Archivi del mese: agosto 2011

Nuovi Media & Nuovi Canali di Comunicazione

Ai concetti universalmente riconosciuti, ed adottati, proposti nel 2009 da Forrester relativamente alle diverse tipologie di mezzi e modalità di comunicazione, che, come noto,  effettuava la distinzione tra paid, owned ed earned media, di recente è stata effettuata un’integrazione alla classificazione introducendo gli shared media.

Arriva ora un’ulteriore aggiornamento a cura di Brian Solis che introduce i promoted media, quali ad esempio i promoted tweet introdotti recentemente da Twitter o le shared stories di Facebook.

L’infografica di sintesi riassume ruolo e significato di ciascun media come canale di comunicazion e aziendale.

Si tratta di un utile e doveroso aggiornamento che riflette, introducendo anche la gamification, i cambiamenti in corso.

Si basa sul presupposto tutt’altro che scontato che le imprese abbiano risorse per utilizzare il mix possibile dei canali di comunicazione e, soprattutto, che abbiano volontà e capacità di portare, in una logica di comunicazione integrata, messaggi personalizzati a persone diverse.  Ipotesi di lavoro che complessivamente allo stato attuale appare ben distante dalla realtà.

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Nowism: Social Media & Informazione

James Surowieck, giornalista statunitense di riconosciuta autorevolezza, fa risalire il momento in cui i social media sono divenuti una parte rilevante dell’ecosistema dell’informazione allo tsunami del 2005. Nella sua conferenza sul tema spiega che:

In the world of blogs, there’s going to be before the tsunami and after the tsunami, because one of the things that happened in the wake of the tsunami was that, although initially – that is, in that first day – there was actually a kind of dearth of live reporting, there was a dearth of live video – and some people complained about this. They said, sort of, you know, the blogsters let us down. What became very clear was that within a few days the outpouring of information was immense, and we got a complete and powerful picture of what had happened in a way that we never had been able to get before. And what you had was a group of essentially unorganized, unconnected writers, video bloggers, et cetera, who were able to come up with a collective portrait of a disaster that gave us a much better sense of what it was like to actually be there than the mainstream media could give us.

Si tratta di una tendenza sempre più marcata che, sempre per identificare tentativamente dei momenti topici di riferimento, dalla rivolta iraniana del giugno 2009 vede in Twitter il “news stream”, la fonte dalla quale attingere le notizie più aggiornate, per eccellenza.

Se indubbiamente rappresenta un arricchimento di fonti e punti di vista sugli avvenimenti di portata mondiale, Twitter [o forse sarebbe meglio dire l'utenza di Twitter?] sembra afflitto dalla sindrome di voler capeggiare a tutti i costi rispetto agli altri media nell’essere la prima fonte in ordine temporale a diffondere notizie rilevanti.

E’ un fenomeno diffuso che non appartiene esclsivamente ai social media ma è ormai caratteristica integrante di una tendenza generale più ampia classificata come nowism: il bisogno di gratificazioni ed informazioni istantanee e costanti ben sintetizzato dalla definizione che ne fornisce l’Urban Dictionary.

Ho verificato personalmente tra ieri e l’altroieri gli effetti devastanti che può avere sull’informazione con riferimento alle sommosse popolari che stanno portando alla caduta dell’attuale regime in Libia.

Lo streaming continuo di notizie dalla Libia su Twitter è caratterizzato da momenti di picco in seguito alla diffusione di informazioni particolarmente rilevanti che eccitano gli animi e la diffusione.  Eclatante e significativa a tale proposito la dinamica relativa alla presunta fuga all’estero di Gheddafi con una prima indiscrezione che ottiene ben 2452 [a questo momento] retweet diventando di fatto notizia e generando, oltre alla mia ironia,  una ridda di indiscrezioni, di bufale, nate su Twitter e riprese dai mainstream media frutto della riconcorsa al primato nella notizia.

Il nowism rischia di uccidere l’informazione con un rumore di fondo costante  di voci ed illazioni che si ricorrono annullando di fatto  la positività di un flusso informativo condiviso e diffuso. Si tratta di una situazione che viene ben sintetizzata da Carlo Dante nel suo «Minime Pervenute»: “In principio fu il verbo, poi il discorso, poi l’affermazione, poi l’informazione, infine un chiasso infernale”.

