Archivi del mese: novembre 2011

Un Politico Corrotto Preferisce i Blogger ai Giornalisti

La mappa realizzata dall’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford visualizza in quali nazioni sono i 100 principali quotidiani nel mondo.

Seppure non offra il ricchissimo database della mappa mondiale dei giornali, evidenzia il collegamento diretto tra richezza e diffusione dei giornali con Scandinavia e Giappone in testa alla classifica del rapporto tra numero di abitanti e copie vendute.

La mappa inoltre fa emergere come spesso l’importanza dei mezzi d’informazione sia sovrastimata rispetto alla loro portata effettiva.

Un eccesso di considerazione che emerge anche dalle parole di Paddy Coulter, Direttore di Oxford Global Media, che in un’intervista rilasciata ieri al quotidiano catalano «La Vanguardia», attacca con durezza blog e social media in generale assegnando solo ai giornali il ruolo di tutori della democrazia.

A prescindere da qualunque altra considerazione possibile, ritengo non sia attraverso la contrapposizione che si costruiscano solitamente processi virtuosi.

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Correlazioni & Correzioni

Marco Basile mi fa notare che i valori riportati nella tabella sono quelli della colonna “TOTALE VENDITA” di ADS ed ha assolutamente ragione.

I dati inseriti sono effettivamente quelli della sola vendita in edicola e non della totale pagata poichè avevo valutato di escludere le “altre vendite” che a mio avviso avrebbero sporcato il dato; immagino si tratti di vendite ad alberghi ed altro. In questo modo ho effettivamente escluso anche gli abbonamenti rendendo, da un lato, più corretto il confronto rispetto all’obiettivo dell’analisi: “verificare il mercato contendibile”, ma, dall’altro, inserendo nella legenda una descrizione errata.

Sicuramente per «Il Sole24Ore» gli abbonamenti pagati rappresentano una risorsa importante ed uno dei punti di forza del  quotidiano. Capisco quindi la giusta puntualizzazione anche sotto questo profilo.

Si pubblica dunque oggi la tabella rivista e corretta con il dettaglio degli abbonamenti ed il nuovo totale delle vendite dei quotidiani presi in considerazione nell’analisi proposta. Le “altre vendite” per i motivi precitati restano escluse dai conteggi, ed anche i dati Audipress sono stati eliminati per chiarezza e facilità di lettura.

Ad esclusione del quotidiano di Confindustria gli abbonamenti pagati rappresentano una quota talmente marginale del totale da non spostare la sostanza del commento precedentemente espresso.

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«Affari Italiani» pubblica la sintesi dell’andamento delle diffusioni dei quotidiani nazionali, tutti con segno negativo, ad eccezione del quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli che avanza dello 0,3% con 460,5 mila copie rispetto allo stesso mese del 2010 e, soprattutto, del «Il Sole 24 Ore» che avanza ad ottobre del 3,2% a quota 281,9 mila copie.

Mi scuso per l’errore e rigrazio Simone per avremi offerto l’opportunità di fare chiarezza.

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Sexism and the Media

The gender gap in Italy is one of the highest among developed nations as the latest data available confirms.

If Italy is lagging behind the rest of the world and threatens, once more, to miss opportunities, are the media to blame for the representation they often  give of women or are they only reporting the status quo of our culture?

The issue is of great social relevance for a Country in which sexism is part of the daily picture made of women represented as “velinas”, or worst as escort,  becoming so popular to drive  a great protest and a huge movement calling to have more respect.

Around this question will take place, next friday in Rome, a debate organized by Associazione Pulitzer in collaboration with Associazione LSDI [Libertà di Stampa Diritto all’Informazione] and the DigiLab of University La Sapienza of Rome under the advocacy of Federazione Nazionale della Stampa.

“Women and Media. The role of woman in the collective imaginary”  will see the partecipation, among others, of Giovanna Cosenza, professor of semiotics of new media at the University of Bologna, Antonella Beccaria, journalist and writer, Natascha Fioretti, head of the italian section of the European Jornalism Observatory and Loredana Lipperini, journalist and radio speaker.

Such an important issue and the partecipation of so many qualified speakers shouldn’t be unattended not only by women but by all those who care about the future of our Country. I’ll be there.

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Monitorare la Condivisione Sociale delle Notizie

E’ stato lanciato ieri «Rippla»: sito web che monitora e traccia quali sono le notizie che maggiormente vengono condivise dai lettori.

