, come Ciak e FilmTV alla quale si affiancano riviste specializzate nell’approfondimento e nell’analisi critica, quali Segnocinema, Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana, Duellanti, Nocturno, distribuite in libreria. A questi si affiancano riviste solo online come Badtaste, Sentieri Selvaggi e Gli Spietati.

Chi ha la rivista cartacea pare spingere solo quella, come nel caso di Mondadori con Ciak. Le altre riviste citate, di alto livello qualitativo e culturale, hanno iniziato solo da poco ad affacciarsi nel mondo dei media e di internet. Nascono però nuovi modelli di business come per la testata Sentieri Selvaggi che propone i propri corsi con la Scuola di Cinema.

Un tempo l’opinione del critico era l’unico modo per valutare la qualità di un film prima di andare a visionarlo e molto spesso i punteggi del pubblico erano visti come superficiali e ancora oggi sono influenzati da un gusto di massa. Oggi questa concezione pare, se non del tutto superata, per lo meno modificata, poiché, ai tempi del web 2.0, le persone sono più inclini a fidarsi degli amici o dell’opinione di un gruppo di sconosciuti spettatori che lascia il proprio giudizio sui siti di raccolta recensioni da parte degli utenti.

Anche sotto questo profilo CineRunner lancia il suo messaggio per rompere questa divisione e con il già citato CineRunner Index valorizza sia il punteggio della critica che l’opinione degli spettatori.

Bella iniziativa con una buona dose di innovazione e spunti davvero interessanti nell’affollato mondo dell’editoria specializzata dedicata a cinema e dintorni. Buona fortuna.

007 - 50 anni dal primo film di James Bond

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Game Over?

A fine 2012 in Svezia è stato lanciato un nuovo progetto di edicola elettronica.

MegaNews Magazines, questo il nome dell’iniziativa, realizzata in collaborazione con Ricoh, la nota multinazionale giapponese di stampanti sia consumer che professionali, si propone di collocare dei chioschi elettronici dove le persone, scegliendo tra oltre duecento titoli disponibili, grazie ad accordi già raggiunti con i principali editori svedesi, possano stampare il proprio giornale o la propria rivista.

Secondo quanto viene spiegato nel sito web aziendale, le persone, dopo aver selezionato la testata di proprio interesse ed aver pagato con carta di credito, in due minuti avranno la propria copia fresca di stampa pronta da leggere.

Le copie elettroniche delle testate sono su dei server che in funzione di ciascuna richiesta effettuata dalle persone scaricano e stampano quanto desiderato dall’acquirente. I responsabili dell’iniziativa si propongono di installare i chioschi elettronici in quelle zone non servite, non coperte dalla distribuzione tradizionale ma anche in luoghi di grande transito quali gli aeroporti. I primi dieci chioschi dovrebbero essere collocati a breve per testare il successo o meno dell’idea.

Edicola Elettronica

Nell’iniziativa, a mio avviso, ci sono elementi d’interesse ma anche diverse zone d’ombra o quantomeno da calibrare in maniera diversa dall’attuale concezione del progetto.

Il plus principale è ovviamente quello di ottimizzare tutto il processo di distribuzione del cartaceo eliminando costi di trasporto, gestione e rese che in questo modo si annullano.

Il principale minus è legato ai tempi di attesa poichè se il singolo individuo potrebbe anche essere disponibile ad attendere due minuti per la stampa della propria copia nei momenti di picchi di traffico, di afflusso delle persone, si pensi a quando alla mattina anche dieci persone contemporaneamente vanno in un’edicola ad acquistare un quotidiano, renderebbero l’attesa troppo lunga. Un tempo che davvero pochi, o nessuno, sarebbe disponibile ad attendere, ancor meno se possibile in luoghi di grande transito quali gli aeroporti.

A questo si aggiunge anche il fattore umano. In moltissimi casi, soprattutto nell’Italia dei mille campanili, della provincia, l’edicola, al pari della farmacia, della chiesa e del “bar in piazza”, è un punto di riferimento, di aggregazione, ed il giornalaio “un amico”, una persona con la quale molto spesso si fanno quattro chiacchiere. Tutto questo non è sostituibile dal chiosco elettronico ed incentiverebbe ulteriormente lo spostamento verso l’online ed il digitale rendendo non sostenibile l’investimento iniziale.

Lo studio di Boston Consulting Group sul valore dei media, indica come sia sulla stampa quotidiana e periodica il surplus maggiore di valore percepito dalle persone tra online e tradizionale cartaceo. In buona parte sicuramente questo avviene anche grazie al fatto di poter leggere online testate che sono di difficile, o nulla, disponibilità. Potrebbe essere questo un’area di potenziale interesse e sviluppo dell’iniziativa che consentirebbe alle edicole di integrare la loro attuale offerta e di annullare la difficile gestione attuale che di fatto complica la diffusione di giornali e riviste straniere. Si pensi, in particolare ma non solo, al beneficio durante la stagione turistica.

A questo si potrebbe associare un servizio di print on demand per articoli o sezioni specifiche da rendere disponibili entro due ore dalla richiesta soddisfando desiderio di personalizzazione dell’informazione e generando revenues supplementari.

Insomma per le edicole non è ancora game over ma proposte di questo tipo potrebbero essere parte integrante di quella che sarà “l’edicola del futuro e del futuro delle edicole”, titolo, il caso vuole, diciamo, del mio libro sul tema in uscita a fine marzo.

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