Difficile dire se si tratti di un appendice dell’effetto auditel per l’informazione online, di propaganda, o, più semplicemente, di un inevitabile passaggio verso la maturità, verso una maggiore consapevolezza, del ruolo dei social media nell’ambito più strettamente informativo in chiave giornalistica.  Certamente rappresenta una deriva potenzialmente dannosa da tenere in considerazione alla quale attualmente non resta che porre rimedio affidandosi a fonti sul campo e di riconosciuta affidabilità.

- Anteprima della Prima Pagina del NYT del 22.02.2011 -

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Spunti per una Contromanovra Possibile

Chi lavora in azienda molto probabilmente avrà sentito parlare di zero-based budgeting o budget a base zero che dir si voglia.

E’ una logica di formulazione del budget che si distingue da quella tradizionalmente utilizzata che invece si basa su una logica incrementale in funzione delle spese, degli investimenti sostenuti storicamente.

Personalmente sono stato chiamato un paio di volte in passato alla sua applicazione con specifico riferimento al budget di marketing ma ovviamente si estende all’insieme dell’impresa, dell’organizzazione nel suo complesso. Nella mia esperienza ha una valenza estremamente interessante soprattutto in tempi di crisi, in momenti in cui non si è in grado di sostenere lo stesso livello di investimento, lo stesso budget di spesa dell’esercizio in corso e/o degli anni precedenti poichè costringe ad un’analisi più approfondita della struttura dei costi e degli investimenti.

In un momento nel quale si è arrivati a tre manovre finanziarie in meno di sei settimane e pare in arrivo con buona probabilità una quarta versione, l’utilizzo per i conti dello stato di criteri di budget a base zero potrebbe essere fortemente consigliato, anche se immagino che i suoi detrattori pour cause ricorderebbero che richiederebbe tempi di attuazione non compatibili con lo stato di emergenza, trascurarando di dire che l’emergenza si è creata grazie ad anni di disinteresse all’economia del paese, come basta ricordare, per restare in tema, la lunga assenza di un responsabile per lo sviluppo economico all’interno dell’attuale coalizione di governo.

Personalmente tra le diverse proposte circolate in questi giorni e raggruppate nella definizione di contromanovra  non ho dubbi su quale sia la migliore alternativa sia in termini economici che sociali. Potrebbe essere ragionevolmente adottata per gestire l’attuale emergenza, intaccando in misura inferiore delle proposte che sono circolate sin ora la già difficile situazione dei cittadini, e consentire i tempi per una revisione dei conti dello stato basata su modalità di zero based budgeting.

Se voleste verificarne la bontà,  online è disponibile una vasta scelta di simulatori e di giochi simulazione che offrono la possibilità di sperimentare in prima persona le opzioni e le differenze di risultato che ne derivano per le finanze pubbliche.

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Se il Coinvolgimento del Lettore è Mal Interpretato

Ad Age riprende i risultati di un’indagine svolta da Ipsos Observer tesa ad investigare livello di partecipazione dei lettori dei quotidiani online in termini di propensione ed interesse a commentare gli articoli.

Ben il 63% dei lettori non pare commenta mai o quasi mai gli articoli proposti e il 50% del campione dichiara indifferenza rispetto all’ipotesi di eliminare la possibilità di commentare, caricare  foto e video…etc. Tendenza che è omogenea a tutte le fascie d’eta ad esclusione di coloro tra i 18 ed i 24 anni.

Sulla base dei dati emergenti sarebbe dunque legittimo ipotizzare l’inconsistenza delle teorie che vedono nella partecipazione e nella co-creazione dei lettori elemento centrale del nuovo ecosistema dell’informazione.

Si tratterebbe di un’interpretazione tanto fuorviante quanto pericolosa per il futuro dei giornali e, più in generale, per lo sviluppo futuro dell’informazione.

I commenti sul sito al fondo del tema proposto sono solo una delle possibilità, opzione scarsamente esercitata non perchè non vi sia interesse o partecipazione bensì perchè viene esercitata in modo diverso utilizzando principalmente piattaforme di microblogging e social network. Le persone commentano indirettamente attraverso Twitter e gli altri strumenti disponibili. Si tratta di una tendenza sempre più consolidata che, banalmente, chiunque abbia un blog ha certamente avuto modo di constatare.

E’ un elemento che pone l’accento sulla necessità di ascoltare e non solo promuovere i propri contenuti  attraverso i social media ed evidenzia la necessità di nuovi approcci e strumenti per un maggior coinvolgimento dei lettori all’interno del sito web dei quotidiani.