Realizzato da Sunny Hundal, giornalista e blogger al «Guardian», al momento si concentra sulle fonti d’informazione anglosassoni classificando la diffusione delle notizie in base a quanto vengono condivise nei diversi social network. Il sito, ancora in versione beta, mantiene traccia delle ultimo giorno con aggiornamenti orari. Si viene così, ad esempio, a scoprire quale impatto emotivo abbia avuto la “pubblicità shock” di Benetton che compare tra le “top stories” del giorno con oltre 7mila condivisioni della notizia.

Molto interessante anche il widget realizzato che consente di verificare interesse e condivisione di qualunque notizia incluse quelle diffuse dagli organi d’informazione del nostro Paese.

Per testarne il funzionamento ho scelto di verificare il livello di condivisione del testo integrale del discorso al Senato di Monti pubblicato dal «Post».  I risultati, sottoriportati nello screenshot, confermano l’affidabilità dello strumento che fornisce gli stessi numeri che appaiono al fondo dell’articolo in questione e che sono integrati da altri social network sui quali è stato [ri]proposto.

Strumento, tool, che i community managers del segmento editoriale possono iniziare ad utilizzare da subito.

[Via]

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Nuvole tra i Monti

Le word cloud, le nuvole di parole, realizzate a partire dal discorso di Monti ieri al Senato e, per confronto, di quello della “discesa in campo” nel 1994 di Berlusconi.

Una legge elementare di psicologia della comunicazione dice che più le parole ripetute sono astratte e interpretabili con larghezza di significati, più alto è il rischio che siano passepartout, che non impegnano l’emittente e possono essere equivocate.

Se prima eravamo all’inferno, adesso siamo in purgatorio.

Il testo del discorso di Monti

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

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Gli Skills del Tombeur de Femmes Applicati ai Social Media

Nei social media la centralità è nel coinvolgimento delle persone con l’obiettivo ultimo di stabilire una relazione che automotivi a determinate azioni. Quale tecnica migliore dunque se non quella che i tombeurs de femmes, i playboy, adottano?

Nella maggior sintesi possibile:

- Preparazione [pre-pararsi: pararsi prima]: Così come quando si vuole conquistare una donna, ma sempre più anche viceversa, ci si prepara adeguatamente studiando accuratamente il proprio look e quant’altro propedeutico al raggiungimento del successo, altrettanto è opportuno, direi indispensabile, fare quando un’impresa inizia a pensare di voler stabilire una relazione con gruppi di persone attraverso i social media. Questa è la fase della business intelligence nella quale, in sintesi, si procede ad un auditing sia interno che esterno che consenta di mappare i diversi stakeholders così da stabilire come, con quali modalità e mezzi, approccerò coerentemente ed in maniera integrata i diversi pubblici di riferimento.

  – Approccio: E’, ovviamente, il momento nel quale ci si avvicina all’interlocutore/interlocutrice cercando di destare il suo interesse dando il meglio sè.  Come recita un noto detto, infatti, non si ha mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione. Sarà perciò necessario, tra l’altro, utilizzare i risultati dell’indagines volta per determinare quali mezzi, quali canali utilizzare, identificare le fonti di contenuti esistenti da utilizzare, definire gli argomenti in linea con il vostro focus, nonchè approfondire la rilevanza dei contenuti.

- Intervista: Ovvero, quando cerco di comprendere e aree di interesse di colei/colui con il quale sto dialogando così da conquistarla/o. Si tratta dunque di una fase fondamentalmente di ascolto, di comprensione e raffinamento rispetto alle ipotesi sviluppate per instaurare e mantenere una relazione.

- Argomentazione/Dimostrazione: Si capisce essere la fase nella quale tendo a dimostrare, attraverso argomentazioni adeguate di essere io persona [azienda] in grado di soddisfare gi interessi ed i bisogni rilevati nell’intervista e raggiungere così l’obiettivo. Sarà il momento nel quale sviluppare un piano editoriale, popolare i diversi canali – mezzi con contenuti appropriati e stabilire i meccanismi di aggregazione e condivisione dei contenuti.

- Conclusione: Evidentemente se il lavoro svolto è stato fatto con la giusta professionalità dovrebbe essere positiva……andare più in profondità nella metafora sarebbe, in questo contesto, inopportuno; tanto sono certo che ci capiamo. Oltre a propagare, pubblicizzare, promuovere, diviene fondamentale monitorare e misurare i risultati e gestire la forza del network, senza mai dimenticare che, anche in questo caso, si tratta di un processo interattivo così come quello che avviene nel percorso di conquista a fini sentimental – sessuali utilizzato come metafora.

