The Economist di questa settimana nella versione cartacea, e per buona parte del mese di luglio nell’edizione online, dedica ampio spazio al futuro dell’informazione.
Lo speciale ripercorre le tappe dell’evoluzione degli ultimi anni sia sotto il profilo concettuale di sviluppo di nuovi giornalismi, in termini di mezzi e format, che di analisi delle dinamiche economiche offrendo al lettore un panorama davvero esauriente dello stato dell’arte.
L’infografica sottoriportata rappresenta un’ottima sintesi per avere a colpo d’occhio un’idea dello scenario di riferimento o, in alternativa, un rapido riassunto per frettolosi e distratti che non volessero dedicarsi alla lettura di tutti gli articoli.
Lo scandalo delle intercettazioni dei telefoni delle vittime di delitti da parte di giornalisti e la decisione di chiudere “News of the World” stanno scuotendo il mondo del giornalismo.
The Guardian vi ha dedicato un apposito spazio con aggiornamenti in tempo reale al quale fanno riferimento, direttamente o indirettamente, la maggior parte dei principali organi d’informazione del mondo. La pagina di Facebook del quotidiano inglese [che conta più di 87mila fans] è colma di commenti, tutti da leggere, sul fatto.
Nel Regno Unito esiste una netta distinzione tra la stampa seria e quella sensazionalista, i tabloid, cosa che non avviene nella maggior parte dei casi nelle altre nazioni, Italia inclusa, dove invece la distinzione è prevalentemente in termini di riferimento territoriale con una divisione basata su stampa nazionale e locale.
Nello spezzone di “Front Page”, film cult da vedere e rivedere per chi si interessa di giornalismo, riproposto nel video, Walter Matthau dice a Jack Lemmon [1.14"] “chi diavolo vuoi che legga il secondo paragrafo?”. Dichiarazione di efficacia giornalistica ma anche di disprezzo nei confronti dell’approfondimento della notizia proprio di un’informazione degna di questo nome.
Quello che è avvenuto con “The News of the World” è un avvertimento che non deve rimanere inascoltato sui limiti che è necessario adottare nella lotta per attirare audience che genera un giornalismo falso, esasperato, più vicino all’intrattenimento, al gossip, che all’informazione.
Di questo sono responsabili tanto coloro che lavorano nei giornali quanto i lettori che forse da troppo tempo hanno rinunciato ad avere un’informazione seria ed equilibrata.
Se la stampa, ed i quotidiani in particolare, sono un elemento imprescindibile per una democrazia moderna, come viene spesso viene affermato, è ora che tornino al ruolo di “cane da guardia”, abbandonando spettacolarizzazioni ed esasperazioni fini solo a se stesse [ri]conquistando il loro ruolo di organi d’informazione al servizio del lettore, del cittadino.
RT @Einaudieditore: La foto della ragazza brasiliana attaccata dal poliziotto ha fatto il giro del mondo saltando l'Italia. Rimediamo. http… 54 minutes ago
The New York Times is making ads for the future -- but where is the present day money? zite.to/11yG2ef1 hour ago
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Musings (and occasional urgent warnings) of a veteran media executive, who fears our news-gathering companies are stumbling to extinction
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Bardazzi Marco
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