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Quotidiani Online & Social Network

Nell’ambito della propria rilevazione periodica, comScore ha pubblicato i dati di sintesi aggiornati a giugno di quest’anno relativamente all’utilizzo di Internet in ciascuna nazione europea, i 30 domini con maggior audience e l’andamento delle visite ai siti web dei quotidiani.

Dai dati forniti si evidenzia una crescita dell’11% rispetto al pari periodo dell’anno precedente pari a 167,2 milioni di utenti unici che complessivamente hanno visitato le edizioni online dei giornali in Europa.

I quotidiani britannici, specificatamente The Daily Mail e The Guardian, sono i due giornali che hanno il maggior numero di visitatori, unico quotidiano non europeo che attrae 5,7 milioni di vitatori dall’Europa è il New York Times. Nessuna citazione specifica per le pubblicazioni italiane che hanno numeri davvero esigui rispetto ai loro omologhi delle altre nazioni.

L’analisi evidenzia il ruolo  di Facebook come referente dei quotidiani on line in Europa con un’incidenzia media del 7,4% quasi raddoppiata rispetto al giugno 2010 che arriva addirittura al 14% per il tedesco Bild. Non poteva essere altrimenti vista la massa di utenti presenti sul social network in questione e l’attenzione che ormai tutti i quotidiani vi dedicano almeno in termini di presenza.

Al tempo stesso l’aggiornamento dei dati forniti da Outbrain conferma come complessivamente la quota più rilevante delle visite ai siti web degli editori arriva dai motori di ricerca ed in particolare, ancora una volta, da Google [che però è l'unico in calo con il -5,5% rispetto alla rilevazione precedente].

La rilevazione del secondo trimestre 2011 evidenzia come vi siano delle differenze significative tra i diversi contineti del mondo in termini di incidenza che i social network hanno come veicolo per attirare visitatori alle edizioni online dei giornali. Il report fornisce anche i dati relativi a Twitter evidenziando  il ruolo primario rispetto a Facebook come referrer con un incidenza di ben il 75%.

Sono informazioni che confermano il diverso ruolo dei distinti social network richiamando l’attenzione dunque ad un utilizzo diverso in termini di comunicazione corporate sia in riferimento al comparto editoriale che più in generale.

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Effetti Collaterali

Il Blackberry, ed in particolare il suo servizio criptato di messaggistica istantanea  che già tempo fa aveva sollevato timori e censure in alcuni stati della penisola araba, come noto, è stato il mezzo di comunicazione utilizzato durante i recenti scontri che hanno attraversato le città della Gran Bretagna.

RIM, l’azienda produttrice dello smartphone, aveva immediatamente specificato che il suo sistema era rispondente alla legislazione britannica ed offerto la propria collaborazione alla polizia non senza qualche imbarazzo per l’indesiderato coinvolgimento nei disordini.

Brandwatch ha svolto un’analisi del “sentiment” relativamente alle menzioni su Twitter della marca in questione identificando non solo il naturale incremento delle citazioni ma anche una crescita significativa, come mostra il grafico di sintesi sottoriportato, della negatività di atteggiamento nei commenti.

Effetti collaterali che smentiscono il luogo comune del «purchè se ne parli» facendone un’interessante case study per coloro che si occupano di pr online.

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Social Media sulla Carta

The Cool Blue Company ha annunciato il lancio di una pubblicazione mensile dedicata ai social media.

“The Social Media Monthly” sarà distribuita negli Stati Uniti nella catena di Barnes & Noble ed in altre 8 nazioni nel mondo tra le quali non figura l’Italia.

L’uscita del primo numero è prevista per settembre ed è possibile abbonarsi per un anno al costo di $79.99 con l’opzione, come sempre più frequentemente avviene, di avere anche il formato digitale incluso nell’abbonamento all’edizione cartacea. Disponibile anche una versione per iPad.

La copertina del primo numero, disegnata da Yiying Lu, famosa per la sua ”Fail Whale” di Twitter, pare essere il pezzo forte della rivista.

In assenza di un maggior dettaglio sui contenuti si resta comunque perplessi relativamente alla trasposizione cartacea di un tema in rapidissima evoluzione fortemente ancorato al mondo digitale.

[Via]

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Epitaffio dei Giornali

«Internet ha ucciso i giornali, epitaffio dei quotidiani: un infografica».  Apre così l’infografica realizzata da Techvibes che riassume le motivazioni dei sostenitori della morte prossima ventura dei giornali basando le proprie argomentazioni fondamentalmente sui dati della raccolta pubblicitaria dei quotidiani nella versione cartacea.

