Archivi del mese: aprile 2011

Pensiero Positivo

Ci si concede una sosta, una pausa rispetto ai temi normalmente trattati in questi spazi, con l’invito ad un pensiero positivo.

Consideratelo, se vi pare, il mio modo di augurare a tutti coloro che approdano in questa zona temporaneamente autonoma una buona Pasqua.

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Indice della [In]Felicità

Il Prodotto Interno Lordo non è sufficiente per descrivere il benessere di un Paese, né la sua economia reale.

La conferma, dopo le dichiarazioni di inzio anno al riguardo, arriva dal Presidente dell’Istat che in una recente intervista ne ricorda in sintesi le principali motivazioni.

Pur non esistendo ancora criteri di misurazione univoci, quali il PIL, su come e cosa misurare, una delle proposte più quotate è quella realizzata da Jean-Paul Fitoussi ed altri che hanno elaborato un indice multidimensionale Bcfn per misurare il livello di benessere delle persone nelle sue molteplici dimensioni [variabili di natura diversa come il reddito, la salute, l’istruzione, la consistenza delle reti sociali, la qualità della democrazia, etc.] basato su 41 Key Performance Indicator per la misurazione delle performance nazionali declinati lungo le seguenti 7 diverse dimensioni:

  • Benessere psico-fisico, inteso come “salute”
  • Benessere comportamentale, inteso come “alimentazione e stili di vita”
  • Benessere materiale, inteso come “reddito, investimenti, patrimoni”
  •  Benessere ambientale, inteso come “sostenibilità ambientale e qualità dell’ambiente”
  •  Benessere educativo, inteso come “istruzione e scuola”
  • Benessere sociale, inteso come “welfare, famiglia, società, istituzioni”
  • Benessere politico, inteso come “democrazia e libertà individuale”

Pur non arrivando a questo livello di dettaglio, Gallupp, grazie ad una metodologia di ricerca ampiamente sperimentata e condivisa, ha pubblicato all’inizio di questa settimana i risultati di uno studio sul livello di felicità in 124 nazioni nel mondo, Italia compresa.

La media mondiale si assesta al 21%, confermando i risultati del 2009. Ai due estremi la Danimarca al 72% ed il Ciad all’1%.

L’Italia, con il 37% si colloca nella parte bassa della classifica dei paesi con una popolazione felice, come conferma anche il 56% di persone che nel nostro paese si considerano in una condizione di “struggling” [Struggling -- wellbeing that is moderate or inconsistent. These respondents have moderate views of their present life situation OR moderate OR negative views of their future. They are either struggling in the present, or expect to struggle in the future. They report more daily stress and worry about money than the "thriving" respondents, and more than double the amount of sick days. They are more likely to smoke, and are less likely to eat healthy.]

L’ennesima conferma di come, nonostante le barzellette, ci sia ben poco da ridere nella situazione attuale.

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Faites Votre Jeu

The Blizzard è una nuova pubblicazione quadrimestrale dedicata al mondo dello sport ed in particolare al calcio.

Molteplici e tutte interessanti le caratteristiche di questo nuovo prodotto, a metà tra il libro e la rivista, vicino alla seconda uscita.

Creata da una cooperativa di giornalisti ed autori, Blizzard si propone come piattaforma, come spazio per scrivere quello che a loro piace ed interessa senza alcun vincolo, rendendo regola l’eclettismo.  Nessuna regola, nessuna “agenda”, nessuna restrizione sulla lunghezza degli articoli e, soprattutto, nessuna linea editoriale predefinita, sono le “non regole” dei fondatori.

La priorità è il prodotto e non il profitto, l’obiettivo dichiarato è quello di non inseguire readership ed investimenti pubblicitari ma di restare fedeli al proprio ethos producendo alternativa rispetto all’esistente.

L’approccio innovativo si riflette anche nel modello di business con una ripartizione equa degli utili a tutti coloro che forniscono un loro contributo incentivante rispetto al reinvestimento sul prodotto.

Non esiste un prezzo predefinito e, fatto salvo una quota minima di copertura delle spese di spedizione, è il lettore, ad offerta libera, a determinare il prezzo che vuole pagare, sul modello proposto dai Radiohead tempo fa e recentemente abbandonato.

Secondo quanto riportato, l’iniziativa sta ottenendo un discreto successo e la prima uscita, il numero zero della pubblicazione, è stata scaricata da lettori di ben 149 nazioni diverse.

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Produzione di Notizie

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Chi Cerca Trov@

Sono passate poco più di 48 ore dal lancio di “The Stream” da parte di Al Jazeera e dall’altra parte del mondo arriva subito la replica.

Il Washington Post, come era stato annunciato da tempo, ha lanciato ieri “Trove”, aggregatore sociale di notizie e informazioni.

Il sito aggrega le informazioni da oltre 10mila fonti calcolando gli interessi del lettore in funzione degli interessi rilevati dall’account su Facebook, attraverso il quale si accede con le proprie credenziali, e grazie all’osservazione implicita dei comportamenti dell’utente ed esplicita delle preferenze di selezione effettuate.

Un ulteriore livello di personalizzazione è garantito dal monitoraggio delle fonti social del lettore, Facebook, Twitter ed altro, che i propri contatti segnalano.

Se aggregazione e rilevanza sono effettivamente, come ritengo, elementi qualificanti e distintivi nell’attuale fase, il prodotto del WP sembra essere davvero sulla strada giusta.

Come sempre avviene in qualsiasi settore di mercato, e dunque anche in ambito editoriale, grazie alla sperimentazione, chi cerca trov@!