Infine, un ultimo consiglio, questa sera non girate con l’articolo stampato in tasca. Ripassare in diretta è sempre rischioso, sia nei bar, nelle discoteche e negli altri luoghi d’incontro, che nei social media.

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Quando l’Intervista è un’Impresa

«L’Impresa», mensile di buona qualità dedicato alle tematiche di gestione manageriale, edito dal gruppo del «Sole24Ore», dedica il numero di novembre, uscito in questi giorni, all’innovazione, fornendo diversi spunti sul tema generale che viene analizzato in termini di scenari, mercati e strategie.

Tra le oltre 20 pagine dedicate agli scenari dell’innovazione e dell’impatto che la rivoluzione digitale ha in tale ambito, un articolo di Daniele Chieffi si concentra sul digital marketing, la reputazione online ed il passaggio da una comunicazione asincrona, verticale e unidirezionale, alla relazione diretta fra azienda e cliente che “impone” una comunicazione orizzontale.

L’articolo: “Web marketing: crederci conviene“, raccoglie le opinioni di professionals del settore di diversa estrazione quali Andrea Febbraio, Marco Loguercio e Ugo Parodi Giusino.  Incautamente è stata richiesta anche l’opinione del sottoscritto riassunta nel box sottostante.

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Come i Quotidiani Online AbUsano Twitter

La distanza tra la grammatica e la pratica continua ad essere davvero consistente nella maggioranza dei casi.

Nonostante partecipazione del lettore, socialità della notizia, twitter journalism, ed altro ancora, siano entranti nel lessico corrente di chi si occupa, a vario titolo, di informazione, la pratica continua ad essere assolutamente inadeguata rispetto a quanto viene teorizzato a gran voce.

Circa due anni fa avevo segnalato i risultati di una ricerca condotta da Biving sull’utilizzo di Twitter da parte dei media tradizionali Statunitensi che evidenziava un panorama con livelli di interazione risibili e modalità di comunicazione prevalentemente promozionali; pare che da allora sia cambiato davvero poco.

Uno studio pubblicato da Pew ieri infatti mostra e dimostra come i quotidiani statunitensi continuino ad utilizzare Twitter come mezzo di distribuzione dei contenuti ad una via.

“How Mainstream Media Use Twitter”, questo il titolo della ricerca, ha monitorato per una settimana l’utilizzo di Twitter da parte di 13 organizzazioni del comparto editoriale: quotidiani, broadcaster, radio e media “all digital”, dal «The New York Times» all’«Huffington Post», passando per «The Wall Street Journal» e «NPR».

Secondo i risultati emergenti l’interazione è complessivamente scarsa o nulla e la piattaforma di microbogging viene utilizzata quasi esclusivamente per veicolare i propri contenuti al fine di portare traffico al proprio sito web come mostra il grafico di sintesi sottostante. Senza appello infatti  il commento dei ricercatori: “mainstream news organizations primarily use Twitter to move information and push content to readers. For these organizations, Twitter functions as an RSS feed or headline service for news consumers, with links ideally driving traffic to the organization’s website.”

Emerge, altrettanto con chiarezza, come Twitter non sia utilizzato come strumento per la raccolta e la diffusione di informazioni, tendenza che avevo rilevato recentemente, ma, appunto, esclusivamente come mezzo promozionale, annullando nella pratica qualsivoglia interazione con i followers, con le persone, alle quali non viene mai richiesto un contributo.

Povertà di interazione che viene ulteriormente confermata dal livello quasi nullo dei retweet e da scarso utilizzo delle tag. Attitudine che appartiene non solo alle testate ma anche ai giornalisti che, ad esclusione di rari casi, ne fanno il medesimo utilizzo.

Al di là di ogni considerazione ulteriore possibile, è una politica miope anche in chiave “biecamente strumentale” come dimostrato dallo studio effettuato da Argyle su quali modalità di cura e condivisione dei contenuti siano efficaci.

La non trascurabile distinzione tra uso ed abuso di un mezzo segna il confine tra l’essere ospite indesiderato, ai confini dello spam, anzichè benvenuto, tra il basare un rapporto sul mutuo sfruttamento invece che instaurare una relazione di interesse reciproco.