Internet non ha ucciso i giornali.

I giornali si sono lentamente suicidati adagiandosi sulla consuetudine, su ciò che sapevano fare, senza che vi sia stata innovazione di prodotto, ad esclusione dell’introduzione del colore, per oltre 300 anni.

Se, nonostante gli annunci mortuari, la carta non scomparirà, certamente è divenuta solo uno dei diversi supporti, format, a disposizione all’interno di un ben più vasto ecosistema dell’informazione.

Se i quotidiani tradizionali, pur senza cessare di esistere, diventeranno il nuovo vinile, oggetto di culto per appassionati, o meno, non dipende da Internet, nè dalla competizione, comunque esistente, degli altri mezzi, ma dalla capacità di ascoltare e dare delle risposte a quello che si è imparato dal cambiamento.

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Giornali e Notizie all’Italiana

Oggi in Italia, contrariamente a quanto avviene nelle altre nazioni europee, i quotidiani non vengono pubblicati.

Considerando che oltre il 50% delle edicole è attività “promiscua”, ovvero ha un’offerta di altre categorie merceologiche, e dunque sarà comunque aperta, si tratta di un’ottima strategia per disaffezionare ulteriormente le persone dalla lettura dei quotidiani.

Chapeau!

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Gamification & Hype

Gartner  ha esaminato il livello di maturità, il ciclo di vita di 1900 tecnologie e le tendenze di 76 settori/mercati valutandone e prevedendone il livello ed i tempi di diffusione nell’adozione.

Sono specificatamente identificati livello di accettazione ed impatto relativo con riferimento al vissuto esperienziale ed all’interazione dell’utenza. Quantità e qualità di informazioni che si rendono progressivamente disponibili, ed il loro possibile utilizzo, sia in chiave di comunicazione e marketing che, più in generale, alle prese di decisione aziendale.

Secondo l’hype cycle pubblicato pochi giorni fa, la gamification si trova al termine della prima linea ascendente ed i tempi per un’adozione di massa sono stimati in un periodo compreso tra i 5 ed i 10 anni.  In base alle chiavi di lettura del rapporto si tratterebbe di una delle tecnologie che desta il maggior livello di aspettativa.

Hype Cycle for Emerging Technologies, 2011 - Fonte: Gartner Luglio 2011

Tra le diverse definizioni offerte dall’Urban Dictionary del termine hype la prima ha una connotazione negativa, manipolatoria. E’ un’associazione sottolineata da Federico Fasce di recente e rilanciata, in termini di contributo alla discussione, sia da Luca De Biase che da Andrea Contino.

Se la gamification fosse solo una buzz word, un neologismo alla moda, o finalmente una tendenza emergente è stato il punto di partenza di analisi proposto dal sottoscritto circa un paio di mesi fa.

Indubbiamente, come spesso avviene per elementi di novità e tendenza, non mancano improvvisazioni e la confusione su cosa sia e come ed a quali contesti possa essere applicata la gamification è diffusa.

La gamification non è un invenzione di marketing, non è neppure una tecnologia [mi spiace per Gartner]. Seppure, come sempre più spesso avviene la tecnologia sia indubbiamente elemento abilitante e facilitante, l’utilizzo di modalità di gioco nei processi aziendali non vi è direttamente connessa non rappresentando elemento imprescindibile della stessa.

Il gioco come mezzo di scoperta, apprendimento e comunicazione in azienda esiste da prima ed a prescindere dalla tecnologia utilizzata.

I giochi sono contenitori. I giochi, come i libri o i film, non sono delle storie ma le contengono, sono sempre interattivi, lineari o non. In tal senso sono un media, un mezzo appunto che ha potenzialità per ottenere obiettivi definiti con diversi campi di applicazione in ambito aziendale.

Se il termine gamification venga utilizzato impropriamente o meno, se sia attualmente una buzz word, ritengo sia complessivamente ininfluente. E’ importante stimolare interesse ad attenzione sul tema, sarà poi cura di coloro che effettivamente hanno cultura e capacità di applicazione  concreta in quest’ambito distinguersi dal rumore di fondo proponendo soluzioni ad hoc per ciascun obiettivo di comunicazione, sia esterna che interna, come sempre avviene.

Se oltre allo spazio dei commenti, come sempre a disposizione, voleste approfondire e confrontarvi di persona potremo farlo al RomagnaCamp prossimo venturo.

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