Al tempo stesso il New York Times sferra un deciso attacco al già traballante Daily di Murdoch ed entra, con lo stesso posizionamento di prezzo [$34.99 all'anno], nel segmento delle applicazioni per leggere le notizie su iPad con NewsMe. Se ne segnala marginalmente l’uscita poichè la reason why, le motivazioni ed i punti di forza del prodotto appaiono davvero deboli.

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MediaMente

L’infografica prodotta dal “Sole24Ore” riassume con buon dettaglio lo stato dei media e dell’informazione in Italia, paragonando i diversi mezzi con le altre principali economie europee.

Si conferma lo strapotere televisivo, anomalia denunciata anche nel recente rapporto della FIEG, e lo stato relativamente depresso di tutti gli altri mezzi di comunicazione nei quali il nostro paese recita perlopiù il ruolo di fanalino di coda.

Se il 2010 sarà ricordato come l’anno delle novità, resta ben presente l’attualità della certezza di un’arretratezza complessiva che talvolta appare incolmabile.

[Via]

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The Global Information Technology Report 2010-2011

L’impatto dell’information communication technology nella trasformazione della società contemporanea in termini di modernizzazione ed innovazione, ed i riflessi positivi sulle economie nazionali, sono un dato di fatto incontrovertibile.

The Global Information Technology Report 2010-2011 analizza la “trasformazione 2.0″ di 138 nazioni del mondo, Italia inclusa, tracciando il profilo più completo attualmente disponibile sul processo di sviluppo e competitività di ciascun paese.

The Networked Readiness Index, classifica ciascuno stato in relazione agli altri presi in considerazione, sulla base di tre parametri principali:

- Ambiente di riferimento in termini legislativi e di infrastrutture disponibili

- La disponibilità di governi, imprese e individui all’utilizzo dell’ICT

- L’effettivo utilizzo dell’ICT da parte dei tre attori dello scenario di riferimento

Lo studio in ben 435 pagine traccia un panorama davvero completo dello scenario attuale e delle sue evoluzioni nel prossimo quinquennio. L’Italia, ahimè, ancora una volta non ne esce bene, classificandosi nelle ultime posizioni delle economie avanzate.

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Gestione della Comunità di Utenti & Crowdsourcing Nucleare

Le prime pagine dei quotidiani nazionali di oggi sono tutte dedicate, con accenti e visioni diverse come sempre accade, al nucleare.

Sul tema “The Guardian”, nella sua versione online che figura all’interno dei top 10 siti d’informazione a livelllo mondiale,  fornisce un’importante lezione su come gestire e favorire la partecipazione dell’utenza.

Dopo aver richiesto infatti, all’inzio di questo mese, il contributo dei lettori su come fermare le fughe radioattive della centrale di Fukushima, le ha raccolte in un documento riassuntivo con tutte le proposte ricevute.

Si va da quelle di diversi professori universitari esperti in materia al muratore che propone di costruire un sarcofago di cemento armato sopra la centrale, passando per astrofici e consulenti ambientali, senza trascurare quella di colui che si firma con la definizione di “genius”.

I contributi migliori sono stati ripresi e pubblicati ieri con un’infografica interattiva che è un pezzo d’autore per chiarezza e possibilità di approfondimento del tema.

Una case history da inserire nel prossimo libro sul “giornalismo 2.0″.

- Clicca per Accedere alla Versione Interattiva -

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Dove Vanno i Nostri Euro

Datablog, spazio del Guardian dedicato al data journalism, la cui metodologia di lavoro costituisce un punto di riferimento, riprende stamani il lavoro svolto da Open Spending sulla distribuzione della spesa pubblica in Italia.

Grafica interattiva ed una serie storica di dati degli ultimi 12 anni per sapere dove vanno i nostri euro.

Update: Correttamente, su FriendFeed, l’amico Gaspar Torriero segnala che dalle voci manca  la spesa per il servizio del debito pubblico, che rappresenta più del 40% della spesa totale.

A margine, si segnala l’importante lavoro svolto da Gigi Cogo, insieme ad un gruppo di professionisti ed amici, in prima linea nella battaglia per l’open data nella pubblica amministrazione.

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The Stream

Al Jazeera, forte del successo raccolto nel mondo occidentale grazie all’ottimo lavoro svolto nella copertura della rivolta araba, ha lanciato ieri alle 19.30 GMT una social media community con programmi televisivi propri.

“The Stream” il nome scelto per l’iniziativa dedicata  principalmente all’attivismo sociale, a ciò che coinvolge emotivamente le persone, come dimostrano le prime storie pubblicate. Lo strumento utilizzato per raccogliere le storie, le vicende su temi di attualità è Storify.

Oltre ad essere interessante e lodevole per la scelta dei temi, l’opzione di  Al Jazeera ripercorre la scelta del Pais con Eskup di creare una propria community.

Personalmente mi appare una scelta decisamente migliore rispetto all’opzione più comune di inserirsi in “casa d’altri”, generalmente Facebook, come la maggioranza dei media sta facendo in questo ultimo anno, con indubbi vantaggi sia in termini di relazione con la comunità di utenti che, in maniera più speculativa, di trattenimento nel proprio sito.

Grazie a questa modalità scelta, si concretizza, infatti, l’ampliamento di forme di raccontare le notizie, di fornire informazione, sul web coinvolgendo l’audience in maniera partecipativa. Gli utenti possono creare un proprio profilo, o utilizzare quello creato per Facebook e Twitter, mantenendo l’informazione come motivo centrale intorno al quale si sviluppa e consolida la comunità.

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