Al momento della redazione di questo articolo, per quanto a me noto, ne parlano anche:  NetNewsCheck Latest, GigaOM, Poynter, Terry Heaton’s PoMo Blog, Journalism.org, TVNewser, PewResearch.org, Lost Remote, The Wrap, eMedia Vitals, MediaPost e Future of Journalism.

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Fonti d’ Informazione

Lightspeed Research ha condotto nel mese di ottobre uno studio su un campione di mille persone per investigare fonti di informazione e modalità di fruizione.

La frase di Orson Welles: “Odio la televisione. La odio come le noccioline. Ma non riesco a smettere di mangiare noccioline” è probabilmente la miglior sintesi dei risultati emergenti che confermano come la TV continui ad essere al primo posto come fonte d’informazione trasversale a qualunque fascia d’età.

L’estratto della ricerca evidenzia una sovrapposizione tra fonti, tra piattaforme diverse, anche, in funzione di momenti diversi della giornata con la radio ma sempre più anche smartphones e tablets per ottenere informazione in mobilità nel corso della giornata.

I social network rappresentano una fonte d’informazione rilevante per coloro tra i 18 ed i 34 anni. La netta prevalenza di Facebook su Twitter  va letta, interpretata, alla luce di tassi di adesione decisamente superiori che condizionano inevitabilmente i risultati dello studio.

L’aspetto forse più interessante dei risultati pubblicati riguarda l’integrazione delle fonti alle quali le persone attingono nell’ insieme.  Il Grafico di sintesi sottostante evidenzia infatti come la maggioranza delle persone utilizzino le fonti online come elemento di approfondimento rispetto alle fonti d’informazione tradizionali, televisione e radio in primis.

Si tratta di un’abitudine già consolidata che nata in altro ambito, uno per tutti la ricerca d’informazioni su prodotti o servizi che si è in procinto di acquistare, non poteva che espandersi anche alle notizie.

E’ un elemento di assoluta rilevanza sia rispetto alla gestione della reputazione e della relazione tra il comparto editoriale e il pubblico di riferimento che per la definizione del ruolo da attribuire a ciascuna piattaforma al momento di [ri]concepire l’architettura informativa e il significato di ciascun mezzo. E’, altrettanto, l’ennesima conferma della complementarietà, in antitesi ad una visione di contrapposizione, dei diversi media.

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ResponsAbility

Come tutti sanno a quest’ora, Silvio Berlusconi ha rassegnato, finalmente, le dimissioni da Presidente del Consiglio del nostro Paese.

L’intera Rete è letteralmente inondata di foto, video, ricostruzioni e analisi sulla fine del Premier. Tra tutte, dovendo sceglierne soltanto una, consiglio la timeline realizzata dal «New York Times» che sintetizza con sobrietà ed efficacia i momenti chiave dal 1990 ad oggi [a ieri] dell’evoluzione da editore a politico.

Finita, letteralmente, la sbronza dei legittimi festeggiamenti per la conclusione di un’epoca, da oggi è necessario guardare oltre per determinare con la massima sollecitudine e attenzione il percorso da affrontare per ricostruire, sotto ogni profilo, la dignità di una nazione incantata per circa un ventennio dall’antistatalismo, in chiave populista, di chi l’ha governata in questo periodo.

«The Economist» ha pubblicato il 12 novembre scorso un articolo dedicato alla situazione italiana il cui titolo “That’s all, folks”, riprendendo quella che era la conclusione dei cartoni aninati di una volta,  potrebbe trarre in inganno, e che, invece, merita un’attenta lettura per la lucidità dell’analisi e, a mio avviso, per le conclusioni che trae:

For the euro to survive, Italy must succeed. For Italy to succeed, its squabbling politicians must find unaccustomed reserves of unity and courage. That depends on ordinary Italians being willing to make sacrifices, the ECB backing Italy, and France and Germany standing resolutely behind the euro. It is a dauntingly long list of things to go right.

Credo che l’idea di responsabilità, sorpassando il concetto di colpa – perdono che spesso innesta una spirale viziosa, implica sia la facoltà di operare che la volontà di rendersi garante dell’azione , debba essere il concetto guida per guardare con prospettiva al futuro.

In tal senso, l’idea di Response Ability è idealmente superiore a quella, già importante, di responsabilità.

Implica, infatti, oltre ai concetti propri della responsabilità, da un lato, l’idea di non riversare i fatti colpevolizzando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima persona proattivi, con volontà e capacità risolutiva.

Non vi è dubbio che debba essere questo il principio cardine di quanto è necessario fare da oggi in poi.

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